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Mons. Viganò: il Deep State realizzerà un mondo da Apocalisse

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Renovatio 21 riprende da Duc in Altum questa intervista che l’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha concesso alla testata tedesca Deutsche Wirtschaftsnachrichten. Non siamo in grado di sapere chi sia il traduttore, ma a lui, e a DWN, vanno i ringraziamenti nostri e quelli dei lettori. 

 

 

 

Deutsche Wirtschaftsnachrichten – Eccellenza, come vive personalmente la crisi del coronavirus?

Carlo Maria Viganò – La mia età, il mio stato di arcivescovo e la mia abitudine a una vita ritirata non sono forse rappresentativi di ciò che deve subire la maggioranza delle persone; nondimeno, io stesso mi trovo da un anno impossibilitato a spostarmi, a visitare persone che hanno bisogno di una parola di conforto.

 

In presenza di una vera pandemia non avrei avuto problemi ad accettare di buon grado le decisioni dell’autorità civile e di quella ecclesiastica, perché avrei riconosciuto in esse la volontà di proteggere le persone dal contagio. Ma perché vi sia una pandemia occorre anzitutto che il virus sia isolato; che esso sia grave e che non sia possibile curarlo tempestivamente; che le vittime del virus rappresentino una larga fascia della popolazione.

 

In presenza di una vera pandemia non avrei avuto problemi ad accettare di buon grado le decisioni dell’autorità civile e di quella ecclesiastica, perché avrei riconosciuto in esse la volontà di proteggere le persone dal contagio

Sappiamo invece che il Sars-CoV-2 non è mai stato isolato ma solo sequenziato; che avrebbe potuto essere curato per tempo, ricorrendo alle terapie disponibili e che invece l’OMS e le sanità locali hanno boicottato imponendo protocolli assurdi e vaccini sperimentali; che il numero dei decessi del 2020 è assolutamente in linea con la media degli anni precedenti. Questi sono dati ormai ammessi dalla comunità scientifica, nel silenzio omertoso dei media.

 

Ciò a cui abbiamo assistito è un piano che non ha alcunché di scientifico e che dovrebbe suscitare lo sdegno universale.

 

Sappiamo, per ammissione delle persone coinvolte, che questa pseudo-pandemia è stata pianificata da anni, anzitutto depotenziando i sistemi sanitari nazionali e limitando i piani pandemici.

 

Sappiamo, per ammissione delle persone coinvolte, che questa pseudo-pandemia è stata pianificata da anni, anzitutto depotenziando i sistemi sanitari nazionali e limitando i piani pandemici.

Sappiamo che è stato seguito un copione ben preciso, concepito per dare una risposta univoca in tutti gli Stati e per omologare a livello globale la diagnosi, le ospedalizzazioni, le terapie e soprattutto le misure di contenimento e l’informazione ai cittadini. Vi è una regia che continua a gestire il COVID-19 con l’unico scopo di imporre forzatamente limitazioni delle libertà naturali, dei diritti costituzionali, della libera impresa e del lavoro.

 

Il problema non è il COVIDin sé, ma l’uso che di esso si è fatto per realizzare quel Great Reset che il World Economic Forum aveva annunciato tempo addietro e che oggi viene attuato punto per punto, nell’intento di rendere inevitabili quei cambiamenti sociali che altrimenti sarebbero stati respinti e condannati dalla maggioranza della popolazione.

 

Siccome la democrazia, tanto decantata finché si riusciva a pilotarla grazie all’influenza dei media, non avrebbe consentito di portare a compimento questo progetto di ingegneria sociale voluto dall’élite globalista, occorreva la minaccia di una pandemia – presentata come devastante dal mainstream – per convincere la popolazione mondiale a subire i confinamenti, i lockdown, cioè veri e propri arresti domiciliari, la chiusura delle attività, la sospensione delle lezioni scolastiche e addirittura il divieto di culto; e tutto questo è stato ottenuto con la complicità di tutti i soggetti coinvolti, in particolare i governanti, i dirigenti della sanità e la stessa Gerarchia ecclesiastica.

Vi è una regia che continua a gestire il COVID-19 con l’unico scopo di imporre forzatamente limitazioni delle libertà naturali, dei diritti costituzionali, della libera impresa e del lavoro

 

Il danno che ne è derivato e che ne deriva tuttora è enorme e, per molti versi, irreparabile.

 

Provo uno strazio indicibile nel pensare alle conseguenze devastanti della gestione di questa pandemia: famiglie distrutte, bambini e ragazzi colpiti nel loro equilibrio psicofisico e privati del diritto alla socialità, anziani lasciati morire da soli nelle case di cura, malati di cancro e di patologie gravi completamente trascurati, imprenditori costretti al fallimento, fedeli ai quali sono stati negati i Sacramenti e l’assistenza alla Messa… Ma questi sono gli effetti di una guerra, non di una sindrome influenzale stagionale che, se curata per tempo, nei soggetti non affetti da patologie pregresse dà una percentuale di sopravvivenza del 99,7%.

 

Ed è significativo che in questa folle corsa verso il baratro si ignorino anche i principi basilari di una vita sana, pur di indebolire il nostro sistema immunitario: siamo confinati in casa, tenuti lontano dalla luce del sole e dall’aria pura, a subire passivamente il terrorismo mediatico della televisione.

Tutto questo è stato ottenuto con la complicità di tutti i soggetti coinvolti, in particolare i governanti, i dirigenti della sanità e la stessa Gerarchia ecclesiastica

 

Chi ha scientemente proibito le cure e prescritto protocolli terapeutici palesemente errati per ottenere un numero di morti che legittimasse l’allarme sociale e le assurde misure di contenimento con quale severità potrà esser giudicato?

 

Chi ha deliberatamente creato i presupposti per una crisi economica e sociale mondiale, per distruggere la piccola e media impresa e far crescere le multinazionali; chi ha boicottato o vietato le cure disponibili per favorire le case farmaceutiche; chi ha presentato i sieri genici come vaccini, sottoponendo la popolazione ad una sperimentazione dagli esiti ancora ignoti e dagli effetti collaterali certamente più gravi degli stessi sintomi del COVID; chi asseconda la narrazione apocalittica nei seggi dei Parlamenti e nelle redazioni dei media a quale pena potrà esser condannato?

