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Mons. Eleganti: l’«inclusività» sinodale lascia fuori i cattolici tradizionalisti

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Renovatio 21 pubblica qyesto scritto di monsignor Marian Eleganti, vescovo titolare della diocesi soppressa di Lamdia e già vescovo ausiliare della diocesi di Coira apparsa su LifeSite. Il prelato elvetico si è schierato spesse volte, in questi anni con quanti criticano lo stato in cui versa la Chiesa di Roma e l’opera devastante del Concilio Vaticano II. Negli scorsi mesi ha attaccato la Fraternità Sacerdotale San Pio X – nella quale il vescovo che lo ha ordinato, il vescovo di Coira Vitus Huonder, ha scelto di passare gli ultimi anni della sua vita, decidendo di venir sepolto proprio a Econe, sede del seminario della FSSPX – per la consacrazione dei quattro nuovi vescovi dello scorso 1 luglio.

 

Il divieto di accesso alla Basilica di San Pietro il 24 ottobre 2026 per i pellegrini del Ad Petri Sedem, legati alla tradizione , rasenta l’ostilità verso i cattolici leali al Papa e ortodossi nella loro fede, e non ha nulla a che vedere con la preoccupazione per l’unità della Chiesa o con difficoltà operative nell’organizzazione delle celebrazioni liturgiche nella Basilica di San Pietro.

 

I riti esistenti all’interno della Chiesa cattolica dimostrano, attraverso la loro pacifica coesistenza con il Novus Ordo, che ciò è effettivamente possibile. Le Chiese orientali in piena comunione sono addirittura Chiese particolari sui iuris (autonome) all’interno della Chiesa cattolica universale. Nessuno le considera una minaccia all’unità della Chiesa. Nessuno negherebbe loro un altare o impedirebbe loro di entrare in una chiesa cattolica. Nessuno tranne il Vaticano, che nega l’accesso ai cattolici conservatori – i quali, per inciso, sono fedeli al papa. L’ipocrisia sinodale (l’inclusività) è stata così smascherata agli occhi di tutti. I pellegrini di Ad Petri Sedem non sono la Fraternità Sacerdotale San Pio X.

 

Ma lo sappiamo da tempo: certe persone sono inclusive solo finché ciò serve ai loro scopi. Escludono spietatamente e a sangue freddo modi di pensare alternativi e approcci diversi alla cura pastorale e alla spiritualità. Questa è stata la mia esperienza costante. Riconosciamo lo stesso schema anche in politica.

 

Ebbene, la cosiddetta sinodalità ha così mostrato il suo vero volto. Essa seleziona chi o cosa includere. «Todos, todos, todos» non significa tutti, ma solo certe persone.

Conosciamo gli sforzi e i postulati del cosiddetto «cattolicesimo riformato» sin dagli anni Settanta. I suoi protagonisti si sono succeduti a ondate, cambiando spesso veste, senza mai abbandonare i loro obiettivi, rimasti immutati. Il risultato è la sinodalità odierna, che non è la sinodalità di ieri, ovvero quella della tradizione. Sta diventando evidente che, in fin dei conti, si tratta di una tardiva riforma strutturale di stampo protestante e dell’abrogazione di Familiaris Consortio (1981) e Veritatis Splendor (1993). Un fenomeno facilmente riconoscibile per i convertiti provenienti dalla Chiesa anglicana.

 

L’apprendimento e l’ascolto interculturale – sono un missionario benedettino – sono concetti chiave che conosco fin dai primi anni ’90, concetti che hanno paralizzato il nostro dinamismo missionario per decenni. La dichiarazione Dominus Iesus della Congregazione per la Dottrina della Fede del 6 agosto 2000 era già una risposta a questo problema, ma non è stata ascoltata, ed è per questo che ora ci troviamo di fronte a questo eccesso sinodale di parole e procedure.

