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Il cardinale Müller condanna il rapporto del sinodo a favore dell’omosessualità e l’ideologia LGBT «eretica»

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Il cardinale Gerhard Ludwig Müller, ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (ora Dicastero), ha espresso una forte condanna del tentativo in corso da parte dei gruppi sinodali, delle discussioni provenienti da Roma e dei vescovi tedeschi di promuovere l’agenda LGBT. Lo riporta LifeSite.

 

Il porporato germanico definisce la benedizione delle unioni omosessuali una «falsa benedizione» e la descrive come «ingannevole e blasfema».

 

Il 5 maggio il Gruppo 9 del Sinodo sulla Sinodalità ha pubblicato la sua relazione finale, promuovendo apertamente le relazioni omosessuali. Il gruppo di studio afferma che «è necessario affrontare con parresia la questione, tuttora ricorrente, se si possa parlare di “matrimonio” in relazione a persone con attrazione per lo stesso sesso». Aggiunge poi la questione se le «relazioni» omosessuali possano essere considerate equivalenti «all’unione coniugale eterosessuale», nonostante «l’evidente impossibilità di procreazione».

 

L’anno scorso i vescovi tedeschi hanno pubblicato una «benedizione» liturgica per le «coppie» omosessuali e altre «coppie» irregolari non matrimoniali.

 

«In nessuna parte della Sacra Scrittura, né nell’intera tradizione della Chiesa», scrive ora il cardinale tedesco in risposta a queste nuove pubblicazioni, «si trova alcun accenno a una benedizione per le persone coinvolte in relazioni adulterine, e certamente non all’autorizzazione dei vescovi a ordinare o permettere benedizioni ingannevoli e blasfeme».

 

Il cardinale Müller esorta la Chiesa cattolica ad abbandonare tali adattamenti allo spirito del tempo e al suo materialismo e a ritornare a una vera conversione a Gesù Cristo come Buon Pastore. Per lui è chiaro che all’interno della Chiesa si stanno ora affrontando tendenze eretiche.

 

«Nelle reazioni della lobby omosessuale all’interno della Chiesa alla pubblicazione del gruppo di lavoro sinodale su questo tema e alle benedizioni di unioni sessuali extraconiugali, persino ordinate dai vescovi, viene apertamente accolta la relativizzazione eretica del matrimonio naturale e sacramentale» scrive monsignor Mullerro.

 

Qui si riferisce al rapporto recentemente pubblicato dal gruppo di lavoro del sinodo, che promuove apertamente l’omosessualità, nonché alla «benedizione» liturgica dei vescovi tedeschi alle «coppie» omosessuali.

 

In una recente prefazione scritta per «Il Cavallo di Troia», una forte critica di padre Enoch al Sinodo sulla Sinodalità in corso, il cardinale Müller, che ha partecipato al Sinodo dei Vescovi sulla Sinodalità del 2023 e del 2024 a Roma, ha osservato a proposito delle discussioni sinodali: «Uno degli obiettivi principali era quello di favorire ulteriormente la normalizzazione dell’omosessualità».

 

Il testo del cardinale finisce purtroppo con un richiamo al Concilio Vaticano II e ad uno dei suoi documenti più problematici, il Lumen Gentium.

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Sulla benedizione di Dio e la falsa benedizione del mondo,

I gruppi di studio nominati da papa Francesco durante il Sinodo sulla Sinodalità del 2024 stanno gradualmente pubblicando i risultati delle loro consultazioni – peraltro molto controverse.

 

Sono accomunati da due punti cruciali:

 

1. La diffidenza verso i contenuti centrali della dottrina cattolica, che confondono con un sistema di pensiero storicamente condizionato, anziché riconoscerli come la trasmissione inalterata e completa della Rivelazione di Dio alle generazioni presenti e future; e 2. il tentativo, con un cosiddetto «cambio di paradigma da una dogmatica rigida a un approccio pastorale vicino alle persone», di entrare in sintonia con le ideologie dominanti per ottenere il consenso dei propri sostenitori.