 

Questi sono gli effetti di una guerra, non di una sindrome influenzale stagionale che, se curata per tempo, nei soggetti non affetti da patologie pregresse dà una percentuale di sopravvivenza del 99,7%

E i vertici della Gerarchia cattolica che si sono resi complici di questa farsa grottesca, come si giustificheranno dinanzi a Dio, quando compariranno al Suo cospetto per esser giudicati?

 

D. W. – In una lettera che ha inviato all’allora presidente degli Stati Uniti Donald Trump, lei allude non solo a uno «Stato profondo» – un termine che è diventato molto usato – ma anche a una «Chiesa profonda». Può spiegare che cosa intende?

C. M. V. – L’espressione Deep State rende molto bene l’idea di un potere parallelo, privo di legittimazione ma cionondimeno operante nella cosa pubblica per il perseguimento di interessi particolari.

 

Al bene comune che lo Stato ha il dovere di promuovere, il Deep State oppone il vantaggio dell’élite. Allo stesso modo, non possiamo non riconoscere che negli ultimi decenni si è consolidato un analogo potere in ambito ecclesiale, che ho chiamato Deep Church, il quale antepone il perseguimento dei propri interessi alle finalità proprie della Chiesa di Cristo, prima fra tutte la salus animarum.

E i vertici della Gerarchia cattolica che si sono resi complici di questa farsa grottesca, come si giustificheranno dinanzi a Dio, quando compariranno al Suo cospetto per esser giudicati?

 

Così, come nella cosa pubblica vi sono poteri occulti che orientano le scelte dei governi e seguono l’agenda globalista, nella Chiesa cattolica vi è una lobby potentissima che usurpa l’autorità della Gerarchia con le medesime finalità.

 

In sostanza, Stato e Chiesa sono occupati da un potere illegittimo che ha come scopo ultimo la loro distruzione e l’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale.

 

E non stiamo parlando di teorie cospirazioniste o di fantapolitica: quanto avviene sotto i nostri occhi lo dimostra oltre ogni ragionevole dubbio, al punto che il segretario generale dell’ONU ha recentemente affermato che il virus è stato usato per reprimere il dissenso.

Così, come nella cosa pubblica vi sono poteri occulti che orientano le scelte dei governi e seguono l’agenda globalista, nella Chiesa cattolica vi è una lobby potentissima che usurpa l’autorità della Gerarchia con le medesime finalità

 

D. W. – Fino a che punto c’è sovrapposizione tra Deep State e Deep Church, per lo meno nel mondo occidentale?

C. M. V. – La sovrapposizione tra Deep State e Deep Church si articola su più fronti.

 

Il primo è senza dubbio quello ideologico: la matrice rivoluzionaria, anticattolica ed essenzialmente massonica del pensiero globalista è la medesima, e non dal 2013. Ad essere onesti, sarebbe sufficiente considerare la significativa concomitanza temporale tra la celebrazione del Concilio ecumenico Vaticano II e la nascita del cosiddetto Movimento studentesco: l’aggiornamento dottrinale e liturgico rappresentarono per le nuove generazioni una spinta propulsiva che ebbe immediate ripercussioni in ambito sociale e politico.

 

Il secondo fronte risiede nelle dinamiche interne al Deep State e alla Deep Church: entrambi contano tra i propri membri personaggi deviati non solo intellettualmente e spiritualmente, ma anche moralmente.

 

Gli scandali sessuali e finanziari che hanno coinvolto altissimi esponenti tanto della politica quanto delle Istituzioni e della Gerarchia cattolica dimostrano che la corruzione e il vizio sono da un lato un elemento che li accomuna, e dall’altro un efficace deterrente in ragione del comune ricatto cui tutti costoro sottostanno.

 

In sostanza, Stato e Chiesa sono occupati da un potere illegittimo che ha come scopo ultimo la loro distruzione e l’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale

Le perversioni di noti politici e prelati li costringono ad obbedire all’agenda globalista anche quando questa loro collaborazione appare irragionevole, sconsiderata o contraria agli interessi dei cittadini e dei fedeli. Ecco perché vi sono governanti agli ordini dell’élite che distruggono l’economia e il tessuto sociale del loro Paese; ecco perché, specularmente, vi sono cardinali e vescovi che propagandano la teoria gender e il falso ecumenismo nello scandalo dei cattolici: entrambi fanno gli interessi del loro padrone, tradendo la propria missione al servizio della nazione o della Chiesa.

 

Il piano di instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale non potrà d’altra parte non darsi una religione universale di ispirazione massonica, a capo della quale vi dovrà essere un leader religioso ecumenico, pauperista, ecologista e progressista. Chi meglio di Bergoglio per questo ruolo, nel plauso dell’élite e nello stolto entusiasmo delle masse indottrinate al culto idolatra della pachamama?

 

D. W. – Quali prove o indizi ci sono?

C. M. V. – Penso che la dimostrazione più evidente si sia avuta proprio in concomitanza con la pandemia.

 

L’appiattimento dei vertici della Gerarchia nei confronti della folle gestione dell’emergenza COVID– un’emergenza provocata ad arte ed amplificata pedissequamente dai media di tutto il mondo – è giunto a vietare le celebrazioni liturgiche ancor prima che l’autorità civile lo richiedesse; a proibire l’amministrazione dei Sacramenti addirittura ai moribondi; a ratificare con cerimonie surreali la narrazione mainstream, ripetendo ad nauseam tutto il lessico della neolingua: resilienza, inclusività, nulla sarà più come prima, nuovo Rinascimento, build back better e via dicendo; a sponsorizzare come «dovere morale» un siero genico prodotto con materiale fetale proveniente da aborti, tuttora in sperimentazione e del quale si ignorano gli effetti collaterali a lungo termine.

Il piano di instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale non potrà d’altra parte non darsi una religione universale di ispirazione massonica, a capo della quale vi dovrà essere un leader religioso ecumenico, pauperista, ecologista e progressista. Chi meglio di Bergoglio per questo ruolo, nel plauso dell’élite e nello stolto entusiasmo delle masse indottrinate al culto idolatra della pachamama?

