Spirito
Mons. Viganò: lo scandalo delle Messe proibite a San Pietro
Renovatio 21 riprende da Duc in Altum questo scritto dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò.
Exivit de templo
A proposito della scandalosa proibizione delle Ss. Messe private nella Basilica di San Pietro in Vaticano
Jesus autem abscondit se, et exivit de templo.
Gv 8, 59
Il 12 marzo scorso, con una ordinanza senza firma, senza numero di protocollo e senza destinatario, la Prima Sezione della Segreteria di Stato ha vietato la celebrazione delle Messe private nella Basilica di San Pietro in Vaticano, a decorrere dalla Prima Domenica di Passione.
La dottrina cattolica ci insegna quale sia il valore della Santa Messa, quale la gloria resa alla Santissima Trinità, quale la potenza del Santo Sacrificio per i vivi e per i defunti
Nei giorni successivi i Cardinali Raymond L. Burke, Gerhard L. Müller, Walter Brandmüller, Robert Sarah e Giuseppe Zen hanno espresso il proprio motivato sconcerto per questa decisione, che per la forma irrituale nella quale è stata redatta lascia intuire un ordine esplicito di Jorge Mario Bergoglio.
La dottrina cattolica ci insegna quale sia il valore della Santa Messa, quale la gloria resa alla Santissima Trinità, quale la potenza del Santo Sacrificio per i vivi e per i defunti.
Sappiamo parimenti che il valore e l’efficacia della Santa Messa non dipendono dal numero dei fedeli che vi assistono né dalla dignità del celebrante, ma dalla reiterazione in forma incruenta dello stesso Sacrificio della Croce per opera del sacerdote celebrante, il quale agisce in persona Christi e a nome di tutta la Santa Chiesa: suscipiat Dominus sacrificium de manibus tuis, ad laudem et gloriam nominis sui; ad utilitatem quoque nostram totiusque Ecclesiae suae sanctae.
Il valore e l’efficacia della Santa Messa non dipendono dal numero dei fedeli che vi assistono né dalla dignità del celebrante, ma dalla reiterazione in forma incruenta dello stesso Sacrificio della Croce per opera del sacerdote celebrante, il quale agisce in persona Christi
La scandalosa decisione di un anonimo funzionario della Segreteria di Stato, facilmente identificabile nell’innominabile monsignor Edgar Peña Parra, rappresenta purtroppo una esplicitazione della prassi delle Diocesi di tutto il mondo: sono sessant’anni che le deviazioni dottrinali introdotte dal Vaticano II insinuano che la Messa senza popolo non abbia valore, o che ne abbia meno rispetto ad una concelebrazione o ad una Messa alla quale assistono i fedeli.
Le norme liturgiche postconciliari vietano l’erezione di più altari nella stessa chiesa e prescrivono che durante la celebrazione di una Messa all’altare maggiore non si debbano celebrare altre Messe negli altari laterali.
Lo stesso Missale Romanum montiniano prevede addirittura un rito specifico per la Missa sine populo, nel quale sono omessi i saluti – ad esempio il Dominus vobiscum o l’Orate, fratres – come se, oltre ai presenti, non assistessero al Sacrificio Eucaristico anche la Corte celeste e le anime purganti.
Quando un sacerdote si presenta in qualsiasi sacristia dell’orbe chiedendo di poter celebrare la Messa – non dico nel rito tridentino, ma anche in quello riformato – si sente rispondere invariabilmente che può unirsi alla concelebrazione già prevista, e in ogni caso è guardato con sospetto se chiede di poter celebrare senza avere al seguito qualche fedele. Inutile obiettare che la Messa privata è un diritto di ogni sacerdote: la mens conciliare sa andare ben oltre la lettera della legge per applicare con tetragona coerenza lo spirito del Vaticano II manifestandone la vera natura.
La Messa riformata è stata modificata per attenuare, tacere o negare esplicitamente quei dogmi cattolici che costituiscono un ostacolo al dialogo ecumenico
D’altra parte, la Messa riformata è stata modificata per attenuare, tacere o negare esplicitamente quei dogmi cattolici che costituiscono un ostacolo al dialogo ecumenico: parlare dei quattro fini della Messa è considerato scandaloso, perché questa dottrina disturba quanti negano il valore latreutico, propiziatorio, di azione di grazie e impetratorio del Santo Sacrificio, definiti dal Concilio di Trento.