 

Eppure la verità è così semplice: DOMINUS JESUS! Così, più di 25 anni fa, lo SPIRITO SANTO ci ha chiamati a presentare (ancora una volta) CRISTO alle nazioni come verità esclusiva e assoluta, come unica porta per il PADRE, come maestro universale e sempre valido, e come unico salvatore del mondo. Invece, stiamo seduti in cerchio e su delle sedie, in attesa di sentire.

 

Da chi? Ma non arriva nulla. Voglio dire: nulla di nuovo, se non la graduale attuazione delle richieste del cattolicesimo riformato di ieri (democrazia e processi decisionali partecipativi; controlli sul potere; laici in posizioni di leadership; donne negli uffici ecclesiastici; revisione della morale sessuale; normalizzazione del divorzio e del «nuovo matrimonio»; riconoscimento degli stili di vita e delle unioni omosessuali; transessualismo; cura del creato e del clima; universalismo di ispirazione socialista: migrazione senza restrizioni e fratellanza universale; coesistenza interreligiosa invece della missione). Il problema evidente ma spesso ignorato – la correlazione tra abusi e omosessualità tra il clero cattolico (Dariusz Oko; Paul Sullin) – continua a essere trascurato.

 

Le tavole rotonde sono prestabilite. Le commissioni producono proposte eterodosse. Roma non offre risposte valide ai problemi della Chiesa innescati dal progressismo liberale. Manca una valutazione onesta e obiettiva del rinnovamento liturgico, senza voler tornare all’era pre-1965. La deriva dei giovani verso atteggiamenti conservatori, anche all’interno della Chiesa, non viene considerata obiettivamente come un segno dei tempi.

 

Nel frattempo, nelle strade delle città europee, vediamo all’opera forze islamo-di sinistra, migranti e caotiche, che illustrano sintomaticamente cosa accade quando l’ordine cristiano tradizionale si disintegra e lo Stato laico, neutrale dal punto di vista dei valori, fallisce. I suoi principali esponenti politici non possiedono né credibilità, né valori o virtù; in un’era post-cristiana, semplicemente non hanno nulla da offrire.

 

È incomprensibile che fino a poco tempo fa un papa abbia incitato i giovani a fomentare il caos. Il caos non è mai stato una categoria dello Spirito, bensì di forze demoniache e rivoluzionarie. Come è noto, è stato lo Spirito a portare ordine nel caos in principio. Dove regna il caos, regna il diavolo.

 

I segni di decadenza nella società e nella Chiesa nella nostra parte del mondo sono impossibili da ignorare. A mio parere, la prima (la società) non ha alcuna possibilità di sopravvivere senza il cristianesimo; la seconda (la Chiesa), pur essendo sostenuta da Dio, non riesce a proclamare l’esclusività (in entrambi i sensi del termine!) di Gesù Cristo (la Via, la Verità e la Vita).

 

Ora serve semplicemente da trampolino di lancio per l’umanità, un concetto spesso descritto come «apertura». La categoria del peccato viene sostituita da quella della fragilità. L’attenzione si concentra principalmente sulla vicinanza. Eresia ed errore non vengono nominati. Al contrario, fiorisce il dialogo.

 

Per anni, la Chiesa è sembrata un’infinita officina di discussioni in cerchio e tavole rotonde senza produrre alcun risultato duraturo, se non quelli che minano la sua dottrina, la sua proclamazione e la sua struttura gerarchico-sacramentale nei fatti e nella verità, ma anche a livello semantico.

Infine, la buona notizia:

 

Ci stiamo avvicinando al 2033. Dopo 2000 anni, sarà un anno speciale. Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi. Egli rimane la risposta del Padre a tutti i nostri problemi e l’espiazione per i nostri peccati. Quest’ultimo aspetto, soprattutto, va ricordato.

 

Ovunque Egli entri in un cuore, tutto diventa nuovo! Egli è la perla che la Chiesa ha da offrire alle nazioni. Chi ne ha riconosciuto il valore non desidera altro. Né una tale persona può mettere Gesù Cristo sullo stesso piano degli altri. La gioia di averlo trovato eclissa ogni altra cosa.

 

Il Dio che si è fatto uomo è, in fondo, una singolarità! Per tutti!