 

Non negano apertamente le verità rivelate, ma le accantonano e costruiscono accanto ad esse il proprio edificio di un cristianesimo comodo e conforme al mondo. Per confondere i fedeli ingenui, adornano questo edificio con frasi che suonano bibliche e spirituali, ma sono vuote: «ciò che lo Spirito dice alle chiese», il discernimento invece della condanna, un Gesù misericordioso e onnipotente contro i rigidi insegnanti della legge e i professori di teologia conservatori intrappolati nei loro sistemi, che presumibilmente si preoccupano più della fedeltà alla lettera e della dottrina rigida che delle persone nella loro debolezza e vulnerabilità.

 

Ignorando o trascurando la tradizione cattolica, si giunge all’affermazione sofisticata che il peccato non consiste in un’azione consapevole e liberamente voluta contro i comandamenti di Dio, bensì nel rifiuto di estendere una misericordia onnicomprensiva verso coloro che non possono o non vogliono adempierli.

 

In realtà, la Chiesa insegna che Cristo è morto sulla croce per i peccati di tutta l’umanità e che lo Spirito Santo non nega la grazia di Dio a nessuno che si converte al Vangelo, affinché possa condurre una vita nuova e santa seguendo Cristo. Solo per questo motivo l’Apostolo può dire ai battezzati: «Non vivete più come i pagani vivono nella vanità dei loro pensieri… Siete stati istruiti a deporre il vostro vecchio modo di vivere, il vostro vecchio uomo, corrotto e ingannato dalle sue concupiscenze, e a rinnovarvi nello spirito della vostra mente, e a rivestirvi del nuovo uomo, creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità della verità» (Ef 4,17.22-24).

 

Nel contesto dei Sinodi dei Vescovi e dei percorsi sinodali nazionali nelle Chiese locali, emerge costantemente un tema caro a certi vescovi, teologi e laici influenzati dallo spirito del tempo. Invece di condurre le persone al Dio-uomo Gesù Cristo, unico e vero Mediatore tra Dio e gli uomini, essi vedono – in modo monotematico e intellettualmente limitato – il futuro della Chiesa nell’adozione dell’ideologia di genere e dell’arcobaleno.

 

Pertanto, mettono persino a rischio l’unità visibile della Chiesa nella verità di Cristo, così come il Signore stesso l’ha affidata all’intero Collegio dei Vescovi con e sotto la guida del papa, in quanto successore personale di Pietro sulla Sede Romana. La benedizione privata o addirittura paraliturgica di «coppie» omosessuali ed eterosessuali in relazioni irregolari si fonda sulla negazione eretica della verità rivelata che Dio ha creato l’uomo maschio e femmina.

 

E Gesù, che nella sua persona è la Via, la Verità e la Vita, contro la casistica dei farisei riguardo al divorzio, confermò la Volontà originaria del Creatore e rivelò definitivamente che l’uomo e la donna diventano una sola carne solo attraverso il «sì» matrimoniale (cfr. Mt 19,3-9). Così, nel matrimonio, l’uomo e la donna formano un’unità personale e sessuale due in uno nell’amore reciproco, nella vita comune e nell’apertura ai figli che Dio vuole dare loro.

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E solo l’uomo e la donna nell’unione matrimoniale sono benedetti da Dio per essere fecondi, moltiplicarsi, popolare la terra e (con saggezza) regnare su tutte le altre creature della terra (cfr. Gen 1,28). In nessuna parte della Sacra Scrittura né in tutta la tradizione della Chiesa si trova alcun accenno a una benedizione di persone in relazioni adulterine, e certamente non all’autorizzazione dei vescovi a ordinare o permettere benedizioni ingannevoli e blasfeme.

 

La benedizione liturgica o privata ( benedictio = approvazione), con cui siamo benedetti in Cristo, è una preghiera della Chiesa fondata sulla fiducia nell’aiuto e nell’assistenza di Dio per le persone, affinché siano sostenute in tutto ciò che è buono, e non è in alcun modo una conferma di una vita contraria a Dio nel peccato. La debolezza umana non può essere una scusa, perché lo Spirito Santo ci aiuta con la sua grazia, che Dio non nega a nessuno che gliela chieda sinceramente (cfr. Rom 8,26).