Per i Modernisti non vi è nulla di più detestabile della celebrazione contemporanea di più Messe, così come è intollerabile la celebrazione coram Sanctissimo (cioè davanti al tabernacolo posto sopra l’altare). La Santa Messa, per costoro, è una cena, una festa conviviale, e non un sacrificio: per questo l’altare è sostituito da una tavola e il tabernacolo non è più presente sopra l’altare, spostato in «un luogo più consono per la preghiera e il raccoglimento»; per questo il celebrante è rivolto al popolo e non a Dio.
L’ordinanza della Segreteria di Stato, al di là dello sgarbo nei riguardi dei Canonici della Basilica e dell’ipocrita escamotage dell’assenza di firma e protocollo, rappresenta solo l’ultima conferma di un dato di fatto che evidentemente non vuole essere né ammesso né contrastato da quanti, pur con buone intenzioni, si ostinano a considerare i singoli atti senza volerli inquadrare nel contesto più vasto del cosiddetto postconcilio, alla luce del quale anche i più insignificanti cambiamenti acquistano una coerenza inquietante e dimostrano la valenza eversiva del Vaticano II.
Per i Modernisti non vi è nulla di più detestabile della celebrazione contemporanea di più Messe, così come è intollerabile la celebrazione coram Sanctissimo (cioè davanti al tabernacolo posto sopra l’altare)
Il quale, è ben vero, ribadisce a parole il valore della Messa privata – come ricorda Sua Eminenza Burke nel suo recente intervento – ma di fatto l’ha resa appannaggio di qualche «nostalgico» destinato all’estinzione o di gruppi di fedeli eccentrici
La sufficienza con cui i liturgisti pontificano su questi temi è indicativa di un’insofferenza per tutto ciò che di Cattolico sopravvive nel martoriato corpo ecclesiale. Sempre in coerenza con questa impostazione, Bergoglio può impunemente negare a Maria Santissima il titolo di Mediatrice e Corredentrice, con il solo intento di compiacere i Luterani, secondo cui i «papisti» idolatrano una donna e negano che Gesù Cristo sia l’unico Mediatore.
Proibire oggi le Messe private a San Pietro legittima gli abusi delle altre Basiliche e chiese dell’orbe, dove questo divieto vigeva già da decenni pur senza esser mai stato formulato esplicitamente. Ed è ancor più significativo che questo abuso sia imposto con un atto apparentemente ufficiale, nel quale l’autorità della Segreteria di Stato dovrebbe mettere a tacere, per timore reverenziale, quanti vorrebbero rimanere Cattolici nonostante gli sforzi di senso contrario dell’attuale Gerarchia. Ma chi già prima di Benedetto XVI voleva celebrare la Santa Messa a San Pietro non aveva vita facile, ed era scacciato dal tempio, al pari di uno scomunicato vitandus, se solo osava celebrare il Novus Ordo in latino; non parliamo poi del rito tridentino.
Bergoglio può impunemente negare a Maria Santissima il titolo di Mediatrice e Corredentrice, con il solo intento di compiacere i Luterani, secondo cui i «papisti» idolatrano una donna e negano che Gesù Cristo sia l’unico Mediatore
Certo, per i neomodernisti si possono proibire le Messe private e si cercherà anche di abrogare il Motu proprio Summorum Pontificum perché – come ha di recente ammesso «Max Beans», uno dei più zelanti cortigiani di Santa Marta – la liturgia tridentina presuppone una dottrina che è intrinsecamente opposta alla teologia conciliare. Ma se siamo giunti allo scandalo della proibizione delle Messe private in San Pietro, lo dobbiamo anche al modus operandi dei Novatori, i quali procedono per gradi applicando in campo liturgico, dottrinale e morale i principi della «finestra di Overton».
Riconosciamolo: questi ammiccamenti indecorosi a eretici e scismatici rispondono ad una strategia rivolta alle sette acattoliche che trova il proprio completamento nella più ampia strategia rivolta alle religioni non cristiane e alle ideologie neopagane oggi imperanti. Solo così si comprende questa deliberata volontà di assecondare i nemici di Cristo, per piacere al mondo e al suo principe.