 

+ Marian Eleganti

vescovo

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Mons. Viganò: il vero orrore non è Halloween ma la liturgia postconciliare

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Renovatio 21 pubblica lo scritto apparso su X a firma dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò.   Si condannano zucche, streghe e fantasmi, ma si tace molto più facilmente davanti alla crisi della Liturgia, alla comunione sulla mano, alle profanazioni, all’ecumenismo, ai riti pagani introdotti anche in contesti cattolici e al progressivo silenzio sui Novissimi: Morte, Giudizio, Inferno, Purgatorio e Paradiso.   Il punto, allora, non è assolvere Halloween. Al contrario: è denunciarne con chiarezza la deriva, senza però trasformarlo nell’unico bersaglio «consentito».   Perché il problema più grave nasce quando i cattolici vengono abituati a indignarsi solo contro ciò che non costa nulla denunciare, mentre si evita accuratamente di contestare ciò che avviene dentro la Chiesa e viene avallato, promosso o tollerato dalla sua stessa gerarchia.

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Spirito

Lourdes 2026: «Scoraggiarsi è fuori discussione»

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Durante il pellegrinaggio a Lourdes, domenica 25 ottobre 2026, festa di Cristo Re, don Peignot, Superiore del Distretto francese della FSSPX, ha invitato i fedeli a mantenere la fiducia nella Provvidenza e a proseguire con speranza l’opera compiuta da cinquant’anni.

 

 

Lettura del messaggio del Superiore generale

Permettetemi, prima dell’omelia, di leggervi un messaggio che il Superiore generale rivolge a tutti noi. Avrebbe desiderato essere in mezzo a noi oggi per sostenerci e incoraggiarci, ma è attualmente in viaggio in Asia e non ha quindi potuto fare questo spostamento.

 

«Carissimi pellegrini,

Degli impegni fuori dall’Europa mi impediscono oggi di essere in mezzo a voi a Lourdes per ringraziare la Santissima Vergine della grazia delle consacrazioni episcopali. Infatti, è proprio lei che ha guidato la Fraternità durante la preparazione e lo svolgimento di questa cerimonia storica, è lei che ha preparato le anime. Per questa ragione, quest’anno in modo del tutto particolare, avrei tanto voluto partecipare al pellegrinaggio ed essere dei vostri.

 

L’accesso al santuario vi è stato vietato quest’anno. C’era da aspettarselo, ne conoscete le ragioni. Non lasciatevi scoraggiare, siate ben consapevoli che, con la vostra fedeltà, vi preparate a entrare in un altro santuario, molto più bello: il santuario eterno, il regno di verità e di pace.

 

Là regna l’unico vero Dio, là esiste una sola Chiesa, là una sola Regina esercita la sua sovranità sugli angeli e sulle anime: Nostra Signora, seduta accanto a Nostro Signore come corredentrice del genere umano.

 

Nostro Signore ci dice che la porta di questo santuario è stretta e che solo i violenti vi entrano, cioè coloro che sono pronti a lottare contro se stessi e contro il mondo, nemico della Croce. Per entrare in questo santuario, bisogna conservare la veste bianca del nostro battesimo.

 

Bisogna conservare la fede cattolica e la grazia, a ogni costo. Questi due beni ci vengono da Dio per le mani di Nostra Signora. Chiediamole di darceli e di aiutarci a conservarli fedelmente nella nostra anima fino al giorno del giudizio.

 

Chiedete questo per tutta la Fraternità, mi associo di tutto cuore alla vostra preghiera. Chiedete in particolare a Nostra Signora di tenere sotto la sua protezione la Fraternità San Pio X e di schierarla, oggi più che mai, in ordine di battaglia.

 

Lottare per Nostra Signora e sotto i suoi ordini è la cosa più bella e, al tempo stesso, la più facile che possiamo fare, la sola che ci garantisca la vittoria e la perseveranza finale.

 

Dio vi benedica».

