Storia
Il Ruanda scopre altre fosse comuni 30 anni dopo il genocidio
I resti di dozzine di vittime del genocidio del Ruanda del 1994 sono stati scoperti in fosse comuni nel distretto di Huye, nella parte meridionale del Paese africano. Lo hanno annunciato mercoledì le autorità e un’organizzazione che rappresenta i sopravvissuti al massacro.
Goretti Uwonkunda, membro del comitato di scavo, ha detto ai giornalisti che dall’inizio di questa settimana, le parti del corpo di oltre 180 persone sono state dissotterrate dalle fosse di sepoltura in una piantagione di banane nel villaggio di Ngoma.
Quest’ultima scoperta si aggiunge ai 119 corpi rinvenuti in tre giorni la settimana scorsa nello stesso villaggio, come riportato giovedì scorso da Napthali Ahishakiye, segretario esecutivo del gruppo di sopravvissuti al genocidio IBUKA.
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Si stima che circa 800.000 tutsi (in italiano detti anche vatussi) e hutu moderati furono uccisi dalle fazioni estremiste Hutu durante il massacro di 100 giorni in Ruanda tra aprile e luglio 1994. Secondo quanto riferito, furono eretti posti di blocco e i tutsi furono trascinati fuori dai loro veicoli e uccisi a Ngoma, dove sono state scoperte fosse comuni.
Diversi cittadini ruandesi implicati nel genocidio sono attualmente sotto processo fuori dal loro paese d’origine dopo essere sfuggiti alla giustizia per anni. L’ex ginecologo Sosthene Munyemana è stato giudicato colpevole di pulizia etnica e crimini contro l’umanità a dicembre e condannato a 24 anni di carcere.
Un tribunale di Bruxelles ha anche condannato all’ergastolo Seraphin Twahirwa, ex leader della milizia ruandese, per aver partecipato direttamente alle atrocità commesse dai miliziani hutu a Kigali durante gli omicidi di massa.
Secondo IBUKA, negli ultimi cinque anni in Ruanda sono stati riesumati oltre 100.000 corpi.
L’anno scorso, i resti di oltre 1.000 persone ritenute vittime del genocidio furono scoperti in fosse comuni in una piantagione parrocchiale cattolica a Rusizi. Il leader dell’IBUKA Ahishakiye ha detto che le autorità della contea senza sbocco sul mare hanno inizialmente trovato sei corpi sotto una casa in costruzione nel distretto di Huye lo scorso ottobre.
«Sospettiamo che fosse comuni simili rimangano da scoprire in tutto il paese, perché ci sono sopravvissuti che cercano i loro cari, 30 anni dopo il genocidio», ha detto Ahishakiye all’AFP giovedì scorso.
Il sindaco del distretto di Huye, Ange Sebutege, ha chiesto alla gente del posto di fornire volontariamente informazioni su dove possono essere trovati i corpi delle vittime, mentre gli scavi continuano per garantire che siano adeguatamente sepolti.
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Come riportato da Renovatio 21, nel maggio 2023 era stato finalmente fermato Fulgence Kayishema, un grande ricercato accusato di aver bruciato una chiesa con dentro 2.000 vatussi. Lo scorso 10 maggio, Philippe Hategekimana, un ex ufficiale di polizia militare ruandese di 66 anni, è stato processato in Francia, accusato di aver partecipato al massacro di 300 tutsi sulla collina di Nyamugari e ad un attacco alla collina di Nyabubare, dove circa 1.000 I tutsi sono stati uccisi durante il genocidio di 100 giorni.
Il Ruanda, ora sotto il governo del vatusso Paul Kagame, è Paese che ancora oggi affronta grandi controversie, come il fatto di essere divenuta meta per l’espulsione degli immigrati in Gran Bretagna.
In un anno fa si sono registrati nel Paese agghiaccianti episodi di vaccinazione forzata nei villaggi con violenze perpetrate dalle autorità a chi si opponeva alle iniezioni COVID-19, gentilmente offerte agli africani dalle organizzazioni internazionali finanziate da Gates.
L’uomo forte di Kigali è coinvolto anche in una strana, incredibile storia di eco internazionale: il rapimento del dissidente ruandese, internazionalmente noto per il film hollywoodiano Hotel Rwanda, che raccontava il suo ruolo nel salvare molti dal genocidio hutu del 1994. I servizi di Kagame lo avrebbero attirato fuori dagli USA, doveva viveva in esilio, fingendo di essere emissari di un movimento di un altro Paese africano, per farlo poi atterrare in Ruanda dove sarebbe stato arrestato. Sul caso ci fu un pesante reportage del New York Times,
Lo stesso Kagame è stato accusato da un missionario comboniano di essere implicato nel barbaro assassinio dell’ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio.