In quest’ottica vanno lette le proiezioni di animali sulla facciata della Basilica Vaticana; l’ingresso dell’idolo della pachamama portato a spalle da Vescovi e chierici; l’offerta dedicata alla Madre Terra posta sull’altare della Confessione durante una Messa presieduta da Bergoglio; la diserzione dell’altare papale da parte di colui che rifiuta il titolo di Vicario di Cristo; la soppressione delle celebrazioni con il pretesto della pandemia e la loro sostituzione con cerimonie che ricordano il culto della personalità dei regimi comunisti; la piazza completamente immersa nelle tenebre per allinearsi ai nuovi riti dell’ecologismo globalista.
Questi ammiccamenti indecorosi a eretici e scismatici rispondono ad una strategia rivolta alle sette acattoliche che trova il proprio completamento nella più ampia strategia rivolta alle religioni non cristiane e alle ideologie neopagane oggi imperanti
Questo moderno vitello d’oro attende il ritorno di un Mosé che scenda dal Sinai e restauri nella vera Fede i Cattolici dopo aver scacciato i nuovi idolatri, seguaci dell’Aronne di Santa Marta. E non si osi parlare di misericordia o di amore: niente è più distante dalla Carità dell’atteggiamento di chi, rappresentando l’autorità di Dio in terra, ne abusa per confermare nell’errore le anime che Cristo gli ha affidato con l’ordine di pascerle. Il pastore che lascia aperto l’ovile e incita le pecore a uscirne mandandole nelle fauci dei lupi rapaci è un mercenario e un alleato del Maligno, e ne dovrà render conto al Pastore Supremo.
Dinanzi a questo ennesimo scandalo, possiamo constatare con sgomento il silenzio pavido e complice dei prelati: dove sono gli altri Cardinali, dov’è l’Arciprete emerito della Basilica, dov’è il cardinale Re, che come me ha celebrato per anni, quotidianamente, la sua Messa privata in San Pietro? Perché ora tacciono di fronte a tanto sopruso?
Come avviene anche in ambito civile in occasione della pandemia e della violazione dei diritti naturali da parte dell’autorità temporale, così anche in ambito ecclesiastico la dittatura ha bisogno di sudditi senza nerbo e senza ideali per imporsi.
Dio non voglia che l’inferno in terra che va instaurandosi in nome del globalismo non sia che la conseguenza dell’ignavia e della pavidità, anzi del tradimento di tanti, troppi chierici e laici
In altri tempi la Basilica vaticana sarebbe stata presa d’assedio dai sacerdoti, prime vittime di questa odiosa tirannide che ha l’improntitudine di spacciarsi per democratica e sinodale.
Dio non voglia che l’inferno in terra che va instaurandosi in nome del globalismo non sia che la conseguenza dell’ignavia e della pavidità, anzi del tradimento di tanti, troppi chierici e laici.
La Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, sta avvicinandosi alla sua Passione, per compiere nelle proprie membra i patimenti del suo Capo.
La Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, sta avvicinandosi alla sua Passione, per compiere nelle proprie membra i patimenti del suo Capo
Siano questi giorni che ci separano dalla Resurrezione del nostro Redentore uno sprone alla preghiera, alla penitenza e al sacrificio, affinché possiamo unirci alla Beata Passione di Nostro Signore in spirito di espiazione e di riparazione, secondo la dottrina della Comunione dei Santi che ci permette, nel vincolo della vera Carità, di fare del bene ai nostri nemici e invocare da Dio la conversione dei peccatori: anche di quelli che la Provvidenza ci ha inflitto come Superiori temporali ed ecclesiastici.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
31 marzo 2021
Feria Quarta Hebdomadae Sanctae
Spirito
Papa Leone era alla manifestazione del 1983 contro i missili Pershing II in Italia
Nel 1983 un milione di italiani prese parte alla più grande manifestazione per la pace nella storia d’Italia
La protesta era diretta contro lo stazionamento dei missili americani Pershing II nella base aerea di Comiso, in Sicilia.
La foto della partecipazione del futuro pontefice, proveniente dall’archivio del fondatore del CIPAX (Centro interconfessionale per la pace) Gianni Novelli (1936-2023), già apparsa nei mesi scorsi, ha ripreso ora a circolare ed è apparsa in un articolo de quotidiano germanico Berliner Zeitung del 16 agosto.
