Civiltà
Tutti contro lo spot con l’Eucarestia sostituita da una patatina. Ma il vero scandalo è il Concilio e la caduta della civiltà cristiana
Circola da ieri in rete l’indignazione per il nuovo spot pubblicitario di un noto marchio di patatine.
La storia è raccontata con il linguaggio tipico della pubblicità TV: mentre sullo sfondo odiamo la melodia dell’Ave Maria di Schubert, vediamo un gruppo di novizie di un convento che si allinea per ricevere la comunione dalle mani del parroco. Tuttavia, la prima a ricevere l’ostia consacrata si ritrova a masticare una patatina. Scopriamo quindi una suora ai margini del gruppo fa lo stesso direttamente dalla busta.
In pratica, una suora ha sostituito la Santa Eucarestia con delle patatine fritte prodotto industrialmente. La voce fuori capo è di una femmina che con voce languida dice «Il divino quotidiano».
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Il canale YouTube della casa di produzione specializzata in pubblicità, che sul sito dice di essere il marchio di una società a responsabilità limitata con sede in una località termale austriaca, ha caricato il video ieri. Al momento è ancora visibile.
È segnato il nome del regista, Dario Piana, che spiega il linguaggio classico, qualcuno direbbe un po’ antiquato, del filmato: si tratta di uno dei più grandi nomi della pubblicità TV italiana, certo forse conosciuto poco oltre la cerchia dei pubblicitari milanesi e della loro filiera, uno specialista ultrasettantenne con decenni di esperienza fatti negli anni d’oro dell’ascesa delle réclame nelle TV berlusconiane, una firma-garanzia vista per qualche ragione come il pinnacolo cui aspirare per chi vuole fare uno spottone per un’aziendona.
La pubblicità, scrivono i giornali, sarebbe visibile nei canali social dell’azienda, che ricordiamo è nota per aver fatto in passato spot con l’attore pornografico Rocco Siffredi, e polemiche per lo slogan scelto per la campagna pubblicitaria – «la patata tira».
Era inevitabile che i cattolici si incazzassero. Ha chiesto l’immediata sospensione dello spot che «offende la sensibilità religiosa di milioni di cattolici praticanti» una sigla chiamata AIART (Associazione Italiana Ascoltatori Radio e Televisione), che mai avevamo sentito prima e che dicono sia di ispirazione cattolica.
Secondo l’associazione dei catto-ascoltatori cui sarebbe oltraggioso «banalizzare l’accostamento tra la patatina e la particola consacrata», e si potrebbe parlare di un vero ricorso alla blasfemia: «strappare un applauso ad un pubblico compiacente con riferimenti blasfemi, è degradante per chi fa, o pretende di fare, pubblicità», dicono.
«Ci si appella al politically correct e alla cancel culture, ma solo contro la religione cristiana (ma solo quella) ci si sente autorizzati a qualsiasi obbrobrio?».
Notiamo che siamo davanti ad una posizione moderata. Quanto mostrato è gravissimo: perché la Santa Eucarestia è il centro della religione cristiana, o meglio è Cristo stesso, è Dio stesso.
L’Eucarestia è il miracolo fondamentale della fede cattolica. Insultare la Santa Comunione è offendere la Fede, e direttamente Dio in persona. Quei cattolici che credono si tratti di un atto perfettamente equivalente alla bestemmia, ragionano con logica basica, inevitabile.
Non per scandalizzarci, tuttavia, che scriviamo, aggiungendosi a quanti ora si battono il petto. Ricordiamo che qualche anno fa un gruppo di avvocati denunciò un cantante del concerto dei sindacati – quello del 1° maggio, dove ora si tifa per armi ucraine e vaccini – per aver simulato l’atto di consacrazione dell’Eucarestia con un preservativo – grande provocazione, davvero… se poi un giorno ci spiegano pure perché uno deve rivendicare felice di coprirsi la parte più sensibile del suo corpo con un pezzo di gomma sintetica che per soprammercato lo sterilizza). Non sappiamo quanta strada abbia fatto quella denunzia…
Non è la blasfemia ad essere rilevante qui, ma il come possa, contro ogni logica, essere prodotta. Perché c’è un grosso problema in tutta la storiella dello spot raccontato.
La trama è palesemente incongrua ed irreale, per il motivo semplice che prima di venire data ai fedeli, l’eucarestia viene consacrata. Che vuol dire, perfino nel rito postconciliare, innalzata dal sacerdote che pronuncia le formule necessarie a che avvenga la transustanziazione. Cioè: il prete della finzione pubblicitaria, avrebbe dovuto accorgersi che stava consacrando delle patatine. E nel caso il sacerdote fosse orbo od ubriaco, se ne sarebbero accorti i chierichetti, i fedeli, tutti.
