Spirito
Leone XIV alla Rota Romana: un appello alla verità di fronte agli abusi nelle cause di annullamento del matrimonio
Il 26 gennaio 2026, Leone XIV ha messo in guardia la Rota Romana contro la «compassione incompresa» che indebolisce la verità oggettiva, in particolare nei procedimenti di annullamento del matrimonio. Questo appello al rigore mira a contenere gli abusi derivanti dalle riforme postconciliari, senza correggerne i principi fondamentali.
Leone XIV ha ricevuto in udienza i prelati auditori presso il Tribunale Apostolico della Rota Romana lunedì 26 gennaio 2026, in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario. In un discorso, il Santo Padre ha posto la loro missione sotto l’espressione di San Paolo: «Veritatem facientes in caritate» (Efesini 4,15), cioè agire nella verità e nella carità.
Il papa ha ricordato che queste due dimensioni non sono contrapposte, né devono essere bilanciate secondo criteri pragmatici, ma che trovano la loro più profonda armonia in Dio stesso, che è Amore e Verità.
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«Compassione mal compresa»: un pericolo per la giustizia canonica
Leone XIV osservava che nell’attività giudiziaria si verifica spesso una tensione tra l’esigenza di verità oggettiva e la preoccupazione di carità verso i fedeli. Ma ha avvertito che un’eccessiva identificazione con le vicende spesso travagliate dei singoli può portare a una «pericolosa relativizzazione della verità».
Il papa ha sottolineato che questa deriva è particolarmente grave nei casi di nullità matrimoniale, dove una compassione mal indirizzata potrebbe portare a decisioni «pastorali» prive di una solida base oggettiva. Ha anche ricordato il pericolo opposto di una verità fredda e distaccata, che dimentica la misericordia. Ma il punto centrale rimane chiaro: la carità non può mai sostituire la verità.
Leone XIV ha inserito ogni attività legale nella prospettiva tradizionale della salus animarum, la legge suprema della Chiesa. Il servizio della verità e della giustizia deve essere un contributo amorevole alla salvezza eterna dei fedeli.
Citando Benedetto XVI, esortò i giudici a essere veri «collaboratori della verità» (3 Gv 8), unendo veritas in caritate e caritas in veritate.
Questo discorso giunge in un momento in cui i decreti di nullità si sono moltiplicati a tal punto da provocare una crisi di fiducia tra molti cattolici.
Prima del Concilio Vaticano II, le dichiarazioni di nullità erano meno frequenti, poiché la giurisprudenza rimaneva strettamente legata all’oggettività del vincolo matrimoniale e al principio tradizionale: matrimonium gaudet favore iuris (il matrimonio gode del favore del diritto).
Il discorso di Leone XIV appare quindi come un tentativo di ripristinare il rigore, senza mettere esplicitamente in discussione i principi che avevano portato alla situazione attuale.
Sotto Giovanni Paolo II: l’ampliamento soggettivo dei motivi di nullità
Una delle radici del problema risiede nel Codice di Diritto Canonico del 1983, promulgato sotto Giovanni Paolo II.
Il canone 1095 ha introdotto motivi legati alla psiche: grave mancanza di discernimento, incapacità di assumere gli obblighi essenziali del matrimonio.
Queste formulazioni spesso imprecise hanno aperto la porta a interpretazioni ampie. Come osservava Padre Coache già nel 1986: «si tratta di una significativa ambiguità che autorizzerà e incoraggerà tutti i tentativi di annullamento!» (1)
In pratica, questo canone è diventato la base più frequente per le dichiarazioni di nullità, al punto che alcuni tribunali matrimoniali hanno perso credibilità presso i cattolici seri.
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Papa Leone XIV oggi denuncia la relativizzazione della verità: ma questa relativizzazione non deriva necessariamente da un quadro giuridico già ampliato?
Una nuova concezione del matrimonio: il «bonum conjugum» (bene degli sposi)
Ancora più grave, la giurisprudenza recente ha introdotto motivi sconosciuti alla Tradizione, come l’esclusione del bonum conjugum (bene degli sposi).