Nella foto si riconosce nettamente il sacerdote agostiniano chicagoano Robert Prevost, salito al Soglio nel 2025 col nome di Leone XIV. All’epoca il Prevost studiava Diritto Canonico.
Un altro sacerdote presente nella foto è l’agostiniano Giuseppe Pagano, oggi Priore di Santo Spirito a Firenze. Un cartello nella foto recava lo slogan «Agostiniani per la pace».
I missili Pershing II, detti dal gergo giornalistico nazionale dell’epoca «euromissili», potevano raggiungere l’Unione Sovietica in cinque-otto minuti. In Germania erano stazionati 108 missili Pershing II, insieme a 368 missili da crociera a bassa quota.
«Una pace costruita sulle fondamenta di scenari di annientamento nucleare non è pace, ma un cessate il fuoco temporaneo. Abbiamo bisogno di una pace disarmata e che porti al disarmo», ha affermato Leone quest’anno in occasione della Giornata mondiale della pace, il 1° gennaio 2026.
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La manifestazione per il bando dei missili balistici europei e il disarmo atomico si tenne a Roma il 22 ottobre 1983, considerata la fase più calda della Guerra Fredda, portando in piazza la cifra, si dice, di un milione di persone tra cui movimenti pacifisti, sindacati, associazioni e delegazioni religiose.
Forse all’insaputa dei manifestanti e del futuro papa, proprio in quei giorni l’umanità arrrivò vicina al rischio della distruzione termonucleare. Tra il 2 e l’11 novembre la NATO infatti effettuò l’esercitazione Able Archer 83.
La manovra atlantica rappresentò il culmine dell’esercitazione annuale su più vasta scala denominata Autumn Forge ed è ricordata come uno dei momenti più rischiosi della guerra fredda, poiché la leadership dell’Unione Sovietica temette che i giochi di guerra fossero la copertura per un reale attacco nucleare preventivo.
Poche settimane prima il sangue freddo di un militare russo salvò il mondo dalla devastazione atomica: nella notte tra il 25 e il 26 settembre 1983, il tenente colonnello delle forze di difesa aerea sovietiche Stanislav Evgrafovič Petrov, evitò il peggio dal bunker segreto Serpuchov-15, dove lavorava al riconoscimento di incipienti minacce missilistiche.
Quella notte, il sistema satellitare di prima allerta sovietico (Oko) segnalò erroneamente il lancio di cinque missili balistici intercontinentali statunitensi diretti verso l’URSS. Il Petrov mantenne la calma e giudicò l’allarme un falso positivo, classificandolo come un malfunzionamento del computer anziché come un vero attacco. La sua decisione di non segnalare il falso allarme ai superiori impedì una rappresaglia nucleare immediata contro gli Stati Uniti.
Le indagini successive confermarono che i satelliti avevano scambiato il riflesso della luce solare sulle nuvole per la scia di missili in partenza. Nonostante l’iniziale rimprovero per non aver compilato correttamente i registri, la sua storia venne resa pubblica negli anni Novanta e Petrov ricevette numerosi premi internazionali per aver salvato il mondo dalla catastrofe nucleare.
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Immagine di Gianni Novelli
Spirito
Suore fingono di concelebrare la Messa mentre il sacerdote cambia la consacrazione
“Este es mi cuerpo , que será entregado por vosotras…” Así es la Plegaria inventada de la Misa femista con las monjas trinitarias en el altar simulando concelebrar. Suesa, Cantabria. pic.twitter.com/PF3XezbTgS
— InfoVaticana (@Infovaticana) August 20, 2026
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Occulto
A Cusco, la Pachamama precede Leone XIV
Pochi mesi prima della visita annunciata di Papa Leone XIV in Perù, un incontro organizzato a Cusco con la partecipazione di diversi prelati si aprì con un «pagamento alla terra», un rito pagano di offerta a Pachamama. Le immagini mostrano un vescovo e un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede che depongono personalmente foglie di coca.
Il 13 e 14 agosto 2026 si è tenuto a Cusco, in Perù, un incontro macroregionale dal titolo «Intrecciare voci per la dignità: per i diritti umani e il bene comune». L’incontro ha riunito rappresentanti della Conferenza episcopale peruviana, organizzazioni sociali, comunità indigene e diversi gruppi provenienti da varie regioni del Paese.
