Cina
La Lituania invita a disfarsi dei telefonini cinesi: spiano e censurano
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews.
Nel mirino soprattutto i cellulari Xiaomi: bloccherebbero termini come «Tibet libero» e «movimento democratico». Analisti cyber lituani: al momento sono 449 le espressioni censurate. Tensione alta tra la Repubblica baltica e Pechino. La diplomazia lituana tenta però di smorzare i toni.
Il ministero lituano della Difesa consiglia ai consumatori dentro e fuori il Paese di non comprare telefonini cinesi o di disfarsene in caso di possesso.
Il ministero lituano della Difesa consiglia ai consumatori dentro e fuori il Paese di non comprare telefonini cinesi o di disfarsene in caso di possesso
Secondo un rapporto pubblicato ieri dall’Autorità per la sicurezza cibernetica di Vilnius, cellulari made in China venduti in Europa hanno incorporato un sistema che permette di individuare e censurare termini sensibili per il regime di Xi Jinping, come «Tibet libero», «movimento democratico» e «lunga vita a Taiwan indipendente».
Al momento le espressioni censurate sono 449, ma il software continua ad aggiornarle.
I fari delle autorità lituane sono puntati soprattutto sul modello Mi 10T 5G della compagnia Xiaomi, secondo esportatore mondiale. La compagnia produttrice ha «spento» in Europa le sue capacità di raccolta dati, ma secondo gli analisti cyber di Vilnius esse possono essere riattivate da remoto in qualsiasi momento.
I ricercatori lituani fanno notare anche che il telefonino Xiaomi invia dati telefonici criptati a un server di Singapore: lo stesso accade con il P40 5G di Huawei, ma non con i modelli di OnePlus, un altro produttore cinese.
Al momento le espressioni censurate sono 449, ma il software continua ad aggiornarle
Secondo diversi media, Huawei ha negato le accuse rivolte dalle autorità lituane; lo stesso ha fatto Xiaomi con una nota ufficiale.
Accusato di spiare per lo Stato cinese da Donald Trump prima, e ora da Joe Biden, Huawei ha subito un duro colpo dal boicottaggio Usa dei propri prodotti.
Come già sottolineato ad AsiaNews dal Cooperative Cyber Defense Center of Excellence, un hub di difesa informatica accreditato dalla NATO con sede in Estonia, i Paesi che acquistano reti 5G di Huawei non possono eliminare del tutto il rischio di finire sotto il controllo delle agenzie di intelligence cinesi. L’unica soluzione è evitare del tutto l’acquisizione di apparati tecnologici prodotti in Cina.
Negli ultimi mesi i rapporti tra Lituania e Cina sono diventati molto tesi. Lo scorso 10 agosto Pechino ha richiamato in patria il proprio ambasciatore a Vilnius: una protesta contro la decisione del governo lituano di permettere a quello taiwanese di aprire un ufficio di rappresentanza con il nome «Taiwan». Per il Partito comunista cinese l’isola è una provincia «ribelle» da riunificare con la forza se necessario.
Anche l’ambasciatore lituano a Pechino ha fatto rientro nel proprio Paese. Contattato da AsiaNews sullo stato delle relazioni con la Cina, il ministero lituano degli Esteri si è mostrato cauto. «In linea con la “politica dell’unica Cina” – ha spiegato un portavoce di Vilnius – la Lituania è determinata a perseguire rapporti economici e culturali con Taiwan che siano vantaggiosi per entrambi i Paesi, come fanno altri Stati in Europa e nel resto del mondo». Il dicastero lituano ha poi espresso la speranza che i recenti contrasti con la Cina siano risolti per via diplomatica e in base al diritto internazionale.
La diplomazia lituana non ha voluto però confermare o meno notizie di stampa secondo cui i cinesi hanno imposto anche sanzioni commerciali, come la sospensione del servizio treni merci per la Lituania e lo stop a nuove licenze di esportazione per i produttori lituani.
«In questa fase – afferma il ministero degli Esteri – non possiamo fornire ulteriori commenti sulla vicenda».
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Renovatio 21 ripubblica questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Cina
I cinesi svelano il progetto di un carro armato in grado di rimanere immerso per due ore
La Cina sta sviluppando un prototipo di veicolo militare che potrebbe permettere a un carro armato di restare immerso fino a due ore, offrendo potenzialmente alle sue forze armate un nuovo strumento per avvicinarsi alle coste nemiche durante le operazioni anfibie. Lo riporta il giornale di Hong Kong South China Morning Post.
Il sistema in progetto consentirebbe a un mezzo blindato di spostarsi a profondità fino a 50 metri prima di riemergere e proseguire la missione sulla terraferma. L’obiettivo è garantire alle forze militari maggiore flessibilità negli assalti costieri, riducendo al contempo la dipendenza dai tradizionali mezzi da sbarco.