 

Non solo: con il Council for Inclusive Capitalism promosso da leader globalisti – tra cui primeggia Lady Lynn Forester de Rothschild – con la partecipazione del Vaticano, viene data ratifica ufficiale al Great Reset del World Economic Forum, ivi compreso il reddito universale e la transizione ecologica. A Santa Marta si inizia anche a parlare di transumanesimo, ignorando con ostinazione l’indole anticristica di questa ideologia pur di mostrarsi ossequienti alla dittatura del pensiero unico.

 

Tutto ciò è raccapricciante e viene da chiedersi quanto ancora il Signore tollererà un tale affronto da parte dei suoi ministri.

 

D’altra parte, l’insistenza ossessiva verso l’ecologismo malthusiano ha fatto sì che alla Pontificia accademia per la vita siano stati nominati personaggi notoriamente anticattolici, propugnatori del decremento demografico tramite la sterilizzazione, l’aborto e l’eutanasia.

 

Tutti costoro, sotto la guida di un prelato di provata fedeltà bergogliana, hanno stravolto completamente le finalità dell’Accademia fondata da Giovanni Paolo II, fornendo all’ideologia dominante un appoggio autorevole e prestigioso come quello di chi, anche usurpandola, detiene comunque l’autorità nella Chiesa cattolica.

 

(…)

I politici che oggi governano le nazioni sono tutti, con rare eccezioni, parte del Deep State. Se così non fosse, non sarebbero dove sono

 

D. W. – Un’obiezione di chi respinge una cosa del genere come una teoria della cospirazione sarebbe questa: com’è possibile che in quasi tutti i Paesi del mondo quasi tutti i politici partecipino a questo gioco? Chi potrebbe avere così tanto potere e tanta influenza da poter mandare mezzo mondo in isolamento?

C. M. V. – Le rispondo con un esempio. La Chiesa è un’istituzione sovranazionale, presente in tutto il mondo con diocesi, parrocchie, comunità, conventi, università, scuole, ospedali. Tutti questi enti prendono gli ordini dalla Santa Sede, e quando il Papa ordina una preghiera o un digiuno, tutti i cattolici del mondo obbediscono; se un dicastero della Curia romana impartisce delle indicazioni, tutti i cattolici del mondo le seguono. Il controllo è capillare e immediato, grazie a una struttura gerarchica efficiente. Lo stesso avviene, limitatamente ai confini nazionali, anche negli Stati: quando il legislatore legifera, gli organi preposti eseguono.

 

Similmente operano anche il Deep State e la Deep Church: entrambi si avvalgono di una struttura fortemente gerarchica, in cui la componente «democratica» è praticamente assente. Gli ordini sono impartiti dall’altro e chi li riceve li esegue immediatamente, con la consapevolezza che la propria disobbedienza può determinare il fallimento professionale, la condanna sociale e in certi casi anche la morte fisica.

 

Questa obbedienza deriva dal ricatto: io ti promuovo, ti do potere, ti faccio diventare ricco e famoso, ma in cambio fai quello che ti dico. Se obbedisci e ti mostri fedele, il tuo potere e la tua ricchezza aumentano; se disobbedisci sei finito. Immagino che per i lettori tedeschi il richiamo al Faust di Goethe sia spontaneo.

 

Vi sono motivi per ritenere che la gestione del COVID sia stata organizzata sotto un’unica regia e con un unico copione

I politici che oggi governano le nazioni sono tutti, con rare eccezioni, parte del Deep State. Se così non fosse, non sarebbero dove sono.

 

Pensiamo al caso delle presidenziali americane dello scorso 3 novembre: siccome il presidente Trump non era ritenuto allineato al pensiero unico, si è deciso di estrometterlo con una frode elettorale di proporzioni inaudite, e contro la stessa volontà popolare. I processi in corso negli Stati Uniti stanno confermando i brogli e le irregolarità, e nei prossimi mesi credo che emergeranno altre prove di questa truffa che, guarda caso, ha portato alla Casa Bianca un democratico, cattolico progressista, perfettamente allineato all’agenda del Great Reset. A ben vedere, le dimissioni di Benedetto XVI e l’elezione di Jorge Mario Bergoglio sembrano rispondere alle stesse dinamiche e far capo alla medesima lobby di potere.

 

Anche in Germania, da quel che ho sentito, sono emerse notizie che dimostrerebbero che nella gestione della pandemia si sono falsificati i dati in modo da legittimare la violazione dei diritti dei cittadini. E nonostante il numero preoccupante di persone colpite da effetti collaterali o decedute a seguito del cosiddetto vaccino, continua il martellamento costante sull’obbligo di vaccinarsi, quando è ormai evidente che esso non garantisce immunità e che non eviterà né il distanziamento sociale né l’obbligo delle mascherine.

 

Vi sono motivi per ritenere che la gestione del COVID sia stata organizzata sotto un’unica regia e con un unico copione. Proprio alcuni giorni orsono il governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, ha ammesso di aver ricevuto le indicazioni di ricoverare anziani nelle RSA – anziani che morirono per errato protocollo terapeutico, intubati e costretti alla ventilazione forzata – dall’Imperial College di Londra, finanziato dalla Fondazione Bill & Melinda Gates.

 

E guarda caso, le sponsorizzazioni del «filantropo» americano interessano moltissime realtà nazionali – anche governative – che si trovano a dipendere economicamente da un privato che teorizza lo spopolamento del pianeta tramite una pandemia.

Il governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, ha ammesso di aver ricevuto le indicazioni di ricoverare anziani nelle RSA – anziani che morirono per errato protocollo terapeutico, intubati e costretti alla ventilazione forzata – dall’Imperial College di Londra, finanziato dalla Fondazione Bill & Melinda Gates

 

Lei mi chiede: chi potrebbe avere così tanto potere e tanta influenza da poter mandare mezzo mondo in isolamento?

 

Chi dispone di risorse enormi, come appunto alcuni personaggi ben noti tra cui spiccano Bill Gates e George Soros; chi è in grado di finanziare la stessa OMS, orientandone le decisioni e lucrandone profitti altissimi, essendo anche azionista di case farmaceutiche.