 

Ma di coloro che «hanno scambiato la verità di Dio con la menzogna» e sostituiscono l’ordine di Dio con le proprie ideologie e pseudo-teologie autoprodotte, mescolate a sociologia e psicologia, l’Apostolo dice che pensano in modo errato e vivono nel peccato, il che significa la morte della vita di grazia, eppure, pur sapendo la loro falsa azione, approvano anche coloro che agiscono in contraddizione con Dio (cfr. Rom 1,25-32).

 

Nelle reazioni della lobby omosessuale all’interno della Chiesa alla pubblicazione del gruppo di lavoro sinodale su questo tema e alle benedizioni di unioni sessuali extraconiugali, persino ordinate dai vescovi, la relativizzazione eretica del matrimonio naturale e sacramentale viene apertamente accolta. Essa viene presentata come il primo passo verso il riconoscimento dell’ideologia LGBT, che non rappresenta altro che un’immagine materialistica dell’uomo senza Dio, Creatore, Redentore e Perfezionatore dell’uomo.

 

Chiunque, come maestro della fede e pastore dei fedeli nominato da Cristo, abbia veramente a cuore la pace interiore delle anime e la salvezza eterna dei fedeli a lui affidati, non fa delle persone in difficoltà giocattoli di un’ideologia atea o strumenti del proprio bisogno di autopromozione nell’ambiente «woke», ma le indirizza personalmente a Gesù Cristo, Figlio di Dio.

 

«Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre debolezze, ma uno che è stato tentato in ogni cosa come noi, senza però peccare. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia che ci soccorra al momento opportuno» (Eb 4:15-16). Solo Lui è il vero Messia e solo Lui può aiutare ogni persona, senza eccezione, da ogni afflizione spirituale e da ogni tensione dell’anima, a differenza dei salvatori mondani che, con le loro dottrine di auto-redenzione, hanno così spesso portato calamità sull’umanità.

 

L’ideologia di genere contraddice direttamente l’antropologia cristiana. E con i suoi 60-80 generi inventati arbitrariamente, si pone in diretta contraddizione con la scienza biologica. Viola il buon senso, che sa che ogni singolo essere umano proviene dall’unione del proprio padre con la propria madre.

 

Con l’ideologia woke, originariamente atea e materialista, un’eresia distruttiva e una fonte di scisma e divisione si è insinuata nella Chiesa cattolica, la quale, nella dimensione della sua contraddizione con la verità rivelata da Dio, corrisponde al manicheismo o al pelagianesimo. E lo studio della storia della Chiesa ci insegna: solo attraverso la continua resistenza del Magistero dei papi e dei Concili, la forza intellettuale dei grandi Padri della Chiesa da Agostino a Tommaso d’Aquino e John Henry Newman, questi e altri pericoli esistenziali per la Chiesa potevano essere scongiurati.

 

Tutti gli imperi mondiali creati dall’uomo e le fortezze atee del pensiero sono destinati prima o poi a crollare. Ma le porte dell’inferno non possono prevalere contro la Chiesa, perché Gesù, il Figlio del Dio vivente, l’ha edificata sulla roccia di San Pietro.

 

Non è la ricostruzione della Chiesa in un movimento filantropico con una vocazione religioso-sociale a ricondurre le persone secolarizzate dell’Occidente scristianizzato tra le braccia aperte del Buon Pastore Gesù Cristo, che è la «Luce delle Nazioni». Si può affermare soltanto con i Padri conciliari del Concilio Vaticano II: «il desiderio è di illuminare tutti con la Sua gloria, che risplende sul volto della Chiesa, mentre essa annuncia il Vangelo a ogni creatura» (Lumen gentium 1).

 

I veri discepoli di Gesù non cercano l’approvazione degli uomini né la falsa benedizione dei «potenti, degli influenti e dei capi d’opinione di questo mondo» (cfr. 1 Cor 2,6). Infatti, nell’amore e nella verità, «Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti, nella nostra comunione con Cristo» (Ef 1,3).

