Spirito
«Poverello» Francesco: il santo più travisato della storia
Povero Francesco, piegato in ogni direzione a interessi di parte, meno che a quelli cattolici. Ma se i goffi tentativi di farne un’icona laica da parte dei nemici esterni facevano sorridere, ora che al deismo degli illuministi si è sostituito l’ecumenismo dei modernisti, la faccenda è leggermente più urticante. Alla sfrontatezza si è infatti sostituita la doppiezza, e alla guerra aperta il subdolo raggiro.
Non poteva essere da meno questo ottavo centenario. Senza nemmeno citare i luoghi comuni ripetuti ad nauseam in lungo e in largo, con inflazione della parola «dialogo», ci limitiamo a richiamare pochi elementi di chiarezza su quegli aspetti dove oggi il Santo di Assisi soffre le maggiori liquefazioni, ricevendo un ritratto da rammollito dialogatore ecumenista e banditore di una pace atea.
1) Cattolico senza «se» e senza «ma»: «In tutto e sopra tutto egli stimava doversi osservare, venerare e seguire la fede della santa Chiesa romana, nella quale soltanto si trova la salvezza» (1). La cattolicità era semplicemente l’essenza stessa dell’appartenenza al suo Ordine: «Tutti i frati siano cattolici, vivano e parlino cattolicamente. Se qualcuno poi a parole o a fatti si allontanerà dalla fede e dalla vita cattolica e non se ne sarà emendato, sia espulso totalmente dalla nostra fraternità» (2).
2) E quanto a quelli che oggi si suole chiamare con spirito equivoco semina verbi – i frammenti di verità presenti nel paganesimo – Francesco era chiarissimo: «Quanto vi può essere di bene, non va riferito ai pagani, né agli altri uomini, ma a Dio solo, di cui è ogni bene» (3). Si tratta del noto principio sintetizzato nella formula: Omne verum, a quocumque dicatur, a Spiritu Sancto est (Ogni verità, da chiunque sia detta, proviene dallo Spirito Santo) (4). Ma com’è ovvio il fatto che un orologio rotto segni l’ora giusta due volte al giorno non è dovuto al buon funzionamento dell’orologio…
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3) Quanto ai membri dell’ordine corrotti dall’eresia o dallo scisma, il Serafico (ma per niente buonista), dichiarava: «Me ne andrò a raccomandarli alla santa romana Chiesa, per modo che dalla sua verga potente siano castigati i malevoli, e i figli di Dio godano dovunque della pienezza della libertà per l’accrescimento della beatitudine eterna. Riconosceranno allora i figli i dolci benefizi della madre, e ne seguiranno sempre con speciale devozione le orme venerande. Sotto la sua protezione non vi sarà nell’Ordine cattivo incontro, e il figlio di Belial non potrà passare impunemente per la vigna del Signore».( 5)
4) Di analoga efficacia il «dialogo» che proponeva a tutti gli increduli riguardo a Cristo incarnato e sacramentato: «Tutti coloro che videro il Signore Gesù secondo l’umanità, ma non videro né credettero, secondo lo spirito e la divinità, che egli è il vero Figlio di Dio, sono dannati. E così ora tutti quelli che vedono il sacramento, che viene santificato per mezzo delle parole del Signore sopra l’altare nelle mani del sacerdote, sotto le specie del pane e del vino, e non vedono e non credono, secondo lo spirito e la divinità, che è veramente il santissimo corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, sono dannati» (6).
5) Infine, l’episodio forse più dirompente, soprattutto di questi tempi: l’incontro con il sultano d’Egitto Malik al-Kamil a Damietta, nel settembre 1219 (durante la Quinta Crociata, che san Francesco evidentemente non contestava), riportato nella celebre Legenda Maior sulla base della testimonianza di frate Illuminato, testimone oculare dei fatti: «E predicò al Soldano il Dio uno e trino e il Salvatore di tutti, Gesù Cristo, con tanto coraggio, con tanta forza e tanto fervore di spirito, da far vedere luminosamente che si stava realizzando con piena verità la promessa del Vangelo: Io vi darò un linguaggio e una sapienza a cui nessuno dei vostri avversari potrà resistere o contraddire. Anche il Soldano, infatti, vedendo l’ammirevole fervore di spirito e la virtù dell’uomo di Dio, lo ascoltò volentieri e lo pregava vivamente di restare presso di lui. Ma il servo di Cristo, illuminato da un oracolo del cielo, gli disse: “Se, tu col tuo popolo, vuoi convertirti a Cristo, io resterò molto volentieri con voi. Se, invece, esiti ad abbandonare la legge di Maometto per la fede di Cristo, dà ordine di accendere un fuoco il più grande possibile: io, con i tuoi sacerdoti, entrerò nel fuoco e così, almeno, potrai conoscere quale fede, a ragion veduta, si deve ritenere più certa e più santa”. Ma il Soldano, a lui: “Non credo che qualcuno dei miei sacerdoti abbia voglia di esporsi al fuoco o di affrontare la tortura per difendere la sua fede” (egli si era visto, infatti, scomparire immediatamente sotto gli occhi, uno dei suoi sacerdoti, famoso e d’età avanzata, appena udite le parole della sfida). E il Santo a lui: “Se mi vuoi promettere, a nome tuo e a nome del tuo popolo, che passerete alla religione di Cristo, qualora io esca illeso dal fuoco, entrerò nel fuoco da solo. Se verrò bruciato, ciò venga imputato ai miei peccati; se, invece, la potenza divina mi farà uscire sano e salvo, riconoscerete Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio, come il vero Dio e signore, salvatore di tutti”. Ma il Soldano gli rispose che non osava accettare questa sfida, per timore di una sedizione popolare» (7).
