Economia
Ucraina, ultimatum di Trump agli alleati NATO: «non comprate petrolio dalla Russia»
Il presidente USA Donald Trump ha esortato i membri della NATO a interrompere gli acquisti di petrolio russo e a imporre dazi elevati sulla Cina, sostenendo che tali misure potrebbero contribuire a risolvere il conflitto in Ucraina.
In un post su Truth Social di sabato, Trump ha criticato i paesi NATO per la loro presunta mancanza di determinazione nel fermare le ostilità tra Mosca e Kiev. «Sono pronto a imporre sanzioni significative alla Russia… quando tutti i membri della NATO SMETTERANNO DI ACQUISTARE PETROLIO RUSSO», ha dichiarato.
Ha sottolineato che l’impegno della NATO per la vittoria è stato «ben inferiore al 100%» e che l’acquisto di petrolio russo da parte di alcuni membri è «scioccante», poiché indebolisce la loro posizione negoziale e il potere contrattuale nei confronti della Russia.
Inoltre, Trump ha suggerito che i membri della NATO applichino dazi del 50-100% sulla Cina, da revocare al termine del conflitto in Ucraina, presentandolo come un ulteriore strumento di pressione sulla Russia per porre fine alle ostilità.
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La Russia ha denunciato le sanzioni occidentali come «illegali», affermando che non solo non sono riuscite a far deragliare l’economia nazionale, ma hanno anche dato impulso allo sviluppo interno.
Dall’inizio dell’escalation del conflitto nel 2022, la Cina si è dichiarata neutrale, sostenendo di non fornire supporto a nessuna delle parti coinvolte.I leader della NATO e degli stati membri dell’UE non hanno ancora risposto all’appello di Trump.
Il messaggio di Trump arriva mentre gli Stati Uniti spingono l’UE a imporre tariffe aggiuntive non solo sulla Cina, ma anche sull’India, per le sue continue importazioni di petrolio russo.
Gli Stati Uniti stanno lavorando per sostituire le forniture di gas russo all’Europa, secondo il Segretario all’Energia. In un’intervista alla CNBC, un portavoce della Commissione europea ha evitato di fornire dettagli sui negoziati in corso, ma ha dichiarato che l’UE «ha collaborato con tutti i partner globali rilevanti, inclusi India e Cina, per garantire il rispetto delle sanzioni».
Nel frattempo, l’UE sta finalizzando il 19° pacchetto di sanzioni contro la Russia, che dovrebbe colpire le esportazioni di petrolio e il settore bancario del Paese, anche se i dettagli non sono ancora definiti.
Nonostante l’impegno dell’UE a eliminare le importazioni di combustibili fossili dalla Russia entro il 2027, alcuni membri, come Ungheria e Slovacchia, si oppongono alla proposta, citando la loro dipendenza dal petrolio fornito tramite l’oleodotto Druzhba.
Durante questi mesi i prezzi del greggio sono aumentati a causa delle sanzioni alla Russia, che due anni fa ha superato l’Arabia Saudita come più grande produttore OPEC+. L’anno scorso l’India ha superato la Cina come principale acquirente del petrolio russo.
Gli USA hanno mirato apertamente alla sostituzione delle forniture di idrocarburi europee, che il vecchio continente attingeva dalla Russia prima della guerra ucraina. La settimana scorsa Zelens’kyj ha rifiutato agli Stati UE petrolio e gas russi.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Economia
COVID, Ucraina e dazi USA costano alla Germania 1 trilione di dollari
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Economia
Xi chiede che lo yuan diventi la valuta di riserva globale
Il presidente cinese Xi Jinping ha affermato che lo yuan (renminbi) deve acquisire lo status di valuta di riserva globale.
A seguito dell’escalation del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022, lo yuan è diventato la seconda valuta più impiegata per il finanziamento del commercio internazionale, superata solo dal dollaro. Le sanzioni imposte a Mosca hanno infatti spinto numerosi paesi a ricorrere sempre più spesso alle valute nazionali negli scambi bilaterali. Nonostante ciò, il ruolo dello yuan nelle riserve ufficiali delle banche centrali rimane ancora marginale.
In un articolo pubblicato sabato sulla rivista del Partito Comunista Qiushi, Xi ha scritto che Pechino necessita di «una moneta forte, ampiamente utilizzata nel commercio e negli investimenti internazionali, nei mercati valutari e dotata dello status di valuta di riserva globale».
Il leader cinese ha inoltre sottolineato la necessità di una «banca centrale potente» a sostegno dello yuan.
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Secondo Xi, tali trasformazioni sono indispensabili affinché la Cina possa diventare una vera «potenza finanziaria», dato che l’attuale sistema monetario del paese è «ampio, ma non sufficientemente forte».
La scorsa estate, il governatore della Banca popolare cinese Pan Gongsheng ha messo in guardia contro «un’eccessiva dipendenza» dal dollaro statunitense. Ha evidenziato la crescente influenza dello yuan e previsto che «in futuro il sistema monetario globale potrebbe evolversi verso un modello in cui poche valute sovrane coesistono, competono tra loro e si controllano e bilanciano reciprocamente».
La settimana scorsa l’Autorità federale tedesca di vigilanza finanziaria (BaFin) ha lanciato un allarme: lo status del dollaro come principale valuta di riserva mondiale potrebbe essere messo in discussione già nel 2026, a causa della scarsità di finanziamenti, degli shock geopolitici e della crescente politicizzazione della moneta americana.
L’avvertimento è giunto in un contesto di forte ribasso del Bloomberg Dollar Spot Index, che ha registrato il calo più marcato da aprile, dopo l’annuncio del presidente statunitense Donald Trump di imporre dazi doganali su scala globale.
Trump aveva in precedenza minimizzato le preoccupazioni sulla debolezza del dollaro, sostenendo che la valuta «sta andando alla grande» e che dovrebbe essere lasciata «trovare il proprio livello».
Stando ai dati del Fondo Monetario Internazionale, nel terzo trimestre del 2025 il dollaro rappresentava circa il 57% delle riserve valutarie globali, l’euro il 20% e lo yuan appena l’1,93%.
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Immagine di © European Union, 2026 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Economia
Dopo i record, oro e argento continuano a scendere
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