Prima del Concilio Vaticano II, questo concetto non era mai stato considerato causa di nullità. Ma a partire dalla Costituzione Gaudium et spes, che ha definito il matrimonio come «comunità di vita e di amore», alcuni canonisti hanno ampliato la portata stessa del consenso matrimoniale.
Così, l’oggetto del consenso non è più solo lo jus in corpus (il diritto al proprio corpo ordinato alla procreazione), come chiaramente definito dal Codice del 1917, ma anche un presunto diritto a una comunione di vita affettiva e interpersonale.
Eppure, nel 1944, Pio XII ci aveva ricordato che la vita condivisa (letto, mensa, abitazione) non appartiene alla sostanza del matrimonio, ma alla sua integrità. Anche l’amore coniugale non è mai stato considerato una condizione di validità: «un matrimonio valido può coesistere con la ripugnanza», ha affermato. Era un giudice nel 1925.
La tendenza attuale equivale a insinuare: «niente amore, quindi niente matrimonio», esattamente ciò che mons. Marcel Lefebvre denunciò al Concilio. (2)
Sotto Francesco: la procedura accelerata, una nuova fonte di fragilità
A queste ampie cause si aggiunge, sotto Francesco, un’importante riforma procedurale: il motu proprio Mitis Iudex (2015), che introduce una procedura breve davanti al vescovo diocesano.
Leone XIV ha menzionato esplicitamente questa procedura, chiedendo che la natura prima facie (a prima vista) delle cause fosse valutata con grande attenzione, e ricordando che è la procedura stessa a dover confermare la nullità o richiedere il ricorso alla via ordinaria.
Questo richiamo è significativo: il Papa riconosce implicitamente il rischio di una giustizia accelerata, in cui la nullità diventerebbe una soluzione quasi automatica.
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Correggere gli eccessi senza correggere le cause?
Leone XIV ha concluso: «custodire la verità con rigore ma senza rigidità, e praticare la carità senza omissioni».
Questo appello è giusto. Ma rimane un’incoerenza: come si può ripristinare pienamente il rigore se i principi giuridici e dottrinali che hanno permesso questi abusi permangono?
L’attuale Papa sembra voler mitigare gli effetti negativi delle riforme postconciliari, pur aderendo ai loro orientamenti generali. Tuttavia, la crisi delle nullità matrimoniali può essere risolta solo aderendo alla concezione tradizionale del matrimonio, così come espressa nel Codice del 1917 e nella Casti connubii.
Nel frattempo, esiste il rischio concreto che matrimoni validi e indissolubili siano dichiarati nulli, a scapito della verità del sacramento e della pace della coscienza.
NOTE
1) Le Droit canonique est-il aimable?, p. 2852
2) Intervento presentato al Concilio il 9 settembre 1965.
Articolo previamente apparso su FSSPX. News
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Mons. Viganò: Roma verso uno scenario apocalittico
Lo scenario che si profila – anzi, che già è sotto i nostri occhi – è profondamente inquietante, ma in un’ottica escatologica trova una propria ragione nell’apostasia preannunciata dal Profeta Daniele e dall’Apocalisse, ribadita presumibilmente nella terza parte del messaggio…
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) February 10, 2026
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Monsignor Fellay difende i piani di consacrazione della FSSPX
Durante un’appassionata predica nella domenica di Sessagesima, il vescovo Bernard Fellay della Fraternità San Pio X (FSSPX) ha sostenuto che esiste chiaramente uno «stato di necessità» affinché la FSSPX proceda alla consacrazione dei vescovi senza l’approvazione del Vaticano. Lo riporta LifeSite.
«Dov’è finito oggi lo spirito missionario? È stato ucciso… Perché? Perché ora pretendono che tutti possano essere salvati», ha esclamato Sua Eccellenza. «Papa Francesco ha osato dire che la pluralità delle religioni appartiene alla sapienza di Dio. In altre parole, Dio ha voluto diverse religioni, altre religioni. Questo demolisce la fede».