 

Gerhard Ludwig Müller

Cardinale

 

 

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Mons. Schneider: «non possiamo continuare con il Novus Ordo»

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Il vescovo Athanasius Schneider ha denunciato i «difetti dottrinali e liturgici» della Messa Novus Ordo.   In un’intervista esclusiva al vaticanista Michael Haynes, pubblicata martedì, Schneider ha elogiato la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) definendola «opera della Divina Provvidenza». Il vescovo ha difeso le critiche mosse dalla FSSPX al Concilio Vaticano II e al Novus Ordo Missae. Schneider ha sottolineato come la Messa tradizionale i continui a subire una «sorta di persecuzione» sotto il pontificato di Leone XIV, poiché è stato permesso che Traditionis Custodes rimanesse in vigore e, di conseguenza, i vescovi di tutto il mondo hanno continuato a cancellare le Messe in latino.   La Messa tradizionale, ha affermato, «continua a essere trattata – da chi ne è responsabile in Vaticano – come qualcosa di pericoloso o con una sorta di discriminazione».   Monsignor Schneider sosteneva che il Vaticano stesse escludendo la Fraternità Sacerdotale San Pio X dal riconoscimento canonico – come dimostrano le scomuniche dichiarate ai suoi vescovi la scorsa estate – non a causa di errori della Fraternità, bensì a causa delle sue critiche ai difetti della nuova Messa e del Concilio Vaticano II, sottolineando che il Vaticano ha chiesto alla Fraternità Sacerdotale San Pio X di accettare il Novus Ordo e di riconoscere il Concilio Vaticano II come «conforme alla tradizione».   «Ma la Società non può farlo perché ci sono evidenti ambiguità nelle affermazioni di alcuni testi del Concilio Vaticano II», ha detto il vescovo Schneider. Ci sono anche «evidenti difetti dottrinali e liturgici nel Novus Ordo, che contiene tendenze protestanti molto chiare e una diminuzione del carattere sacrificale della Messa, anche se celebrata secondo le regole».   «Anche in latino, il testo del Novus Ordo presenta gravi lacune dottrinali, soprattutto nelle nuove preghiere dell’offertorio e nella seconda preghiera eucaristica», ha aggiunto.

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Nel bel mezzo della «grave rottura» della nuova Messa con la Tradizione, «la presenza e l’attività della FSSPX o l’opera dell’arcivescovo Lefebvre diventano sempre più provvidenziali», ha affermato il prelato tedesco-centrasiatico. L’ha anche descritta come «un’opera della Divina Provvidenza» per ricordare alla Santa Sede la necessità di chiarire le affermazioni del Concilio Vaticano II «che sono oggettivamente dubbie e ambigue, e di riformare il Novus Ordo secondo la tradizione».   Invece di riconoscere l’importanza e la necessità di queste correzioni, il Vaticano ha richiesto «a tutti, compresa la Fraternità Sacerdotale San Pio X», il riconoscimento di una «cosiddetta ermeneutica della continuità», che Schneider definisce «acrobazie mentali, o la quadratura di un cerchio».   «Non possiamo continuare con il Novus Ordo, non possiamo. Non possiamo continuare con evidenti ambiguità dottrinali riguardo ad alcune affermazioni del Concilio Vaticano II. Dobbiamo risolverle», ha affermato monsignor Schneider.   Questa è l’affermazione fondamentale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, ha continuato il vescovo. La Fraternità chiede solo la possibilità di celebrare la Messa e di predicare la dottrina come si faceva prima del Concilio Vaticano II. «A questo proposito, credo che la Santa Sede debba essere più aperta, flessibile e concedere questa libertà di discussione», ha affermato Schneider.   Sua Eccellenza nell’intervista ad Haynes ha sottolineato che, mentre il Vaticano punisce la Fraternità Sacerdotale San Pio X e priva le comunità della tradizionale Messa in latino, permette all’eresia di dilagare in tutto il mondo.   A titolo di esempio, monsignor Schneider ha sottolineato il fatto che il papa non ha né corretto né punito il vescovo di Anversa, in Belgio, il quale ha recentemente ribadito la sua intenzione di ignorare la legge del celibato sacerdotale e di ordinare uomini sposati.   Il vescovo ha inoltre sottolineato la «generosità» del Vaticano nei confronti della Cina comunista attraverso l’accordo sino-vaticano, nei confronti del clero eterodosso in Germania che promuove il proprio «Cammino sinodale» e nei confronti di altri cattolici che «praticano una negazione di fatto» della fede.   «C’è una palese contraddizione nel comportamento della Santa Sede nei confronti della Fraternità Sacerdotale San Pio X e di altri movimenti eretici oggettivi, evidenti, all’interno della Chiesa e tra i singoli individui», ha affermato il vescovo Schneider.   Secondo monsignor Schneider, la punizione della tradizione e dell’ortodossia, unita alla permissività e persino alla promozione dell’eterodossia, rivela le vere intenzioni del Vaticano. «Pertanto, è chiaro che la Santa Sede è in parte, in una certa misura, nelle mani di un’acquisizione ostile da parte di persone e poteri che vogliono trasformare completamente la fede cattolica non solo in una religione protestante, ma in una religione totalmente adattata alle mode del mondo», ha affermato il discendente degli Apostoli.

