Vaccini
Sicurezza, efficacia e natura dei cosiddetti vaccini anti-COVID: parere del CIEB
Renovatio 21 pubblica il comunicato del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB).
Parere n. 19 sulla capziosità del dibattito scientifico relativo alla sicurezza, all’efficacia e alla natura dei cosiddetti vaccini anti-COVID
Poiché è ormai evidente che l’emergenza sanitaria ha costituito il pretesto per introdurre strumenti digitali di controllo sociale fondati sull’obbligo vaccinale, dovrebbe essere altrettanto evidente che il tentativo di polarizzare l’attenzione di una parte della società civile sul dibattito medico-scientifico relativo alla sicurezza, all’efficacia e alla natura dei cosiddetti vaccini anti-COVID non è altro che un modo per celare la verità gettando polvere negli occhi del pubblico.
Un tale dibattito, oltre a essere in sé sterile, è evidentemente capzioso, atteso che gli snodi critici poc’anzi individuati (sicurezza, efficacia, natura) sono tutti risolti in modo univoco dalla disciplina europea che ha autorizzato l’immissione in commercio dei medicinali su cui si è fondata la cosiddetta campagna vaccinale e che vengono impropriamente definiti «vaccini anti-COVID».
Proprio le evidenze normative formalizzate dalla disciplina giuridica richiamata, infatti, permettono di confutare agevolmente la strategia semantica e comunicativa utilizzata da più di due anni da quanti hanno concepito, attuato o avallato la sperimentazione di massa di medicinali fondati sulla tecnica dell’mRNA, i cui effetti sono al momento sconosciuti, ma che sembrano comunque in grado di interagire con il DNA dei soggetti riceventi.
Nella prospettiva indicata viene anzitutto in rilievo la definizione del campo di applicazione del regolamento della Commissione europea n. 507/2006 che ha autorizzato, in via condizionata e provvisoria, l’immissione in commercio dei cosiddetti vaccini: campo di applicazione che, come è reso palese dal titolo del regolamento medesimo, si limita ai «medicinali per uso umano». Questa evidenza, da sola, elimina ogni dubbio in ordine alla natura e alla definizione dei prodotti in questione, che pertanto devono essere considerati medicinali e non «vaccini». (1)
In secondo luogo viene in rilievo l’art. 4, n. 1, del regolamento in questione, secondo cui i medicinali in questione possono essere immessi in commercio «malgrado non siano stati forniti dati clinici completi in merito alla (loro) sicurezza e all’efficacia», ciò che da solo elimina ogni dubbio non solo in ordine alla loro pretesa affidabilità, ma anche alla finalità sperimentale della loro somministrazione.
A conferma di quanto affermato basti rilevare che, se «dati clinici completi in merito alla sicurezza e all’efficacia» fossero stati disponibili ab origine, non ci sarebbe stato bisogno di ricorrere alla procedura di autorizzazione condizionata per l’immissione in commercio dei cosiddetti vaccini, che pertanto devono essere considerati veri e propri medicinali sperimentali.
