Economia
Scioperi di massa nell’industria tedesca
Il sindacato tedesco IG Metall ha lanciato martedì degli scioperi nelle industrie metalmeccaniche ed elettriche della nazione nel tentativo di ottenere salari più alti, hanno riferito i media tedeschi. L’azione arriva in un momento di crescente preoccupazione per la salute della più grande economia manifatturiera dell’UE.
Secondo la testata Bild, i dipendenti hanno iniziato ad abbandonare il lavoro durante il turno di notte, anche nello stabilimento Volkswagen di Osnabrück, dove i lavoratori temono che la fabbrica possa essere chiusa.
Altrove, circa 200 dipendenti del produttore di batterie Clarios hanno scioperato ad Hannover, nella Bassa Sassonia, portando torce e bandiere sindacali, ha scritto il giornale.
Nel frattempo, a Hildesheim, nella Bassa Sassonia, circa 400 dipendenti, tra cui quelli di Jensen GmbH, KSM Castings Group, Robert Bosch, Waggonbau Graaff e ZF CV Systems Hannover, avrebbero interrotto le attività.
🇩🇪の大手労働組合がストライキを開始
🇩🇪最大の労働組合の一つであるIGメタルは、政府への警告として、金属・電気産業で一夜にして全国規模のストライキを開始した。IGメタルによると、250人の労働者がオスナブリュックにあるVW工場の前で抗議した pic.twitter.com/2oD9G48QOx
— Miki (@AmbraBeni) October 29, 2024
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Si prevedono proteste anche negli stabilimenti BMW e Audi in Baviera. Il lavoro verrà interrotto in tutta la nazione nel corso della giornata, ha scritto il tabloid germanico.
«Il fatto che le linee di produzione siano ora ferme e gli uffici vuoti è responsabilità dei datori di lavoro», ha affermato il negoziatore e direttore distrettuale di IG Metall Thorsten Groger, citato dall’emittente statale Deutsche Welle.
IG Metall chiede un aumento salariale del 7% rispetto all’aumento del 3,6% in un periodo di 27 mesi offerto dalle associazioni dei datori di lavoro, a causa dell’inflazione alle stelle. Le aziende definiscono tali richieste irrealistiche.
Gli scioperi di massa arrivano mentre la Volkswagen ha annunciato lunedì che avrebbe chiuso «almeno» tre dei suoi dieci stabilimenti in Germania, licenziato decine di migliaia di dipendenti e ridimensionato gli stabilimenti rimanenti nel paese. Le misure fanno parte di una spinta al taglio dei costi, ha affermato in precedenza il conglomerato. Oliver Blume, amministratore delegato del Gruppo VW, ha citato un «ambiente economico difficile» e «una competitività in calo dell’economia tedesca» come fattori alla base della decisione.
L’Associazione tedesca dell’industria automobilistica ha lanciato l’allarme lo scorso anno: il Paese sta «perdendo drasticamente la sua competitività internazionale» a causa dell’impennata dei costi energetici.
Un recente sondaggio dell’associazione dell’industria automobilistica VDA ha ipotizzato che la riorganizzazione dell’industria automobilistica tedesca potrebbe comportare la perdita di 186.000 posti di lavoro entro il 2035, circa un quarto dei quali si sono già verificati.
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Immagine screenshot da Twitter
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Economia
Stabilimento automobilistico della Volkswagen verrà convertito per la produzione di armi israeliane
Il colosso automobilistico tedesco Volkswagen ha raggiunto un’intesa per la cessione di uno dei suoi impianti e per la sua riconversione in un polo di produzione militare, con il produttore israeliano di armi Rafael Advanced Defense Systems destinato a diventare il primo importante partner industriale.
Una valutazione dell’accordo era sta stata annunciato mesi fa. Lunedì Volkswagen ha comunicato di aver definito con lo Stato della Bassa Sassonia e la società di investimento israeliana Aurelius Capital i termini principali per la vendita dello stabilimento di Osnabrück. In base all’accordo, Aurelius diventerebbe l’azionista di maggioranza, mentre la Bassa Sassonia acquisirebbe una partecipazione nello stabilimento.
L’impianto sarebbe quindi stato convertito progressivamente dalla produzione di automobili in quello che Volkswagen ha definito un «centro di competenza per soluzioni di sicurezza e difesa». Il primo grande progetto avrebbe previsto la collaborazione con Rafael per la produzione di sistemi e componenti di difesa aerea destinati alla Germania e ad altri clienti europei.
