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Spirito

La cura dei corpi dei defunti: No alla cremazione

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In questo mese di novembre ci raccogliamo in preghiera ricordando in modo più speciale i nostri morti. La Chiesa intercede per le Sante Anime del Purgatorio con le Messe e i suffragi del 2 novembre e le indulgenze dell’ottavario dei morti.

 

 

Sicuramente, come ci dice sant’Agostino nel suo opuscolo De cura pro mortuis gerenda (un estratto del quale si legge nel mattutino del giorno dei morti) queste suppliche per le anime sono l’essenziale della nostra cura per i trapassati: se non ci fossero, dice il santo Dottore, a nulla servirebbe onorare i corpi defunti e la loro sepoltura; e se a volte queste pie pratiche sono impossibili per delle circostanze estreme, mai si devono tralasciare le preghiere ed i suffragi.

 

 

Gli argomenti di sant’Agostino

Detto questo, sant’Agostino raccomanda con insistenza la cura per gli stessi corpi dei morti, sulla scia della Tradizione divina e apostolica, che trova la sua più autorevole fonte nelle parole del Cristo alla Maddalena nell’unzione di Betania.

 

La sepoltura, prosegue sant’Agostino, se non serve alla salvezza del morto, come pensavano alcuni pagani, è però dovere di umanità, perché nessuno ha in odio la propria carne

Quando Maria ha scioccato tutti versando il profumo prezioso sui piedi del Signore, Egli dice: «Lasciatela in pace […] Versando questo olio sul mio corpo, lo ha fatto in vista della mia sepoltura» (Mt. 26).

 

Sappiamo poi come tale ufficio di onorevole sepoltura fu compiuto nei confronti di Nostro Signore.

 

Per sant’Agostino i corpi dei nostri defunti non vanno disprezzati ma tenuti cari, come si fa perfino con gli oggetti loro appartenuti, essendo il corpo non un accidente ma costitutivo della stessa natura dell’uomo.

 

La sepoltura è professione della fede nell’articolo della resurrezione dei corpi

La sepoltura, prosegue sant’Agostino, se non serve alla salvezza del morto, come pensavano alcuni pagani, è però dovere di umanità, perché nessuno ha in odio la propria carne (cfr. Ef. 5): scomparso colui che si prendeva cura del proprio corpo, il dovere passa a coloro che rimangono, a maggior come testimonianza di fede in coloro che credono nella resurrezione dei corpi.

 

 

Un precetto divino e apostolico, una professione di fede

Il precetto della cura e della sepoltura dei corpi non è un semplice precetto ecclesiastico di origine umana: per la sua costanza dai primordi della Religione, per la sua universalità ed esclusività tra i cristiani, per il suo fondamento nelle Scritture, per il rigore con cui la legislazione della Chiesa lo ha sempre imposto, è paragonabile alla scelta della domenica come giorno festivo.

 

La forza di tale precetto risiede quindi nell’autorità divino-apostolica, e sembra veramente improbabile che la Chiesa possa avere il potere di cambiare un tale precetto divino positivo, come (secondo quasi tutti i teologi) la Chiesa non potrebbe spostare il precetto festivo dalla domenica al sabato o al lunedì. Se la necessità può scusare dall’adempimento di un tale precetto in alcuni casi, come per la Messa domenicale, esso non cessa per questo di esistere.

 

Il permesso dato nel 1963 da Paolo VI di ricorrere alla cremazione è impensabile ed empio per ogni anima cattolica

In più la sepoltura è professione della fede nell’articolo della resurrezione dei corpi. Certo, i corpi risorgeranno anche se bruciati o distrutti: ma con che gesto io posso manifestare esternamente di credere in questa verità, se non con la sepoltura?

 

È come per la Presenza reale: certamente il Cristo è presente nell’Ostia anche se non gli rendo alcun onore esteriore, ma come esprimo la mia fede in questa verità se escludo ogni riverenza esterna, o peggio faccio gesti opposti a tale fede (come per la comunione in mano etc.)?

 

Ecco perché il permesso dato nel 1963 da Paolo VI di ricorrere alla cremazione è impensabile ed empio per ogni anima cattolica.

 

Pare incredibile che sia stato uno dei primi atti di Papa Montini, venendo incontro alla vecchia campagna massonica in favore della cremazione.