In terzo luogo vengono in rilievo gli artt. 5, n. 1, e 6 del regolamento in questione, secondo cui grava sul titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio, che in quanto provvisoria ha validità annuale, «l’obbligo specifico di completare gli studi in corso o di condurre nuovi studi» prima di chiedere il rinnovo dell’autorizzazione medesima, nonché l’obbligo di accompagnare la domanda di rinnovo, da presentarsi sei mesi prima della scadenza, «unitamente a una relazione provvisoria sul rispetto degli obblighi specifici cui è subordinato»: studi che – alla luce del fatto che a più di due anni dall’avvio della campagna vaccinale il dibattito circa la bontà dei “vaccini” aumenta d’intensità, anziché diminuire – è ragionevole ritenere non siano mai stati condotti, come del resto ha pubblicamente ammesso nell’ottobre 2022 una delle aziende titolari dell’autorizzazione condizionata. (2)
Ma non basta, perché la mancanza di studi atti a dimostrare la sicurezza dei «vaccini» si desume anche dagli allegati alle decisioni dell’ottobre 2022 con cui la Commissione – pur in assenza di un’esplicita richiesta da parte delle aziende produttrici e comunque in anticipo rispetto ai termini stabiliti dalle autorizzazioni condizionate di cui sopra, anche se con un singolare tempismo rispetto alle pubbliche ammissioni richiamate al paragrafo precedente – ne ha autorizzato in via definitiva l’immissione in commercio: confermando così, una volta di più, l’opacità dell’intera vicenda. (3)
La conoscenza responsabile e consapevole delle evidenze normative poc’anzi richiamate permette di apprezzare nelle loro molteplici correlazioni i rischi collegati e conseguenti, da una parte, all’enfasi politico-mediatica posta su dibattiti scientifici autoreferenziali e non scevri da conflitti di interesse e, dall’altra, alla medicalizzazione dell’esistenza umana fondata su pretesi approcci preventivi, ma in realtà affidata alla sperimentazione di medicinali (come nel caso dei «vaccini» a mRNA) capaci di provocare – in modo non imprevedibile e forse non del tutto imprevisto – effetti sconosciuti nel breve, nel medio e nel lungo periodo, a loro volta in grado di giustificare nuovi trattamenti sanitari obbligatori, nuovi divieti e nuove misure restrittive di varia portata e intensità.
Soprattutto, ad avviso del CIEB, la conoscenza responsabile e consapevole delle evidenze normative richiamate dovrebbe permettere di cogliere la primazia dell’etica e del diritto sulla scienza e sulla medicina, primazia che discende direttamente dal principio del primato dell’essere umano sugli interessi della società, quale codificato da numerose convenzioni internazionali e dalla stessa Costituzione italiana.
Tutto ciò premesso, il CIEB:
- mette in guardia contro chi, assumendo posizioni di esaltazione fideistica della scienza, distrae l’attenzione del pubblico da principi intangibili e inalienabili che si collocano al di sopra e al di fuori di qualsivoglia dibattito scientifico;
- esorta a valutare attentamente i messaggi veicolati da certi media in merito all’efficacia delle terapie geniche che – all’indomani della diffusione dei «vaccini» a mRNA – sembrano promettere nuove soluzioni a patologie fino a poco tempo fa caratterizzate da percorsi diagnostici e terapeutici complessi e dall’esito non scontato;
- denuncia il fatto che la direzione degli organismi istituzionalmente preposti a promuovere il dibattito bioetico, biogiuridico e biopolitico, e quindi a sollecitare l’esame critico della compatibilità tra il progresso della biomedicina e la salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali, è paradossalmente affidata a rappresentanti del mondo medico-scientifico;
- invita a criticare apertamente l’operato di quanti, contribuendo ad alimentare il dogmatismo scientista generato dalla vicenda Covid, attentano apertamente alla libertà d’opinione, come nel caso dello spot avallato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che definisce «a killing force» le convinzioni dei soggetti che hanno scelto di non vaccinarsi, equiparandole al «global terrorism» o al «far extremism on the far right»; (4)
- invita ancora una volta a non abbassare la guardia e a diffidare di ogni ipotesi di pacificazione nazionale post-emergenziale, tenuto anche conto della possibilità che nuove situazioni di crisi siano pianificate o utilizzate per giustificare l’introduzione di ulteriori misure restrittive dei diritti e delle libertà fondamentali.
CIEB
29 dicembre 2022
NOTE
1) Cfr. il regolamento della Commissione europea n. 507/2006 relativo all’immissione in commercio condizionata dei medicinali per uso umano che rientrano nel campo di applicazione del regolamento n. 726/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, in Guue n. L92 del 30 marzo 2006, pag. 6.
2) Cfr. https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/10/12/pfizer-ammette-nessun-test-sui-vaccini-per-stop-a-contagi/6835853/.
3) Le autorizzazioni definitive sono state rilasciate ai sensi degli artt. 10, n. 2, e 14bis, n. 8, del regolamento n. 726/2004, citato alla nota 1, e sul presupposto della rispondenza dei “vaccini” in questione ai requisiti stabiliti dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio n. 2001/83 del 6 novembre 2001, recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano (in Guce n. L311 del 28 novembre 2001, pag. 67). Una sintesi delle decisioni in parola è pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea n. C457 del 30 novembre 2022, pag. 1 e ss.