 

D. W. – Nella lettera all’allora presidente Donald Trump lei parla di uno scontro tra le forze della luce e le forze delle tenebre. Se lei ora guarda all’anno 2020, come si è sviluppato questo confronto fino a oggi?

C. M. V. – Come sempre avviene nelle vicende terrene, la guerra tra bene e male, tra figli della luce e figli delle tenebre, pare sempre pendere in favore di questi ultimi.

 

Satana, che è princeps hujus mundi, ha molti seguaci organizzatissimi e un’infinità di servi. Viceversa, i buoni sembrano numericamente inferiori e poco organizzati, spesso anonimi e quasi sempre privi di qualsiasi potere o mezzo economico che permetta loro di agire con la medesima efficacia dei loro nemici. Ma è sempre stato così, perché la vittoria non appartiene ai buoni, ma a Cristo. Ego vici mundum: sono Io che ho vinto il mondo, ci ammonisce Nostro Signore. Noi diamo il nostro povero contributo, talvolta anche eroico, ma senza la Grazia di Dio non siamo capaci di nulla: sine me nihil potestis facere.

Il 2020 ci ha obbligato a guardare negli occhi la Medusa globalista, mostrandoci come sia facile, per il Deep State, imporre una tirannide sanitaria a miliardi di persone

 

Il 2020 ci ha obbligato a guardare negli occhi la Medusa globalista, mostrandoci come sia facile, per il Deep State, imporre una tirannide sanitaria a miliardi di persone.

 

Un virus non isolato, con una percentuale di sopravvivenza altissima, è stato accettato come instrumentum regni, con la complicità dei governanti, dei media, della stessa Gerarchia ecclesiastica.

 

La crisi economica innescata dai lockdown deve rendere inevitabile la cancellazione del debito e l’istituzione del reddito universale, in cambio della rinuncia alla proprietà privata e dell’accettazione del tracciamento tramite il passaporto sanitario.

 

Un virus non isolato, con una percentuale di sopravvivenza altissima, è stato accettato come instrumentum regni, con la complicità dei governanti, dei media, della stessa Gerarchia ecclesiastica

Chi rifiuterà il vaccino potrà essere internato in campi di detenzione già pronti in molti Stati, tra i quali anche la Germania. Le violazioni dei diritti costituzionali e religiosi saranno tollerate dai tribunali, in nome di un’eterna emergenza che prepara le masse alla dittatura. Questo è quello che ci attende, secondo le ammissioni degli stessi autori del Great Reset.

 

Ma questo susseguirsi di inasprimenti, motivati da ragioni ormai risibili e sconfessati dall’evidenza, sta incrinando molte certezze, alle quali le masse hanno sinora prestato un assenso fideistico sconfinato spesso nella superstizione.

 

Le iniziali accuse di «negazionismo» a chi contesta le assurdità dei sedicenti «esperti» hanno fatto comprendere a tante persone che il COVID è presentato con le connotazioni di una religione proprio per non esser messo in discussione, perché sotto un profilo scientifico esso dovrebbe essere considerato come tutte gli altri virus Corona degli anni scorsi.

 

La crisi economica innescata dai lockdown deve rendere inevitabile la cancellazione del debito e l’istituzione del reddito universale, in cambio della rinuncia alla proprietà privata e dell’accettazione del tracciamento tramite il passaporto sanitario

Queste contraddizioni stanno aprendo gli occhi a molti, anche davanti alla sfrontata cortigianeria dei media e al moltiplicarsi della censura dei dissenzienti sui social.

 

D. W. – Come sarebbe il mondo se le forze che lei chiama delle tenebre dovessero prevalere?

C. M. V. – Un mondo in cui il Deep State dovesse prevalere realizzerebbe i peggiori scenari descritti dall’Apocalisse, dai Padri della Chiesa e dai mistici.

 

Un regno infernale in cui tutto ciò che ricorda anche lontanamente la società cristiana – dalla religione alle leggi, dalla famiglia alla scuola, dalla sanità al lavoro – dev’esser bandito e capovolto, pervertito. Gli eterosessuali perseguitati, le famiglie di uomo e donna proibite, i figli ottenuti con l’utero in affitto, la storia censurata, la religione screditata, l’onestà e la disciplina derise, l’onore additato come concetto fascista, la virilità condannata come «tossica», la maternità deplorata come «non sostenibile», la vecchiaia costretta all’eutanasia, la malattia considerata solo come un’occasione di guadagno, la salute vista con sospetto. E dovremmo anche veder rinnegata, dopo due secoli di indottrinamento, la famosa democrazia in nome della quale chi ci governerà lo farà senza elezioni, in nome della salute pubblica.

Chi rifiuterà il vaccino potrà essere internato in campi di detenzione già pronti in molti Stati, tra i quali anche la Germania. Le violazioni dei diritti costituzionali e religiosi saranno tollerate dai tribunali, in nome di un’eterna emergenza che prepara le masse alla dittatura

 

Solo nel regno di Cristo si può avere la pace e la vera concordia; nella tirannide di Satana vige il terrore, la repressione, la guerra contro il bene e la licenza dei vizi più turpi.

 

D. W. – Che cosa pensa si possa fare per evitare un tale sviluppo?

C. M. V. – Dobbiamo fare in modo che quanto è sinora avvenuto non possa raggiungere il suo obiettivo finale. Possiamo e dobbiamo denunciare gli inganni e le menzogne che ci vengono propinate quotidianamente da chi ci considera servi stupidi e pensa di poterci sottomettere senza nessuna reazione da parte nostra.

 

Se vi sono leggi che tutelano i diritti naturali dei cittadini, occorre che tutti levino la voce e protestino con coraggio, pretendendo dai magistrati che i responsabili di questo colpo di stato mondiale siano processati e condannati.

 

Non possiamo permettere, con lo spauracchio di una pandemia creata a tavolino, che le nazioni siano prostrate da una crisi economica e sociale indotta, né che la popolazione sia sottoposta a limitazioni delle libertà in violazione della legge e dello stesso buon senso.

