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Genetica

La principale azienda di analisi genetiche al consumatore sta andando il bancarotta: milioni di DNA in pericolo

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L’azienda biotecnologica 23andMe, un tempo considerata una delle aziende di maggior successo nella vendita di servizi di analisi del DNA, a diciotto anni dopo la sua fondazione sarebbe sull’orlo della bancarotta.

 

Ad oggi, 23andMe non ha ancora realizzato profitti, nonostante quattordici milioni di persone abbiano eseguito i suoi test a casa.

 

La valutazione dell’azienda era di ben 6 miliardi di dollari subito dopo la quotazione in borsa nel 2021. Da allora, la sua valutazione è crollata di un abissale 99%.

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L’anno scorso l’azienda è stata colpita anche da un massiccio attacco hacker che ha comportato un’immane violazione dei dati, che ha interessato quasi sette milioni di account dei propri clienti, che avevano affidato il loro DNA a 23andMe.

 

Come riportato da Renovatio 21, a ottobre 2023 23andMe aveva confermato che le informazioni personali dei suoi clienti erano state offerte in vendita sul mercato nero. Sempre l’anno scorso era emerso che con i dati genetici rubati erano stati costruiti database di persone con origini ebraiche.

 

Recentemente l’intero consiglio di amministrazione dell’azienda si è dimesso all’unisono, in aperta polemica con l’amministratore delegato Anne Wojcicki, prima moglie del cofondatore di Google Sergey Brin e sorella Susan Wojcicki, già capo di YouTube, scomparsa lo scorso agosto.

 

In questa fase molto delicata che getta ombre sul futuro dell’azienda sorge una lecita questione: se dovesse fallire, cosa accadrebbe a tutti quei dati personali sul DNA?

 

In un articolo per il sito The Conversation, Megan Prictor, docente di giurisprudenza presso l’Università di Melbourne, ha analizzato le possibili conseguenze del fallimento di 23andMe.

 

Innanzitutto, 23andMe è aperta riguardo alla sua disponibilità a condividere i dati privati del DNA dei clienti con i fornitori di servizi. «Se siamo coinvolti in un fallimento, una fusione, un’acquisizione, una riorganizzazione o una vendita di beni, le tue Informazioni personali potrebbero essere accessibili, vendute o trasferite come parte di tale transazione e la presente Informativa sulla privacy si applicherà alle tue Informazioni personali trasferite alla nuova entità», afferma la società nella sua informativa sulla privacy.

 

Le informazioni sul DNA dei clienti potrebbero essere facilmente trasmesse a un’azienda completamente diversa, una prospettiva preoccupante per molti che cercano di salvaguardare la propria privacy online.

 

Come ha spiegato Anya Prince, professoressa di giurisprudenza all’Università dell’Iowa, in una recente intervista con l’emittente pubblica americana NPR, le tutele federali come l’Health Insurance Portability and Accountability Act (HIPAA) non sono applicabili.

 

«L’HIPAA non protegge i dati detenuti da aziende che si rivolgono direttamente ai consumatori come 23andMe», ha affermato.

 

In una dichiarazione rilasciata sempre a a The Conversation, un portavoce ha rassicurato che Wojcicki «non è disponibile a prendere in considerazione proposte di acquisizione da parte di terzi». Se la società dovesse cambiare proprietario, l’accordo sulla privacy «rimarrebbe in vigore a meno che e finché ai clienti non vengano presentati e accettino nuovi termini e dichiarazioni».

 

Per i clienti esistenti di 23andMe, la semplice eliminazione dei dati potrebbe non essere nemmeno presa in considerazione. L’azienda si riserva il diritto di «conservare le Informazioni personali per tutto il tempo necessario», in base alla sua informativa sulla privacy. Le eliminazioni degli account sono inoltre «soggette a requisiti di conservazione e ad alcune eccezioni».

 

«Acquistare un test del DNA online potrebbe sembrare divertente e gratificante e sicuramente è stato pubblicizzato in questo modo», conclude Prictor nel suo articolo. «Ci sono molte buone notizie su come ottenere i risultati di quei test abbia aiutato le persone a mettersi in contatto con familiari perduti o a comprendere meglio i rischi per la loro salute».