Tra i partecipanti figuravano il vescovo Lizardo Estrada Herrera, vescovo ausiliare di Cusco e segretario generale del Consiglio episcopale latinoamericano e caraibico (CELAM), il vescovo Miguel Ángel Cadenas, vescovo di Iquitos, e il vescovo Jordi Bertomeu, funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede e Pontificio Commissario nel caso Sodalicio, una società di vita apostolica di cui è incaricato dello scioglimento a seguito di scandali.
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Un’offerta a «Madre Terra»
Secondo i video resi pubblici e riportati da InfoVaticana, l’incontro non inizia con una preghiera cristiana o un’invocazione della Santissima Trinità, bensì con un rito mutuato dalla visione pagana andina.
Una donna spiega ai presenti che il mese di agosto è dedicato a «Madre Terra», presentata come amorevole, benevola e dispensatrice di sostentamento. Vengono quindi distribuite foglie di coca. I partecipanti sono invitati a meditare, a eseguire esercizi di respirazione e poi a soffiare sulle foglie prima di offrirle. Questo gesto è chiamato «pago a la tierra», «pagamento alla terra», legato al culto di Pachamama.
Le immagini visionate da diverse testate giornalistiche mostrano il vescovo Estrada e il vescovo Bertomeu mentre eseguono personalmente il rituale: ciascuno si avvicina con delle foglie di coca e le depone nel recipiente ardente preparato per l’offerta. Il commento orale che accompagna il rito parla di riportare le offerte al fuoco e di chiedere alla «Madre Fuoco» di ricevere i messaggi portati dai partecipanti e, a sua volta, di concedere loro la «saggezza».
È difficile ridurre la scena a una semplice rappresentazione folcloristica di un’usanza locale. Il gesto viene compiuto in un contesto esplicitamente religioso: la terra e il fuoco vengono invocati e ricevono offerte.
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Il precedente del 2019
La scena richiama inevitabilmente alla mente gli scandalosi eventi del Sinodo sull’Amazzonia dell’ottobre 2019. Statuette raffiguranti una donna incinta furono utilizzate durante una cerimonia svoltasi nei giardini vaticani, alla presenza di Papa Francesco, e successivamente esposte nella chiesa di Santa Maria in Traspontina e portate in diverse occasioni legate al Sinodo.
Il 21 ottobre, diverse di queste statue furono rimosse dalla chiesa e gettate nel Tevere da un uomo. Francesco si scusò quindi per la loro scomparsa e si riferì a esse come alle «statue di Pachamama», affermando che erano state presenti «senza intenti idolatrici».
La vicenda aveva suscitato forti reazioni; in particolare, il cardinale Robert Sarah denunciò l’infiltrazione del paganesimo nella Chiesa e si chiese: perché presentare Pachamama anziché la Madonna di Guadalupe, veramente venerata dai popoli cattolici dell’America Latina?
Sette anni dopo, le immagini provenienti da Cusco dimostrano che il problema sollevato nel 2019 è tutt’altro che scomparso.
Inculturazione o sincretismo?
La Chiesa non ha mai preteso che i popoli che evangelizza abbandonassero tutto ciò che appartiene alla loro cultura; è sempre stata capace di adottare e purificare costumi, lingue, forme artistiche e persino certi simboli naturali, purché potessero acquisire un significato conforme alla fede cattolica.
Una foglia di coca, ad esempio, non è ovviamente di per sé idolatrica; fa parte della vita quotidiana e della cultura di molte popolazioni andine da secoli. Ben diversa è la situazione quando un oggetto diventa lo strumento di un’offerta religiosa rivolta a una forza della natura considerata «Madre Terra», o quando il fuoco viene invocato come una «Nonna» capace di ricevere richieste e impartire saggezza.
Su questo punto la Rivelazione è inequivocabile: «Adorerai il Signore Dio tuo e a lui solo renderai culto» (Mt 4,10). L’inculturazione cattolica consiste nel purificare le culture alla luce dell’Apocalisse, e non nel reintrodurre nella pratica della Chiesa i culti pagani e idolatri dai quali l’evangelizzazione aveva liberato i popoli.
