Spirito
Chi siete voi per giudicare?
La Società di San Pio X e la critica alla libertà di ricerca.
Quando il cardinale Gabriel-Marie Garrone, prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica, incontrò l’arcivescovo Lefebvre il 3 marzo 1975, lo criticò per la sua dichiarazione del 1974. Secondo quanto riportato nella biografia dell’arcivescovo Lefebvre scritta dal vescovo Tissier de Mallerais, il cardinale esclamò: «il suo manifesto è inaccettabile; insegna ai suoi seminaristi ad affidarsi al proprio giudizio personale, alla Tradizione così come la interpretano. Questa è la libera ricerca, la peggiore forma di liberalismo!»
Questa critica alla libertà di ricerca ha una lunga storia, e quando i cattolici – non solo la Fraternità Sacerdotale San Pio X – criticano ciò che viene detto o fatto ai vertici della Chiesa, è facile accusarli di presunzione: con quale diritto pretendono di giudicare ciò che il Papa o qualsiasi altro prelato dice o fa? Chi credono di essere? (1)
Accade che le direttive emanate dalle autorità ecclesiastiche dopo il Concilio pretendano di essere vincolanti per i fedeli. Tuttavia, questi fedeli sono esseri umani dotati della dignità che ciò comporta, il che implica che le loro decisioni, persino la decisione di obbedire, debbano essere conformi alla ragione. «Dio in principio creò l’uomo e lo lasciò nelle mani del suo consiglio» (Ecclesiaste 15,14).
Aiuta Renovatio 21
Fin dal XIII secolo , la questione dell’unità dell’intelletto è stata risolta e, contro gli averroisti che affermavano l’esistenza di un unico intelletto per tutti gli esseri umani, separato da ogni individuo, si può – e anzi si deve (2) – sostenere che ogni essere umano possiede la propria intelligenza e volontà, che gli impone il pesante e faticoso compito di esercitare la propria prudenza. Pertanto, spetta ai genitori decidere a quale Messa partecipare in famiglia la domenica, in quale scuola iscrivere i figli, supervisionare il loro insegnamento del catechismo e così via.
Ne consegue inoltre che ogni persona dovrà rispondere a Dio delle proprie azioni. Quando Dio ritiene Adamo responsabile del suo peccato, Adamo scarica facilmente la colpa su Eva: voleva essere come Dio, e si dà il caso che, attraverso la sua coscienza, sia, come Dio, libero e responsabile, sebbene, a differenza di Dio, non sia sovrano. Il suo peccato è infatti suo e non di chi lo ha ispirato.
Certo, per ogni decisione bisogna considerare le leggi legittime, la legge naturale e talvolta chiedere consiglio. Ma in definitiva, spetta a ciascun individuo prendere la propria decisione, come esprimono i teologi affermando che la coscienza è il criterio primario della moralità.
La Chiesa si trova in una situazione in cui non è più possibile fidarsi ciecamente dei prelati, poiché ora si può pretendere l’ordinazione delle donne o difendere impunemente pratiche contro natura. Il cardinale Müller, già prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, che non esita a denunciare certi scandali, ha affermato in un’intervista: «Non ci si può aspettare che un vero cattolico accetti acriticamente qualsiasi documento proveniente da Roma o da un’autorità episcopale» (3). Resta il fatto che ognuno deve giudicare da sé, poiché Roma ha ripreso a condannare le consacrazioni senza mandato papale solo di recente (e anche in questo caso, non tutte, si veda il caso della Cina).
Che cosa resta dunque dell’accusa di libera indagine? Il termine si riferisce alla dottrina luterana dell’assistenza diretta dello Spirito Santo nella lettura e interpretazione delle Sacre Scritture senza ricorrere alla Tradizione della Chiesa, che è essa stessa fonte di Rivelazione. Questo non ha nulla a che vedere con la prudenza personale che ogni individuo deve esercitare.
Sarebbe senz’altro un abuso di autorità affermare che le decisioni prese personalmente debbano vincolare chiunque su cui non si ha alcuna autorità. Ma i credenti tradizionali non pretendono di vincolare nessuno.
Si rischierebbe di cadere nel protestantesimo se si affermasse di condurre la propria vita cristiana secondo regole e dottrine inventate. Al contrario, si cerca di aderire a pratiche affidabili, tramandate dalla Tradizione della Chiesa.
Quanto al pensare di avere più ragione di chi non vede quando il re è nudo, dovrai rassegnarti.
Abate Nicola Cadiet
NOTE
1) Più recentemente, padre Michel Viot ha affermato: «Anche se possiamo concedere alla Fraternità Sacerdotale San Pio X che certi passi del Concilio Vaticano II non siano definizioni infallibili, resta la questione: con quale autorità può un cattolico affermare se questo Concilio Ecumenico insegni qualcosa di falso e se tale insegnamento debba essere respinto?» https://fr.zenit.org/2026/09/17/les-tresors-de-vatican-ii/