 

«Le persone devono semplicemente acquistare i test sapendo bene cosa questo potrebbe significare», ha aggiunto, soprattutto considerando le numerose «condizioni legali collegate».

 

«Dover fare affidamento sui termini di servizio o sui profitti di un’azienda privata per proteggere questo tipo di informazioni è preoccupante, soprattutto considerando il livello di interesse che abbiamo riscontrato da parte degli attori governativi nell’accedere a tali informazioni durante le indagini penali», ha detto a NPR Vera Eidelman, avvocato dell’American Civil Liberties Union.

 

«Continuo a impegnarmi per la privacy e la promessa dei nostri clienti», ha affermato in un documento depositato a settembre presso la Securities and Exchange Commission, annunciando che stava valutando l’idea di rendere privata 23andMe.

 

L’azienda è uno dei principali attori nel mercato dei test genetici e offre servizi che vanno dalla scoperta dei propri antenati al rilevamento di geni legati a malattie ereditarie e gravi condizioni di salute. Il suo nome è un riferimento al numero di coppie di cromosomi in una cellula umana diploide.

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Come riportato da Renovatio 21, nel 2018, 23andMe ha annunciato una partnership con GlaxoSmithKline, consentendo al colosso farmaceutico di utilizzare i risultati dei test di cinque milioni di clienti per sviluppare nuovi farmaci in cambio di un investimento di 300 milioni di dollari. L’accordo è stato prorogato fino a luglio 2023 per ulteriori 50 milioni di dollari.

 

La cosiddetta genomica di consumo – i test genetici fatti in massa dalla popolazione – ha prodotto una ridda di conseguenze non del tutto previste. C’è la questione della risoluzione di delitti, talvolta vecchi di decenni, grazie al DNA raccolto fra le prove che viene confrontato con quello raccolto per i test genetici privati della popolazione. La legalità di tale procedura è stata messa in dubbio.

 

Si tratta di fatto dell’introduzione di una vera e propria «polizia genetica» che non si limita a perseguire gli omicidi, ma usa il DNA anche per risalire al ragazzino che ha lanciato il sasso contro una vetrata.

 

Parimenti già da anni si discute di «geno-economia», cioè della filiera per la creazione di «designer baby», cioè bambini fatti su misura – per aspetto, intelligenza, doti fisiche – tramite le analisi genetiche.

 

È di poco tempo l’idea del genetista George Church, quello che vuole resuscitare riprogeneticamente i mammuth e al contempo ricreare la razza umana invertendone la biochimica (i cosiddetti «mirror humans»), di un Tinder genetico, ossia una app che faccia accoppiare solo persone geneticamente compatibili. Da notare come invece il Tinder dei non vaccinati sia stato eliminato da Apple dalle possibili applicazioni scaricabili sullo smartphone.

 

Come si vede, dall’innocuo test del DNA fatto per scherzo si scivola immediatamente nell’eugenetica di massa.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Commisione di Intelligence USA ha dichiarato che i test DNA commerciali potrebbero essere utilizzati nella produzione di bioarmi personalizzate, cioè la creazione di sistemi di offesa in grado di colpire una singola persona o un particolare gruppo famigliare, etnico etc.

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La CEO di 23andMe Anne E. Wojcicki è nota per essere l’ex moglie del cofondatore di Google Sergej Brin; la seconda ex-moglie, Nicole Shanahan, ha corso come vicepresidente nella campagna di Robert Kennedy jr., mostrando posizioni, oltre che antivacciniste, anche apertamente ostili alla fecondazione in vitro e al culto transumanista vigente della Silicon Valley.

 

Nel 2007, Google ha investito 3,9 milioni di dollari nella società, insieme a Genentech, che è considerata la prima società biotecnologica al mondo grazie allo sfruttamento del DNA ricombinante e la creazione dell’insulina sintetica nel 1978.