Pare incredibile che sia stato uno dei primi atti di Papa Montini, venendo incontro alla vecchia campagna massonica in favore della cremazione.

 

Quello che il vecchio diritto canonico proibiva circa la cremazione, sulla base della tradizione apostolica, non era che espressione del diritto divino e naturale, non legge disciplinare mutevole.

 

 

Precetti circa il rispetto dei corpi dei defunti

Per questo non pare possibile nemmeno oggi passare oltre tali disposizioni, che vorremmo brevemente ricordare, anche se è già stato fatto molte volte.

 

La cremazione è del tutto esclusa per i cristiani. 

Se uno chiede da vivo di essere cremato, in buona o cattiva fede, i suoi eredi non devono rispettare tale volontà, come cosa empia e ingiusta.

Se uno chiede da vivo di essere cremato, in buona o cattiva fede, i suoi eredi non devono rispettare tale volontà, come cosa empia e ingiusta

 

Se non ha mai ritrattato tale volontà, e non se ne può dimostrare la buona fede, il defunto non ha diritto alla sepoltura cristiana, quindi deve essere sepolto senza riti in terra non consacrata. Non vi è alcun dubbio che chi è responsabile di un defunto, e lo lascia cremare potendolo impedire, compia un peccato grave, anche qualora il defunto stesso avesse espresso tale volontà cattiva.

 

Chiaramente non è colpevole chi non ha modo di impedire che una tale volontà si compia in forza di leggi malvagie.

 

Chi non ha mai chiesto di essere cremato, ma lo sarà per volontà (empia) dei parenti o dello Stato (come è successo in Italia durante il primo lockdown), può avere i riti della Chiesa, purché non vi sia cattivo esempio, e il sacerdote chiarisca bene la situazione, escluso sempre l’accompagnamento del clero al luogo della cremazione.

Bruciare un corpo è segno della massima pena possibile che un colpevole impenitente può meritare, non certo un legittimo modo di onorare il defunto, anche per diritto naturale

 

La Chiesa si premura anche di ricordare che i non cattolici, o coloro che non hanno diritto alla sepoltura ecclesiastica, devono avere uno spazio per essere sepolti, seppure fuori dalla terra benedetta del camposanto. Questo a indicare che nemmeno per costoro è possibile la cremazione.

 

Bruciare un corpo è segno della massima pena possibile che un colpevole impenitente può meritare, non certo un legittimo modo di onorare il defunto, anche per diritto naturale.

 

Siamo in un momento in cui del corpo dei morti si fa scempio con la cremazione, o con esperimenti perfino non necessari (per i quali basterebbero cellule o tessuti animali)

Specialmente oggi, è lodevole l’inumazione (certo senza riti cristiani e in terra non consacrata) dei feti abortiti, pur non battezzati, come avviene in alcuni luoghi, ad onorare quelli che sono resti umani, semplice verità naturale oggi negata da molti.

 

In questa epoca è necessario ricordare come la Chiesa raccomandi di onorare i cadaveri.

 

Siamo in un momento in cui del corpo dei morti si fa scempio con la cremazione, o con esperimenti perfino non necessari (per i quali basterebbero cellule o tessuti animali).

 

Mai come oggi, in questo clima gnostico, il corpo umano è visto come un insieme di elementi da riutilizzare o distruggere a piacere, con uno scopo puramente utilitaristico

Mai come oggi, in questo clima gnostico, il corpo umano è visto come un insieme di elementi da riutilizzare o distruggere a piacere, con uno scopo puramente utilitaristico.

 

Ogni utilizzo dei resti umani per scopi «scientifici» o «industriali» deve essere dai cristiani combattuto, a maggior ragione quando ci sono alternative possibili.

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

 

 

Immagine di Georg Lippitsch via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

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Arte

Patti Smith avrebbe dato in adozione sua figlia con la promessa che non fosse cresciuta cattolica. Ora è accolta dal papa

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Ecco servite le immagini che tutti giornali, giornaloni, giornaletti si aspettano: Patti Smith in Vaticano, va a trovare il papa, che sarebbe puro suo concittadino chicagoano. Sono quelle notizie per le quali dovremmo provare stupore, curiosità, forse – pensano i padroni del discorso – perfino gioia.