Un mondo in cui il Deep State dovesse prevalere realizzerebbe i peggiori scenari descritti dall’Apocalisse, dai Padri della Chiesa e dai mistici

 

Se sapremo essere fermi e non arretrare dinanzi a queste prove generali di dittatura, il Deep State si ritirerà aspettando tempi più propizi, e avremo il tempo di scongiurare l’instaurazione della tirannide. Se lasceremo fare, renderemo irreversibile questo piano infernale.

 

Non dimentichiamoci, come cattolici, di avere una grandissima responsabilità, sia nei confronti dei nostri Pastori, sia dei nostri governanti. La nostra obbedienza può e deve venir meno nel momento in cui ci viene chiesto di obbedire a leggi inique o contrarie all’immutabile Magistero della Chiesa.

 

Se la nostra opposizione sarà ferma e coraggiosa come al tempo dei Martiri, avremo fatto la nostra parte per ottenere dal Cielo quelle grazie che possono mutare le sorti dell’umanità e ritardare la persecuzione degli ultimi tempi.

Se la nostra opposizione sarà ferma e coraggiosa come al tempo dei Martiri, avremo fatto la nostra parte per ottenere dal Cielo quelle grazie che possono mutare le sorti dell’umanità e ritardare la persecuzione degli ultimi tempi

 

Preghiamo quindi, preghiamo con fiducia la Vergine Santissima, Regina delle Vittorie e Aiuto dei Cristiani, perché sia nostra Condottiera in questa battaglia epocale. Sia al suo fianco il glorioso Arcangelo Michele, che ricacci all’inferno Satana e gli altri spiriti maligni, qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Eutanasia

La festa della morte in Veneto

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Come tutti sanno, mercoledì 2 settembre, vigilia della festa di San Gregorio Magno, il Consiglio regionale veneto ha approvato la legge sul «suicidio medicalmente assistito».

 

Come tutti sanno, a favore hanno votato 32 consiglieri, in 14 si sono opposti e cinque si sono voltati dall’altra parte. Come tutti sanno, il Veneto è la prima regione del centrodestra a munirsi di una legge del genere, la quarta in assoluto dopo Emilia Romagna, Toscana e Sardegna, i cui presidenti si sono congratulati alla grande.

 

C’è proprio di che far festa. Lo Stato mette a disposizione del richiedente il farewell kit e l’assistenza medica per fuggire da questa valle di lacrime, per poi finire – sst, non si dice.

 

Il punto è il trionfo della libertà senza se e senza ma. No, non quella di avere delle cure: per una TAC occorrono sempre sei mesi-un anno; porti pazienza, signora.

 

La libertà di cui si parla è quella di farla finita, andarsene, sciò, raus. Per troppo tempo si è aspettato. Intanto che si procedeva con i tira e molla, si legge, ben quattro candidati al suicidio sono morti. Scandaloso, no? Roba da chiodi. Ora però è finalmente sancito il primato della libertà di morire. «Decidi di decedere» poteva essere un bello slogan. I radicali hanno preferito il banale «Liberi fino alla fine». De gustibus.

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Ma liberi de che? Mettiamoci per un istante nei panni dei promotori, e di chi ha appoggiato l’iniziativa, e di chi l’ha votata, e di chi giubila a prosecco. Passata la sbornia, non c’è di che stare allegri.

 

Il suicidio è approvato, lodato, facilitato; si può dire incentivato? D’accordo.

 

Ma la legge soffre pur sempre, come di una tara congenita, dell’impronta asfittica dei radicali, il loro essere grigi, burocratici, conformisti, piatti e privi di fantasia. Non c’è scampo: al netto della retorica fatta di boati e giochi verbali, l’anima del radicale è quella di un impiegato di concetto.

 

Occorre infatti avvertire che a chi desidera farsi tirare le cuoia dalla Regione Veneto, la legge prevede solo una modalità: l’estinzione via farmaco. La morte viene somministrata in un letto, in un lettino, in una barella, in una poltrona, al massimo su una sedia; insomma, da sdraiati o da seduti. Prima di sgocciolare il veleno in vena, è contemplato che il morituro venga sedato e intontisca, così che non si accorga della vita che sfugge e non gli venga l’uzzolo di avere imbarazzanti ripensamenti, non si dice di pentimenti, in extremis, validi per l’aldilà.

 

Nella testa dei radicali, che come le radici affonda nella gleba, questa è la dipartita che ognuno desidera. «La morte migliore è quella nel sonno»: il mantra così volentieri ripetuto dall’uomo medio per l’eco che fa nel vuoto della zucca, e in fondo l’emblema stesso della nostra civiltà occidentale in agonia.

 

Ma ecco una dissonanza: se così non fosse? Se il candidato al trapasso avesse un’idea diversa da quella della morte in pantofole? Se volesse lasciare una traccia, un monito, fare della propria scomparsa un suggello, uno spettacolo, un’esperienza indimenticabile?

 

Non è impossibile. Un morituro che ne ha fatte un po’ troppe in passato potrebbe voler morire espiando alla Damiens, l’attentatore di Luigi XV. Fissato su una tavola, le braccia e le gambe legate con catene a quattro possenti cavalli incitati al galoppo in quattro direzioni opposte, così da squartarlo e farlo a brani. E che! Il suicida non sarebbe forse libero di chiedere, o meglio di esigere che la Regione gli metta a disposizione, anziché una mezza cartuccia di infermiere, quattro destrieri frisoni?

 

E che pensare degli appassionati delle rievocazioni storiche e della ghigliottina, tanto per rimanere in Francia? La premurosa Regione non dovrebbe adoperarsi per realizzare con venete operose maestranze, o alla peggio acquistare nel mercato dell’usato il drastico marchingegno? Se i costi si rivelassero eccessivi, e non spuntasse il solito mecenate, si potrebbe tutt’al più sollecitare un contributo del richiedente, diciamo un ticket.

 

Un apicultore potrebbe volersene andare affogato in un barile di miele: la dolce morte. Un veneto-spagnolo, volendo omaggiare i suoi avi, forse gradirebbe essere incornato da un toro alle cinque del pomeriggio, spaccate. Dopo essere stato il protagonista di tanti incubi, il lancio senza paracadute avrebbe probabilmente qualche suggestione catartica per l’ex della Folgore. Siamo davvero certi che non ci sia qualche ricco che non ambisca a fare la fine di Crasso, cioè farsi versare in gola una colata d’oro fuso?