 

Nel febbraio 2021, 23andMe ha annunciato di aver stipulato un accordo definitivo per la fusione con la società di acquisizione speciale di Richard Branson, VG Acquisition Corp, in una transazione da 3,5 miliardi di dollari. La società risultante dalla fusione era stata rinominata 23andMe Holding Co. e ha iniziato ad essere quotata alla borsa Nasdaq il 17 giugno 2021 con il simbolo «ME».

 

L’incubo ancora più grande, per chi ora teme che il suo DNA possa finire in mani sbagliate, è quello delle armi genetiche, ossia strumenti di attacco specificamente progettati per il DNA di una persona.

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Alimentazione

Il magnate della tecnologia Larry Ellison investe 60 milioni di dollari in un’azienda agro-biotecnologica che utilizza l’intelligenza artificiale per modificare geneticamente il grano

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Renovatio 21 traduce questo articolo di GM Watch.    Larry Ellison ha guidato un investimento di 60 milioni di dollari in Wild Bioscience, un’azienda britannica di biotecnologie agricole che modifica geneticamente le colture, incluso il grano, utilizzando l’intelligenza artificiale. La presenza crescente del miliardario della tecnologia in Gran Bretagna include oltre 250 milioni di sterline in donazioni al Tony Blair Institute, che ora promuove attivamente l’intelligenza artificiale, l’editing genetico e altre politiche basate sulla tecnologia.   Wild Bioscience, azienda britannica specializzata in biotecnologie agricole, è specializzata nella «selezione di colture di precisione basata sull’Intelligenza Artificiale», più precisamente nell’ingegneria genetica delle piante supportata dalla tecnologia dell’Intelligenza Artificiale (IA).   Ora l’azienda si è assicurata un massiccio investimento di 60 milioni di dollari da un gruppo guidato dall’Ellison Institute of Technology (EIT), un think tank fondato dal miliardario statunitense della Big Tech Larry Ellison.   Larry Ellison è il co-fondatore della società di software Oracle. È anche un magnate dei media, uno dei principali donatori delle Forze di Difesa Israeliane e membro della cerchia ristretta del presidente Donald Trump . E sta investendo nel settore dei semi geneticamente modificati (OGM).

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Wild Bioscience sta conducendo in Inghilterra sperimentazioni in campo aperto sul grano geneticamente modificato, progettato per una fotosintesi più efficiente.   Secondo il co-fondatore di Wild Bioscience, il dott. Ross Hendron , l’azienda sta cercando di «ripercorrere il nastro della vita» per vedere come colture come il grano avrebbero potuto evolversi con caratteristiche migliori.   AgTechNavigator parafrasa Hendron dicendo: «l’azienda non può condurre esperimenti di rapida evoluzione sulle piante… quindi li simula utilizzando set di dati ampi e diversificati, la maggior parte dei quali generati da essa stessa».   Ed è qui che entra in gioco l’Intelligenza Artificiale.  

Tony Blair Institute: promuovere l’ossessione di Ellison per l’Intelligenza Artificiale e gli OGM

Ellison finanzia anche un’altra organizzazione britannica. Dal 2021, ha donato un quarto di miliardo di sterline al Tony Blair Institute (TBI), il think tank fondato dall’ex primo ministro britannico. Questo rende Ellison di gran lunga il maggiore donatore del TBI.   Si dice che il suo patrocinio abbia trasformato il TBI e i suoi obiettivi, rendendolo ancora più ossessionato dalla tecnologia di quanto non fosse già, in particolare per quanto riguarda l’Intelligenza Artificiale.   Il TBI ha pubblicato rapporti di incoraggiamento che promuovono l’Intelligenza Artificiale, l’editing genetico e l’ingegneria genetica in generale.   L’entusiasmo di Ellison sia per l’intelligenza artificiale che per l’ingegneria genetica si riflette in un rapporto del TBI Institute del gennaio 2024, «A New National Purpose: Leading the Biotech Revolution» («Un nuovo scopo nazionale: guidare la rivoluzione biotecnologica»), che promuove un connubio tra le due tecnologie.