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Il vescovo ritiene che solo «l’intervento divino» possa porre fine a questa situazione in Vaticano, «portandoci guarigione e facendo sì che la Santa Sede torni ad essere la splendente cattedrale della Verità, la Madre e Maestra del mondo intero nella purezza della fede cattolica e apostolica».   Monsignor Schneider ritiene che, sebbene l’autentica missione del papato tornerà, esso si trovi «attualmente in una sorta di esilio spirituale, analogamente a quanto accadde durante l’esilio materiale del papato di Avignone», specificando che ciò implica l’esilio della «dottrina e della liturgia integrali» dalla Santa Sede.   Proprio come durante l’esilio di Avignone, «i piccoli della Chiesa», come Santa Caterina da Siena, «riportarono i papi da Avignone», oggi i «piccoli», comprese le famiglie cattoliche, i giovani, i religiosi e altri cattolici devoti, «stanno contribuendo alla fine dell’esilio dottrinale e liturgico», ha affermato monsignor Schneider.   Sono questi fedeli che «stanno preparando il terreno e la fine dell’esilio spirituale nella Santa Sede», dopo il quale «Dio concederà di nuovo alla sua Chiesa papi tradizionali al 100%».

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Le nuove promozioni scandalose di papa Leone

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Nel giro di pochi giorni Leone XIV ha firmato due nomine che stanno sollevando polemiche negli ambienti cattolici più attenti alla dottrina. Entrambe riguardano vescovi accusati di aver assunto, in modi diversi, posizioni ritenute incompatibili con l’insegnamento morale tradizionale della Chiesa.

 

Martedì 13 ottobre la Sala Stampa vaticana ha comunicato la nomina di mons. Francisco Cota de Oliveira, 57 anni, a vescovo della diocesi di Itabira-Fabriciano. Ordinato sacerdote nel 1999, era ausiliare di Curitiba dal 2017 e dal 2020 al 2023 ha rappresentato i vescovi della sua regione per ecumenismo e dialogo interreligioso.

 

Secondo il sito brasiliano MegaCidade, nel novembre 2025 Cota avrebbe concesso il permesso di celebrare il matrimonio religioso di un 76enne e di una 63enne. La coppia conviveva da quasi quarant’anni e aveva figli. L’uomo era stato sposato in precedenza e si era separato dalla prima moglie, e per questo riteneva impossibile le nozze in chiesa. Gli articoli non dicono che quel primo matrimonio fosse stato dichiarato nullo né che la moglie fosse morta. I due avevano inoltre da poco seguito un corso per diventare ministri straordinari della Comunione.