 

È, crediamo, quello che spera il gesuita Antonio Spadaro, già sostenitore di pellicole che esaltano l’apostasia invece del martirio (il terrificente Silenzio di Martino Scorsese) ed autore di pensieri come «Gesù appare come fosse accecato dal nazionalismo e dal rigorismo teologico», che a dir il vero credevamo per qualche ragione messo da parte dallo stesso Bergoglio che lo aveva dapprima innalzato (lo ha fatto con tanti).

 

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«Quando quella porta si è aperta è successo qualcosa… una scintilla non priva di “siparietti”, ma anche un senso di profonda commozione e di una missione in questo mondo difficile. Due americani, due di Chicago, due figure altissime che sono voci di speranza per un mondo diviso: la “sacerdotessa” del rock Patti Smith come viene chiamata, e il Santo Padre papa Leone. Una lunga udienza che è stata come una conversazione tra due persone che si scoprono vecchi amici e condividono ricordi fatti di parole e musica, di sogni, visioni e speranze di ieri e di oggi».

 

Il post del gesuita, tra il melenso e il pretenzioso (con qualche immancabile segno inquietante, come l’uso della parola «sacerdotessa») rappresenta, con probabilità, il più grande spreco neuronale della settimana. Ma va così.

 

Lo Spadaro, un tempo definito lo «spin doctor» del papa precedente, continua spindoctorare con immagini e didascalie zuccherose sino all’insulino-resistenza.

 

Per chi, come il lettore di Renovatio 21, intuisce che vi sono – sempre – dinamiche profonde in gioco, potrebbe scattare un senso di fastidio. Ancora di più se poi ci si ricorda di alcune cose – ma sappiamo che i giornali sono fatti, appunto, non per rammentare, ma per dimenticare.

 

Ad esempio, dovrebbe essere chiaro a tutti che non si tratta della prima volta che la «madrina del punk» (la chiamano così: ma a noi sembra che la sua musica sopravvalutata e scadente nulla abbia a che fare col genere) si reca in Vaticano. Con evidenza i suoi sponsores vaticani continuano a riscaldare la ministra. Forse perché le sue canzonette ebeti sono legate alla loro vita di religiosi mezzi ribelli, preti un po’ pentiti e sicuramente rovinati dalle chitarre del Concilio Vaticano II.

 

Noi in effetti la ricordiamo in piazza San Pietro a stringere la mano di papa Francesco fresco di elezione. L’americana, ci era rimasto impresso, aveva questa espressione caprina… Eccola invitata a suonare al concerto di Natale in Vaticano nel 2014. Un altro invito a suonare nella città-Stato nel 2021.

 

Nel frattempo, l’incompatibilità dell’anziana rocker con la morale cattolica era stata reiterata: nel 2018 aveva dichiarato alla stampa che «salvare la vita delle giovani donne è più importante di qualsiasi ideologia». Sapete cosa significa: la trita convinzione, profusa a piene mani da radicali e dai loro omologhi dagli anni Settanta (e che mai hanno sentito il bisogno di aggiornare), secondo cui l’aborto legale, che uccide i bambini non ancora nati, «salvi la vita» delle madri impedendo loro di morire praticando figlicidi autonomamente.

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Non solo, nel 2022, l’ugola vegliarda definì «terribile» l’annullamento della sentenza Roe v. Wade (cioè la fine dell’aborto concepito come diritto federale americano) da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti, affermando che le aveva spezzato il cuore.

 

Ma che importa. Oggi i monsignori pattismittisti impenitenti ci ricicciano la vecchia perfino al padiglione della Biennale di Venezia, quella attaccata dall’Europa per la presenza del Padiglione russo, che sta lì dal 1914. Capiamoci: il Vaticano, il Paese che può rivendicare il più grande ruolo nella Storia dell’Arte, con capolavori seminati nei secoli ovunque, alla Biennale Internazionale dell’Arte mostra… Patti Smith. È, sì, davvero disperante.

 

Vanno spese due parole sulle interazioni tra la Smith e il cattolicesimo, perché ce ne sono state, e sono spesso problematiche, quando non spaventose.