Omelia di don Gonzague Peignot

Quest’anno festeggiamo i 50 anni del nostro distretto e, nella sua delicatezza, la Provvidenza ha voluto riattualizzare le condizioni di 50 anni fa, come una strizzatina d’occhio.

 

Perché? Per indicarci che tutto questo sviluppo è stato frutto di preghiere e di sacrifici. Se vogliamo che continui, se vogliamo conoscere uno sviluppo così bello come quello degli anni precedenti, dobbiamo anche noi passare per queste prove, per questa preghiera intensificata nella prova e per questi sacrifici.

 

Le sanzioni dei primi anni sono state rinnovate, subiamo di nuovo condanne ingiuste, siamo qualificati come scismatici, come scomunicati. Di nuovo, le porte del santuario di Nostra Signora di Lourdes ci sono chiuse, così come quelle di molti altri santuari.

 

Per alcuni di voi, delle dispute familiari hanno forse potuto rinascere, delle ferite si sono riaperte là dove, negli ultimi pontificati, la situazione si era, in un certo modo, rasserenata.

«Rifiutiamo che Nostro Signore Gesù Cristo sia privato della sua corona»

Bisogna ben comprendere il motivo di queste condanne, che non è senza legame con la festa che celebriamo oggi, questa festa di Cristo Re. È perché rifiutiamo che Nostro Signore Gesù Cristo sia privato della sua corona che subiamo oggi queste condanne, è perché rifiutiamo che la religione cattolica sia abbassata allo stesso livello di tutte le false religioni che siamo condannati oggi.

 

In questo stesso momento, ad Assisi, Nostro Signore Gesù Cristo subisce l’ingiuria più violenta che ci sia. Il capo della Chiesa cattolica abbassa l’unica vera religione al livello di tutte le altre religioni, più di 300 rappresentanti religiosi sono invitati ad Assisi in questo stesso momento, ed è perché condanniamo ciò che siamo condannati.

 

Mentre dovrebbero spalancarci le porte, oggi tutti questi responsabili ce le chiudono. Ci respingono perché vogliamo restare fedeli, restare fedeli al Credo nella sua integralità.

 

Ci respingono perché crediamo che la Santissima Vergine Maria è la Madre di Dio e che, di conseguenza, ciò che Dio ci ha insegnato non può cambiare. Perché la Santissima Vergine Maria è immacolata nella sua concezione, perché è mediatrice di tutte le grazie, perché è corredentrice, perché proclamiamo questo, siamo condannati.

 

Ci respingono perché predichiamo la regalità di Nostro Signore Gesù Cristo, perché predichiamo la regalità di Nostra Signora. Allora, come reagire di fronte a tutto questo?

 

La Provvidenza ci guida, permette queste prove ma ci assicura che non ci abbandonerà mai e che le permette per il nostro più grande bene. La Rivelazione ci ha insegnato che il buon Dio permetteva le prove per la santificazione del popolo fedele e di coloro stessi che ci condannano.

 

Ciò che subiamo, lo offriamo per tutti coloro che ci condannano. Condividiamo le sofferenze di Nostro Signore Gesù Cristo e ci uniamo più intimamente a esse, certi che il buon Dio ci accorderà le grazie di cui abbiamo bisogno per accettare queste prove, per trionfarne e per superare questi ostacoli.

 

Non se ne parla dunque di scoraggiarsi, non è perché siamo sotto una tenda, in condizioni un po’ più tristi, che dobbiamo perdere coraggio.

 

No, bisogna rinnovare questa piena fiducia in Dio, come il santo uomo Giobbe ha fatto quando ha subìto tutte le sue prove: «Il Signore ha dato, il Signore ha tolto. È accaduto ciò che è piaciuto al Signore. Sia fatta la volontà del Signore. Sia benedetto il nome del Signore».
Ecco quale deve essere il nostro atteggiamento oggi.

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«Come non vedere la mano della Provvidenza?»

Siamo inoltre sostenuti da tutto ciò che è accaduto negli anni precedenti. Se gettiamo uno sguardo su questi ultimi 50 anni, non è necessario essere grandi osservatori per constatare che tutte queste prove hanno permesso uno sviluppo, un’irradiazione assolutamente straordinaria in tutte le opere della Fraternità San Pio X, e in particolare nel distretto di Francia.