4) Cfr. https://twitter.com/PeterHotez/status/1602999549974695936.
Il testo originale del presente Parere è pubblicato sul sito: www.ecsel.org/cieb
Big Pharma
Nuova sentenza Pfizergate per la Von der Leyen
Un consulente della Corte di Giustizia dell’UE (CGUE) ha dichiarato che la Commissione europea avrebbe dovuto rendere pubblici i dettagli dei contratti stipulati con le case farmaceutiche per la fornitura dei vaccini anti-COVID. Tra questi contratti figurava anche un accordo con Pfizer, negoziato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen tramite messaggio di testo.
In un parere pubblicato giovedì, l’avvocato generale Athanasios Rantos ha sostenuto che l’insistenza della commissione sulla segretezza ha reso impossibile sapere se i suoi negoziatori per i vaccini avessero conflitti di interesse con le aziende farmaceutiche da cui avevano acquistato i vaccini.
Tra il 2020 e il 2021, la Commissione ha firmato sei accordi di acquisto anticipato con aziende farmaceutiche, tra cui Pfizer, AstraZeneca e Moderna. Il valore complessivo dei contratti ammontava a 71 miliardi di euro.
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Quando gli eurodeputati dei Verdi e oltre 3.000 cittadini hanno chiesto informazioni sul processo negoziale, la commissione ha oscurato i nomi di tutti i suoi negoziatori e molte delle clausole contrattuali. Gli avvocati della commissione hanno sostenuto che tali oscuramenti erano necessari per proteggere i negoziatori dai «teorici della cospirazione».
Nel 2024 la Commissione ha perso una battaglia legale per mantenere segreti questi dettagli, ma ha impugnato la decisione dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Il parere di Rantos non è giuridicamente vincolante, ma influenzerà la sentenza definitiva della Corte.
L’anno scorso, il tribunale si è pronunciato contro von der Leyen nel caso «Pfizergate», incentrato sulle sue trattative con l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla. Nel 2021, la von der Leyen ha dichiarato al New York Times di aver negoziato con Bourla, tramite messaggi SMS, un accordo da 35 miliardi di euro per 900 milioni di dosi di vaccino anti-COVID.
Il giornale ha intentato causa per ottenere l’accesso ai messaggi, sostenendo che la von der Leyen avrebbe potuto utilizzare gli SMS per eludere le leggi europee sulla trasparenza. La Commissione ha affermato che i messaggi erano andati persi, ma lo scorso maggio la Corte ha stabilito che l’organo esecutivo dell’UE non era riuscito a fornire «spiegazioni credibili che consentissero al pubblico e alla Corte di comprendere perché tali documenti non siano reperibili».
Lo scorso luglio, la von der Leyena era sopravvissuta a un voto di sfiducia promosso dai partiti di destra al Parlamento europeo a seguito dello scandalo. In prima fila, eravi l’ex premier magiaro Vittorio Orban, che chiedeva apertis verbis la defenestrazione dell’Ursula.
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa un tribunale belga ha stabilito che Polonia e Romania devono adempiere ai loro obblighi previsti dall’accordo con l’UE e acquistare vaccini anti-COVID per un valore di 1,9 miliardi di euro da Pfizer e BioNTech.
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Il controverso accordo sui vaccini dell’UE ha dato origine al cosiddetto scandalo Pfizergate, in cui la Commissione europea e la stessa von der Leyen sono state accusate di aver nascosto i dettagli delle trattative con Pfizer e AstraZeneca.
La Von der Leyen aveva precedentemente cancellato o «perso» centinaia di messaggi relativi alla negoziazione con il CEO di Pfizer Albert Bourla di un contratto da 700 milioni di euro durante il suo discusso incarico come ministra della Difesa tedesca e a un accordo da 35 miliardi di euro per i vaccini mRNA di Pfizer.