 

Su richiesta di don Carlos André, il vescovo avrebbe dato il consenso. La cerimonia, prevista per il 6 novembre nella chiesa di Inhaúma, si è tenuta invece nella stanza d’ospedale dove l’uomo era ricoverato per un’infezione alle vie urinarie. L’uomo è morto il 30 gennaio 2026, prima di poter formalizzare l’unione anche civilmente.

 

Il secondo caso riguarda monsignor Marek Forgáč, 52 anni, nominato arcivescovo metropolita di Košice, in Slovacchia, al posto di mons. Bernard Bober, che ha lasciato per limiti di età. L’arcidiocesi conta quasi 500 sacerdoti e circa 700mila fedeli. Forgáč, nato a Košice nel 1974 e ordinato nel 1999, ha studi di psicologia alla Gregoriana, un dottorato in psicologia sociale e un passato nella pastorale giovanile e nella formazione dei seminaristi. Era ausiliare dal 2016, nominato da Francesco.

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Le critiche nascono da un’intervista del luglio 2024 al media vicino al movimento dei Focolari in Cechia e Slovacchia Nové Mesto, in cui il vescovo si è espresso sulla dichiarazione Fiducia supplicans, che ammette benedizioni non liturgiche per le coppie in situazione irregolare, comprese quelle omosessuali. Monsignor Forgáč ha ammesso che la Slovacchia era poco preparata a recepirla, ha collegato il documento all’idea di una Chiesa dalle porte aperte a tutti e ha precisato che ciò non nega i valori del Vangelo e della vita morale. Alla domanda se debba prevalere la norma universale o il caso singolo, ha risposto che le norme generali esistono, ma che bisogna guardare alla persona concreta, la cui storia talvolta non rientra in un paragrafo, e che il Sinodo riguarda l’incontro con la persona più che con il libro.

 

Le due vicende si aggiungono ad altre scelte che avevano dato scandalo: la nomina ad ausiliare di Cusco, in Perù, di monsignor Lizardo Estrada Herrera, poco dopo la sua partecipazione a un rito alla Pachamama, e la promozione ad arcivescovo di Sassari di monsignor Francesco Soddu, che aveva preso parte all’apertura di una loggia massonica.

 

È impossibile non notare come invece Leone XIV abbia negato l’approvazione alla consacrazione di vescovi della Fraternità San Pio X e dato il placet automatico a vescovi scelti dal governo comunista cinese. Un bilancio del primo anno di pontificato pare mostrare una tendenza a scegliere prelati favorevoli a ordinazione femminile, contraccezione e benedizioni alle coppie omosessuali, scrive LifeSite..

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Immagine di Estonian Foreign Ministry via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International; immagine tagliata 

 


 

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Sacerdote professore difende la poligamia in Africa e critica il «modello di famiglia occidentale»

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Un sacerdote e teologo africano che insegna in Germania ha difeso la diffusa pratica della poligamia in Africa, criticando al contempo «il modello familiare occidentale importato». Lo riporta LifeSite.   Padre Égide Muziazia, docente di teologia all’Università di Münster, in Germania, ha scritto un saggio sulla rivista teologica Feinschwarz in difesa della poligamia in Africa. Il sacerdote con docenza sostiene che, nell’applicare norme teologiche o morali a situazioni individuali, è necessario ricorrere alla «teologia contestuale».   «Questa disposizione ha implicazioni di vasta portata per la pratica pastorale: non può essere trasferita senza modifiche da un continente all’altro», ha affermato Muziazia. «Piuttosto, cerca continuamente risposte alle sfide pastorali legate ai rispettivi contesti locali in cui ogni chiesa locale è in grado di adempiere alla propria missione».   «In questo senso, la contestualità si colloca tra ciò che è permesso e ciò che non è permesso», ha continuato il prete.