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Riflettano, perciò, quanti hanno simpatia per san Francesco senza conoscerlo, o peggio ancora ne diffondono un ritratto deformato pur conoscendolo: «Oh, quanto male fanno e quanto vanno lungi dalla cognizione dell’Assisiate coloro che, per servire alle loro fantasie ed errori, s’immaginano, (cosa incredibile!) un Francesco intollerante della disciplina della Chiesa, noncurante degli stessi dogmi della Fede, precursore anzi e banditore di quella molteplice e falsa libertà, che si cominciò ad esaltare sul principio dell’età moderna, e tanto disturbo recò alla Chiesa ed alla società civile. (…) Non cessiamo perciò dal meravigliarci come una tale ammirazione per San Francesco, così dimezzato e anzi contraffatto, possa giovare ai suoi moderni amatori, i quali agognano alle ricchezze e alle delizie, o azzimati e profumati frequentano le piazze, le danze e gli spettacoli o si avvolgono nel fango delle voluttà, o ignorano o rigettano le leggi di Cristo e della Chiesa. Molto a proposito cade qui quell’ammonimento: “A chi piace il merito del Santo, deve altresì piacere l’ossequio e il culto a Dio. Perciò, imiti quel che loda, o non lodi quel che non vuole imitare. Chi ammira i meriti dei Santi, deve egli stesso segnalarsi nella santità della vita” (Brev. Rom. d. 7 Nov., lect. IV.)» (8).
Vincenzo Gubitosi
NOTE
1) Tommaso da Celano, Vita Prima del beato Francesco, I, § 22.
2) Regola Prima, XIX, 51.
3) Tommaso da Celano, Vita Seconda del beato Francesco, I, § 29.
4) Tommaso d’Aquino, Summa Theologiæ, I-II, q. 109, a. 1, ad 1.
5) Tommaso da Celano, Vita Seconda del beato Francesco, I, § 16.
6) Ammonizioni ai frati, I.
7) Bonaventura da Bagnoregio, Legenda Maior, IX, 8.
8) Pio XI, Enciclica Rite expiatis (nel settimo centenario dalla morte di san Francesco).
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Immagine: Francesco Pesellino (1422–1457), San Francesco d’Assisi riceve le stimmate (circa 1440-1445), Louvre, Parigi.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Sacerdoti aderiscono alla FSSPX: il vescovo revoca le facoltà
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Spirito
Suor Maria Michele, prima suora della FSSPX: 50 anni di professione
Mezzo secolo fa, la sezione femminile fondata dall’arcivescovo Lefebvre accolse la sua prima suora professa. Il 29 settembre 2026, suor Mary Michael ha celebrato in Australia un giubileo che la lega direttamente alle origini dell’opera. Nata Janine Ward, fu infatti la prima postulante delle Suore della Fraternità, prima di pronunciare i voti nel 1976.
Il 29 settembre 2026, festa di San Michele Arcangelo, Suor Maria Michele ha celebrato il cinquantesimo anniversario della sua prima professione religiosa presso il Priorato della Santa Croce a Goulburn, nel Nuovo Galles del Sud, in Australia. Il Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, Padre Davide Pagliarani, ha celebrato una solenne Messa in presenza di numerose suore e 24 sacerdoti del Distretto d’Australia.
Nella sua omelia, il Superiore Generale ha presentato la Beata Vergine Maria come modello di abnegazione e perseveranza. Ha ringraziato Suor Mary Michael per l’esempio che a sua volta offre a tutte le consorelle della Fraternità e ha esortato le suore a meditare costantemente, seguendo l’esempio della Madonna, sulle parole, le opere e l’intera vita del suo divino Figlio.
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«Vostra Eccellenza, posso entrare nel convento delle vostre suore?»
Nei primi anni Settanta, Janine Ward, una giovane donna australiana di Melbourne, desiderava dedicarsi a Dio. Rivolse quindi una richiesta piuttosto insolita all’arcivescovo Marcel Lefebvre: «Eccellenza, potrei entrare a far parte delle vostre Suore?».