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Rafael è l’azienda statale israeliana del settore della difesa che ha sviluppato il sistema missilistico Iron Dome. Lo stabilimento di Osnabrück dovrebbe realizzare componenti, tra cui veicoli militari, lanciatori e generatori impiegati dal sistema, sebbene i missili intercettori Tamir non vengano prodotti in loco, secondo quanto riportato dai media israeliani.
Per significativa coincidenza storica, anche il sito di Osnabrück vanta una storia di produzione militare che risale alla Germania nazista. In origine la fabbrica apparteneva alla carrozzeria Karmann, che realizzava componenti per aerei destinati allo sforzo bellico tedesco e che impiegò manodopera forzata durante la Seconda guerra mondiale.
Volkswagen ha rilevato le attività di Karmann a Osnabrück dopo il fallimento dell’azienda nel 2009 e nel 2024 ha deciso di cessare la produzione di veicoli entro l’estate del 2027. Il nuovo accordo dovrebbe garantire l’occupazione a oltre 1.200 lavoratori, mentre l’amministratore delegato del Gruppo Volkswagen, Oliver Blume, ha affermato che l’intesa aprirà un «nuovo futuro industriale» per il sito.
Nel frattempo il ministro-presidente della Bassa Sassonia, Olaf Lies, ha collegato il cambiamento al più ampio rafforzamento militare della Germania, sostenendo che si è verificato un «cambiamento fondamentale nella nostra situazione di sicurezza e nel nostro bisogno di protezione».
L’accordo avrebbe incontrato la resistenza del fondo sovrano del Qatar, uno dei maggiori azionisti di Volkswagen. La struttura finale prevede che Rafael non detenga la proprietà dello stabilimento, che verrà invece acquisito da Aurelius e dalla Bassa Sassonia.
La riconversione avviene dentro alla «situazione critica» (parole dell’assoindustria tedesca) dell’economia germanica, e nello specifico mentre la stessa Volkswagen sta affrontando una delle più vaste ristrutturazioni della sua storia.
Come riportato da Renovatio 21, negli scorsi giorno l’azienda ha confermato i piani per eliminare fino a 100.000 posti di lavoro in tutto il mondo entro il 2030, a causa della debole domanda europea, degli elevati costi energetici legati alla perdita delle forniture russe a basso costo, dei dazi statunitensi e della crescente concorrenza dei produttori cinesi come BYD, Great Wall, Xpeng, Leapmotor, etc.
Anche altre case automobilistiche europee, tra cui Mercedes-Benz, hanno mostrato un interesse crescente per il settore della difesa. Questa conversione si inserisce in un più ampio rafforzamento militare in tutta l’UE, il piano ReArm lanciato dall’ex ministro della Difesa germanico, ora presidente della Commissione UE, Ursula Von der Leyen.
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Come riportato da Renovatio 21, in settimana è emerso che un progetto della Commissione Europea per un’«Unione del risparmio e degli investimenti», discusso nel 2025 e sostenuto personalmente dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, ma non attuato all’epoca, sembra ora essere stato ripreso per rendere disponibili fondi aggiuntivi destinati a progetti di riarmo.
L’idea pare essere quella di attingere ai risparmi dei cittadini europei per un totale di circa 10.000 miliardi di euro – 3.400 miliardi dei quali nella sola Germania – inizialmente su base volontaria, per poi passare all’adesione obbligatoria.
Nell’ambito del riarmo totale europeo, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha avviato iniziative dedicate alla difesa nello spazio, qualificando l’iniziativa come «storica». Una delibera adottata dai suoi 23 Paesi membri riconosce che l’ente possiede le competenze necessarie per elaborare tecnologie spaziali «a fini di sicurezza e difesa». Di qui l’intenzione di creare un vero scudo spaziale contro la Russia.
Papa Leone XIV ha condannato l’aumento delle spese militari europee, avvertendo a maggio che il riarmo tradisce la diplomazia e alimenta le tensioni in un mondo già «devastato dalle guerre».
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha definito la nuova UE armata come «delirante» e «guerrafondaia», nonché prodromica al Nuovo Ordine Mondiale.
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Immagine di Kārlis Dambrāns via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0
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