In pratica: chi ha scritto e girato e mandato in giro lo spot, sembra ignorare come funziona una Messa, come funziona la Comunione. Ciò potrebbe includere una discreta quantità di persone che vanno dai geniali pubblicitari che l’hanno pensata, ai committenti che l’hanno accettata, ai produttori, al regista, alle maestranze presenti, agli attori, ai montatori, all’ufficio marketing dell’azienda, etc. Tanta gente. Nessuno a cui sia venuto il dubbio: ma non è che questa storia della pisside piena di patatine non tiene? Non è che qualcuno si può accorgere di questo errore narrativo gigantesco – quello che in gergo cinematografico è chiamato «buco di sceneggiatura»?
Qui, secondo noi, sta il vero scandalo. La società è talmente decristianizzata che pure nella blasfemia non c’è conoscenza della tradizione cattolica che si va a negare, o deridere, o anche solo a criticare. Non hanno idea di come sia fatta, eppure vogliono usare la chiesa cattolica e le sue forme, ci si avvicinano appena possono – un fenomeno che appare chiaro anche nel mondo LGBT, dove alla prima fessura che si apre gli attivisti omotransessualisti si ficcano nelle cattedrali, come visto nel caso di San Patrizio a Nuova York usato per le celebrazioni blasfeme di un transessuale argentino.
Va detto che gli LGBT, tuttavia, hanno in qualche modo presente cosa sia la chiesa, e questo spiega perché ne sono ossessionati. I pubblicitari, invece, non è detto che lo sappiano.
Quindi se non sanno quello che fanno, ci si chiede se si può parlare davvero di intenzioni blasfeme. Ma di questo non ci importa. Rileva realizzare come blasfema sia l’intera società post-cristiana dove, in mancanza di fede e pure di conoscenza basilare, cose come questa posson saltar fuori.
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La causa dell’abisso di bestemmia, sciatteria ed ignoranza in cui è caduta la società umana ha un nome ed un cognome: si chiama Concilio Vaticano II, la più grande catastrofe vissuta dall’umanità negli ultimi secoli, l’alterazione profonda del sistema operativo spirituale e personale di miliardi di persone, con conseguente sabotaggio dell’intera civiltà.
Prima del Concilio, lo scandalo dello spottino patatino era impensabile: non solo perché la gente non avrebbe mai accettato un’offesa del genere, non solo perché non gli sceneggiatori nemmeno l’avrebbero concepita, ma perché quasi tutti erano stati almeno una volta a Messa, e sapevano che l’Ostia, prima di essere distribuita, va consacrata pubblicamente (cosa perfino evidente nel nuovo rito, dove si fa ad populum, cioè rivolti ai fedeli).
Lo scandalo vero, dunque, non è la pubblicità blasfema, ma il Concilio che ci ha portato dove siamo ora, dove l’attacco a Dio pare scritto nel codice stesso dello Stato moderno.
E quindi: cari cattolici, cari telespettatori, cari cittadini sincero-democratici, cari democristiani, cari post-cristiani, avete voluto il Paese laico, adesso beccatevi la patatina ignorante, e tutta la sua filiera di lavoratori intellettuali strapagati.
Avete voluto detronizzare Cristo al punto da accostare il suo corpo ad una patata fritta, al punto da dimenticare perfino il rito centrale degli ultimi millenni; adesso proseguite pure con la cancellazione delle statue con donne che allattano e le vacanze scolastiche pel Ramadan.
Blasfemie a parte, lo scandalo è qui: nella decadenza del consorzio umano, nella caduta della civiltà cristiana.
Roberto Dal Bosco
Immagine screenshot da YouTube
Civiltà
Chi sono i fabiani?
I’ll be honest with you: until recently I didn’t know much about the Fabian Society. Maybe it’s because the English know how to be smooth – so correct me if I am getting something wrong.
The Fabian Society was founded in London in 1884. Named after Quintus Fabius Maximus – the… https://t.co/jvd7MHLpsW pic.twitter.com/NWXYjatLs3 — Krzysztof Szczawinski 🇵🇱 (@Kristof_Poland) August 19, 2026
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Civiltà
George Soros e Open Society Foundations: il sistema capillare
Renovatio 21 pubblica l’intervento apparso su X del pensatore conservatore polacco Krzysztof Szczawinski, matematico e filosofo, già trader di derivati, riguardo al sistema messo in atto dallo speculatore finanziario internazionale Giorgio Soros. Renovatio 21 ha lungamente trattato del personaggio e della sua opera devastatrice durante questi anni, raccontando anche l’attacco del finanziere di origini ebraico-magiare contro la lira italiana nel 1993 e i suoi addentellati nella politica nazionale.
Tutti parlano di Soros, di Soros. Ma come opera realmente?