 

Ecco, niente di tutto questo può essere fatto. I radicali e la politica non sono riusciti ad andare oltre il sanitario con la mutria, il veleno endovena e le babbucce. E questa sarebbe libertà? In realtà l’autodeterminazione è qui conculcata e avvilita, e la Regione viene meno ai suoi doveri.

 

Questa mordacchia non può non deludere i fans del boia di Stato. E c’è dell’altro.

 

Prendiamo Luca Zaia, il grande sponsor della legge regionale. Leggere l’intervista pubblicata il giorno dopo il fattaccio è istruttivo. Gli argomenti sono malfermi sulle gambe, le risposte non sono proprio a fuoco, c’è qualche eccesso, qualche azzardo, si capisce che il buon uomo le sballa, è più volenteroso che strutturato. Vi è qualcosa nelle sue parole che ricorda lo zio Peppo quando torna dalla sagra del paese. A ben pensarci, quello ci guarda nella fotografia a corredo dell’articolo, dove l’ex governatore è ritratto sorridente e col pollicione in su, è lo zio Peppo sputato.

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E qui si arriva al motivo di insoddisfazione di base, quello che unisce noi e loro: la scadente qualità di come ci si occupa della cosa pubblica. Dall’intervista, si tolgano il troppo e il vano: non rimane nulla.

 

Essa tuttavia rispecchia alla perfezione il mood del nostro Paese nell’epoca presente. Le parole dell’ex governatore, più o meno, si possono infatti trovare sulle labbra di tutti.

 

«Quando senti di certe sofferenze, per carità: meglio darci un taglio e via», dice il salumiere, sferrando il colpo per staccare la fiorentina. Incalza la contessa dagli occhialoni scuri: «la Chiesa fa il suo mestieve, ma lo Stato deve esseve laico». «Io sono cattolico e non lo farei», borbotta l’appuntato, «però non posso importi il mio punto di vista». «Ognuno è libero di fare quel che gli pare, basta che mi lasci in pace», dice il tassista passando col rosso. «Se dovesse capitare a me, vorrei che mi si staccasse la spina», confida il vecchio impiantista al figlio che lo ascolta attento e, ad ogni buon conto, lo registra di nascosto con il cellulare.

 

È un’infilata di luoghi comuni, le idées reçues del nostro tempo che soppiantano quelle di Flaubert senza smettere per un istante di essere delle bêtises, delle fesserie.
A questo punto potrebbe sostenersi che i politici, nel bene e nel male, si sono dimostrati una volta tanto in sintonia con il popolo e ne hanno espresso la volontà. Anche.

 

Ma per impostare il fatto in modo più corretto occorrerebbe piuttosto ammettere che l’italiano ha i governanti che si merita. La pochezza di chi decide sulla vita e sulla morte offre la misura della nostra decadenza.

 

E qui cade a fagiolo San Gregorio Magno, a cui si accennava all’inizio. «Se l’ira di Dio ci dà i superiori che meritiamo, impariamo dal loro modo d’agire quello che dobbiamo pensare di noi», osservava. «Perché il cuore dei governanti viene disposto secondo che meritano i sudditi».

 

Però c’è un altro aspetto da considerare, ancora più preoccupante.

 

L’approvazione della legge regionale attesta soprattutto che la mano di Dio si sta ritraendo dal nostro Paese. Le evidenze sono ormai dovunque, non vale la pena neppure di parlarne. È sufficiente scorrere le statistiche. Quel che è successo in Veneto, e presto succederà dappertutto, è un segno della Vita che si allontana dall’Italia.

 

E allontanandosi la Vita, che cosa si pretende che ne prenda il posto?

 

Massimo Zanetti

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Cremazione

Le ceneri di Guccini. Con benedizione cardinalizia

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Mettiamo le mani avanti: non siamo mai stati nel novero degli estimatori di Francesco Guccini.   Nel periodo d’oro del cantautorato italiano altri erano i nostri riferimenti. Guccini no: ci dispiaceva la plumbea appartenenza politica, e più di tutto una certa monotonia del timbro e il modo enfatico e pesante di cantare, per il quale le canzoni sembravano composte da una sola nota martellata e ribattuta, anche se poi non era vero.   Naturalmente qualche suo pezzo lo si conosceva pure noi. Il repertorio di turpiloquio dell’Avvelenata era troppo ghiotto perché non lo si mandasse a memoria. È noto che il nostro non la considerasse un capolavoro, e pare che la ripudiasse addirittura: a riprova che gli artisti sono in genere pessimi critici.   Rammentiamo poi vivamente i grevi scongiuri a cui ci si abbandonava non appena si sentiva intonare In morte di S.F.. Nonostante l’ala del tempo sia passata anche su di noi, ancora oggi ne subiremmo la cupa suggestione, l’impulso a scaricarne la jella nel modo più maschio e triviale. Per la verità, bn pochi amavano sentirla, soprattutto in automobile, motivo per il quale ne ricordiamo solo l’inizio e la fine.    Sul rimanente, si conosceva qualcosa de La locomotiva, qualcosa di più de Il pensionato, e poco altro.   Uno dei problemi delle canzoni di Guccini, tra l’altro, è che si era costretti a cantarle come Guccini: cioè con un pronunciato sforzo di gola, calcando tutto e fingendo di pesare più di novanta chili. Fatica improba, che come tutto risultato dava quello, davvero non esaltante, di avvicinarsi all’imitazione che ne fece Fiorello in Come mai degli 883.     