 

Innanzitutto, la Smith non è, come forse pensano i più, una lapsa. Non è una delle usuali ragazze cresciute nell’America cattolica che ad una certa perdono la strada, divenendo attrici, pornostar, cantanti o altre pizie della società della dissoluzione. La famiglia della Smith è… testimone di Geova.

 

L’attrazione per concetti cattolici apparrebbe, quindi, in qualche modo indotta da preferenze estetiche. Scrivono che si sarebbe interessata della storia dei Santi, in particolare a San Francesco, concepito come santo ambientalista – eccerto. La vedete, anche nella foto sopra, con un bel Tau francescano al collo.

 

Tuttavia in queste ore è un altro il riferimento, a dire il vero inquietante, che qualche giornale ha riconosciuto. La Smith avrebbe salutato Leone dicendo «hi, hi», «ciao, ciao». Si tratta di un’espressionr che aveva usato nell’oscura canzone che dava il titolo ad uno dei suoi album più noti, Wave. «Hi, hi» era l’apertura di un dialogo immaginato tra la cantante e Giovanni Paolo I, Albino Luciani, il cui papato era durato pochissimo, quanto la registrazione del disco, e che era morto quando il pezzo, angosciante, fu inciso.

 

Insomma, la Smith parla al papa vivo come quando parlava al papa morto.

 

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Riferimenti li possiamo trovare anche altrove, come nella canzone Dancing Barefoot, qualcuno definita come un «incantesimo». La canzone dice di essere dedicata alle donne, in particolare all’amante di Amedeo Modigliani, Jeanne Hébuterne (1898-1922), che si suicidò all’ottavo mese di gravidanza appena due giorni dopo la scomparsa di Modigliani.

 

Ebbene la canzone termina con un pezzo recitativo, le cui ultime parole sono «blessed among women», «benedetta fra le donne». Lasciamo al lettore interrogarsi su tale riferimento mariano calato in questo contesto raccapricciante.

 

 

In realtà, l’ambiente da cui proviene la Smith è molto più raccapricciante di così. In molti dimenticano che la sua carriera era partita assieme a quella del suo compagno, il fotografo Robert Mapplethorpe (1946-1989), con cui, dice, ha condiviso anni di amore e povertà a Nuova York alla fine dei Sessanta.

 

Mapplethorpe era cresciuto in una famiglia cattolica all’interno di una parrocchia neoeboracena. Divenuto artista dapprima vendendo bigiotteria a tema religioso, era inserito, con la sua girlfriend, in quel milieu culturale dove spopolava la «Factory» di Andy Warhol. Si racconta che lui e la Smith si considerassero «muse» l’uno dell’altra.

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Più avanti, come fotografo, vi fu la svolta. I suoi scatti lo rendono, ancora oggi, famosissimo, ma a guardarli ci si chiede cosa c’entri Patti con lui, visto che si tratta di foto che non è nemmeno possibile definire «omoerotiche»: sono foto di pornografia omosessuale anche violentissima (al punto, in un episodio famoso, che la polizia britannica chiese lo strappo di alcune pagine di un suo libro in una biblioteca), immagini invero rivoltanti che, scrivono antisetticamente le storie dell’arte e pure l’enciclopedia online, «documentano ed esaminano la sottocultura BDSM gay maschile di New York City tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta».

 

Per chi non lo sapesse, il BDSM sta per «bondage, discipline, dominance and submission, sadomasochism», ossia la sottocultura organizzata attorno alla perversione del sadomasochismo. In pratica, il moroso della Smith – che non disdegnava di autofotografarsi con i cornetti, talvolta pure con corna di capro o simili – contribuì più di chiunque altro allo sdoganamento, con la scusa dell’arte, della parafilia più indegna e violenta, oggi bellamente accettata dalla società e interamente visibile nei gay pride: prima che per le strade della vostra città, omosessuali al guinzaglio erano finiti nelle mostre e nei cataloghi di Mapplethorpe.

 

Il quale non è che si limitasse a fare foto. Nel suo libro di memorie Taking Woodstock (poi divenuto pellicola per la regia di Ang Lee), lo scrittore gay Elliot Tiber racconta di un incontro in cui Robert Mapplethorpe lo prelevò in una sauna di Nuova York e lo portò in un loft per un rapporto sessuale sadomasochista sotto una bandiera nazista con la svastica. L’estetica hitlerista, lo sappiamo, eccita non poco alcuni omosessuali, specie quelli con certe pulsioni di degrado e dissoluzione.