La Corte di Giustizia dell’UE ha già stabilito che le comunicazioni ufficiali, anche da dispositivi personali, devono essere adeguatamente archiviate, e la Commissione si è impegnata a rivedere i propri protocolli in seguito a questa sentenza.
La Von der Leyen, ex medico e controverso ex ministro della Difesa tedesco (nonché moglie di uno specialista in mRNA), ha respinto le accuse come «bugie» e bollato i critici come complottisti, agenti di Putin (poi definito «predatore») e no-vax.
Come riportato da Renovatio 21, alcuni eurodeputati mesi fa hanno trollato la Von der Leyen offrendole un telefono con una memoria più capiente.
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Immagine di Grunpfnul via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Vaccini
Danno da vaccino HPV, donna costretta su una sedia a rotelle raggiunge un accordo con il produttore
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È «gratificante» che le persone danneggiate dal Gardasil stiano risolvendo le loro controversie.
La causa intentata da Robi, insieme a molte altre contro il colosso farmaceutico, è stata presentata presso un tribunale statale. Oltre 200 cause simili contro la Merck sono state inoltre presentate presso un tribunale federale. Nell’agosto del 2022, i casi federali sono stati riuniti in un unico procedimento giudiziario multidistrettuale presso un unico tribunale. Il consolidamento ha permesso che le cause relative al Gardasil intentate in tutto il paese passassero a fasi istruttorie e preliminari coordinate. Ha inoltre significato che la decisione del giudice nel primo di questi casi, selezionato insieme a oltre una dozzina di altri come caso «pilota» o esemplare, potesse essere applicata a tutti i casi pendenti. Mentre il caso di Robi era sospeso, un giudice federale della Carolina del Nord ha stabilito che Merck godeva dell’immunità da responsabilità per tali accuse. I querelanti hanno presentato ricorso contro tale sentenza. Mary Holland, CEO di CHD e coautrice di «Il vaccino contro l’HPV sotto processo: alla ricerca di giustizia per una generazione tradita», ha dichiarato: «È stato deludente che, nonostante le prove raccolte dagli esperti che associano il Gardasil a un aumento delle patologie autoimmuni , il giudice federale che sovrintende al contenzioso nazionale sul Gardasil abbia erroneamente stabilito l’immunità di Merck da responsabilità». Ha affermato che le notizie relative agli accordi raggiunti nei casi statali sono positive. «Con un forte ricorso in appello contro quella sentenza pendente, è gratificante che queste persone danneggiate dal vaccino Gardasil siano comunque riuscite a risolvere le loro controversie», ha dichiarato Holland.Aiuta Renovatio 21
Il caso Robi ha reso disponibili al pubblico «migliaia di documenti interni della Merck»
Holland ha affermato che, sebbene non vi sia stata una sentenza definitiva nel caso, il processo a Robi ha dato un contributo importante alla conoscenza pubblica dei pericoli del vaccino e delle azioni della Merck. «Uno dei successi del contenzioso è stato quello di rendere accessibili migliaia di documenti interni della Merck», ha affermato. «Poiché questi documenti saranno probabilmente esaminati attentamente dalle nuove vittime danneggiate dai vaccini e dai loro avvocati, ci saranno ulteriori sforzi per ottenere giustizia a nome dei giovani traditi, come è giusto che sia». Il caso di Robi, insieme alle centinaia di altri casi contro la Merck, sosteneva che l’azienda avesse falsificato i dati sulla sicurezza e non avesse avvertito i consumatori di possibili effetti collaterali, tra cui gravi disturbi neurologici come la sindrome da tachicardia ortostatica posturale (POTS), l’insufficienza ovarica primaria (POI) e la sindrome dolorosa regionale complessa. Le perizie rese pubbliche, redatte per la sperimentazione dal Dr. Peter C. Gøtzsche, medico danese ed esperto di metodologia della ricerca di fama mondiale; da Lucija Tomljenović, Ph.D., biochimica ed esperta di vaccini contro l’HPV; dal Dr. Sin Hang Lee, patologo ed esperto di