 

Oggi, decine di migliaia di fedeli in Francia vivono di questa vita sacramentale che apre le porte del Cielo, attraverso i nostri quasi 200 luoghi di culto e, in modo particolare, attraverso le nostre case di ritiri spirituali.

 

Non posso che incoraggiarvi a seguire di nuovo un ritiro spirituale, se ne avete già fatto uno, o a seguirne uno se non l’avete ancora fatto. È un mezzo privilegiato per rispondere a questa santità che il buon Dio attende da noi, per passare da una vita più mediocre, certo cristiana, ma un po’ mediocre, a una vita fervente alla quale il buon Dio ci chiama.

 

In Francia, sono anche quasi 5000 gli alunni che beneficiano dell’insegnamento cattolico, dell’insegnamento cristiano, in una cinquantina di istituti scolastici. Che crescita!

 

Nel 1976, niente di tutto questo esisteva. Alcuni sacerdoti coraggiosi, persino eroici, avevano resistito e mantenuto la messa in qualche villaggio, ma è tutto. Nel 1976, mons. Lefebvre riceveva la sua prima condanna, nel 1976 la legge Veil entrava in vigore in Francia, era stata votata un anno prima.

 

È dunque impossibile perdere la speranza oggi, mancare di speranza di fronte a questi magnifici frutti ottenuti in così poco tempo, con così pochi mezzi. Come non vedere la mano della Provvidenza in tutte queste opere meravigliose? Dobbiamo ricordarcele. Come non vedere un legame tra queste prove accettate e questa sproporzione tra i frutti ottenuti e i mezzi così limitati, tanto umani quanto finanziari?

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«La famiglia è la più grande speranza della Chiesa»

C’è anche un indizio che non inganna, un indizio che meraviglia persino le persone meno avvertite, i nuovi fedeli che frequentano le nostre cappelle, sempre più numerosi. C’è qualcosa che li stupisce ogni volta e che costituisce una prova di questa irradiazione.

 

Questo indizio sono le nostre famiglie, le nostre famiglie cattoliche, le nostre famiglie molto spesso numerose, quando il buon Dio lo permette, e che sono la garanzia assoluta di un’irradiazione ancora più grande negli anni a venire.

 

È veramente la certezza che lo sviluppo delle nostre opere proseguirà nei prossimi anni. Queste famiglie cattoliche, 50 anni di persecuzione civile, attraverso leggi assolutamente inique, hanno voluto distruggerle, annientarle persino! Questo annientamento programmato della famiglia, constatiamo che in definitiva, in questo piccolo ramo, non si realizza. Siete voi a rappresentarlo, siete i degni rappresentanti di queste famiglie cattoliche che sono il futuro della Chiesa.

 

Dobbiamo rendere grazie a Dio per queste magnifiche famiglie, perché la famiglia è la più grande speranza della Chiesa, è veramente la certezza, per la Chiesa, di mantenersi e di svilupparsi. Perché la famiglia è questo santuario dove la fede non è qualcosa di teorico, dove non è una semplice idea, ma dove la fede è un respiro, dove la vita divina è un respiro.

 

In seno al focolare cristiano, il Vangelo non è soltanto una storia che si ascolta, è vissuto, è incarnato. I genitori si inginocchiano e i figli li accompagnano. Davanti al Cuore di Nostro Signore Gesù Cristo, si impara a perdonare invece di restare nel risentimento, ecco che cos’è una famiglia cristiana.

 

La fedeltà prevale sulla facilità, sul tradimento, sulla leggerezza, e si impara soprattutto che amare consiste meno nel servirsi che nel servire, nel donarsi. Il vero amore è donarsi per le persone che ci circondano. In questo modo, la famiglia diventa il terreno fertile favorevole al sorgere delle vocazioni di cui la Chiesa ha terribilmente bisogno oggi.