 

La vulgata vuole che, una volta che Mapplethorpe capì il suo orientamento, il rapporto amoroso con la Smith cessò, tramutandosi in una amicizia durata sino alla sua morte nel 1989, causata, non un dettaglio scioccante, dall’AIDS. Nella sua autobiografia Just Kids, la Smith sostiene che inizialmente nutriva l’idea romantica di poterlo salvare dalla sua attrazione per gli uomini, e di essere stato emotivamente sopraffatta quando lui le rivelò la sua omosessualità e si unì alla comunità gay. Non si capisce allora, ma questi siamo noi, come possa aver continuato l’amicizia, anche quando, vista la sua arte, era chiaro quale strada terrificante il ragazzo stesse imboccando.

 

Tuttavia, è un altro il dettaglio che può colpire, e non siamo in grado di giudicarne la veridicità, perché comparso in una biografia non autorizzata apparsa a fine anni Novanta. In Patti Smith: An Unauthorized Biography l’autore Victor Bockris scrive della prima figlia avuta a vent’anni in Pennsylvania dalla cantante, poco prima di trasferirsi a Nuova York e conoscere Mapplethorpe.

 

Secondo il libro, «nonostante le dichiarazioni successive di Patti secondo cui avrebbe avuto un parto cesareo (e una grande cicatrice a provarlo), ha detto ad almeno un’amica intima che ha avuto una nascita vaginale regolare. Indipendemente dal metodo di parto, Patti ha aderito al suo piano di dare in adozione la bambina, con il solo caveat che non dovesse essere cresciuta cattolica».

 

Fermo restando che siamo, sinceramente, grati a Patti di non aver ucciso la sua primogenita, non possiamo non restare sconvolti da questa informazione, che ripetiamo non sappiamo verificare, la vediamo solo riportata in questa biografia non autorizzata. Perché l’esclusione del cattolicesimo? È molto controintuitivo: la Smit, ripetiamo, non era una ragazza fuggita dall’ambiente cattolico, era una Testimone di Geova… E in un altro caso famoso, quello dell’adozione di Steve Jobs, i giovani genitori biologici, si ricorda, avevano chiesto il contrario – che i genitori adottivi del futuro inventore di Apple fossero cattolici, desiderio che fu poi disatteso.

 

Non sappiamo dire di più di questa strana storia, se non rimanere affranti davanti a questa ennesima iniezione di Patti Smith nel cuore della cristianità.

 

Non c’è chiarezza. Non appare nessun pentimento rispetto a nulla, eppure il romano pontefice è lì a stringerle la mano, sorriderle, concederle tempo: cioè a rilanciare, presso i fedeli cattolici, il messaggio artistico ed esistenziale di Patti Smith.

 

Non siamo distanti, notiamo, da altri casi, alcuni dei quali allignano persino nel governo, di signore che hanno fatto cose indicibili negli anni Settanta e poi sono state cooptate dalle strutture ecclesiastiche e cattopolitiche senza che vi sia stata una minima storia di conversione.

 

E quindi, il quadretto è chiaro: dentro le Patti Smith, fuori i cattolici, fuori la FSSPX, con terrorismo nelle diocesi e nelle parrocchie, dove la scorsa settimana sono state fatte, in varie parti d’Italia, omelie che annunziavano la scomunica per cui i fedeli che frequentano la Fraternità – cioè, per coloro che, più che ascoltare Patti Smith, desiderano di restare cattolici.

 

Siamo all’inversione assoluta, con punte di parodia e di satanismo piuttosto evidenti.

 

Questa è Roma oggi. Questo è ciò contro cui combatteremo fino a che non sarà riportato l’ordine di Nostro Signore.