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Starmer ripete a pappagallo il linguaggio di Blair

Nel luglio 2024, appena cinque giorni dopo l’elezione di Keir Starmer a primo ministro del Regno Unito, Blair dichiarò alla conferenza Future of Britain del TBI che l’intelligenza artificiale era la «svolta» che stavano cercando.   Secondo Lighthouse Reports, «nel giro di pochi mesi, Starmer ripeteva a pappagallo il linguaggio di Blair e TBI era al centro della nascente politica governativa sull’intelligenza artificiale, promuovendo gli interessi di Oracle e la visione del mondo del suo fondatore».   Secondo un articolo pubblicato su Publica, una conseguenza inevitabile dei legami finanziari tra Ellison e il TBI è che l’influenza di Blair sui leader mondiali e la sua passione per la tecnologia e l’Intelligenza Artificiale sono «ora orientate alla commercializzazione dei servizi di Ellison».   «Le conversazioni con più di una dozzina di ex dipendenti di TBI che hanno fornito consulenza o elaborato raccomandazioni politiche per i governi di nove Paesi del Sud del mondo rivelano come il loro lavoro spaziasse dalla promozione esplicita dei servizi di Oracle e dal ruolo di “motore di vendita” alla raccomandazione di soluzioni tecnologiche potenzialmente dannose o stranamente lontane dalle realtà locali» ha riferito Publica.   Wild Bioscience è una spin-off britannica dell’Università di Oxford. Prima dell’investimento di 60 milioni di dollari di Ellison, era descritta come una «piccola» azienda, con un bilancio di soli 7,5 milioni di euro.   La recente iniezione di fondi da parte di Ellison cambia ovviamente tutto: l’azienda non è più piccola e, in linea di principio, può attingere a più fondi per generare più colture geneticamente modificate.   Ed è altamente probabile che gli organismi geneticamente modificati che produrrà non rispecchieranno le esigenze e gli interessi degli agricoltori e dei cittadini britannici, bensì quelli di un miliardario statunitense del settore tecnologico, concentrato su interessi specifici, che desidera un ritorno sui suoi investimenti.   Infine, vale la pena notare che, come nel caso di Bill Gates, l’ingresso di Ellison nel settore dei semi geneticamente modificati dimostra la crescente influenza dei titani della tecnologia, estremamente ricchi, sui futuri sviluppi biotecnologici.   Ciò è evidente anche nel campo della genetica umana.   Claire Robinson Jonathan Matthews   Pubblicato originariamente da GMWatch. Jonathan Matthews è il direttore di GMWatch. Claire Robinson è una redattrice di GMWatch  
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
 

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Immagine di Oracle PR via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0
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Genetica

Scienziati cinesi creano topi fertili con due «padri»

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Un gruppo di scienziati in Cina hanno creato topi fertili da due «genitori» maschi, un risultato salutato da alcuni come un passo avanti verso la possibilità per due uomini di avere figli geneticamente imparentati.

 

I ricercatori della Shanghai Jiao Tong University, guidati da Yanchang Wei, hanno combinato il materiale genetico di due spermatozoi all’interno di un ovulo privato del nucleo. Utilizzando una tecnica chiamata editing epigenomico, hanno alterato sette siti del DNA, rimuovendo così le barriere che normalmente impediscono lo sviluppo negli embrioni con soli geni paterni.

 

Dei 259 embrioni impiantati in topi femmina, solo due sono sopravvissuti fino all’età adulta. Entrambi erano maschi, ed entrambi hanno poi generato una prole sana, a conferma del successo dell’esperimento su due generazioni.

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Sebbene in precedenza gli scienziati fossero riusciti a produrre topi con due madri, la riproduzione con due padri si è rivelata significativamente più difficile a causa della necessità di un’ampia riprogrammazione dell’espressione genetica. Un tentativo simile all’inizio di quest’anno ha richiesto 20 modifiche genetiche per produrre topi sterili.

 

Al contrario, questo metodo più recente evita l’editing genetico diretto, utilizzando proteine ​​CRISPR modificate per regolare i marcatori epigenetici anziché le sequenze di DNA.