 

La famiglia cattolica, in definitiva, è un tesoro, un tesoro magnifico, un tesoro meraviglioso, un tesoro che si coltiva. È veramente la nostra priorità, queste famiglie cattoliche devono essere la nostra priorità. Questo dev’essere il dovere, l’ambizione degli sposi: lavorare, in tempo opportuno e inopportuno, per fare della loro famiglia una famiglia pienamente cattolica, sul modello della Sacra Famiglia, sul modello di Nostra Signora, di san Giuseppe e di Nostro Signore Gesù Cristo. Ecco ciò che deve guidare un padre e una madre di famiglia oggi.

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Il santuario di Lourdes è veramente il luogo perfetto per affidare questa ambizione a Nostra Signora, per affidarle questa impresa. Oggi, in questi tempi in cui la famiglia è maltrattata, oggi che fondare una famiglia può sembrare una scommessa, oggi che la famiglia è perseguitata, dobbiamo affidare le nostre famiglie a Nostra Signora, Madre del Verbo incarnato, Madre di Dio, a Nostra Signora immacolata nella sua concezione. Immacolata Concezione, cioè assolutamente inaccessibile a ogni specie di impurità, ecco ciò che ci vuole per le nostre famiglie.

 

In questo modo, le nostre famiglie saranno preservate da tutto questo male che le circonda, saranno veramente questo cuore della Chiesa e questo futuro della cristianità.

 

Affidiamo dunque a Nostra Signora le nostre famiglie durante questo pellegrinaggio, affidiamole i nostri figli. Miei cari figli, affidatele i vostri genitori, affidatele i vostri nonni. Affidiamole soprattutto questa determinazione a voler fondare focolari cristiani, a voler fondare focolari profondamente cattolici, lontani dalle aspirazioni mondane di cui il mondo trabocca oggi.

 

Le prove non mancano e non mancheranno, bisogna accettarle con sottomissione alla volontà divina, alla divina Provvidenza, con la certezza che queste croci, queste difficoltà, sono il pegno del successo. Impegniamoci, più che mai, a lavorare a questa santificazione delle nostre famiglie. È così che il Cuore immacolato di Maria, immacolato fin dal suo concepimento, trionferà, è così che la cristianità riprenderà il suo posto nella nostra società.

 

Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo. Così sia.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Stati Uniti: alcuni vescovi si pentono della preghiera con Donald Trump

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La diffusione di un video che mostra dodici vescovi cattolici in preghiera attorno al presidente statunitense, il 22 ottobre 2026, ha scatenato una polemica a pochi giorni dalle elezioni di metà mandato. Diversi prelati denunciano una strumentalizzazione politica del loro incontro alla Casa Bianca.   Donald Trump, seduto dietro la sua scrivania, circondato da vescovi cattolici, alcuni dei quali posano la mano su di lui: le immagini diffuse il 22 ottobre dalla Casa Bianca hanno rapidamente fatto il giro dei social network. La preghiera è guidata da mons. James Golka, arcivescovo di Denver, che chiede la benedizione divina sul presidente e sugli Stati Uniti.   La scena avviene a dodici giorni dalle elezioni legislative del 3 novembre. Pubblicato da Margo Martin, consigliera per la comunicazione del presidente, poi rilanciato dall’account della campagna di Donald Trump, il video provoca subito reazioni. Diversi vescovi presenti denunciano un uso politico della loro preghiera.   Eppure intendevano approfittare della loro trasferta a Washington per affrontare con l’amministrazione americana diversi dossier: la politica migratoria, i visti dei sacerdoti e dei religiosi stranieri, la libertà religiosa, la difesa della vita e l’educazione.   Secondo mons. Jeffrey Grob, arcivescovo di Milwaukee, i prelati si sono dapprima confrontati per circa novanta minuti con dei consiglieri della Casa Bianca, prima di essere condotti nello Studio Ovale. Donald Trump li ha accolti, ha consegnato loro dei ricordi, poi li ha invitati a pregare attorno a lui. L’incontro sarebbe stato preparato con il concorso di Mario Enzler, collaboratore della Heritage Foundation, influente think tank conservatore associato al Project 2025.   La fondazione contesta tuttavia di averne curato l’organizzazione. Quanto alla Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (USCCB), ha precisato di non aver né organizzato né patrocinato questa riunione.