La difficoltà era che non c’erano ancora suore. «Esisteva già nella mia mente», avrebbe poi affermato l’arcivescovo Lefebvre a proposito di questa futura congregazione. Esisteva già in embrione negli statuti della Fraternità Sacerdotale, che prevedevano l’affiliazione delle suore quando la Provvidenza le avesse chiamate. Nell’ottobre del 1972, il fondatore annunciò quindi ai suoi amici e benefattori la sua «speranza di fondare presto un noviziato della Fraternità delle Suore Ausiliarie del Sacerdozio».
La richiesta di Janine Ward avrebbe contribuito a portare a compimento questo progetto. Nell’autunno del 1973, le prime due postulanti furono affidate a Madre Marie-Gabriel, sorella dell’arcivescovo Lefebvre e suora missionaria dello Spirito Santo. Aveva accettato, non senza esitazione, di aiutare il fratello a formare la nuova comunità religiosa.
Il 2 ottobre 1973, Janine Ward arrivò a Écône dopo aver attraversato il mondo dall’Australia. Fu la prima postulante. Quattro giorni dopo, una giovane donna americana la raggiunse. Insieme a Madre Marie-Gabriel, sorella dell’arcivescovo Lefebvre, queste due giovani donne formarono, secondo le parole di quest’ultima, il ramo femminile della Fraternità Sacerdotale San Pio X.
Su richiesta dell’arcivescovo Lefebvre, i due postulanti furono accolti dalle suore domenicane dello Spirito Santo. Prima ancora di poter iniziare la loro formazione religiosa vera e propria, dovettero imparare il francese.
L’anno seguente, altre quattro giovani donne, provenienti dagli Stati Uniti, dalla Spagna e dalla Francia, entrarono a far parte del convento di Écône. Il 22 settembre 1974, Janine Ward ricevette l’abito religioso e divenne Suor Maria Michele.
Il giorno seguente, il piccolo noviziato lasciò Écône per Albano, vicino a Roma. Questa casa, destinata in seguito ad ospitare seminaristi, avrebbe accolto i primi passi delle suore per tre anni. Il loro arrivo iniziò in modo significativo con un pellegrinaggio a Roma. Presso le tombe di San Pietro e San Pio X, sotto la protezione della Madonna della Compassione, le prime suore si recarono per implorare la benedizione di Dio sulla loro opera e per dimostrare la loro devozione alla Sede di Pietro.
Fu ad Albano che, due anni dopo, il 29 settembre 1976, Suor Maria Michele pronunciò i suoi primi voti di povertà, castità e obbedienza. Divenne così la prima suora professa della Società di San Pio X.
È proprio questo impegno, preso cinquant’anni fa, che ha appena commemorato nel suo Paese natale.
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«Offrirsi con la Vittima divina»
L’arcivescovo Lefebvre desiderava dare alle suore una vocazione propria, intimamente legata al sacrificio della Messa e al sacerdozio.
Nelle prime bozze del loro statuto, egli ne riassunse lo spirito con queste parole: «come la Madre di Gesù partecipò, attraverso la sua Compassione, all’opera sacerdotale di Gesù che morì sulla croce per la redenzione delle anime, così le Suore della Società di San Pio X avranno una devozione speciale al sacrificio della Messa e alla Vittima Eucaristica».
Il loro scopo primario è dunque quello di «offrirsi con la Divina Vittima a immagine e seguendo l’esempio della Madonna della Compassione». L’arcivescovo Lefebvre ha sottolineato questo punto: «Il fine spirituale è quello principale, è ciò che conta; il resto è solo un mezzo».
Oltre alla vita interiore, le Suore hanno una missione apostolica: «facilitare e completare l’apostolato sacerdotale». Assistono quindi i sacerdoti attraverso compiti spesso discreti nei priorati, nei seminari e nelle case della Fraternità, ma anche attraverso l’insegnamento, il catechismo e diverse opere di carità.
Questa unione di contemplazione e azione è al centro del pensiero del fondatore. L’adorazione eucaristica, in particolare, deve occupare un posto speciale nella loro vita religiosa. «Conto molto», scrisse loro, «sulla vostra ora di adorazione per la santificazione della Fraternità».
Dopo gli inizi ad Albano, il noviziato fu istituito nel 1978 a Saint-Michel-en-Brenne, in Francia. Successivamente, altri noviziati furono aperti negli Stati Uniti, in Argentina e in Germania, mentre le comunità di suore si diffusero nelle varie opere della Fraternità in tutto il mondo.
Cinquant’anni dopo i primi voti di Suor Maria Michele, l’opera, nata nella grande semplicità, si è diffusa ampiamente. Nell’aprile del 2026, le Suore della Fraternità contavano 226 suore professe e 20 novizie, presenti in molti Paesi.
Uno sviluppo che le due giovani postulanti riunite attorno a Madre Marie-Gabriel nell’autunno del 1973 difficilmente avrebbero potuto prevedere!


avec Mère Marie Gabriel, et Sr. Marie Agnès


à la droite de Mgr Lefebvre Sr. Marie Michel, Abbé Hogan sur la gauche en fond

Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine da FSSPX.News
Spirito
Il fondatore dell’Istituto del Verbo Incarnato avrebbe abusato dei seminaristi
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