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Nel suo saggio, Muziazia dice che, sebbene le norme morali assolute, come l’insegnamento della Chiesa secondo cui il matrimonio è esclusivamente tra un uomo e una donna, siano valide, il contesto della situazione di una persona determina se qualcosa è immorale.   Nel pieno di un relativismo impudente da far impressione, il religioso quindi afferma che temi come la poligamia in Africa – o, nella Chiesa occidentale, il dibattito sulle benedizioni per le unioni omosessuali e il sacerdozio femminile – «vengono spesso discussi in termini legali – “È permesso o no?” – mentre in realtà sono questioni pastorali, dipendenti dal contesto».   Nell’intero saggio, Muziazia sembra sostenere la visione eterodossa secondo cui le considerazioni pastorali prevalgono sulle dottrine morali assolute, come l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio, creando così un quadro morale relativistico.   Lo scritto tratta dei presunti aspetti positivi della poligamia senza però condannarla esplicitamente, dando l’impressione che la Chiesa dovrebbe tollerarla o addirittura approvarla in determinate situazioni.   «In Africa, la poligamia non è né una mera trasgressione morale né un segno di arretratezza morale. Piuttosto, è un’istituzione sociale radicata in un quadro più ampio di parentela, costruzione di alleanze e trasmissione della vita», scrive il presbitero. «Il matrimonio africano unisce principalmente non due individui, ma due famiglie o gruppi di lignaggio, ed è suggellato dal pagamento della dote».   «Storicamente, la poligamia assolveva quindi a diverse funzioni e obblighi: garantiva la continuità della stirpe, forniva manodopera agricola, assicurava la cura di vedove e orfani attraverso il matrimonio leviratico, stringeva alleanze tra clan e conferiva status sociale», insiste il teologo africano.   «L’incontro con i missionari cristiani portò a un frontale scontro culturale», ha affermato. «La monogamia era richiesta come prerequisito per il battesimo. Pertanto, il matrimonio monogamo divenne il segno distintivo del cristiano esemplare, con il risultato che le mogli “in eccesso” venivano spesso ripudiate – un’ingiustizia commessa in nome del Vangelo».

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Don Muziazia cita il teologo africano Bénézet Bujo, il quale criticava «l’individualismo del modello familiare occidentale importato, il disinteresse per le dimensioni comunitarie e legate alla tradizione, e la riduzione del matrimonio – inteso come impegno a lungo termine – a un momento specifico nel tempo e del sacramento a un singolo atto».   Il sacerdote professore il suo quadro di analisi ai «dibattiti interni alla Chiesa occidentale», come ad esempio «le prediche tenute dai laici, la benedizione delle coppie in situazioni cosiddette ‘irregolari’, l’apertura delle cariche ecclesiastiche alle donne» e il Cammino sinodale tedesco. «In entrambi i casi, l’argomentazione è la stessa e si applica in entrambe le direzioni: né in Africa né in Europa le chiese possono generalizzare incondizionatamente le proprie risposte specifiche del contesto», ha affermato.   «Tra ciò che è permesso e ciò che non lo è si colloca il contesto, non come scusa, ma come spazio teologico in cui la Parola diventa la risposta», conclude don Muziazia.   La giornalista e commentatrice tedesca Anna Diouf, di origini africane, ha commentato l’articolo di Muziazia X affermando: «È fin troppo trasparente. Ovviamente. Stanno cercando di eliminare la monogamia per interposta persona in nome del postcolonialismo, e poi dicono “amore libero per tutti”. Quanto pensano che siamo stupidi? Hanno dovuto scavare a fondo per trovare un cattolico africano che si prestasse alle loro argomentazioni».   Secondo la dottrina tradizionale della Chiesa, come esposto nel Catechismo della Chiesa Cattolica, la poligamia è considerata uno degli «oltraggi alla dignità del matrimonio», ricorda LifeSite. Il Catechismo prosegue spiegando che «la poligamia non è conforme alla legge morale», insegnando che «nega direttamente il piano di Dio rivelato fin dal principio, perché è contraria all’uguale dignità personale dell’uomo e della donna che nel matrimonio si donano con un amore totale e quindi unico ed esclusivo».   Infatti, la 24ª sessione del Concilio di Trento dichiara in modo definitivo nel Canone II sul Sacramento del Matrimonio: «Se qualcuno afferma che è lecito per i cristiani avere più mogli contemporaneamente e che ciò non è proibito da alcuna legge divina, sia anatema».

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