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Fellay, 69 anni, ha parlato ieri a sacerdoti e seminaristi presso il seminario della Fraternità San Pio X a Dilwyn, in Virginia. Sua Eccellenza risiede attualmente in questa sede, costruita negli anni 2010 per accogliere il crescente numero di giovani che desiderano sperimentare la propria vocazione nella Fraternità San Pio X.
Nel suo intervento, Sua Eccellenza ha sottolineato la «gravità della questione», ammettendo che alcuni potrebbero essere «spaventati a morte» da ciò che potrebbe accadere, mentre altri potrebbero essere «sollevati» nel sapere che la Fraternità sta ricevendo più vescovi. Sua Eccellenza ha commentato che per consacrare vescovi senza l’approvazione di Papa Leone XIV ci dovrebbero essere gravi motivi per farlo.
«Questo atto non può essere compreso o giustificato se non comprendiamo che esiste un grave problema all’interno della Chiesa cattolica. Questo grave problema lo chiamiamo: crisi. C’è una crisi nella Chiesa», ha detto Fellay.
Pur ammettendo che «nessuno può giudicare la Santa Sede» durante la sua omelia di 38 minuti, Fellay ha inoltre sostenuto che è semplicemente la «realtà» che la «salvezza delle anime» richieda che la Società proceda con le consacrazioni. Tra le altre cose, ha affermato che la «teologia moderna» e il modo in cui «il catechismo viene impartito oggi» hanno portato alla creazione di anime che «non hanno ricevuto» la fede.
Ai sacerdoti della FSSPX di tutto il mondo è stato chiesto di parlare delle consacrazioni nelle loro cappelle lo scorso fine settimana.
Fellay ha avanzato altre argomentazioni a difesa delle possibili consacrazioni, previste per il 1° luglio. Sua Eccellenza ha parlato di un disorientamento diabolico nella Chiesa e di come il pontificato di Francesco abbia aperto «molti occhi» sulla crisi.
«Cosa intendiamo quando parliamo di stato di necessità o di emergenza? Parliamo di… quando il buon ordine di un’organizzazione» non «più» viene rispettato, ha detto. «Vediamo solo che su larga scala non sono in grado di realizzare ciò per cui sono stati creati: cioè salvare le anime».
Sua Eccellenza ha continuato: «quando abbiamo a che fare con Roma, loro vogliono ancora che accettiamo queste cose che stanno uccidendo la Chiesa. Ecco perché diciamo che non possiamo».
«Voi avete il potere supremo, ma questo potere non è assoluto», ha osservato anche Fellay. «L’autorità è sempre legata alla verità e al bene. E questa verità e questo bene per la Chiesa sono la salvezza delle anime. Se anche il papa fa uso dei suoi poteri per andare contro questo scopo – o al di fuori di esso – è un abuso. Non ha alcun valore… non può vincolare la nostra coscienza».
Fellay ha anche menzionato le conversazioni avute in passato con Papa Benedetto XVI e altri funzionari vaticani come il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato di Benedetto, e il cardinale William Levada, ex capo delle comunità Ecclesia Dei. Il vescovo elvetico ha affermato che quando li incontrava, gli raccontavano cose contraddittorie, aggiungendo che questo si è verificato anche sotto Francesco, quando Francesco gli disse che la FSSPX «era cattolica», ma poi il cardinale Gerhard Ludwig Müller disse che la FSSPX era «scismatica».
Giovedì 12 febbraio, il Superiore Generale della FSSPX, don Davide Pagliarani, incontrerà a Roma il Cardinale Tucho Fernández, a capo del Dicastero per la Dottrina della Fede. Alcuni giornalisti hanno riferito che monsignor Fellay e monsignor Alfonso de Galarreta, si uniranno a lui per l’incontro.
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Immagine di Noah-PRL via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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