 

Roberto Dal Bosco

 

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Immagine di Birgit Fostervold via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata

 

 

 

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Epidemie

Mons. Viganò: Vaticano complice di Fauci

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha rilasciato su X un suo commento sul caso del dottor Anthony Fauci, plenipotenziario statunitense delle restrizioni COVID durante l’anno pandemico. Il Fauci ha avuto influenza non solo nel contesto americano ma in quello mondiale.   Il prelato lombardo ricorda, in particolare, quanto concretamente il Vaticano abbia agito all’unisono con i dittatori della psicopandemia, onorando e fiancheggiando il Fauci.   «Il 6 maggio 2021, mentre il mondo intero era ancora sotto il giogo della dittatura sanitaria, la Santa Sede ospitava – sotto l’egida del Pontificio Consiglio della Cultura – una Conferenza intitolata “Exploring the Mind, Body & Soul. Unite to Prevent & Unite to Cure”» ricorda Viganò. «Ad aprire i lavori non era un teologo, non un pastore, non un difensore della legge naturale. Era Anthony Fauci. Accanto a lui Deepak Chopra, Chelsea Clinton… e, nel programma, i vertici di Pfizer e Moderna».

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«La stessa Santa Sede che avrebbe dovuto alzare la voce contro la menzogna, contro la sperimentazione di massa, contro la sospensione dei diritti fondamentali, collaborò attivamente con gli architetti di quella che è stata – e resta – una delle più grandi operazioni di controllo sociale e di frode sanitaria della storia contemporanea: un vero e proprio crimine contro l’umanità» continua Sua Eccellenza.   «Non possono dire che non sapevano. Non possono dire che non erano stati avvertiti. io stesso denunciai sin dal maggio del 2020 la frode pandemica e per ben due volte scrissi alla Congregazione per la Dottrina della Fede, per mettere in guardia contro l’adesione acritica a una narrativa pseudo-scientifica che contraddiceva non solo la prudenza, ma i principi non negoziabili della morale cattolica. Fui ignorato e ostracizzato. Come lo furono tanti altri».   «L’evento del maggio 2021 non è stata una “semplice conferenza”. È stata una manifestazione pubblica di complicità. La Santa Sede non si è limitata a tacere: ha offerto la propria autorità morale e la propria immagine a coloro che, in nome della “salute”, hanno imposto limitazioni delle libertà fondamentali, discriminazioni, ricatti e soprattutto sieri sperimentali che hanno procurato la morte a milioni di persone: una vera e propria ecatombe ancora in atto per i danni causati da quei sieri» tuona l’arcivescovo.   «Bergoglio – che passerà alla storia come responsabile dello sterminio pianificato di milioni di persone – se n’è andato al suo destino, ma molti dei suoi più stretti collaboratori sono ancora al loro posto. Prevost ha assecondato la narrazione della farsa-pandemica promuovendo mascherine, distanziamento sociale e vaccinazioni di massa. Se oggi Leone continuasse a sostenere la narrazione mainstream, proprio quando la frode sanitaria è ormai ufficialmente riconosciuta, non farebbe che confermare la continuità con Bergoglio anche in questo».   «Chi tace di fronte al crimine, o peggio lo legittima con il proprio consenso, se ne rende corresponsabile. Che questo non sia dimenticato. Che resti scritto» conclude il già nunzio apostolico negli USA.

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Va detto come sin da subito monsignor Viganò ha veduto in Fauci il chiaro esecutore del folle piano di sottomissione mondialista chiamato «pandemia COVID».   Lo scorso settembre, difendendo l’avvocato tedesco imprigionato, il monsignore scriveva che «non è l’avvocato Fuellmich che dovrebbe essere in prigione, ma coloro che hanno commesso il più grande crimine contro l’umanità: Anthony Fauci, Bill Gates, Klaus Schwab, George Soros, Ursula von der Leyen, Albert Bourla, e tutti i loro complici ed emissari, soprattutto quelli che ricoprono cariche istituzionali»   Nell’aprile 2021, denunziando la conferenza, Viganò scrisse «del famigerato Anthony Fauci, i cui scandalosi conflitti di interesse non hanno impedito che si impadronisse della gestione della pandemia negli Stati Uniti», concludendo che «la Santa Sede si è fatta serva del Nuovo Ordine Mondiale, del globalismo massonico, della religione del vaccino».   Come riportato da Renovatio 21, vi è stato un rapporto diretto tra il Vaticano e la Big Pharma del siero mRNA, realizzato in incontri multipli, fino ad un certo punto segreti, tra il papa e il CEO del colosso. Il papato bergogliano impose draconianamente a tutti i residenti in Vaticano la dose di vaccino genico sperimentale, minacciando (e ottenendo) l’espulsione di coloro che vi si opponevano.  

