Geopolitica
La Lituania definisce Kaliningrado come una «città lituana». Mosca risponde
Le presunte rivendicazioni della Lituania sulla regione russa di Kaliningrado confermano i profondi timori di Mosca e giustificano le attuali e potenziali misure volte a garantire la sicurezza nazionale della Russia. Lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino Demetrio Peskov.
Peskov ha risposto alle dichiarazioni del presidente lituano Gitanas Nauseda, secondo cui Kaliningrado faceva storicamente parte della Lituania e che il suo nome corretto è Karaliaucius.
«La Lituania è uno stato ostile che, tra le altre cose, a quanto pare, ha rivendicazioni territoriali», ha detto Peskov parlando ai giornalisti in una conferenza stampa ieri, aggiungendo che tali commenti giustificano le misure di sicurezza adottate da Mosca.
Le osservazioni di Nauseda sono state scatenate da una decisione presa dalle autorità nell’enclave più occidentale della Russia di rinominare la filiale di un museo di storia locale come «Museo letterario nel villaggio di Chistye Prudy». In precedenza era stato chiamato Museo commemorativo di Kristijonas Donelaitis, in onore di un poeta lituano. Il capo di stato lituano ha accusato Mosca di riscrivere la storia con il cambio di nome.
«Anche se gli antichi abitanti della Lituania Minore, ora parte della cosiddetta oblast’ di Kaliningrad, sono scomparsi da tempo, gli ultimi segni della cultura lituana devono essere salvaguardati», ha affermato il Nauseda in un post di venerdì su X.
What comes next? The burning of books?
Russia’s decision to rename a museum dedicated to Kristijonas Donelaitis, a classic of Lithuanian literature, is yet another unacceptable attempt at rewriting history.
Even though the old inhabitants of Lithuania Minor, now part of the…
— Gitanas Nausėda (@GitanasNauseda) January 8, 2025
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«Non importa quanto duramente la Russia ci provi, Karaliaucius non diventerà mai Kaliningrad!» ha scritto il presidente lituano, usando il nome lituano della zona.
Nel 2023, diversi membri del parlamento lituano, il Seimas, hanno proposto di non chiamare più la regione di Kaliningrado e la città di Kaliningrado con i loro nomi russi e di usare invece Karaliaucius. Tuttavia, la Commissione statale per la lingua lituana ha respinto l’appello, osservando, tuttavia, che incoraggia ancora l’uso dell’equivalente lituano.
La capitale dell’exclave russa nel Baltico è nata come fortezza costruita nel XIII secolo dall’Ordine Teutonico, e ha cambiato più volte proprietario. Karaliaucius significa «montagna del re» in lituano, simile a «Koenigsberg» in tedesco e «Krolewiec» in polacco, come la città era chiamata dai suoi abitanti del passato. L’URSS la ribattezzò in onore dello statista Mikhail Kalinin nel 1945.
La Lituania, insieme a Lettonia ed Estonia, ha assunto una posizione dura nei rapporti con Mosca. Negli ultimi anni, tutte e tre le nazioni baltiche hanno imposto la demolizione dei memoriali di guerra sovietici e l’esumazione delle tombe dei soldati sovietici.
Inoltre, a diverse celebrità di origine russa residenti in Lituania è stata revocata la cittadinanza a causa di presunti legami e sostegno all’operazione ucraina di Mosca. L’anno scorso, la ballerina Ilze Liepa ha perso la cittadinanza lituana dopo aver criticato la distruzione dei monumenti sovietici della Seconda Guerra Mondiale.
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa l ministero della Difesa russo ha annunciato il dispiegamento di MiG-31 armati di missili ipersonici Kinzhal a Kaliningrado.
La città, nota allo studente liceale italiano per aver dato i natali al filosofo idealista-ossessivo Emanuele Kant (celebrato dalla TV italiana come la lettura preferita del Battaglione Azov), è stata oggetto anche di bizzarre rivendicazioni polacche.
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Immagine di DmitryLazy via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Geopolitica
Esplosioni nella capitale saudita
🔴 MOYEN-ORIENT | LES HOUTHIS FRAPPENT L’AÉROPORT DE RIYAD POUR LA PREMIÈRE FOIS EN QUATRE ANS
✈️ Des drones ont visé l’aéroport international King Khalid. Selon Reuters, les principaux réservoirs de kérosène ont été touchés. 🔥 Des flammes et un important panache de fumée… — SIRÈNES (@SirenesFR) September 19, 2026
🚨🇸🇦🇾🇪 ALERTE INFO | Les Houthis revendiquent des ATTAQUES contre des « sites sensibles » à Riyad en Arabie saoudite ainsi que contre des installations du géant pétrolier Aramco à Yanbu. (Le Monde) pic.twitter.com/jlz2HPG29Z
— Cerfia (@CerfiaFR) September 19, 2026
Yemen’deki Ensarullah hareketinden Suudi Veliaht Prensi Selman’a bir darbe daha
🔴Yemen misillemesinin ardından Suudi başkenti Riyad saatlerdir dumanla kaplı, Suudi Sivil Savunması yangının büyüklüğüyle baş edemiyor. 🔴 Suudi enerji devi ARAMCO’nun Kral Halid Uluslararası… pic.twitter.com/dbcDRcO5EU — The Cradle Turkiye (@cradleturkiye) September 19, 2026
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Geopolitica
Trump firma le nuove sanzioni contro la Russia
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha promulgato una normativa di ampio raggio che rafforza le sanzioni nei confronti della Russia e consente l’applicazione di dazi fino al 100% sui principali acquirenti di energia russa. Mosca ha messo in guardia sul fatto che ulteriori misure punitive renderebbero più difficili i tentativi di chiudere il conflitto in Ucraina e potrebbero destabilizzare ulteriormente i mercati energetici.
