Politica
Le elezioni in Gabon vinte da un generale
Il leader ad interim del Gabon, il generale Brice Oligui Nguema, è stato eletto presidente con il 90,35% dei voti, secondo i risultati provvisori annunciati domenica dal ministro degli Interni Hermann Immongault.
Le elezioni di sabato scorso sono le prime da quando Nguema guidò un colpo di stato militare nell’agosto 2023 per rovesciare il cugino, l’ex presidente Ali Bongo, poco dopo essere stato dichiarato vincitore di un’elezione presidenziale controversa.
Bongo, accusato di corruzione e governo irresponsabile, era al potere da 14 anni dopo essere succeduto al padre, Omar Bongo Ondimba, che aveva governato per più di quattro decenni prima di morire nel 2009.
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«Brice Clotaire Oligui Nguema è stato eletto a maggioranza assoluta… con 575.222 voti», ha riferito Hermann Immongault.
Come riportato da Renovatio 21, il generale gabonese aveva guidato il colpo di Stato di due anni fa, prestando quindi giuramento come presidente ad interim. La Francia aveva quindi interrotto la cooperazione militare con l’ex colonia.
Lo Nguema si è dimesso dall’esercito per proseguire la sua corsa alla presidenza. Il suo principale avversario, l’ex primo ministro Alain Claude Bilie By Nze, ha ottenuto circa il 3% dei voti. Nessuno degli altri sei candidati ha ottenuto più dell’1%.
L’affluenza alle urne è stata del 70,4%, superiore al 56,65% delle contestate elezioni dell’agosto 2023. Circa 920.000 elettori, di cui oltre 28.000 all’estero, si sono registrati per le elezioni. Il Ministero dell’Interno ha dichiarato che i risultati saranno annunciati entro il 16 aprile.
Durante la sua campagna, lo Nguema si è impegnato a ridurre la dipendenza del Paese dal petrolio diversificando l’economia e dando impulso a settori come l’agricoltura, l’industria e il turismo.
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Le elezioni si sono svolte in base a una nuova Costituzione approvata nel novembre 2024, che ha introdotto un limite di due mandati presidenziali di sette anni. È stata abolita la carica di primo ministro e vieta ai familiari di succedere a un presidente. Il Gabon è governato dai Bongo da oltre 50 anni. La precedente costituzione prevedeva mandati illimitati di cinque anni.
Si prevede che il periodo transitorio terminerà nell’agosto 2025, dopo le elezioni presidenziali, parlamentari e locali.
L’ex colonia francese ha uno dei redditi pro capite più alti dell’Africa. La sua economia dipende fortemente dal petrolio, che rappresenta circa il 40% del PIL, secondo i dati del FMI.
Come scritto da Renovatio 21, il cosiddetto impero francese, in Africa, è in decomposizione avanzata.
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Immagine di © European Union, 2025 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Politica
Il leader serbo bosniaco antioccidentale Dodik festeggia la vittoria elettorale
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Politica
Il Brasile va alle urne: Bolsonaro jr. vince su Lula
Il figlio di Bolsonaro ha vinto primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile, superando il presidente uscente di sinistra Lula. Il ballottagio pre la carica di presidente del grande Paese sudamericano è previsto per il 25 ottobre,
Il 45enne Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex capo di Stato brasiliano, ha ottenuto il 47,06% dei voti, contro il 45,12% del veterano della sinistra Luiz Inacio Lula da Silva, 80 anni, a spoglio quasi concluso. Lo scarto ridotto dimostra che il più grande Paese dell’America Latina resta profondamente polarizzato, tra accuse reciproche di golpe o di brogli.
Se Flavio Bolsonaro dovesse prevalere al secondo turno, il Brasile si unirebbe all’ondata conservatrice che, incoraggiata dal presidente americano Donald Trump, ha già mietuto vittorie nella regione, in Argentina, in Colombia o in Perù.