2) Concilio di Vienne del 1312, DS 902 e Concilio Lateranense V del 1513, DS 1440
3) Il cardinale Gerhard Müller, «La Fraternità Sacerdotale San Pio e la sua unità con la Chiesa», 21 febbraio 2026, https://www.kath.net/news/89675: «Non ci si può aspettare che un vero cattolico accetti acriticamente ogni documento proveniente da Roma o da un’autorità episcopale». E cita diversi santi della storia della Chiesa.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine: Ercole Ramazzani (1535–1598), Giudizio Universale (1597), Collegiata di San Medardo, Arcevia.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Spirito
«L’Europa consegna i suoi Paesi ad una nuova invasione». Mons. Viganò, messaggio per Lepanto
Il 7 ottobre 1571, mentre la flotta della Lega Santa affrontava a Lepanto un nemico che pareva invincibile, San Pio V e il popolo cristiano pregavano il Rosario. Vinse allora ciò che aveva vinto con Gedeone: “ne glorietur contra me Israel, et dicat: Meis viribus liberatus sum.” Il Signore tolse al suo condottiero ventinovemila uomini e gliene lasciò trecento, perché nessuno attribuisse alle proprie forze una vittoria che era Sua.
Oggi i governanti d’Europa, dimentichi dell’identità dei loro popoli forgiata dal Cattolicesimo Romano, consegnano inermi i propri Paesi a una nuova invasione. E la gerarchia sedicente cattolica, che dovrebbe chiamare a raccolta i fedeli, incoraggia la sostituzione etnica, benedice chi la promuove e chiama «dialogo» la propria vile e abbietta diserzione. Ma i primi nemici dei popoli europei non sono coloro che violano i nostri confini: sono quanti, servi dei potentati finanziari che pretendono di governare le nazioni, se ne servono per scardinare la Religione e l’ordine sociale, e imporre così la propria tirannide tecnocratica. Alle genti che arrivano la Chiesa Cattolica deve la carità e l’annuncio di Cristo; ai loro strumentalizzatori, la coraggiosa denuncia e la resistenza. Un’Europa apostata dalla Fede e pervertita nella Morale non ha più galee, perché non ha più Rosari. Ma la Vergine è la stessa, e Dio non ha mutato il suo giudizio sui numeri: gli bastano trecento uomini, purché siano in ginocchio. “Cunctas hæreses sola interemisti in universo mundo.” Torniamo ai piedi dell’altare. Torniamo al Rosario quotidiano. — Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) October 7, 2026
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
Domani, l’Anticristo? Quando la teologia fa luce sulla geopolitica
Nel numero 700 del Courrier de Rome (settembre 2026), padre Jean-Michel Gleize si interroga sulla possibilità di spiegare il sostegno americano a Israele unicamente con motivazioni geopolitiche e rintraccia le radici religiose e messianiche di questa alleanza fino alla questione dell’Anticristo. Padre Philippe Bourrat, dal canto suo, ripercorre l’intervento di San Clemente di Roma nella crisi della Chiesa di Corinto.
Israele, il Tempio e l’Anticristo
«Domani, l’Anticristo?”: Dietro questo titolo interrogativo, padre Jean-Michel Gleize inizia ponendo una questione metodologica. La scienza, nel senso moderno del termine, cerca le cause immediate e osservabili dei fenomeni. La «saggezza» va più indietro, alle loro cause profonde. Che dire allora della geopolitica? Può spiegare pienamente gli eventi che osserva, o dobbiamo, in certi casi, guardare più in profondità?
L’autore applica questa questione alle relazioni tra Stati Uniti e Israele. Dal riconoscimento dello Stato ebraico al trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme sotto la presidenza di Donald Trump, passando per l’entità degli aiuti concessi a Israele, egli osserva una convergenza che sembra difficile da spiegare unicamente con interessi economici, finanziari o strategici. «È possibile che considerazioni teologico-politiche prevalgano in questo caso sulla geopolitica?», si chiede.
Sostieni Renovatio 21
Fu allora che emerse il sionismo cristiano, una branca del protestantesimo evangelico per la quale la creazione dello Stato di Israele era vista come il compimento delle profezie dell’Antico Testamento. Il raduno degli ebrei in Terra Santa e la ricostruzione del Terzo Tempio erano, in quest’ottica, finalizzati a preparare il ritorno di Cristo e la conversione di Israele. L’abate Gleize individua dunque, dietro alcune scelte della politica americana, una motivazione religiosa che trascende la mera geopolitica.