Il South China Morning Post riferisce che il progetto, elaborato dai ricercatori del Primo Gruppo Meccanico della Mongolia Interna e dell’Istituto di Tecnologia di Pechino, rientra in un più ampio sforzo volto a realizzare veicoli militari in grado di adattarsi rapidamente alle diverse condizioni del campo di battaglia.
Invece di progettare mezzi distinti per ogni ambiente, i ricercatori stanno sperimentando moduli intercambiabili che potrebbero consentire a un’unica piattaforma di assolvere più funzioni. I veicoli proposti integrerebbero inoltre droni per aiutare a rimuovere gli ostacoli e potenzialmente accelerare gli sbarchi anfibi.
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Sulla terraferma la piattaforma ibrida dovrebbe avere un’autonomia di circa 600 km e raggiungere velocità superiori a70 km/h. I ricercatori mirano inoltre a un tempo di reazione di nove secondi tra l’individuazione di una minaccia e l’inizio di un attacco.
I test iniziali hanno dato risultati promettenti per i componenti modulari del veicolo, ma le capacità subacquee non sono ancora state dimostrate. I ricercatori non hanno rivelato la velocità che il mezzo potrebbe raggiungere sott’acqua né la distanza che potrebbe percorrere una volta immerso.
Il concetto si inserisce nella pianificazione tecnologica militare a lungo termine della Cina per il periodo 2030-2050, nell’ambito del quale i ricercatori studiano come i veicoli blindati potrebbero operare in diversi scenari di combattimento.
Come riportato, la Cina sta preseguendo nella ricerca di armi laser, armi robotiche, armi spaziali e armi biologiche.
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Immagine generata artificialmente
Cina
I mercati esagerano la possibilità di conflitto per Taiwano
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Cina
La Cina ha commissionato ufficialmente il Tokamak BEST
Il Tokamak superconduttore sperimentale a plasma (BEST) di Hefei, in Cina, è stato ufficialmente inaugurato il 1° ottobre.
Contemporaneamente, la struttura principale è entrata nella fase cruciale di assemblaggio dei «quattro anelli concentrici». Questi quattro anelli sono costituiti dalla camera a vuoto, dallo schermo termico, dal magnete toroidale e dai componenti interni di precisione, che vengono assemblati sequenzialmente dall’interno verso l’esterno.
Il BEST dovrebbe essere completato entro la fine del 2027, con una dimostrazione di produzione di energia da fusione deuterio-trizio prevista intorno al 2030.
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L’obiettivo è raggiungere un guadagno di fusione Q maggiore o uguale a 1, criterio per il «punto di pareggio» (il momento in cui l’energia o la potenza prodotta dalle reazioni di fusione è pari a quella somministrata dall’esterno per riscaldare e confinare il plasma), e mantenerlo per oltre 1000 secondi. Il successo del BEST convaliderà tecnologie come il ciclo del combustibile al trizio, il riscaldamento del plasma ad alta potenza e la manutenzione a distanza, in preparazione per la futura centrale a fusione dimostrativa CFEDR (Fusion Engineering Demonstration Reactor).
Come riportato dfa Renovatio 21, a gennaio la Cina aveva annunciato un’altra svolta nello sviluppo dell’energia termonucleare con il successo di un esperimento pubblicato su Science Advance snel progetto per il «Sole Artificiale» (Experimental Advanced Superconducting Tokamak, EAST Tokamak).
Come riportato da Renovatio 21, nel 2025 è stata inaugurata nella megalopoli cinese di Chengdu, in Cina, la seconda riunione ministeriale del World Fusion Energy Group dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), con 1.000 partecipanti.
Come riportato da Renovatio 21, nell’estate 2025 fa scienziati cinesi avevano introdotto un nuovo dispositivo di prova per la produzione di fusione.
Nel marzo dello scorso anno la Cina aveva fatto sapere che costruirà un reattore ibrido a fusione-fissione entro il 2030, con l’obiettivo di generare 100 megawatt di elettricità continua e connettersi alla rete nazionale entro la fine di questo decennio.
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Come riportato da Renovatio 21, la Cina sta portando avanti le ricerche sulla fusione da anni. La Cina ha accelerato con i suoi studi per la fusione dopo che negli scorsi anni un team di scienziati cinesi aveva affermato di aver trovato un metodo nuovo e più conveniente per il processo.
Una volta scoperto un processo stabile per ottenere la fusione, potrebbe entrare in giuoco l’Elio-3, una sostanza contenuta in grande abbondanza sulla Luna, dove la Cina, come noto, sta operando diverse missioni spaziali di successo. Da qui potrebbe svilupparsi definitivamente il ramo cosmico dello scacchiere internazionale, la geopolitica spaziale che qualcuno già chiama «astropolitica», e già si prospetta come un possibile teatro di guerra.
Un esperto di fusione, direttore del Plasma Science and Fusion Center del politecnico bostoniano MIT è stato assassinato l’anno scorso in un’oscura vicenda che ha visto il presunto sicario, che avrebbe ucciso altri studenti in un’altra università, trovato morto suicida pochi giorni dopo.
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Immagine di Eye Steel Film via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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