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Un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede
La presenza attiva dell’arcivescovo Jordi Bertomeu conferisce particolare rilevanza alla questione, in quanto funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede e incaricata di svolgere missioni di fiducia come commissario pontificio della Santa Sede. Secondo InfoVaticana , dopo aver parlato della Sodalicio durante l’incontro, l’arcivescovo Bertomeu avrebbe girato il cartello con il suo nome prima di lasciare il suo posto. Il media spagnolo riferisce di aver tentato invano di contattarlo per ottenere chiarimenti.
Sarebbe ovviamente auspicabile che la persona in questione spiegasse pubblicamente il significato che attribuiva alle sue azioni. Ma a prescindere dalla sua intenzione soggettiva, resta la natura oggettiva della cerimonia a cui ha partecipato. Mentre un ufficiale del dicastero ha il compito di salvaguardare l’integrità della fede cattolica, viene visto prendere parte a un rito in cui si invocano elementi naturali e si ricevono offerte.
Un incontro con obiettivi più ampi
L’ Istituto Lepanto osserva che le organizzazioni e le rivendicazioni rappresentate a Cusco andavano ben oltre le questioni puramente sociali relative alle popolazioni indigene.
L’evento è stato organizzato in collaborazione con il Coordinamento Nazionale per i Diritti Umani (CNDDHH), che ha esplicitamente incluso le “persone LGBTIQ+” tra le categorie rappresentate. L’ Istituto Lepanto sottolinea che la sua identità visiva raffigura una donna con un foulard verde, simbolo dei movimenti pro-aborto in America Latina, accanto a una persona vestita con i colori dell’arcobaleno LGBT.
Le fotografie pubblicate da Ruth Luque, parlamentare peruviana presente all’evento, mostrano anche i partecipanti che espongono una bandiera transgender, mentre i documenti di lavoro menzionano specificamente “l’accesso a un’assistenza sanitaria completa per le persone LGBTIQ+ (trans/nb)”. Bruno Montenegro ha partecipato a questi incontri in qualità di rappresentante della Fraternità Transmaschile del Perù.
L’ inchiesta dell’Istituto Lepanto mette in luce anche la partecipazione della Confederación Campesina del Perú (CCP), storicamente strettamente legata alla sinistra rivoluzionaria peruviana. Per decenni, è stata guidata da attivisti appartenenti al Partito Comunista Peruviano. Questa organizzazione internazionale, che si definisce in un’ottica anticapitalista, sostiene anche le rivendicazioni per il diritto all’aborto e i diritti LGBT.
La dichiarazione finale redatta a Cusco chiede, in particolare, politiche pubbliche che promuovano «la parità di genere» e «un’educazione sessuale completa nelle scuole». Secondo i suoi autori, questo testo è stato ufficialmente presentato a Leone XIV e si prevede che gli venga consegnato durante la sua visita in Perù. Cosa ne farà?
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Il silenzio imbarazzante di Vatican News
Vatican News, il sito di notizie ufficiale della Santa Sede , ha pubblicato un resoconto favorevole dell’incontro, sottolineando come esso abbia «offerto uno spazio per condividere esperienze provenienti da diverse regioni, individuare sfide comuni e sviluppare proposte in risposta alle principali problematiche relative ai diritti umani che affliggono il Paese». Tuttavia, come hanno fatto notare InfoVaticana e altri osservatori, il resoconto ufficiale non menziona né il rito di apertura della Pachamama, né la partecipazione del vescovo Bertomeu ad esso.
L’omissione è difficile da comprendere. Se il «pagamento alla terra» era considerato una pratica culturale perfettamente compatibile con la fede cattolica, perché non menzionarlo nel resoconto di un evento ecclesiastico? Se, al contrario, poneva una difficoltà dottrinale, perché dei prelati cattolici, e ancor più un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede, vi presero parte attivamente?
Leone XIV conosceva a fondo il Perù, avendo a lungo ricoperto la carica di ministro e possedendo la cittadinanza peruviana. La sua prossima visita nel Paese, dall’11 al 17 novembre, darà inevitabilmente particolare risalto a tutto ciò che riguarda il rapporto tra il cattolicesimo e le culture indigene.
Cusco, dove si è appena svolto questo «pagamento alla terra», è tra le quattro città che il papa visiterà. Sette anni dopo lo scandalo Pachmama in Vaticano, quale posizione adotterà Leone XIV in quel luogo?
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Estonian Foreign Ministry via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
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