Geopolitica
Crisi sanitaria in Sudan, «migliaia di persone rischiano la morte»
Migliaia di persone nel Darfur settentrionale del Sudan, devastato dalla guerra, rischiano di morire a causa della grave carenza di medicinali essenziali e salvavita, ha avvertito un’associazione di medici del paese africano.
Martedì, in una nota, la Sudan Doctors Network ha affermato che gli ospedali di El Fasher sono carenti di forniture mediche e ha espresso «profonda preoccupazione» per il peggioramento della crisi sanitaria nella capitale del Darfur settentrionale.
«Questa crisi è aggravata dal crescente numero di malattie e infortuni e dall’incapacità del personale medico di rispondere adeguatamente alle esigenze dei pazienti», ha affermato.
Il Sudan è precipitato nella guerra civile nell’aprile 2023, quando nella capitale Khartoum sono scoppiati scontri tra l’esercito statale e le Forze paramilitari di Supporto Rapido (RSF), dopo mesi di tensioni per il controllo del Paese. Ora il Paese si trova ad affrontare quella che le Nazioni Unite hanno definito la peggiore crisi umanitaria al mondo, con migliaia di morti e milioni di sfollati.
In una dichiarazione congiunta rilasciata mercoledì, i negoziatori di pace del Sudan, tra cui Egitto, Arabia Saudita, Svizzera, Emirati Arabi Uniti (EAU), Stati Uniti, Unione Africana e Nazioni Unite, hanno esortato le parti in conflitto a revocare le restrizioni, in particolare nel Darfur settentrionale e nel Kordofan, e a consentire agli operatori umanitari di accedere per fornire aiuti.
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Giovedì, la Sudan Doctors Network, che monitora il conflitto durato 28 mesi, ha accusato RSF di aver ucciso nove civili, tra cui cinque bambini e quattro donne, in un bombardamento «deliberato» di un campo per sfollati a El Fasher. L’assalto alla struttura di Abu Shouk, avvenuto mercoledì sera, ha causato il ferimento di altre 18 persone, ha affermato il gruppo.
In precedenza, l’emittente aveva affermato che RSF e milizie alleate avevano teso un’imboscata al villaggio di al-Ghabshan al-Maramrah, saccheggiando e incendiando diverse case e l’unico centro sanitario. Almeno sette persone sono state uccise e altre 13 sono rimaste ferite nell’attacco di martedì.
«Questo crimine efferato fa parte di un modello continuo di uccisioni sistematiche e di epurazione forzata perpetrate dalle RSF contro i civili nelle aree sotto il loro controllo», ha affermato.
L’esercito sudanese ha affermato che mercenari stranieri, tra cui combattenti colombiani, sostengono RSF con il patrocinio degli Emirati Arabi Uniti. Il governo degli Emirati Arabi Uniti ha respinto le accuse come infondate.
Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno l’RSF aveva firmato una carta con gruppi politici e armati alleati per stabilire un «governo di pace e unità» – una sorta di governo parallelo del Paese.
Le stragi nel Paese non si contano. Quattro mesi fa si era consumato un orribile massacro a seguito di un attacco aereo ad un mercato. Settimane fa c’era stato un attacco ad un ospedale.
Come riportato da Renovatio 21, sei mesi fa le fazioni rivali sudanesi avevano interrotto i negoziati.
Il conflitto ha causato già 15 mila morti e 33 mila feriti. Le Nazioni Unite hanno descritto la situazione umanitaria in Sudan come una delle crisi più gravi al mondo. Mesi fa la direttrice esecutiva del Programma Alimentare Mondiale (WFP), Cindy McCain, aveva avvertito che la guerra di 11 mesi «rischia di innescare la più grande crisi alimentare del mondo».
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Gli USA sono stati accusati l’estate scorsa di aver sabotato gli sforzi dell’Egitto per portare la pace in Sudan. La Russia negli scorsi mesi ha annunziato l’apertura di una base navale in Sudan.
Le tensioni in Sudan hanno portato perfino all’attacco all’ambasciata saudita a Karthoum, mentre l’OMS ha parlato di «enorme rischio biologico» riguardo ad un attacco ad un biolaboratorio sudanese.
Come riportato da Renovatio 21, il generale Abdel Fattah al-Burhan, leader de facto e capo dell’esercito della nazione africana dilaniata dalla guerra, due mesi fa è stato oggetto di un tentato assassinio via drone.
Il Paese è stato svuotato dei suoi seminaristi.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia.
Geopolitica
Lavrov: la NATO si prepara alla guerra contro la Russia
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Geopolitica
Macron snobba il concilio di pace gazano, Trump lo canzona
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha deriso il presidente francese Emmanuel Macron dopo che Parigi ha rifiutato di aderire al «Consiglio per la pace» di Gaza promosso dagli americani, sostenendo che la decisione di Macron è priva di peso e potrebbe essere ribaltata con la minaccia di dazi commerciali.
L’organismo presieduto da Trump, incaricato di guidare la transizione nell’enclave palestinese devastata dal conflitto, vedrà la partecipazione di vari funzionari e imprenditori statunitensi. Inviti sono stati estesi a numerosi leader mondiali, ma la Francia ha declinato pubblicamente l’offerta. Il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha spiegato che «lo statuto del Board of Peace va oltre Gaza e supera quindi i limiti del piano di pace approvato dalle Nazioni Unite».
Lunedì, quando i giornalisti gli hanno riferito del rifiuto di Macron – il cui mandato presidenziale terminerà il prossimo anno –, Trump ha commentato: «Beh, nessuno lo vuole, perché tra poco lascerà l’incarico».
«Se si mostreranno ostili, applicherò una tariffa del 200% sui suoi vini e champagne. E allora si unirà. Ma non è obbligato», ha aggiunto.
I rapporti tra Stati Uniti e i Paesi dell’Europa occidentale e settentrionale sono già gravemente deteriorati a causa della pressione di Trump per acquisire la Groenlandia dalla Danimarca, un obiettivo che – secondo le sue parole – sarà raggiunto «nel modo più facile o nel modo più difficile». La scorsa settimana ha annunciato l’applicazione di dazi proprio sui Paesi che si oppongono alla sua proposta, Francia inclusa.
Diversi critici considerano il Board of Peace ideato da Trump come un tentativo di aggirare o minare le Nazioni Unite, piuttosto che un comitato finalizzato a implementare l’accordo di cessate il fuoco siglato lo scorso anno tra Israele e Hamas.
Stando alle informazioni disponibili, gli Stati Uniti concepiscono il consiglio come un’entità permanente, con membri temporanei che possono rinnovare la partecipazione versando almeno 1 miliardo di dollari in donazioni. L’amministrazione Trump ha in passato tagliato i fondi a numerosi programmi ONU, accusando l’organizzazione di agire spesso contro gli interessi americani.
Come riportato da Renovatio 21, la Russia ha confermato di aver ricevuto un invito rivolto al presidente Vladimir Putin per partecipare al panel, precisando tuttavia di aver bisogno di tempo per esaminare attentamente la proposta.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Trump trolla la Norvegia: non ho avuto il Nobel per la pace, allora mi prendo la Groenlandia
NEW: @potus letter to @jonasgahrstore links @NobelPrize to Greenland, reiterates threats, and is forwarded by the NSC staff to multiple European ambassadors in Washington. I obtained the text from multiple officials: Dear Ambassador: President Trump has asked that the…
— Nick Schifrin (@nickschifrin) January 19, 2026
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