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La virtù di fortezza in tempi di crisi

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L’attuale crisi nella Chiesa solleva per noi diversi interrogativi: quanto durerà? Sembra che siano disponibili molte opzioni per affrontare la sofferenza e le ansie che essa provoca.

 

La precipitazione o l’esitazione prolungata, anche sotto apparenze di bene, ci conducono sulla strada sbagliata e ci inducono a prendere decisioni errate.

 

In questi tempi segnati da incertezza, sofferenza e difficoltà, la dottrina cattolica offre una luce particolare attraverso la virtù della fortezza, una delle quattro virtù cardinali.

 

Essa può essere definita come segue: «La fortezza è la virtù morale che assicura fermezza e costanza nel perseguimento del bene di fronte alle difficoltà. Rafforza la determinazione a resistere alle tentazioni e a superare gli ostacoli della vita morale. La virtù della fortezza ci permette di vincere la paura, anche della morte, e di affrontare prove e persecuzioni. Ci dispone fino a rinunciare e sacrificare la nostra vita per difendere una giusta causa».

 

Questa virtù non è semplicemente stoica resistenza o puro coraggio naturale. È una disposizione abituale dell’anima, perfezionata dalla grazia, che ordina l’appetito irascibile – quella parte di noi che reagisce alle difficoltà e alle minacce – secondo la ragione illuminata dalla fede.

 

San Tommaso d’Aquino, nella Summa Theologica (I-II, q. 123), specifica che la forza ha come oggetto principale la paura e l’audacia, specialmente di fronte al pericolo mortale. Essa consiste in due movimenti complementari: «aggredi» (intraprendere, attaccare il male) e «sustinere» (sopportare; resistere). Nei momenti di crisi, è spesso il secondo a prevalere: la pazienza e la costanza di fronte a ciò che non può essere immediatamente cambiato.

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La fortezza di fronte alle crisi contemporanee nella Chiesa e nella società

Le crisi economiche, sociali, spirituali, religiose o personali generano naturalmente paura, ansia, scoraggiamento e talvolta disperazione. Nella tempesta alcuni credono sia più prudente abbandonare la barca con mare mosso e farsi travolgere dalle onde, altri cambiano rotta senza vedere bene con una bussola che cambia continuamente, altri ancora, come un pilota di aereo affetto da disorientamento spaziale, perché non ha più i consueti punti di riferimento, prendono le decisioni in base ai propri sentimenti e sensazioni piuttosto che credere negli strumenti ancora a disposizione.

 

La virtù della fortezza non nega queste emozioni; le domina. Impedisce che l’anima rimanga paralizzata. La fortezza combatte innanzitutto i nemici interiori: l’ansia, la paura, i dubbi che immobilizzano. Rende l’uomo «resiliente», capace di restare fedele al bene anche quando tutto sembra andare in pezzi.

 

Questa forza trova il suo modello supremo in Gesù Cristo. Sulla Croce, Nostro Signore ha affrontato la sofferenza e la morte non per temerarietà, ma per amore fedele fino alla fine. «Nel mondo avrete tribolazione, ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo» (Gv 16,33). I martiri, il cui sacrificio è considerato da san Tommaso l’atto di fortezza più perfetto, illustrano questa verità: preferirono la fedeltà a Dio alla conservazione della loro vita terrena.

 

Oggi la forza si manifesta meno spesso nel martirio cruento che nella fedeltà quotidiana: continuare ad amare la Chiesa, a pregare, a lavorare per il bene comune e la salvezza delle anime, a difendere la verità nonostante pressioni, perdite o incomprensioni. La fortezza non è isolata. Si fonda sulle altre virtù cardinali (prudenza, giustizia, temperanza) e, ancor più, sulle virtù teologali. La fede dà il senso della prova; la speranza impedisce di cedere alla disperazione; la carità motiva il sacrificio. Ella è elevata anche dal dono dello Spirito Santo che porta lo stesso nome.