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Se non possiamo essere considerati degli estimatori, non possiamo però essere inclusi nella schiera dei detrattori. Guccini ha percorso la sua lunga vita senza il nostro affetto ma anche senza la nostra ostilità. Era come avere per condomino della scala B un apprezzato cultore di letteratura occitanica, che si saluta per le scale ma non si frequenta.    Osservatori distanti, certo più indifferenti che curiosi, ci troviamo forse in posizione privilegiata per valutare l’alluvione di parole spese e scritte post mortem sull’Omero di Pàvana. Posata la polvere, possiamo dire che non ci ha sorpreso quasi niente.   Erano da immaginarsi, per esempio, le paginate e paginate di encomio, lo sbrodolo agiografico, la commozione, i ricordi evocati in coro, spalla contro spalla, da chi lo ha conosciuto o semplicemente ascoltato in gioventù.   È un fatto: ogni generazione desidera celebrare sé stessa, e l’occasione migliore per farlo è indubbiamente un funerale. Davanti al capobandiera che se ne va, piccolo o grande che sia, i superstiti provano il bisogno di stringere l’asta e di gridare a sé stessi, nonché al mondo, di essere ancora in vita.   Alla notizia si è infatti radunata, da oriente a occidente, la moltitudine che l’esistenza, le inclinazioni e i travagli avevano diviso e sparpagliato. I vincenti e i perdenti, gli sciupati, gli ambiziosi, le promesse mantenute, le promesse mancate, gli umiliati, i talentuosi, i gregari: ognuno con la sua magagna ha frugato in volto il vicino in cerca di antichi bagliori e ha scoperto l’orgoglio di appartenere a una sola generazione.   E giù a dire quanto sono stati e sono ancora oggi belli e generosi, e soprattutto unici e irripetibili.   Cose già viste. Al loro tempo – magari con qualche riscontro in più – l’hanno proclamato i risorgimentali al funerale del Carducci; i fiumani, dinanzi alla bara del Vate; e via via sdrucciolando fino ai battistiani prePanella alla morte di Battisti, ai patiti del birignao-carioca alle esequie della Vanoni.   Giacché si è accennato al Carducci e al D’Annunzio, era ovvio che anche il Guccini venisse subito incoronato «poeta». Per settimane gli articoli hanno traboccato di citazioni a casaccio, anche su temi su cui il nostro non ha mai detto nulla. Dietro di esse, in controluce, si potevano intravedere vecchi vinili girare su giradischi addormentati, mentre sessantenni fanno i piatti canticchiando Cirano. Da qui a invocare che i versi del poeta (tipo: «la ragazza dietro al banco mescolava/birra chiara e sevenàp») irrompano nelle antologie scolastiche è un passo. Poesia, poesia!   Nessuna meraviglia anche in questo caso.

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Com’è risaputo, gli italiani della loro poesia non ne sanno una beata. Il bagaglio da stiva regolamentare ospita in genere quattro endecasillabi imposti nelle scuole dell’obbligo e sei o sette nomi che, per ausilio mnemonico, ritornano nella toponomastica cittadina – e via andare.   Ammettiamolo: da noi la poesia forse si studia, ma non si legge. Non se ne conoscono né le leggi né il lessico, non la si comprende e non la si gusta. Non si sa manco che cos’è. Per dirla in una parola, la poesia italiana, come dire ottocento anni filati, non se la fila nessuno.   Del resto, l’italiano ne fa allegramente a meno e campa lo stesso. Per chi vuole, al fabbisogno – così come un po’ a tutto ciò che attiene alla sfera ludico-artistica – ci pensano gli americani. Non è un caso se il poeta più letto (in traduzione) sia Emily Dickinson. Dicono che i suoi versi (in originale) siano anche i più tatuati sugli avambracci delle signore.   Se si hanno meno pretese, poi, ci sono i cantanti: per certuni sono i soli veri poeti. Il monte Elicona, un tempo più esclusivo della Trilaterale, ormai rigurgita di menestrelli italiani. Oggi si aggiunge il Guccini. E viva l’Italia.   Abbiamo pure appreso che il nostro era un uomo buono. D’accordo, de mortuis nihil nisi bonum, ma sia pur da lontano siamo portati a crederlo. Da giovane il Guccini sembrava un orso con il naso, poi invecchiando un orso in maglione con la zip: è difficile farsi un’idea diversa da quella del burbero di buon cuore. E chissà, pensiamo, quante preghiere di zie, prozie, nonni, bisnonni e trisavoli, nell’arco di secoli, sono salite e poi scese, a gocce, a rivoli, affinché ottanta e passa anni fa il piccolo Francesco, nel ricevere la vita, ricevesse in dote anche questa piccola perla che in fondo è una disposizione naturale, un bonus senza merito come l’occhio azzurro o l’alta statura.   Certo, le preghiere non sono riuscite a far sì che diventasse un cristiano, un cattolico. Per quello occorre il concorso del libero arbitrio, e qui il Guccini ha toppato.   Agnostico dichiarato e ribadito, come tanti, come tanti ha civettato con l’idea dell’Ente superiore senza arrivare mai al dunque. Se la parola Dio ha fatto talora capolino nelle sue canzoni, magari per dire che è morto, il nome di Gesù Cristo è rimasto oggetto di uno strano pudore. E forse è stato meglio così: almeno per quelli ai quali, come a noi, non piacciono i paciughi.   Già, perché il nostro ha abbracciato senza riserve tutte le più scontate battaglie della modernità: divorzio, aborto, unioni civili, eutanasia. Ossia, la borghesissima marcia che ha strappato gli italiani al loro retroterra per gettarli avanti a pedate verso un progresso fatto di solitudini, paura e vuoto. Francesco Guccini, tanto per capirci, ha preso perfino la tessera del partito radicale, il movimento più filisteo mai visto sulla faccia della terra.