In un comunicato diffuso venerdì, la Casa Bianca ha reso noto che Trump ha firmato il Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act, dopo l’approvazione del Senato con 86 voti a favore e 11 contrari ad agosto e della Camera dei Rappresentanti con 262 voti a favore e 159 contrari mercoledì.
La legge colpisce alti funzionari russi, istituti bancari, soggetti del comparto della difesa e dell’energia, nonché quella che i Paesi occidentali definiscono la «flotta ombra» di navi russe. Inoltre, autorizza Trump a imporre dazi fino al 100% sulle merci provenienti dai cinque maggiori acquirenti di petrolio greggio e gas naturale russi.
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Il testo, tuttavia, non indica espressamente i principali acquirenti di energia russa come la Cina o l’India, e l’aliquota tariffaria può essere fissata al di sotto del tetto del 100%.
La misura fu avanzata inizialmente dal defunto senatore repubblicano e falco anti-russo Lindsey Graham e dal democratico Richard Blumenthal nell’aprile del 2025. La versione originaria minacciava dazi del 500% sui Paesi che acquistano energia dalla Russia, ma dopo oltre un anno di trattative con la Casa Bianca la soglia fu ridotta al 100%.
Il disegno di legge conferisce inoltre a Trump ampi poteri di deroga, consentendogli di sospendere le sanzioni in base agli interessi nazionali e lasciando alla sua amministrazione un ampio margine nella definizione delle tariffe doganali: uno dei nodi principali dei negoziati tra la Casa Bianca e i legislatori, poiché alcuni temevano che la norma avrebbe attribuito a Trump un potere eccessivo.
L’amministrazione Trump ha di recente allentato le sanzioni sul petrolio russo. Durante il conflitto con l’Iran, l’amministrazione aveva concesso deroghe temporanee che permettevano la vendita e la consegna del petrolio russo già in mare, al fine di alleggerire la pressione sui mercati energetici.
Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha avvertito giovedì che la mossa «ostile» «complicherebbe sicuramente gli sforzi per trovare una soluzione pacifica in Ucraina».
L’ambasciata russa a Washington ha sostenuto che interrompere il commercio energetico russo mentre le forniture mediorientali sono interrotte potrebbe rivelarsi oneroso per gli Stati Uniti, definendolo un «invito a prezzi sempre più alti alla pompa»mettendo in guardia sul fatto che un’escalation contemporanea delle tensioni con Mosca e Pechino rappresenterebbe una situazione geopolitica perdente per tutti e «farebbe solo il gioco dei guerrafondai euro-atlantici».
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Le sanzioni statunitensi contro la Russia hanno una storia stratificata che risale alla Guerra Fredda, ma il loro sviluppo moderno inizia negli anni 2010. Un primo passo significativo è stato il Magnitsky Act del 2012, che colpiva funzionari russi ritenuti responsabili della morte del avvocato Sergej Magnitskij, imponendo divieti di visto e congelamento di beni.
La svolta più rilevante arriva nel 2014, quando l’annessione della Crimea e il sostegno russo ai separatisti nel Donbass hanno spinto Washington, in coordinamento con l’Unione Europea, a varare sanzioni contro individui, banche ed entità legate al settore energetico e della difesa russo.
Nel 2017 il Congresso USA ha approvato il CAATSA (Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act), che formalizza e rafforza le misure esistenti, includendo anche le accuse di interferenza nelle elezioni presidenziali del 2016.
La fase più drastica si apre nel febbraio 2022, con l’invasione russa dell’Ucraina: gli Stati Uniti, insieme a decine di Paesi alleati, hanno imposto sanzioni senza precedenti su banche centrali, sistema SWIFT, oligarchi, esportazioni tecnologiche e settore energetico, con un’escalation progressiva negli anni successivi. Una vera e propria guerra economica, forse la prima definibile come tale.
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Di contro, l’Unione Europea ha adottato in totale 21 pacchetti di sanzioni contro la Russia dall’inizio dell’invasione su larga scala nel febbraio 2022. L’ultimo in ordine di tempo, il 21° pacchetto di misure restrittive, ha ricevuto il via libera formale del Consiglio UE il 23 luglio 2026, al termine della procedura scritta, e include il più alto numero di individui inseriti nelle liste sanzionatorie degli ultimi quattro anni: un totale di 218 soggetti, di cui 48 persone fisiche e 170 entità.
Il pacchetto punta a colpire i settori con il maggiore impatto sull’economia russa e sulla capacità di sostenere la guerra in Ucraina, introducendo tra le novità anche la possibilità di un divieto totale nei confronti di Paesi terzi per i servizi legati alle criptovalute, come deterrente contro chi aiuta la Russia a eludere le sanzioni
Va ricordato che il primo pacchetto risale in realtà al 2014, dopo l’annessione della Crimea, ma la numerazione «a pacchetti», arrivata alla grottesca cifra di 21, così come viene comunemente citata si riferisce soprattutto all’escalation avviata dal 2022 in poi.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Trump annuncia l’accordo sulla Groenlandia
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