 

Così, ciò che è impossibile con le sole forze umane, diventa possibile mediante la grazia: «La mia forza è il Signore» (Sal 118,14).

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Praticare la fortezza oggi

Come possiamo coltivare questa virtù in tempi di crisi? Innanzitutto attraverso la preghiera umile e perseverante, che unisce l’anima alla fonte di ogni forza. Poi attraverso atti quotidiani di fedeltà: mantenere gli impegni nonostante la fatica di una crisi che dura da tempo, rifiutare la menzogna o il facile compromesso, sostenere tutte le anime disorientate, accettare la sofferenza senza amarezza. La pazienza (perseverare nel presente) e la perseveranza (perseverare nel bene) sono preziose alleate della forza.

 

Dobbiamo evitare anche gli eccessi opposti: la codardia, che fugge il dovere, e l’incoscienza, che si mette in pericolo senza discernimento. Entrambi sono contrari alla virtù della prudenza. La vera forza è misurata, ordinata al vero bene e sempre aperta alla misericordia. La fortezza mantiene l’animo calmo, pacifico e coraggioso nonostante il disprezzo, l’ingiustizia e l’ostracismo.

 

Nelle crisi che scuotono il nostro mondo, la Chiesa e la nostra vita, Ella trasforma la prova in un’opportunità di crescita spirituale, accresce i nostri meriti. Ci ricorda che il bene non è vinto dal male e che chi si affida a Dio può rimanere saldo, anche quando tutto vacilla.

 

Don Philippe Pazat

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Immagine: Francisco de Zurbarán (1598–1664), San Bonaventura e San Tommaso d’Aquino davanti al Crocifisso (1629), Gemäldegalerie, Berlino

Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

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«Church bashing»

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La sottomissione richiesta al Magistero screditata dal Magistero stesso.   Anche il pellegrinaggio Ad Petri Sedem sperimenta le porte chiuse: l’autorizzazione a una processione nella basilica di San Pietro è stata rifiutata. Due mesi fa, mons. Jean-Marc Eychenne, vescovo di Grenoble, dava in anticipo una ragione di questo rifiuto (1): accogliere le richieste di celebrare la messa secondo il rito tradizionale contribuirebbe ad alimentare il «clima di sfiducia sistematica» e la «logica del sospetto» nei confronti di ciò che viene da Roma.   In modo più radicale e aggressivo, un teologo romano, Andrea Grillo (2), parla di mons. Cordileone come di un arcivescovo scismatico perché preferisce Summorum Pontificum a Traditionis Custodes.   Il Magistero da difendere, secondo mons. Eychenne, è la «dinamica ecclesiologica, antropologica e liturgica dell’insieme del concilio Vaticano II», portata avanti dai papi a partire da Giovanni XXIII. Rifiutare le decisioni dottrinali, liturgiche, disciplinari di questi papi significa incamminarsi sulla via del rifiuto dell’autorità magisteriale dei papi. È difficile capire come si possa al tempo stesso rivendicare il rispetto e la sottomissione intellettuali dovuti all’autorità magisteriale e lasciare nella più tranquilla impunità le più grossolane sfide contro la dottrina della Chiesa: un vescovo belga si prepara a ordinare uomini sposati, l’episcopato tedesco non smette di disprezzare i deboli richiami all’ordine di Roma (predicazione dei laici, benedizione delle unioni irregolari, ecc.); quanto alla morale, il quotidiano sul quale mons. Eychenne pubblica il suo contributo ospita con compiacenza gli interventi di opinione che relativizzano ciò che ne resta. (3)   Ma questa «dinamica ecclesiologica» non è essa stessa un modo di calpestare il Magistero anteriore e la pratica passata della Chiesa? I teologi condannati sotto Pio XII sono ormai portati alle stelle; il Sant’Uffizio è accusato da papa Francesco di aver proceduto in modo immorale (4); non si finisce di procedere a pentimenti nei quali gli uomini di Chiesa battono il mea culpa, non soltanto per i loro predecessori, ma per la Chiesa stessa, come recentemente quello di Leone XIV per il ritardo della Chiesa nel condannare la schiavitù. (5)   È chiaro che questo Church bashing (critica feroce alla Chiesa) non può obbligare in coscienza. In mancanza di un discorso magisteriale intelligibile, (6) non resta che attenersi al Magistero passato.   Don Nicolas Cadiet   NOTE 1) https://www.la-croix.com/a-vif/liberaliser-la-liturgie-serait-instiller-le-virus-de-la-defiance-20260824 2) https://www.cittadellaeditrice.com/munera/un-arcivescovo-scismatico-in-segnatura-apostolica-le-parole-irresponsabili-di-mons-cordileone/ 3) Cfr. per esempio, questo articolo, tutto un programma: https://www.la-croix.com/a-vif/toute-masturbation-est-elle-intrinsequement-desordonnee-20261009 4) Cfr. la lettera di Papa Francesco al cardinal Fernàndez sulla sua nomina a Prefetto del Dicastero per la dottrina della fede: https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2023-07/papa-nuovo-prefetto-dicastero-dare-ragione-nostra-speranza.html 5) Cfr. Enciclica Magnifica Humanitas. 6) Purtroppo, oggi non si può che dare ragione al cardinale Müller: «Non ci si deve aspettare che un cattolico autentico accetti acriticamente qualsiasi documento provenga da Roma o da un’autorità episcopale». Cardinale Gerhard Müller, «Die Piusbruderschaft und ihre Einheit mit der Kirche», 21 febbraio 2026, https://www.kath.net/news/89675, nostra traduzione.