 

Nonostante il traguardo tecnico, gli esperti avvertono che l’applicazione di tali metodi agli esseri umani è irta di complicazioni etiche e biologiche. Christophe Galichet del Sainsbury Wellcome Centre ha avvertito che «è impensabile traslarlo agli esseri umani a causa dell’elevato numero di ovuli necessari, dell’elevato numero di donne surrogate necessarie e del basso tasso di successo». Nella fecondazione in vitro convenzionale spesso crea svariati embrioni (anche decine) per ciascun ciclo, la maggior parte dei quali vengono scartati, congelati o non sopravvivono all’impianto. Altri ancora, come sottolineato da Renovatio 21, si fondono con altri embrioni in utero conducendo al mostruoso fenomeno, in grande crescita, delle chimere umane: esseri umani che dispongono di più DNA, in quanto alcuni loro organi, compresi quelli sessuali, sono di fatto dei loro fratelli «minori» di provetta, che continuano a vivere (ed in alcuni casi a svilupparsi orrendamente) dentro il corpo del fratello «maggiore».

 

Esperimenti come quelli sui topi non rispondono ad alcuna legittima esigenza medica e sono «pura ingegneria sociale», volta a ridefinire la genitorialità e ad indebolire ulteriormente la struttura naturale della famiglia ha scritto su National Review il bioeticista Wesley J. Smith. I sostenitori immaginano un futuro in cui le coppie omosessuali aggirerebbero l’adozione o i donatori. I critici ribattono che un simile futuro mercificherebbe la riproduzione, cancellerebbe la maternità e priverebbe intenzionalmente i figli di una madre. Anche se alla fine le sfide tecniche venissero superate, restano interrogativi sulla sicurezza a lungo termine dell’editing dell’epigenoma e se la società sia preparata ad affrontare i costi morali di questo tipo di manipolazione riproduttiva.

Come riportato da Renovatio 21, due anni fa topi con due padri erano stati prodotti ancora due anni fa con ovuli prodotti a partire da cellule staminali maschili da ricercatori dell’Università di Osaka.

 

La ricerca sulla modifica sessuale delle cellule va avanti molto speditamente. A fine 2022 era emerso un esperimento israeliano in cui cellule staminali maschili e femminili erano state derivate dalla stessa persona.

 

La frontiera per le produzione di creature con due padri o due madri – cioè, la transessualizzazione, o desessualizzane, della riproduzione umana – rimane in verità la gametogenesi, cioè la creazione sia di ovuli e sia di spermatozoi a partire da cellule qualsiasi (della pelle, delle ossa, etc.), aprendo così la possibilità di ovuli ottenuti da uomini e spermatozoi ottenuti da donne.

 

Esperimenti di gametogenesi sui roditori stanno avvenendo in varie parti del mondo. Più in generale, pare esservi un enorme sforzo scientifico verso i gameti artificiali.

 

Scienziati cinesi avevano invece ottenuto a inizio anno topi di laboratorio a partire da ovuli non fecondati, utilizzando la bioingegneria CRISPR.

 

Come riportato da Renovatio 21ad agosto 2022 scienziati israeliani avevano creato un embrione di topo a partire da cellule staminali, facendolo crescere in un ectogenesi, cioè tramite un utero artificiale.

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Gli effetti sulla società umana sono impossibili da prevedere. Con la gametogenesi un uomo potrà diventare «padre» e un altro uomo la «madre», una «donna» potrà diventare «padre» creando dalle sue cellule uno spermatozoo, e poi magari si avrà anche l’incrocio allucinante per cui il «padre» è una donna e la «madre» un uomo.

 

Il fine, per chi segue Renovatio 21, è noto: «se la riproduzione della specie venisse rimpiazzata dalla riproduzione artificiale, i bambini nascerebbero uguali di entrambi i sessi, o indipendenti da questo fattore» (…) la tirannia della famiglia biologica sarebbe finalmente spezzata» scriveva nel libro Dialectics of Sex (1970) la pensatrice femminista Shulamith Firestone.