Ma questa convergenza cela una profonda divergenza. L’autore esamina l’aspettativa messianica ebraica, basandosi in particolare sull’opera di Elijah Benamozegh: il Messia atteso deve instaurare un ordine universale incentrato su Gerusalemme e sul suo Tempio. La ricostruzione del Tempio assume quindi un significato messianico per entrambe le parti, ma non conduce allo stesso Messia.
È a questo punto che lo studio si allinea al suo titolo. Padre Gleize mette a confronto questa aspettativa con i principi della teologia cattolica, in particolare quelli di San Paolo, Sant’Ireneo e San Tommaso d’Aquino. Il falso Messia che apparirà alla fine dei tempi e sarà accolto come tale è l’Anticristo; Sant’Ireneo lo descrive mentre instaura il suo regno a Gerusalemme e siede nel Tempio. La convergenza tra il sionismo evangelico americano e la causa israeliana appare quindi come una temporanea «coincidenza di interessi».
La conclusione ritorna dunque al problema posto nelle righe iniziali. La geopolitica, «lasciata a se stessa», rimane, per l’abate Gleize, «incapace di fornirci una vera comprensione degli eventi che si svolgono sotto i nostri occhi». La loro profonda spiegazione richiede il ricorso a «dati religiosi, biblici e teologici» e, in ultima analisi, alla «Saggezza dall’alto».
Aiuta Renovatio 21
Una sedizione a Corinto, Roma interviene
Con padre Philippe Bourrat, questo numero ci trasporta alla fine del I secolo. Intorno all’anno 98, scoppiò una sedizione nella Chiesa di Corinto: diversi sacerdoti, fino ad allora irreprensibili nel loro ministero, furono destituiti. Il terzo successore di San Pietro intervenne quindi per ristabilire l’ordine tra i Corinzi.
Il significato di questa epistola, tuttavia, va ben oltre l’episodio che l’ha ispirata. San Clemente riconduce i disordini visibili alle loro cause morali: gelosia, superbia e insubordinazione. Al contrario, esorta i fedeli a riscoprire l’umiltà e l’obbedienza che avevano caratterizzato la loro comunità: «vi siete tutti dimostrati umili, senza vantarvi, più inclini all’obbedienza che al comando».
L’epistola dispiega dunque un intero insegnamento della vita cristiana: penitenza, timore del giudizio di Dio, speranza della risurrezione, imitazione dell’umiltà di Cristo e sottomissione all’ordine stabilito da Dio. «Fratelli, impegniamoci con tutto il nostro zelo, sotto il comando di questo irreprensibile condottiero», esorta san Clemente prima di ricordare la distinzione e la gerarchia delle funzioni nella Chiesa.
L’abate Bourrat sottolinea in particolare ciò che questo intervento rivela sull’autorità romana in un’epoca molto vicina a quella degli Apostoli. Il vescovo di Roma interviene in un’altra Chiesa, condanna la sedizione, esige che i suoi decreti siano osservati e invia legati per riferire sul ristabilimento della concordia. San Clemente può quindi scrivere: «ci darete gioia e letizia se obbedirete a ciò che vi abbiamo scritto per mezzo dello Spirito Santo».
Le pagine conclusive mettono a confronto questa interpretazione con quella proposta nel recente manuale Alla scoperta dei Padri della Chiesa . L’abate Bourrat la critica in particolare per aver spostato l’enfasi su un presunto «eccesso di zelo» che sfocia nel fanatismo, mentre il testo di San Clemente denuncia esplicitamente la superbia, la gelosia e l’insubordinazione dei sediziosi.
Secondo l’autore, è proprio questo che rende questa lettera, vecchia di quasi duemila anni, così attuale: gli stessi disordini producono gli stessi risultati quando si perde lo spirito di Cristo. «Gli insegnamenti di questo venerabile testo sono ancora validi oggi», conclude.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Godot13 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Spirito
Leone XIV elogia la Confessione di Augusta, documento fondativo luterano
Sostieni Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Pensiero2 settimane faL’attacco alla raffinerie è per ridurre la popolazione mondiale e distruggere America ed Europa
-



Pensiero1 settimana faVera rivolta contro il mondo moderno. Mons. Williamson commenta il manifesto di Unabomber
-



Salute2 settimane faEsplosione delle malattie legate alle muffe
-



Immigrazione3 giorni faCatastrofe immigrata a Vicenza. L’anarco-tirannia maranza espugna un’altra città
-



Spirito1 settimana faPapa Leone XIV celebra il motto massonico e rivoluzionario francese «Libertà, Uguaglianza, Fraternità»
-



Immigrazione1 settimana faL’ascesa del problema bengalese in Italia
-



Spirito2 settimane fa«Salus extra Ecclesiam non est»: mons. Viganò contro il documento vaticano sul dialogo interreligioso
-



Spirito2 settimane faDon Pagliarani: «abbiamo detto la verità al Papa» prima delle consacrazioni FSSPX












