Militaria
L’Ucraina è un «laboratorio» militare, dice il Pentagono
Il Pentagono ammette l’uso dell’Ucraina come cavia per la guerra moderna.
Il conflitto con la Russia sta infatti generando preziose informazioni: quantità di dati dalle forze armate statunitensi che vanno ad aggiungersi a quelli raccolti durante le guerre in Afghanistan e Iraq. Lo ha dichiarato la scorsa settimana in una tavola rotonda al Ronald Reagan Institute Mara Karlin, che ricopre il ruolo di Assistente Segretario alla Difesa per Strategia, Piani e Capacità.
L’Ucraina è diventata un vero e proprio «laboratorio di innovazione militare», in particolare nel campo dell’intelligenza artificiale e dei droni, ha osservato l’alto funzionario del Pentagono.
«Ci sono cose che impari non in un conflitto, ad esempio attraverso wargame o esercizi pratici, e poi ci sono altre cose che inevitabilmente impari quando c’è una guerra in corso», ha spiegato la Karlin, ricordando «quanta innovazione è stata accadendo» quando le forze americane erano in Iraq e Afghanistan e come furono «in grado di prendere certe cose, metterle sul campo di battaglia, capire come effettuare certi cambiamenti e applicarli».
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«Ovviamente, l’Ucraina è un laboratorio di apprendimento per l’innovazione militare. Penso che tutti abbiamo visto non mancano gli esempi».
Considerare l’Ucraina come una sorta di «laboratorio» militare è qualcosa che è stato espresso non solo dai sostenitori d’oltremare di Kiev, ma anche dalla leadership del Paese. Ad esempio, il conflitto tra Russia e Ucraina è stato pubblicizzato come un’opportunità per i produttori di armi occidentali dall’ex ministro della Difesa Oleksyj Reznikov. I sostenitori occidentali di Kiev e i giganti dell’industria della difesa «possono effettivamente vedere se le loro armi funzionano, quanto sono efficienti e se hanno bisogno di essere migliorate», aveva detto Reznikov al Financial Times a luglio. «Per l’industria militare mondiale, non si può inventare un banco di prova migliore».
Come riportato da Renovaito 21, il Reznikov a inizio anno si era vantato in una intervista TV del fatto che Kiev stava pagando le armi della NATO con sangue degli ucraini.
«Oggi l’Ucraina sta affrontando questa minaccia. Stiamo svolgendo la missione della NATO oggi, senza versare il loro sangue. Abbiamo versato il nostro sangue, quindi ci aspettiamo che forniscano armi» aveva detto sulla rete 1+1.
Il discorso fa il paio con quello del presidente polacco Duda, che ha sostenuto che combattere i russi in Ucraina è vantaggioso in quanto «più economico».
Quanto ancora dovrà durare il massacro della vita e della dignità degli ucraini, trattati come cavie sacrificabili dai loro capi e dai profittatori stranieri?
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Immagine di Ministry of Defence via Wikimedia pubblicata su licenza Open Government Licence version 1.0 (OGL v1.0)
Militaria
Israele continua gli attacchi nel Sud del Libano
🚨🇱🇧 🇮🇱 Israeli airstrikes are hitting Kfar Rumman alongside the Ali al-Taher Heights
-Both targets sit in the same corridor just outside Nabatieh in southern Lebanon -Israel struck the ridge yesterday with airstrikes and heavy mortar fire, and again on Saturday -Ali al-Taher… — Mario Nawfal (@MarioNawfal) August 21, 2026
Reports from Lebanon: Israeli airstrikes are pounding the Ali al Taher hills pic.twitter.com/au05A7rAKW
— Open Source Intel (@Osint613) August 21, 2026
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Militaria
L’Iran offre una ricompensa di 30.000 dollari per l’uccisione di soldati americani
Teheran offrirà premi in denaro a qualsiasi cittadino iraniano che uccida o catturi un militare americano, ha annunciato il capo dell’esercito Amir Hatami, mettendo in guardia Washington dal dispiegare truppe sul territorio iraniano.
Parlando domenica a un evento, secondo quanto riferito dall’emittente di Stato IRIB, Hatami ha spiegato che l’iniziativa è stata messa a punto a seguito di «numerose richieste» avanzate da iraniani desiderosi di contribuire alla difesa del Paese.
«Chiunque uccida o catturi e consegni un aggressore americano riceverà una ricompensa di 30.000 dollari o 5 miliardi di toman iraniani dall’esercito iraniano», ha dichiarato Hatami. «Le donne iraniane che porteranno a termine con successo questa azione riceveranno il doppio della ricompensa.»
Lo Hatami ha aggiunto che le armi impiegate per uccidere i soldati americani sarebbero state acquistate dallo Stato al doppio del loro valore e poi esposte in un museo in fase di realizzazione, mentre i proprietari avrebbero ricevuto armi di sostituzione.
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Gli Stati Uniti non hanno ancora avviato un’operazione terrestre in Iran. Tuttavia i media occidentali hanno riferito che Washington starebbe contemplando missioni che potrebbero comportare l’invio di un consistente numero di truppe sul suolo iraniano.
Secondo quanto riportato, il Pentagono avrebbe preso in esame una vasta operazione per impadronirsi delle scorte di uranio arricchito di Teheran, custodite in impianti nucleari fortemente protetti. L’operazione potrebbe coinvolgere migliaia di militari, con unità speciali incaricate del recupero del materiale e forze più numerose destinate a presidiare i siti.
Nel corso del conflitto alcuni membri di equipaggi americani si sono già trovati sul territorio iraniano. Ad aprile un F-15E è precipitato sopra l’Iran, dando avvio a importanti operazioni di soccorso per i due aviatori. Le forze iraniane e i residenti locali hanno cercato i due militari dispersi, mentre Teheran avrebbe offerto ricompense in denaro per la loro cattura. Entrambi sono stati infine recuperati dalle forze statunitensi.
Lo Hatami ha inoltre invitato le forze americane a lasciare il Medio Oriente, dichiarando che «non è più consentito loro di entrare nel Golfo Persico, nel Mar d’Oman e nello Stretto di Ormuzzo», aggiungendo che Teheran non consentirà alle basi americane nella regione di tornare al loro «stato precedente».
Gli Stati Uniti e Israele hanno avviato la loro campagna militare contro l’Iran alla fine di febbraio, accusando Teheran di voler acquisire armi nucleari. L’Iran ha risposto con attacchi contro obiettivi americani e israeliani in tutta la regione.
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Immagine di Tasnim News Agency via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Militaria
L’India ricomincia a produrre i caccia russi Sukhoi
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