 

Vale la pena di sottolineare quale significato morale dava alla rivoluzione della riproduzione artificiale la Firestone: «il tabù dell’incesto – scriveva ancora la Firestone – attualmente serve solo a preservare la famiglia: se ci sbarazzassimo della famiglia ci sbarazzeremmo anche delle repressioni che vedono la sessualità posta in formazioni specifiche».

 

Ci aspetta una società artificiale, senza famiglia, scientificamente satanica. Tenendo presente questo, non possiamo non capire che l’unica risposta possibile è quella di rifiuto radicale delle biotecnologie procreative, che vanno bandite in maniera totale e castigate con punizioni draconiane.

 

Perché altrimenti, l’umanità – oramai sempre più cavia… – farà esattamente la fine del topo…

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Animali

Minatori trovano uno scarafaggio di 40 milioni di anni. Quanto siamo vicini al Jurassic parco?

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Uno scarafaggio fossilizzato, risalente a un’età stimata tra i 35 e i 40 milioni di anni fa, è stato scoperto in un pezzo d’ambra nella regione russa di Kaliningrad. Lo riporta la stampa russa.   L’esemplare è stato rinvenuto durante la selezione manuale presso il Kaliningrad Amber Combine, un impianto gestito dal gigante tecnologico Rostech, ha annunciato giovedì l’azienda.   L’insetto è racchiuso in un pezzo di ambra di 41 millimetri per 21 del peso di 7 grammi. Rostech ha notato che lo scarafaggio è conservato vicino alla superficie dell’ambra, consentendo un’osservazione dettagliata di ali, zampette e testa.    

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Anna Dugina, gemmologa del Kaliningrad Amber Combine (unica miniera d’ambra ufficiale in Russia), ha affermato che si tratta del più grande esemplare simile a uno scarafaggio scoperto dalla struttura negli ultimi cinque anni. Ha stimato la sua età a non meno di 35-40 milioni di anni.   «Lo scarafaggio era ricoperto di resina in un modo eccezionalmente fortunato», ha aggiunto. «Si trova molto vicino alla superficie dell’ambra, ma comunque abbastanza lontano dal bordo. Questo ha permesso di individuare l’inclusione durante la selezione e successivamente di levigare e lucidare la superficie senza danneggiarla».   Lo scienziato ha spiegato che, nonostante l’insetto sia diverso dagli scarafaggi che si trovano oggi, nelle zone tropicali vivono ancora specie simili.   La Kaliningrad Amber Combine è l’unica azienda al mondo che estrae l’ambra su scala industriale. L’impianto ha sviluppato metodi di estrazione unici per preservare l’integrità dei pezzi d’ambra, in particolare quelli contenenti inclusioni di flora e fauna.   La scoperta arricchisce la collezione del Museo regionale dell’ambra di Kaliningrad, che ospita oltre 14.000 pezzi singoli, tra cui più di 3.000 inclusioni di ambra.   L’ambra baltica, come quella rinvenuta a Kaliningrad, è nota per aver preservato forme di vita antiche con straordinaria precisione. La regione ospita oltre il 90% delle riserve mondiali di ambra, la maggior parte delle quali si trova nei pressi del villaggio di Yantarny.   La notizia solletica ovviamente la fantasia di quanti hanno veduto le pellicola della serie Jurassic Park, o libri del grande scrittore di narrativa di anticipazione Michael Crichton, dove gli insetti ematofagi conservati nell’ambra consentivano la clonazione dei dinosauri a scopo di intrattenimento, appunto nel Jurassic parco che dà titolo al franchising.   Jurassic parchi a parte, in Russia progetti di de-estinzione esistono anche in Russia: parliamo del programma di clonazione del mammuth, che tanto fa parlare di sé. Va notato che dietro al progetto c’è tuttavia una società statunitense, la Colossal Bioscience, e la volontà del più estremo scienziato di bioingegneria del pianeta, il George Church di cui tanto ha scritto Renovatio 21.   Come riportato da Renovatio 21, soggetti internazionali già pensano alla de-estinzione anche in termini culinari: ecco il progetto di un’azienda che intende vendere polpette di mammutto.

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