Domenica sera si è detto «molto soddisfatto» del risultato e fiducioso nella vittoria. Ha ringraziato i suoi elettori per avergli dato «un voto di fiducia per il cambiamento», ritenendo che «il Brasile non ne possa più».
Si presenta come una versione «più moderata» di suo padre, l’ex presidente Jair Bolsonaro, che lo aveva designato candidato dopo essere stato condannato a 27 anni di carcere per un tentativo di colpo di Stato contro Lula nel 2022. A quasi 81 anni, lo storico leader della sinistra punta a un quarto mandato non consecutivo. Durante la campagna ha sventolato la bandiera della sovranità e ha invitato il suo omologo statunitense a non «immischiarsi» nelle elezioni brasiliane.
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Bolsonaro jr. ha mantenuto il sangue freddo anche dopo la notizia di essere indagato per corruzione e riciclaggio di denaro in relazione al finanziamento di un film in onore del padre, malato di cancro, che l’anno passato era stato arrestato dalla polizia a Brasilia mentre ancora era ai domiciliari. La Corte Suprema brasiliana, guidata dall’acerrimo nemico dei Bolsonaro giudice Alexandre de Moraes, aveva bloccato la richiesta di scarcerazione anticipata di Bolsonaro senior cinque mesi fa.
Il Brasile ha inoltre assistito a una vera e propria ondata conservatrice alle elezioni legislative, in particolare al Senato, dove l’ex first lady Michelle Bolsonaro è stata eletta a larga maggioranza, così come Carlos Bolsonaro, fratello di Flavio. Circa 160 milioni di elettori erano chiamati alle urne. L’astensionismo, in un Paese in cui il voto è obbligatorio, si è attestato al 21%, praticamente lo stesso dato del 2022.
Come riportato da Renovatio 21, il fratello Eduardo Bolsonaro, già deputato, tre mesi fa è stato condannato, sempre dalla Corte Suprema di De Moraes, a quattro anni di carcere per aver esercitato pressioni su autorità straniere – ovvero il governo degli Stati Uniti – al fine di ottenere sanzioni contro le istituzioni brasiliane, in particolare la magistratura e alcuni esponenti della Procura Generale.
La Corte federale suprema del Brasile aveva ampliato le restrizioni nei confronti dell’ex presidente Jair Bolsonaro, arrivando a vietare ora la diffusione delle sue interviste sulle piattaforme dei social media. Gli USA erano scesi ora in campo direttamente contro De Moraes, revocandogli il visto per il Paese, una mossa inaspettata ed inedita da parte della segreteria di Stato USA guidata da Marco Rubio.
A luglio 2025 il presidente statunitense Donald Trump – che durante il suo primo mandato aveva coltivato stretti legami con Bolsonaro – aveva definito la persecuzione dell’ex alleato da parte del governo Lula una «caccia alle streghe», imponendo dazi del 50% su alcuni prodotti brasiliani. Tuttavia, all’inizio di questo mese Washington ha iniziato a mitigare alcune di quelle tariffe.
Il padre jair Bolsonaro tre anni fa era era stato pure incriminato per falsificazione dello status vaccinale. L’opposizione di Bolsonaro ai vaccini mRNA si manifestò in proteste dirette con il direttore dell’OMS Tedros Ghebreyesus e con commenti subitanei che descrivevano l’impunità programmatica dei produttori di vaccini anti-COVID anche qualora i sieri possano «trasformarti in una donna barbuta, o in un alligatore jacaré».
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Immagine di Agência Senado via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Politica
Assassina nel braccio della morte sopravvive a una doppia iniezione letale: nuova eroina delle donne ripaganizzate?
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🚨 JUST IN: President Trump speaks out on the FAILED execution of Christa Pike in Tennessee last night
“That was an execution where the medication didn’t exactly work. It shouldn’t be very difficult!” We need to make this MUCH EASIER and just DISPATCH THE FIRING SQUAD! Come… pic.twitter.com/HbG95GO8HH — Nick Sortor (@nicksortor) October 1, 2026
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