Delle scuse pubbliche

Il 25 ottobre, mons. Jeffrey Grob pubblica una lettera intitolata A Public Apology («Scuse pubbliche»). L’arcivescovo di Milwaukee afferma che i vescovi non avevano autorizzato la diffusione delle fotografie e ignoravano che un video fosse in corso di registrazione. Si dice profondamente rattristato che una preghiera rivolta a Dio sia stata utilizzata in questo modo. «L’incontro non costituiva in alcun modo un sostegno al presidente, alla sua politica o al suo partito», insiste.   Mons. Grob riconosce di aver esitato prima di accettare l’invito. «Avrei desiderato aver ascoltato le mie reticenze», scrive, dopo aver ricevuto numerosi messaggi di fedeli turbati dalla sua partecipazione. Alcuni gli hanno in particolare manifestato la loro sofferenza di fronte alle misure adottate dall’amministrazione Trump. L’arcivescovo chiede perdono per il danno che la sua presenza può aver causato.   Mons. William Joensen, vescovo di Des Moines, ha anch’egli espresso il proprio rammarico, riconoscendo di aver peccato di ingenuità di fronte al rischio di una strumentalizzazione partitica dell’incontro.

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L’arcivescovo di Denver difende il suo gesto

Mons. James Golka, che ha guidato la preghiera, tiene un discorso diverso. In un’intervista concessa a Denver Catholic, il giornale della sua arcidiocesi, riconosce che la diffusione delle immagini a pochi giorni dal voto poteva dare l’impressione di un sostegno elettorale. Ma assicura che tale non è mai stata la sua intenzione. «Facevo ciò che fa un sacerdote cattolico», risponde a coloro che gli rimproverano la sua partecipazione.   L’arcivescovo spiega che avrebbe tenuto esattamente le stesse parole davanti a un presidente democratico. «Preghiamo per le persone. Benediciamo coloro che hanno bisogno di una benedizione. E tutti abbiamo bisogno di essere benedetti, assolutamente ciascuno di noi».   Mons. Golka ricorda inoltre che la Chiesa non sostiene alcun candidato né alcun partito politico. Ritiene tuttavia indispensabile che i vescovi possano dialogare con le autorità su questioni come la difesa dei bambini non ancora nati, la situazione delle famiglie immigrate e quella dei più poveri.   Mons. Scott Bullock, vescovo di Rapid City, anch’egli presente alla Casa Bianca, ha a sua volta difeso l’incontro, respingendo ogni intento elettorale. Strumentalizzazione elettorale o legittima preghiera per il capo dello Stato? Se due vescovi deplorano l’uso politico delle immagini, altri mantengono la fondatezza della loro iniziativa, ricordando l’esortazione di san Paolo a pregare «per i re e per tutti coloro che sono elevati in dignità» (1 Tm 2, 2).

Un’inquietante analogia

Tuttavia, quel che più colpisce, e che senz’altro ferisce il sentire cattolico ancor più dell’ingenuità di fronte alla strumentalizzazione politica, è l’ennesima occasione di confusione dottrinale favorita da alcuni successori degli Apostoli. È stato snaturato l’autentico significato della preghiera, che va a sovrapporsi in modo inquietante a quella di matrice protestante, con evidenti elementi di sincretismo: non passa inosservata infatti la presenza, in mezzo ai vescovi cattolici – ma tra tutti la più vicina al presidente – di Paula White-Cain la consulente evangelica dell’«Ufficio per la Fede» della Casa Bianca.   Insomma, ormai fa più scandalo che un vescovo preghi per un uomo politico, piuttosto che un vescovo preghi insieme agli eretici, uniformandosi (almeno esteriormente) ad una concezione della preghiera che niente ha a che fare col cattolicesimo.     Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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