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Leone mette a capo di un Dicastero vaticano una femminista pro-benedizioni gay

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Papa Leone XIV ha nominato la teologa cilena Claudia Leal Luna sottosegretaria del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, affidando così un incarico di alto livello in Vaticano a una fervente critica del rifiuto, da parte della Chiesa nel 2021, di benedire le unioni omosessuali. Lo riporta LifeSite.

 

La nomina, annunciata giovedì, vede Leal affiancata al gesuita padre Avelino Chicoma Bundo Chico. Vatican News e il comunicato del dicastero stesso confermano che Leal, nata il 12 dicembre 1977, è laureata in giurisprudenza all’Università del Cile e ha conseguito un dottorato in teologia morale presso l’Accademia Alfonsiana di Roma.

 

La posizione di Leal in materia di moralità sessuale è stata oggetto di critiche, soprattutto per quanto riguarda la sua posizione tradizionale del Vaticano contro le benedizioni alle unioni tra persone dello stesso sesso, in seguito al Responsum del 2021 della Congregazione per la Dottrina della Fede, in cui si afferma che la Chiesa considera tali benedizioni «illecite».

 

Pochi giorni dopo la pubblicazione, in un’intervista rilasciata il 17 marzo 2021 a Radio Universidad de Chile, ha replicato che «la morale sessuale della tradizione cristiana ha ancora bisogno di fare dei passi avanti».

 

La teologa cilena definito l’antropologia del documento «un po’ tassidermica» e ha contestato la distinzione tra benedire le persone con inclinazioni omosessuali e benedire le loro relazioni.

Un approccio personalista, sosteneva, tratterebbe le relazioni come «costitutive di ciò che siamo come persone». Il Responsum, approvato da Papa Francesco, ha ribadito che Dio «non benedice e non può benedire il peccato», distinguendo al contempo la persona dagli atti che il Catechismo della Chiesa Cattolica descrive come «intrinsecamente disordinati».

 

Nel suo saggio del 2022 La recepción de Amoris Laetitia en Chile, la studiosa  esprime ulteriore delusione per il fatto che l’esortazione apostolica Amoris laetitia di Bergoglio del 2016 non sia andata abbastanza lontano. Scrive che la lettera papale non ha prodotto «alcuna innovazione per quanto riguarda la situazione delle diversità sessuali nella comunità ecclesiale».