Il massacro ruandese, scoppiato d’improvviso nell’impotenza della comunità internazionale e delle sue forze di pace, con radio che chiamavano al massacro etnico e machete distribuiti alla popolazione d’un tratto trasformatasi in una belva assetata di sangue, non cessa di porre i suoi interrogativi.
Cosa davvero è successo nel cuore dell’Africa in quella maledetta primavera 1994?
A quale distanza da quella situazione si trova la nostra società artificialmente, totalmente polarizzata?
Quanto lontani siamo, davvero, da un genocidio che investa anche noi?
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Immagine di I, Inisheer via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Storia
Archeologo afferma di aver trovato il luogo di Battesimo di Gesù Cristo
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Storia
Incendio devasta il «Nido dell’aquila» di Adolfo Hitler
Il Nido dell’Aquila, noto anche come Kehlsteinhaus (tedesco per Casa sul Kehlstein), la residenza di montagna costruita per il dittatore nazista Adolfo Hitler nelle Alpi bavaresi, è stato devastato da un incendio, secondo quanto riferito dalla polizia tedesca.
L’ex casa da tè del leader del Terzo Reich, costruita sulla cima dell’Obersalzberg nella Germania meridionale nel 1938, si trova a un’altitudine di 1.834 metri (6.000 piedi).
Venerdì sera è scattato l’allarme antincendio presso l’Eagle’s Nest e, all’arrivo dei soccorsi, il locale era completamente avvolto dalle fiamme, ha riferito la polizia. L’altitudine elevata ha complicato il lavoro dei circa 200 vigili del fuoco, che sono riusciti a spegnere l’incendio solo sabato mattina, hanno aggiunto.
WATCH: Hitler’s Eagle’s Nest (Kehlsteinhaus) damaged beyond repair after massive fire; arson suspected pic.twitter.com/RtziyDyIjG
— Klaxon Wire (@KlaxonWire) October 24, 2026
🚨Update: They declared it was going to be a 1,000 year reich! Instead the US and Allies destroyed them in 12 years. Now Adolf Hitler’s Eagles Nest Layer is now gone, burned to the ground! Good riddance! I hate Nazis!! pic.twitter.com/3NfRLxzBrU
— US Homeland Security News (@defense_civil25) October 25, 2026
«È gravemente danneggiata. È improbabile che la casa si possa salvare», ha dichiarato un portavoce della polizia al tabloid Bild.
La polizia ha dichiarato che un sospettato è stato arrestato in relazione all’incendio, ma non ha fornito ulteriori dettagli. Secondo il quotidiano germanico Bild, la persona fermata era un motociclista che gli agenti hanno incontrato mentre si dirigevano verso il rifugio in fiamme, ma il suo coinvolgimento nel caso al momento non è chiaro. Gli inquirenti ritengono che l’incendio sia stato doloso, affermano le fonti del giornale.
In seguito alle segnalazioni dell’incendio, le autorità bavaresi hanno annunciato l’intenzione di ricostruire la struttura, ha dichiarato il ministro dell’Interno Joachim Herrmann. «Non permetteremo che rimangano delle rovine lì», ha dichiarato, secondo quanto riportato dall’agenzia DPA.
Il Nido dell’Aquila è stato uno dei pochi edifici storici dell’epoca hitlerica a non subire danni dai bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale. Il rifugio ospita un museo e un ristorante sin dagli anni Cinquanta, diventando una popolare meta turistica. È stato preservato come «monito ammonitore degli abissi della disumana dittatura nazista», secondo quanto riportato sul suo sito webbo.
In origine l’edificio faceva parte della proprietà dell’ormai scomparsa Berghof, nota per essere stata la residenza privata dello Hitlerro situata più in basso. Completato nella primavera del 1938 in poco più di un anno da una squadra di circa duemila persone, con un costo di circa 30 milioni di Reichsmark, il Nido dell’Aquila venne utilizzato dal Führer assai raramente, se non per alcuni incontri diplomatici, dal momento che egli preferiva soggiornare nella vicina Berghof. Il führer non lo utilizzò per scopi militari, bensì come luogo dove il cancelliere del REich svolse soltanto alcune riunioni riservate e incontri diplomatici, tra cui quello in cui ospitò il ministro degli Esteri italiano Galeazzo Ciano nel 1939 e quello del 17 ottobre 1940, in cui ebbe come ospite la principessa ereditaria d’Italia Maria José del Belgio.
La popolarità nell’immaginario collettivo mondiale del luogo fu talmente perdurante che nel 1987 uscì un videogiuoco chiamato Into The Eagle’s Nest, uno sparatutto labirintico ispirato al noto Gauntlet (1985), dove bisognava espugnare una fortezza chiamata, appunto, il nido dell’aquila.
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Immagine screenshot da Twitter
Storia
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