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A noi però fanno un po’ pena quelli che a dispetto di tutto cercano di farne un credente malgré lui, un cattolico fuori menù, descrivendolo come di una persona «in ricerca», di un’anima naturaliter cristiana. Un agnostico «possibilista», che «non ha mai smesso di chiedere e ascoltare», un cultore del dubbio: insomma, un cardinal Martini. E verrebbe voglia di dire loro: ma non provate vergogna?   È come quando i periodici cattolici, sul finale di intervista, domandano all’ateo di successo se crede in Dio, sperando nel contentino del «Sì, ma». «Sì, ma non in modo tradizionale»; «Sì, ma non mi riconosco nei dogmi»; «Sì, ma la Chiesa deve cambiare/ venire incontro/essere povera/aprire alle diversità/ai divorziati/alle coppie omo»; «Sì, ma la mia fede è intima, non gridata». E ancora, per gradire: «Parlo spesso con Dio, magari per rimproverarlo»; «L’ho sentito vicino nella malattia del mio cane»; «Mi è di molto conforto leggere le parole di papa Francesco».   Questo vi basta? Siete dei poveracci.   Non sappiamo quanto nel Guccini ardesse la sete d’assoluto, quanto abbia chiesto e quanto abbia raccolto. Sono conteggi che lasciamo all’Onnipotente, che li sa fare.   Per quello che ne possiamo capire noi, ci sembra che sia stato di inequivocabile coerenza in vita e in morte. Si stava ancora grattando il violino che è stata data la notizia che il funerale sarebbe stato laico. Qualche discorso, una benedizione dell’amico cardinale e poi via all’inceneritore.   Forse Dio non l’avrà trovato, ma ha trovato lo Zuppi.   Anche questo non sorprende.   Avv. Renzo Magalozzi

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Civiltà

Chi sono i fabiani?

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Renovatio 21 pubblica l’intervento apparso su X del pensatore conservatore polacco Krzysztof Szczawinski, matematico e filosofo, già trader di derivati, protagonista in rete di numerose riflessioni sullo stato delle cose da un punto di vista storico, filosofico, politico. Lo Szczawinski aveva trattato la Fabian Society tra i gruppi di controllo globale in un precedente intervento. L’analisi è, in superficie, buona, tuttavia impressiona l’assenza totale di una menzione della religione nella costruzione della Civiltà occidentale. Di qui qualche ingenuità, come quella di ritenere, in un finale che fa scendere la catena, la Dichiarazione dei diritti e Winstone Churchill un apice della nostra storia (!).

 

 

(…) La Fabian Society fu fondata a Londra nel 1884. Prende il nome da Quinto Fabio Massimo, il generale romano famoso per aver sconfitto Annibale non con uno scontro diretto, ma con pazienza, logoramento e la lenta disfatta del nemico. Il nome fu scelto deliberatamente. Era la strategia. Il loro emblema era un lupo travestito da agnello. Lo scelsero loro stessi.

 

Vale la pena soffermarsi un attimo su questo: un’organizzazione che scelse come proprio simbolo l’immagine di un intento predatorio mascherato da apparenza innocua – l’inganno come principio fondante, metodo operativo, ciò di cui andavano più fieri. Non imposto dai critici. Scelto autonomamente. Ne erano orgogliosi. La strategia era semplice e devastante: non assaltare le istituzioni. Infiltrarsi al loro interno.

 

Infiltrarsi – per usare le loro parole – gradualmente, pazientemente, nel corso delle generazioni, collocando persone formate secondo i principi fabiani in posizioni di influenza nel governo, nel mondo accademico, nei media e nella pubblica amministrazione, fino a quando le istituzioni non produrranno risultati fabiani senza che nessuno debba annunciare una rivoluzione.

 

La rivoluzione avverrà, ma lentamente, in modo invisibile, burocratico e democratico. Quando qualcuno se ne accorgerà, le istituzioni saranno già cambiate.

 

 

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Fondarono la London School of Economics nel 1895, l’istituzione che ha formato generazioni di politici, funzionari pubblici, economisti e giornalisti in tutto il Commonwealth e oltre. Furono determinanti nella creazione del Partito Laburista nel 1900. Diedero forma alla BBC. Progettarono lo stato sociale britannico.

 

George Bernard Shaw, H.G. Wells, Tony Blair, Gordon Brown, Keir Starmer: l’elenco dei fabiani che hanno plasmato la politica britannica e globale non è una nota a piè di pagina. È la storia della sinistra del ventesimo secolo, raccontata senza mezzi termini.

 

Starmer non è un caso fortuito né un’evoluzione del Partito Laburista. Egli rappresenta l’espressione attuale di un progetto in corso da centoquaranta anni: paziente, istituzionale e pienamente coerente con la strategia originaria.

 

La Fabian Society è la lunga marcia di Gramsci attraverso le istituzioni, ma inglese, quindi meglio vestita e meglio finanziata, e con cinquant’anni di anticipo. Gramsci teorizzò ciò che i fabiani stavano già facendo. I fabiani ne furono i praticanti.

 

La Scuola di Francoforte fornì la filosofia. La Fabian Society fornì il modello operativo. E la teoria francese fornì il confezionamento culturale. Tre progetti, origini diverse, destinazione identica: lo smantellamento delle fondamenta della civiltà occidentale attraverso la paziente occupazione delle sue istituzioni.

 

Ciò che rende il modello fabiano più pericoloso del socialismo rivoluzionario è proprio la sua fluidità. La rivoluzione è visibile. Si possono indicare le barricate. L’approccio fabiano non produce barricate: solo programmi di studio che cambiano gradualmente, linee editoriali che si modificano sottilmente, linee guida per la pubblica amministrazione riviste progressivamente e una successione di riforme apparentemente ragionevoli che, singolarmente, sembrano modeste, ma che nel loro insieme trasformano ogni cosa.

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Il lupo travestito da pecora non è solo un predatore mascherato, ma un predatore che ha imparato a parlare la lingua delle pecore, ad adottarne i modi, a mostrare preoccupazione per il loro benessere e a riscrivere gradualmente le regole del gregge dall’interno

 

Quando ve ne accorgete, il lupo è già nella stanza da decenni. Ha indossato le vesti di pecora così a lungo che alcuni si sono dimenticati che non lo era. L’inganno non è stato casuale. Era il metodo. Il lupo travestito da pecora è obłuda [termine polacco traducibile con l’italiano «doppiezza», ndt] con una strategia a lungo termine. Zakłamanie [«inganno», ndt] con un piano centenario. La menzogna sistemica con un think tank e un patrimonio.

 

Sono stati pazienti. Sono stati deliberati. Sono stati efficaci. E la civiltà che ha prodotto la Magna Carta, la Dichiarazione dei Diritti e Churchill se n’è accorta a malapena, finché non è stato troppo tardi.

 

Krzysztof Szczawinski

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