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Spirito

L’arcivescovo Cordileone afferma che le restrizioni vaticane sulla Messa tridentina non sono «realistiche»

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L’arcivescovo Salvatore Cordileone ha affermato che la restrizione imposta dal Vaticano alla Messa tradizionale in latino «non è realistica» perché l’amore dei giovani cattolici per la tradizione è «inarrestabile». Lo riporta LifeSite.

 

«A dire il vero, non credo sia realistico. Guardiamo alla generazione più giovane. A loro piace molto la tradizione», ha detto il prelato al giornalista Raymond Arroyo durante la trasmissione «The World Over» del canale televisivo cattolico statunitense EWTN.

 

«Apprezzano il modo più classico in cui la Chiesa celebra il culto, la Messa tradizionale», ha affermato, citando anche l’interesse per la Messa del Novus Ordo celebrata «in modo più tradizionale, con il sacerdote ad orientem, la musica sacra e grande solennità e riverenza».

 

«Desiderano questa profonda tradizione. Li conduce in un luogo molto intimo», ha affermato l’arcivescovo statunitense. «È inarrestabile. È ciò che attrae i giovani e continuerà a farlo.»

 

L’arcivescovo di San Francisco, che la scorsa settimana papa Leone XIV ha nominato membro della più alta corte vaticana, ha inoltre respinto le affermazioni del cardinale Arthur Roche, il capo dell’ufficio liturgico del Vaticano, secondo cui Leone XIV non modificherà le restrizioni imposte da papa Francesco al rito tradizionale.

 

«Non so quanto bene conosca il pensiero del Santo Padre», ha detto l’arcivescovo Cordileone a proposito di Roche. «Tuttavia credo che una cosa sia chiara a tutti: il Santo Padre vuole unire tutti. Per lui l’unità è fondamentale», ha continuato.

 

«La mia preoccupazione è che, se queste restrizioni rimarranno in vigore, come ho affermato nella mia dichiarazione, le persone si sentiranno costrette a cercare un luogo dove nutrirsi spiritualmente secondo la forma più tradizionale di culto della Chiesa, al di fuori delle istituzioni e delle comunità ufficialmente riconosciute», ha detto l’arcivescovo. «E lo faranno».

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Il cardinale Roche ha dichiarato mercoledì al settimanale cattolico eterodosso The Tablet che Papa Leone «non cambierà la Traditionis Custodes e non tornerà al Summorum Pontificum», il documento del 2007 di Papa Benedetto XVI che concedeva ai sacerdoti un permesso pressoché illimitato di celebrare la Messa in latino.

 

«Ciò che le generazioni precedenti consideravano sacro, rimane sacro e grande anche per noi, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o addirittura considerato dannoso», ha affermato Benedetto XVI in una lettera che accompagnava la Summorum Pontificum.

 

In passato, Leone XIV ha manifestato il suo sostegno all’accesso alla Messa in latino, anche in una lettera inviata a marzo ai vescovi francesi. Allo stesso tempo, ha finora mantenuto in vigore il Traditionis Custodes e ha permesso ai vescovi di tutto il mondo di continuare a reprimere la Messa in latino e le pratiche liturgiche riverenti, come ha fatto il vescovo Michael Martin di Charlotte, che ha vietato la Messa in latino nelle chiese parrocchiali e proibito l’uso di balaustre e inginocchiatoi sull’altare.

 

L’arcivescovo Cordileone, dal canto suo, ha ripetutamente chiesto la fine delle restrizioni al rito tradizionale e ha anche incoraggiato la ricezione della Santa Comunione in ginocchio e l’uso delle balaustre dell’altare, sollecitando un «accesso più agevole» alla Messa in rito tradizionale dopo la consacrazione di quattro vescovi da parte della Fraternità Sacerdotale San Pio X all’inizio di questo mese, senza l’approvazione della Santa Sede.

 

La settimana scorsa papa Leone ha nominato l’arcivescovo Cordileone membro della Segnatura Apostolica, la più alta corte della Chiesa cattolica.

 

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 Immagine di Dennis Calahan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International 

 

 

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