La maggior parte delle organizzazioni che abbiamo descritto opera a livello elitario: l’incontro di Davos, il seminario alla Columbia, il comitato di Bruxelles. Le Open Society Foundations sono diverse. Operano simultaneamente a tutti i livelli: da quello sovranazionale a quello locale, dal think tank all’attivista di strada, dal ricorso alla Corte Suprema all’elezione del procuratore distrettuale. Rappresentano la più completa infrastruttura di finanziamento politico mai creata da un privato. E gran parte di essa è nascosta in bella vista.
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Soros ha costruito la sua fortuna speculando contro le valute nazionali, in particolare con la famigerata operazione che ha fatto crollare la sterlina britannica nel 1992. Ha utilizzato i proventi per finanziare istituzioni che si oppongono alla sovranità nazionale, aiutandolo così a realizzare tali operazioni. Non si tratta di ironia. È un modello di business. Un’operazione di arbitraggio [l’acquisto di un bene su un mercato a prezzo basso e la sua vendita immediata su un altro mercato a un prezzo più alto, ndt].
1) Il meccanismo è semplice e quasi elegante. Si crea un’organizzazione dal nome accattivante: un istituto per la società aperta, una fondazione per i media democratici, un centro per la riforma della giustizia. La si finanzia con dieci milioni di dollari di fondi privati, sufficienti per assumere personale, produrre rapporti e consolidare la sua credibilità.
Poi, attraverso la rete di collaboratori e funzionari ideologicamente allineati che decenni di finanziamenti hanno permesso di inserire all’interno di governi e organismi sovranazionali, ci si assicura che questa organizzazione privata riceva centinaia di milioni di dollari di finanziamenti pubblici: sovvenzioni dell’UE, contratti USAID, sussidi governativi. I fondi privati creano la piattaforma. I centinaia di milioni di dollari pubblici ne acquistano la visibilità. Il contribuente finanzia il progetto. Il progetto serve all’agenda. Ancora una volta, un bel arbitraggio.
Longer, more complete version of the post: https://t.co/0pCJBQKjSU
— Krzysztof Szczawinski 🇵🇱 (@Kristof_Poland) August 21, 2026
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2) Le Open Society Foundations – che prendono il nome dal concetto di società aperta di Karl Popper – distribuiscono circa un miliardo e mezzo di dollari all’anno in oltre cento Paesi. Il denaro circola attraverso una rete di fondazioni intermediarie, uffici regionali e organizzazioni partner locali così complessa che rintracciarlo dalla fonte alla destinazione richiede ricerche approfondite.
Questo non è casuale. L’architettura è progettata per dare l’impressione di una società civile organica – organizzazioni locali, campagne dal basso, media indipendenti – mentre i finanziamenti provengono da un’unica fonte con un programma coerente. Il villaggio Potemkin della società civile, con un budget enorme.
3) Immaginiamo che in ogni Paese esista una fondazione principale che operi come un vivace ufficio aziendale – una sede centrale – popolata da persone che conoscono a fondo l’agenda e ne comprendono il collegamento con il programma globale. Tutti si rivolgono a questa fondazione per ricevere istruzioni.
Ogni organizzazione più piccola del Paese – l’ONG per le migrazioni, il fondo per i media, il comitato per i premi artistici – sa a chi rivolgersi per ricevere orientamento, per ottenere finanziamenti, per definire la prossima campagna. Sembra un centro nevralgico della società civile. Le persone che vi lavorano potrebbero credere di fare del bene.
La struttura garantisce che fare del bene significhi promuovere l’agenda. Ogni singola sovvenzione è giustificabile. Il tutto costituisce un progetto coordinato.
4) La rete controlla l’intero ciclo. Il think tank produce il documento. Il gruppo di pressione gestisce la campagna. L’organizzazione legale porta il caso in tribunale. L’organizzazione mediatica ne parla in modo favorevole. Il fact-checker delegittima l’opposizione. Ognuno di questi elementi può sembrare indipendente; la struttura di finanziamento li collega. I rapporti annuali pubblici elencano le sovvenzioni e i beneficiari.
La struttura non è nascosta. È semplicemente troppo stratificata perché la maggior parte delle persone possa comprenderla chiaramente.
5) Lo strato culturale è il più insidioso, perché produce l’acqua in cui le persone nuotano senza saperlo. La rete finanzia premi letterari che vanno ad autori che promuovono una determinata agenda.
Finanzia festival cinematografici che danno visibilità ai film giusti. Finanzia organizzazioni artistiche che commissionano le opere giuste. Finanzia premi giornalistici che celebrano i giornalisti giusti. Finanzia cattedre universitarie che producono la ricerca giusta. Nulla di tutto ciò richiede un controllo editoriale esplicito. Non si dice al comitato di premiazione chi selezionare.