diagnostica molecolare, e da altri, hanno rivelato che la Merck ha sistematicamente soppresso le informazioni sul rischio di gravi effetti collaterali del vaccino. La perizia di Gøtzsche sosteneva che la Merck avesse strutturato deliberatamente le sue sperimentazioni cliniche in modo da nascondere gli effetti collaterali del Gardasil e avesse intenzionalmente falsificato il profilo di sicurezza del vaccino. Secondo la giornalista investigativa Maryanne Demasi, Ph.D., Gøtzsche ha scoperto che la Merck ha manipolato i dati della sperimentazione del Gardasil a tal punto che sarebbe «difficile, se non impossibile», per qualsiasi scienziato o ente regolatore indipendente valutare con precisione i danni del vaccino. La Merck ha utilizzato un adiuvante a base di alluminio anziché un placebo inerte in quasi tutti i suoi gruppi di controllo. Poiché gran parte dei danni causati dai vaccini derivano dall’adiuvante, somministrare lo stesso adiuvante a entrambi i gruppi avrebbe prodotto un risultato in cui gli effetti avversi sarebbero stati pressoché identici in entrambi i gruppi. L’azienda non è inoltre riuscita a monitorare le reazioni autoimmuni e altri eventi avversi. Le autorità di regolamentazione si sono quindi basate sui dati di Merck per indagare sulle segnalazioni relative a malattie autoimmuni e altri disturbi neurologici.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Merck e CDC hanno selezionato ad arte i dati sulla sicurezza del Gardasil.
Tomljenović ha scoperto che i ricercatori dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) si sono basati sui dati della Merck, che a suo dire distorcevano i dati sui tassi di malattie autoimmuni. Secondo quanto riportato da The Defender, il CDC ha replicato i metodi errati della Merck nella propria analisi, giungendo alla conclusione che il vaccino fosse sicuro. Tomljenović ha inoltre scoperto che sia la Merck che il CDC hanno selezionato in modo arbitrario i dati relativi ai danni da vaccino, utilizzandoli per affermare che il vaccino non causa gravi effetti collaterali neurologici in alcuni soggetti. I documenti del tribunale hanno inoltre dimostrato che la Merck era a conoscenza del fatto che il suo vaccino conteneva un adiuvante aggiuntivo che non era stato comunicato ai destinatari e che non aveva ottenuto l’approvazione normativa. La ricerca di Lee ha identificato miliardi di frammenti di DNA del papillomavirus umano (HPV) nei vaccini, frammenti derivanti dal processo di produzione. Tali frammenti agiscono come un secondo adiuvante, rendendo il vaccino più immunogenico rispetto a quanto lo sarebbe in sua assenza. Secondo quanto riportato da Demasi , i documenti del tribunale hanno dimostrato che la Merck ha deliberatamente conservato e mantenuto i frammenti nella formulazione finale del vaccino, e la ricerca di Sing ha evidenziato un possibile collegamento con patologie autoimmuni. Il vaccino Gardasil contro l’HPV è ancora disponibile sul mercato, sebbene le vendite siano crollate nell’ultimo anno. Merck sta finanziando la ricerca per rendere il vaccino disponibile anche alle fasce d’età più giovani e continua a promuovere le sue iniziative di vaccinazione contro l’HPV in tutto il mondo. Brenda Baletti Ph.D. © 3 giugno 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD. Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Cancro
Le iniezioni contraccettive Pfizer avrebbero causato tumori al cervello in decine di donne: cause legali
Almeno 40 donne in Scozia sono state colpite da tumori cerebrali a causa delle iniezioni contraccettive Depo-Provera della Pfizer, secondo quanto rivelato dagli avvocati, e il numero è in aumento. Lo riporta LifeSite.
Le cause intentate in Scozia rappresentano solo una piccola parte dei casi a livello globale di donne che citano in giudizio la Pfizer per tumori cerebrali causati dal Depo-Provera, che spesso provocano effetti devastanti e lasciano deturpazioni permanenti. Negli Stati Uniti, un contenzioso multidistrettuale (MDL) sui tumori cerebrali da Depo-Provera conta attualmente 1.752 casi pendenti.