 

Invocando la legge della gradualità, ha affermato che «il bene non è lo stesso per tutti» e ha attribuito ad Amoris laetitia il merito di aver dato «legittimità a un importante gruppo di “Pastorales de la Diversidad Sexual”», ovvero gruppi che si rivolgono a coloro che hanno «identità sessuali dissidenti».

 

Lo stesso saggio osserva che il documento ha aperto uno spazio alle donne cattoliche per esaminare «la compatibilità tra cristianesimo e femminismo», citando l’affermazione di papa Francesco secondo cui «apprezza il femminismo».

 

Leal si è inoltre definita femminista senza riserve, scrive LifeSite. In un’intervista rilasciata a El Dínamo il 23 dicembre 2021, ha affermato: «Chiunque abbia studiato etica sociale non può rifiutare la causa del femminismo. Una società in cui le donne hanno gli stessi diritti e le stesse opportunità degli uomini è un mondo più felice».

 

La Leal accolto con favore l’attenzione politica sulla parità di genere e sui «diritti dei gruppi LGBT+», raccontando di essersi «rizzata la testa» ascoltando il discorso inclusivo della presidente della Convenzione costituzionale cilena, Elisa Loncon. Insegna un corso su «La sessualità nella tradizione cristiana» che, a suo dire, dimostra come tale tradizione sia «molto meno monolitica di quanto si pensi».

 

La donna ha insegnato presso la Pontificia Università Cattolica del Cile dal 2012 al 2022 e dal 2022 è professoressa ordinaria di teologia fondamentale della famiglia presso il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia. È già consultiva presso il Dicastero per la Dottrina della Fede ed è stata nominata membro della Commissione Teologica Internazionale il 19 ottobre, appena due settimane prima di questa nomina.

 

InfoVaticana ha evidenziato queste dichiarazioni nella sua copertura sia della nomina alla Commissione Teologica Internazionale di ottobre, sia del nuovo ruolo di sottosegretario, rilevando l’assenza di qualsiasi ritrattazione pubblica delle sue affermazioni del 2021.

 

In una dichiarazione rilasciata dal dicastero, Leal ha affermato di aver accettato il nuovo incarico «con gratitudine al Santo Padre Leone XIV per la fiducia che mi ha accordato» e ha osservato che «ogni confine che ho varcato mi ha confermato che lo sviluppo umano ha sempre un volto e un nome, e che nessuno è straniero nella Chiesa».

La Leale si è affidata, per l’incarico a papa Giovanni XXIII, chiedendogli di insegnarle «a servire con la sua mitezza e fiducia, nella Chiesa che egli voleva fosse una Chiesa per tutti».

 

Il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, sotto la guida della Prefetta Suor Alessandra Smerilli e del Pro-Prefetto Cardinale Fabio Baggio, si occupa di migrazione, cura del creato e questioni connesse allo sviluppo umano. Padre Chicoma Bundo Chico, co-incaricato, vanta una solida esperienza in materia di politiche migratorie e ha descritto il suo ruolo in termini di «presenza, impegno e testimonianza».

 

Come riportato da Renovatio 21, da anni è evidente che anche all’interno dei gangli vaticani la presenza femminea è in progressione costante.

 

È il segno che la Chiesa si femminizza, o meglio di svirilizza – oppure è effetto della quantità di omosessuali che occupano tutti i livelli del Vaticano post-conciliare?

