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Video di Zelens’kyj accusato di aver mentito nel discorso di Capodanno riguardo alla fabbricazione dei missili
Il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj è stato accusato da diversi organi di stampa ucraini e russi di aver presentato i missili sudcoreani come di fabbricazione ucraina nel suo discorso di Capodanno del 2025.
Nel discorso di 20 minuti pubblicato martedì, Zelensky ha elogiato quello che ha descritto come il successo del Paese nello sviluppo di una serie di armi, definendole «argomentazioni per una pace giusta» con la Russia.
«L’Ucraina sta di nuovo costruendo i suoi, i suoi missili. E per la prima volta, produce oltre un milione di droni in un anno. Costringendo il nemico a imparare l’ucraino. Palianytsia, Peklo, Ruta. Facendoli tremare alle parole Nettuno e Sapsan. Tutti questi sono i nostri missili. Ucraini», ha detto.
🇺🇦 ZELENSKY USES FAKE VIDEO:
Zelensky presented footage of the launch of the South Korean Hyunmoo-2A ballistic missile as the Ukrainian Sapsan OTRK in his New Year’s address.
The first joke in the new 2025. pic.twitter.com/Lg0KEeAbCZ
— Lord Bebo (@MyLordBebo) December 31, 2024
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Mentre nominava i tipi di armi, il suo discorso presentava filmati di droni e missili in azione, sia durante i test che in scenari di combattimento. Quando ha menzionato il missile Sapsan, il video mostrava il lancio del proiettile.
Tuttavia, il quotidiano ucraino Strana, così come alcuni media russi, hanno sottolineato che la clip mostrata nel discorso di Zelens’kyj era sospettosamente simile al filmato del lancio del missile da crociera Hyunmoo-2A da parte dell’esercito sudcoreano nel 2017.
Zelensky presented footage of the launch of a South Korean Hyunmoo-2A ballistic missile as the Ukrainian Sapsan OTRK in his New Year’s address. pic.twitter.com/03COUj5tbt
— world history (@worldhistoryera) January 1, 2025
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Il Sapsan è in fase di sviluppo dal 2006, ma il processo è stato ostacolato da ritardi e carenze di finanziamenti.
Nel 2018, l’Ucraina ha svelato un modello del sistema durante una parata militare. Si dice che il complesso abbia una gittata prevista di 500 km, che è più dell’ATACMS fornito a Kiev dagli Stati Uniti, e gli esperti ucraini lo hanno pubblicizzato come un potenziale punto di svolta nel conflitto con la Russia. Tuttavia, non ci sono resoconti credibili che sia mai stato utilizzato sul campo di battaglia.
In rete molti commentano stupiti la gaffe, mentre altri – in genere con la bandierina ucraina vicino al nome – condividono il filmato esaltando il missile come un messaggio di fine anno di Zelens’kyj.
Come riportato da Renovatio 21, nelle scorse ore il presidente USA Joe Biden ha destinato altri 1,25 miliardi di euro del contribuente americano in armi per Kiev.
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Dirigente transessuale del New York Times accusata di maltrattamenti di minori prima di essere uccisa
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I tempi di consegna del petrolio saudita in Asia potrebbero raddoppiare
Diversi media organi di stampa ripreso i dati più recenti dell’Associazione degli Armatori Giapponesi, secondo cui la chiusura dello Stretto di Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso, alle navi saudite potrebbe allungare di oltre 2,5 volte i tempi di consegna del petrolio saudita in Asia. Lo slittamento segue il controllo da parte degli Houthi dell’intera costa del Mar Rosso.
Yahya Saree, portavoce militare degli Houthi, ha dichiarato venerdì in un comunicato che «la navigazione marittima è sicura per tutte le compagnie, ad eccezione delle navi saudite», come riferito da NPR il 12 settembre.
Prima del blocco, la rotta tradizionale attraverso lo Stretto di Ormuzzo richiedeva circa 40 giorni andata e ritorno. L’alternativa del Mar Rosso — il greggio saudita viene portato via terra fino alla costa e poi imbarcato su petroliera attraverso Bab el-Mandeb — richiede circa 40-50 giorni andata e ritorno. L’unica via rimasta passa dal Canale di Suez e circumnaviga il Capo di Buona Speranza, all’estremità meridionale dell’Africa: il viaggio andata e ritorno richiederebbe almeno 100 giorni. Inoltre le petroliere più grandi sono troppo ingombranti per transitare dal Canale di Suez.
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Allungare un viaggio andata e ritorno da 40 a 100 giorni non solo ritarda le consegne, ma riduce drasticamente il numero di viaggi annuali di una petroliera da circa nove a meno di quattro, raddoppiando di fatto il numero di navi necessarie per spostare lo stesso volume di greggio. La deviazione di rotta si traduce così in uno shock sui prezzi: la capacità delle petroliere non può crescere in tempi brevi, quindi quando i giorni di navigazione salgono di colpo salgono anche le tariffe di trasporto, e quei costi finiscono nel prezzo finale del greggio anziché nel prezzo di riferimento. I margini di raffinazione assorbono il primo colpo e l’onere aggiuntivo si scarica poi sull’intero mercato.
Viaggi più lunghi costringono inoltre gli acquirenti a tenere scorte più consistenti: una raffineria che lavora su un ciclo di 100 giorni deve impegnarsi ad acquistare con oltre tre mesi di anticipo, invece di poter aggiustare gli ordini in poche settimane, come riporta Business Upturn.
Prima dell’attuale conflitto tra Stati Uniti e Iran, il Giappone dipendeva per il 95% del proprio fabbisogno di greggio da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, secondo Reuters del 4 marzo 2026; ora quella dipendenza si è spostata in larga misura verso Stati Uniti e Messico.
Prima del conflitto, circa il 25% del commercio mondiale di petrolio via mare, il 19% del GNL e fino al 30% dei fertilizzanti azotati scambiati a livello internazionale passavano dallo Stretto ormusino. Un aumento di 2,5 volte dei tempi di transito per queste risorse essenziali avrebbe evidentemente effetti gravi e dirompenti sulle catene di approvvigionamento globali.
Come riportato da Renovatio 21, la Corea del Sud, un altro Paese estrmo-orientale gravemente danneggiato nelle forniture di idrocarburi dalla chiusura dello Stretto ermesino, sta pensando di partecipare all’azione militare statunitense, ricevendo in risposta un duro ammonimento dalla Repubblica Islamica dell’Iran, che come noto è in grandi rapporti con la Corea del Nord.
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Immagine di Reading Tom via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Profanazione in una cappella di Bari
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