Le donne stanno soffrendo di perdita della vista, occhi sporgenti, epilessia, mal di testa e altri danni a seguito dell’uso prolungato di un’iniezione contraccettiva sui cui effetti collaterali, a loro dire, non sono mai state adeguatamente informate.
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«Non si può immettere sul mercato un dispositivo medico equivalente a una bomba atomica, apporre un’avvertenza e pensare di farla franca», ha dichiarato a SkyNews Patrick McGuire dello studio legale Thompsons Solicitors, che rappresenta le donne scozzesi nella causa.
«La questione è molto più complessa. Il prodotto non era sicuro. Gli avvertimenti non erano chiari. E le donne hanno subito lesioni gravissime. Hanno diritto a un risarcimento», ha affermato. L’avvocato ha dichiarato alla testata locale Edinburgh Live che il caso a livello nazionale è uno di quelli a più rapida crescita che abbia mai visto.
Il Daily Record è stato il primo a riportare che uno studio pubblicato sul British Medical Journal nel 2024 ha rilevato che l’uso prolungato di Depo-Provera causa un aumento del rischio di sviluppare meningiomi cerebrali.
«Dalla pubblicazione dell’inchiesta del Daily Record, abbiamo avuto migliaia di interazioni sulle piattaforme social di Thompsons Scotland e centinaia di richieste telefoniche. Questo ha portato all’avvio di 40 procedimenti, ma tale numero aumenterà senza dubbio, dato che il mio team sta valutando molti altri casi», ha dichiarato McGuire.
«Siamo ancora nelle fasi iniziali di questa class action, ma è evidente che il Depo-Provera è implicato in terribili effetti collaterali sulla salute di molte donne in tutta la Scozia. Si tratta di una delle azioni legali in più rapida crescita che abbia mai visto».
Una delle persone colpite, Kirsty Moore, che si sottoponeva al vaccino da oltre 20 anni, ha scoperto di avere un tumore nel 2021 dopo aver sofferto di mal di testa e gonfiore all’occhio destro. Da allora si è sottoposta a quattro interventi chirurgici per rimuovere il meningioma, che si sta sviluppando sul nervo ottico.
Tuttavia, il tumore ha continuato a crescere dopo questi interventi chirurgici. Moore sta ora tentando un ciclo di radioterapia «estenuante» della durata di sei settimane per cercare di arrestarne la crescita.
«È sconvolgente e non dubito che molte altre donne si faranno avanti col passare del tempo. Spero che questi numeri incoraggino le autorità a vietare il vaccino in Scozia», ha dichiarato a Edinburgh Live.
Un’altra donna scozzese, Lindsay Tinney, una madre di quattro figli di 50 anni, è rimasta epilettica a causa di un tumore dopo un intervento chirurgico al cervello durato 10 ore per rimuovere il meningioma, che al momento della scoperta aveva le dimensioni di una pallina da tennis. Ha assunto Depo-Provera per sette anni.
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Le cause intentate contro la Pfizer lamentano che il colosso farmaceutico non abbia avvertito gli utilizzatori di Depo-Provera del rischio di meningiomi in seguito a un uso prolungato. Negli ultimi decenni, l’azienda farmaceutica è stata oggetto di numerose cause legali di rilievo, tra cui una intentata in Texas nel 2023 per aver presumibilmente fornito informazioni fuorvianti sull’efficacia dei suoi vaccini contro il COVID-19 e per aver tentato di soffocare le critiche pubbliche al farmaco sperimentale.
In passato l’attuale segretario della Sanità americana Robert F. Kennedy jr. si è riferito a Pfizer, insieme ad altri produttori di vaccini, come a «criminali seriali condannati». Nel gennaio 2020, è stata intentata una class action «che accusava Pfizer di aver nascosto il fatto che Zantac contiene una sostanza cancerogena», come riportato da Becker’s Hospital Review.
Nel 2009, la Pfizer ha pagato 2,3 miliardi di dollari, «il più grande risarcimento per frode sanitaria nella storia del dipartimento di Giustizia», secondo il dipartimento stesso, per aver promosso illegalmente farmaci per usi non autorizzati o a dosaggi non approvati.
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