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L’arcivescova di Canterbury onora un religioso legato a una banda criminale pakistana

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Un religioso musulmano pakistano, insignito di un’onorificenza dall’«arcivescova» di Canterbury Sarah Mullally, è stato accusato di proteggere una presunta banda dedita all’estorsione, legata a rapimenti e torture. Lo riporta il quotidiano britannico  Telegraph.

 

La scorsa settimana la Mullaly, ufficialmente a capo della Chiesa d’Inghilterra, ha ritirato un premio interreligioso a Tahir Ashrafi, inviato speciale del Pakistan per l’armonia interreligiosa, appena sei giorni dopo averglielo conferito.

 

Secondo il Telegraph, il fratello di Ashrafi sarebbe a capo di una cosiddetta «banda di blasfemia» in Pakistan, che adesca giovani online e li ricatta minacciandoli di essere perseguiti ai sensi delle leggi sulla blasfemia del Paese. Il giornale ha scritto che il gruppo sarebbe responsabile di un «enorme aumento» del numero di persone incarcerate per blasfemia negli ultimi anni. In Pakistan la blasfemia è un reato punibile con la pena di morte.

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Come riportato da Renovatio 21, la legge sulla blasfemia in Pakistan distrugge le esistenze di tante famiglie cristiane, con incarcerazioni e condanne a morte su accuse spessissmo completamente inventate (o addirittura ricevute in sogno…), e usate per rubare i beni dell’accusato. La questione della presunta blasfemia porta pure alle cronache delle chiese bruciate ed uccisioni extragiudiziali, nonché a torture e linciaggi pubblici.

 

Secondo il giornale britannico, Ashrafi ha difeso pubblicamente il fratello e ha definito «cane» il giudice che indaga sulla presunta banda.

 

La Commissione nazionale per i diritti umani del Pakistan ha detto che il gruppo si serviva di donne che operavano sotto pseudonimo per indurre gli uomini a rilasciare dichiarazioni blasfeme online. Secondo l’organismo statale per i diritti umani, le vittime venivano spesso arrestate da «privati cittadini anziché dalle forze dell’ordine», sottoposte a torture e private dell’accesso all’assistenza legale.

 

I parenti delle presunte vittime hanno dichiarato al Telegraph di essere rimasti «scioccati» nel vedere l’Ashrafi ricevere il premio britannico, dicendo che il religioso interpretava il ruolo del «poliziotto buono» mentre suo fratello quello del «poliziotto cattivo», tendendo trappole e arrestando le vittime. Il giornale ha riferito che ai parenti è stato garantito l’anonimato per timore di ritorsioni.

 

L’Ashrafi ha negato qualsiasi illecito. Tuttavia, subito dopo la cerimonia a Lambeth Palace, sono riemerse le vecchie dichiarazioni del 2007 in cui Ashrafi definiva bin Laden una «spada di Dio» (Saifullah) e lodava il suo impegno.

 

La controversia nasce in un momento di maggiore attenzione, in Gran Bretagna, ai crimini pedofili seriali legati a bande composte da uomini di origine pakistana – le cosiddette grooming gang – dopo anni di rivelazioni sullo sfruttamento sessuale organizzato di minori in città e Oaesi di tutto il Paese.

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Un’inchiesta portata alla luce dal deputato del nuovo partito Restore Britain Rupert Lowe ha rivelato a giugno di aver individuato prove dell’esistenza di bande di adescatori operanti in 149 dei 317 distretti amministrativi locali del Regno Unito. Il rapporto ha stabilito che almeno 250.000 donne e ragazze sono state violentate da queste bande a partire dal 2000 e che alti funzionari politici hanno contribuito a farle sfuggire al processo.

 

Come riportato da Renovatio 21, in un episodio clamoroso e rivelatore, tre anni fa, per celebrare il Pakistan Day, una festa nazionale che commemora l’approvazione della risoluzione di Lahore, in base alla quale il 23 marzo 1940 fu approvata una nazione separata per i musulmani dell’impero indiano britannico richiesta dalla Lega musulmana, una bandiera nazionale Pakistana è stata issata sopra l’Abbazia di Westiminster, il più importante luogo di culto già cattolico e poi anglicano di Londra, in pratica uno dei segni più alti del Cristianesimo in terra anglica.

 

Come riportato da Renovatio 21, due anni fa il deputato laburista Tahir Ali ha esortato il governo britannico a rendere illegale la «profanazione» dei testi religiosi e dei profeti, ossia di introdurre anche nel Regno Unito le leggi anti-blasfemia.

 

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Immagine da Twitter

 


 

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