Si finanzia il comitato di premiazione. Col tempo, la selezione riflette i valori del finanziatore, perché le persone che siedono nei comitati sono le persone che il finanziamento ha prodotto.
6) Lo strato mediatico è il più invisibile, perché ha l’aspetto del giornalismo. La rete di fondazioni ha erogato finanziamenti a centinaia di organizzazioni mediatiche in tutto il mondo: testate giornalistiche, fondi per il giornalismo investigativo, organizzazioni di fact-checking, scuole di giornalismo. Tra i beneficiari figurano alcuni dei nomi più prestigiosi del panorama mediatico internazionale. I finanziamenti non sono vincolati da esplicite condizioni editoriali, e non ce n’è bisogno.
Le organizzazioni che ricevono finanziamenti da una fonte con un’agenda ideologica coerente assumono persone che condividono tale agenda, producono contenuti in linea con essa e impostano il fact-checking di conseguenza. Il finanziamento non corrompe il giornalismo, ma seleziona un giornalismo già allineato a tale agenda.
Questa è l’intuizione di Marcuse applicata ai media: non c’è bisogno di censurare, ma di controllare il processo di formazione.
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7) Negli Stati Uniti, le elezioni dei procuratori distrettuali rappresentano l’esempio più preciso dal punto di vista operativo, nonché quello con le conseguenze più evidenti. I PAC (Political Action Committee) finanziati da Soros hanno speso centinaia di milioni di dollari per eleggere procuratori distrettuali progressisti nelle principali città: Los Angeles, San Francisco, Chicago, Philadelphia, New York, St. Louis.
Questi procuratori attuano politiche di non perseguibilità per determinate categorie di reati, riduzione della cauzione e rilascio anticipato. Le conseguenze sono visibili nelle strade di ogni città in cui queste politiche sono state implementate: i mercati della droga a cielo aperto di San Francisco, l’epidemia di furti nei negozi che ha costretto le grandi catene a chiudere i punti vendita nelle aree urbane, l’aumento della criminalità violenta che ha fatto seguito al cambiamento di politica.
I finanziamenti che hanno prodotto questi risultati sono documentati nei documenti della FEC (Federal Election Commission). Il collegamento tra i finanziamenti e le conseguenze è diretto e tracciabile.
8) In Europa, l’architettura è particolarmente complessa. Finanzia le organizzazioni di difesa dei diritti dei migranti che intentano cause contro il controllo delle frontiere.
Finanzia le organizzazioni legali che contestano i governi nazionali presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Finanzia le ONG che gestiscono navi di soccorso nel Mediterraneo, le quali, a prescindere dal loro dichiarato scopo umanitario, fungono da fattore di attrazione e supporto logistico per i flussi migratori che poi approdano sulle coste europee. Finanzia le organizzazioni politiche che fanno pressioni per le politiche dell’UE che impediscono agli Stati membri di controllare i propri confini. Finanzia i media che etichettano l’opposizione a tutto ciò come razzismo.
Il ciclo è completo: finanziare la causa, finanziare la contestazione legale di qualsiasi risposta, finanziare i media che delegittimano l’opposizione, finanziare la lobby politica che influenza la regolamentazione. Un’unica fonte. Ogni livello. Il denaro dei contribuenti amplifica il denaro privato in ogni fase.
Le fondazioni della Società Aperta sono il sistema capillare del progetto globalista: il meccanismo attraverso il quale l’agenda decisa a Davos, teorizzata nella Scuola di Francoforte e istituzionalizzata nell’UE raggiunge il livello locale.
Il think tank produce il documento. Poi i gruppi di pressione e i media lanciano la campagna. L’organizzazione legale lo trasforma in una politica. Il procuratore distrettuale decide di non perseguire le conseguenze. L’accademico finanziato fornisce la legittimità intellettuale. Ogni anello della catena appare indipendente. I finanziamenti risalgono alla stessa fonte.
Non si tratta di una cospirazione. Si tratta di un rapporto annuale pubblicato, che elenca ogni sovvenzione, ogni beneficiario, ogni area di programma. L’architettura è semplicemente troppo complessa, troppo frammentata e troppo radicata nel linguaggio della società civile perché la maggior parte delle persone possa comprenderla chiaramente.
Segui i soldi. L’architettura si nasconde in bella vista.
Krzysztof Szczawinski
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Civiltà
La devastazione prodotta dalla Scuola di Francoforte
The Most Destructive Intellectual Project of the Twentieth Century.
The Frankfurt School. You should know what it was, what it built, and why you are still living inside it. 1. The Institute for Social Research was founded in Frankfurt in 1923 and relocated to Columbia… https://t.co/tuqvEblLIN pic.twitter.com/hXnNKmqPrW — Krzysztof Szczawinski 🇵🇱 (@Kristof_Poland) August 19, 2026
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