 

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«Gli organizzatori sapevano»: mons. Viganò su San Pietro negata alla Messa del Summorum Pontificum

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Renovatio 21 pubblica il commento di monsignor Carlo Maria Viganò apparso su X riguardo la Basilica di San Pietro negata ai fedeli della Messa antica da tutto il mondo concentratisi a Roma per il pellegrinaggio del Summorum Pontificum. Sua Eccellenza aveva già trattato il caso due settimane fa.    «Speculatores eius cæci omnes, nescierunt universi; canes muti non valentes latrare» (Is 56, 10). Le sue sentinelle sono tutte cieche, nessuna sa nulla; sono cani muti, incapaci di abbaiare.   I fatti sono ormai noti, li riassumo soltanto perché la cronologia è già una sentenza. Il 7 agosto la Segreteria di Stato negò la Messa «usus antiquior». Il 30 settembre, con una lettera giunta a Parigi il 12 ottobre secondo quanto riferisce il National Catholic Register, la Segreteria di Stato negò perfino di entrare in processione nella Basilica Vaticana per pregare per il Papa e adorare il Santissimo Sacramento.   Il 23 ottobre, a ventiquattr’ore dal pellegrinaggio, gli organizzatori ne diedero notizia. Il 24 ottobre i pellegrini, venuti da ogni parte del mondo, furono fermati al limite della giurisizione italiana. Nulla fu detto prima: né la lettera di agosto, né quella di settembre, né quella arrivata undici giorni prima.   Non m’interessa, a questo punto, il Palazzo. Il Palazzo ha fatto ciò che fa il Palazzo: ha risposto in due righe, senza un motivo, con un numero di protocollo. Il Palazzo, almeno, è coerente con se stesso.   Mi interessano coloro che avrebbero dovuto dire ai fedeli ciò che sapevano, e che hanno scelto di tacere per non perderci la faccia.   Sapevano gli organizzatori, che avevano le lettere in mano (…)  che hanno prestato al pellegrinaggio il loro nome e la loro autorità: non hanno accompagnato i pellegrini, li hanno abbandonati per non compromettere i rapporti con il Palazzo.   Sapevano, e la loro colpa non è solo il silenzio, ma il tradimento nei confronti dei loro stessi fedeli, sui quali è ricaduta l’umiliazione e lo scandalo per il diniego.   E vi è di peggio. Dopo aver lasciato venire i pellegrini a Roma, si è lamentata la confusione creata dai commentatori e si è ribadito che il pellegrinaggio nasce dall’amore per il Papa che lo ha respinto. Un portavoce vaticano è giunto a dire che bastava fare una richiesta più specifica, ma il testo della lettera dell’8 settembre lo smentisce parola per parola.   Qualcuno poi si è affrettato a spiegare, a posteriori, che in fondo si trattava di una questione procedurale, di un malinteso, di una circostanza sfortunata: è la vergogna che si aggiunge alla vergogna.   E a Santa Maria Maggiore, dove non soltanto fu negato il Pontificale, ma non fu consentita la distribuzione della Comunione perché l’ora concessa per la Messa bassa era stata sforata di otto minuti, si è ringraziato per iscritto l’arciprete della Basilica e persino il Cerimoniere. Né si dimentichi la patetica ritrattazione di un altro esponente del tradi-conservatorismo, Peter Kwasniewski.   Chi giustifica il funzionario che nega la preghiera davanti all’Altare della Cattedra non difende la Chiesa: difende una finzione burocratica contro la Fede, oltre che i propri interessi.   Questo è lo sdegno. La vergogna è un’altra, ed è più amara. È la vergogna di vedere uomini che predicano la Messa di sempre comportarsi, quando si tratta di «metterci la faccia», come impiegati di un’amministrazione: non si disturba, non si espone, non si dice nulla finché non lo si può dire senza conseguenze. I fedeli hanno viaggiato, hanno pregato e sono stati respinti ed umiliati. Ai loro pastori non si chiedeva di conquistare la Basilica: si chiedeva di avvisarli.   Il Signore ha scritto: «Domus mea domus orationis vocabitur cunctis populis» (Is 56, 7). Tutti i popoli, dunque, salvo i Cattolici che chiedono solo di professare e di pregare. E nessuno, tra coloro che lo sapevano, ha avuto il coraggio di dirlo ad alta voce.     Renovatio 21 offre questo testo di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.  

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