Storia
Gli USA e le origini della catastrofe venezuelana
Con la fine della Seconda Guerra Mondiale, le squadre vennero rimescolate quel giusto per rimettere in bolla la partita e dare quel tocco di spettacolo nel quale gli americani sono da sempre maestri imbattibili. Con la suddivisione dei migliori prospetti scientifici nazisti tra primo e secondo mondo, il declino europeo come potenza economica, lo sguardo si diresse allora anche verso il resto del pianeta da parte di entrambi i contendenti.
Venne chiamata storiograficamente Guerra Fredda, perché giocata sulla presa economica delle risorse e, indirettamente, delle nazioni del mondo terzo. Nei fatti concreti la non aggressione militare tra universo Democratico e Comunista, concesse spazio di manovra illimitato ai due poli, rendendo la loro una associazione con lo scopo di spartirsi il mondo. Il potere di acquisto americano, debitamente utilizzato per rimpinzare Wall Street e tutta la sua casta di professionisti, fruttò agli americani una leva immensa sulla ricchezza di partenza, di per sé già smisurata.
Nel 1947, precisamente il 12 marzo, Harry Truman (1884-1972), in carica come presidente degli Stati Uniti d’America già da quasi due anni in seguito alla scomparsa di Franklin Delano Roosevelt (1882-1945), presentò un discorso al Congresso che rimarrà nella storia come la Dottrina Truman. In questo discorso, si possono trovare le basi di quella che verrà in seguito codificata come Guerra Fredda e i pilastri su cui si sarebbe poggiata la politica estera americana degli anni che seguiranno. Il discorso venne pronunciato con lo scopo di ottenere fondi per poter operare nel mondo intero assumendo di fatto un ruolo di nume tutelare della razza umana col dito sul grilletto escatologico in potenza massima.
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Lo sforzo di volontà che produsse questo salto quantico nell’evoluzione del destino manifesto del nuovo mondo segnò un epoca e definì le nuove regole del gioco per diversi decenni a venire. Fondendosi e strutturandosi assieme alle precedenti versioni dalla dottrina Monroe al corollario Roosevelt, minaccia e al tempo stesso dichiarazione programmatica, assieme al nubifragio dorato di denaro in arrivo a Washington portò i coloni a stelle strisce a partire per una nuova opera di bonifica del Selvaggio Ovest.
Truman aveva appena ricevuto notizia dal governo britannico che non avrebbero più avuto modo di aiutare economicamente Grecia e Turchia, in un momento in cui si percepiva la pressione politica interna da parte del mondo comunista. Un modo elegante per cedere il testimone ai vincitori materiali della guerra. Il presidente portò la questione al congresso per ottenere immediatamente il via libera legale dall’America ad operare per la difesa dell’ideologia di casa. Esemplare divenne la terminologia usata da Truman per descrivere la differenza tra i contendenti in gioco in termini di primo e secondo mondo. Tutto il resto venne messo dentro al terzo insieme, territori dell’Ovest liberi di essere portati ad industria al primo coraggioso che li avrebbe soggiogati.
La corsa alla conquista di questi territori «incontaminati» divenne storiograficamente nota come Guerra Fredda e la nascita di questo periodo storico, formalmente concluso con la fine del Secondo Mondo, viene fatta derivare esattamente a questo discorso. Non a caso, dopo due anni di pausa dalla chiusura dell’OSS, il 18 settembre dello stesso anno del discorso di Truman al Congresso venne data alla luce la nuova agenzia dei servizi segreti americani, la Central Intelligence Agency. Le flotte erano pronte, le banche erano cariche di dollari, la rotta tracciata.
Truman nel discorso porta quattro punti considerati da lui cardine per lo sviluppo della sua Dottrina per i futuri anni a venire. Il quarto punto, quello su cui si soffermò maggiormente, suona così:
«In quarto luogo, dobbiamo intraprendere un nuovo e audace programma per mettere a disposizione i benefici dei nostri progressi scientifici e industriali per il miglioramento e la crescita delle aree sottosviluppate».
«Più della metà della popolazione mondiale vive in condizioni prossime alla miseria. Il loro cibo è inadeguato. Sono vittime di malattie. La loro vita economica è primitiva e stagnante. La loro povertà è un handicap e una minaccia sia per loro che per le aree più prospere».
«Per la prima volta nella storia, l’umanità possiede le conoscenze e le competenze per alleviare le sofferenze di queste persone».
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«Gli Stati Uniti sono preminenti tra le nazioni nello sviluppo di tecniche industriali e scientifiche. Le risorse materiali che possiamo permetterci di utilizzare per assistere altri popoli sono limitate. Ma le nostre imponderabili risorse di conoscenza tecnica sono in costante crescita e inesauribili».
«Credo che dovremmo mettere a disposizione dei popoli amanti della pace i benefici del nostro bagaglio di conoscenze tecniche per aiutarli a realizzare le loro aspirazioni a una vita migliore. E, in collaborazione con altre nazioni, dovremmo promuovere investimenti di capitale nelle aree che necessitano di sviluppo».
«Invitiamo altri paesi a mettere in comune le loro risorse tecnologiche in questa impresa. Il loro contributo sarà accolto calorosamente. Questa dovrebbe essere un’impresa cooperativa in cui tutte le nazioni lavorano insieme attraverso le Nazioni Unite e le sue agenzie specializzate, ove possibile. Deve essere uno sforzo mondiale per il raggiungimento della pace, dell’abbondanza e della libertà».
«Con la cooperazione di imprese, capitali privati, agricoltura e manodopera in questo paese, questo programma può aumentare notevolmente l’attività industriale in altre nazioni e può elevare sostanzialmente i loro standard di vita».
«Questi nuovi sviluppi economici devono essere concepiti e gestiti a beneficio dei popoli delle aree in cui sono insediati. Le garanzie per gli investitori devono essere bilanciate da garanzie nell’interesse delle persone le cui risorse e il cui lavoro sono destinati a questi sviluppi».
«Il vecchio imperialismo – lo sfruttamento per il profitto estero – non ha posto nei nostri piani. Ciò che immaginiamo è un programma di sviluppo basato sui concetti di equità democratica».
Truman aveva assolutamente ragione, il vecchio imperialismo era ormai sorpassato da una nuova formula più moderna che si sarebbe potuta vedere applicata di lì in avanti.
Ma negli stessi anni comincia a farsi strada un’idea diversa. Nel 1950 viene istituita la CEPAL (Comision Económica para America Latina), organismo dell’ONU con sede a Santiago del Cile, presieduta fino al 1963 da Raúl Prebisch (1901-1986), economista argentino ideatore del concetto di scambio ineguale assieme a Hans Singer (1910-206). Secondo la loro teoria, i Paesi che esportano prodotti industriali si avvantaggiano nel tempo rispetto ai paesi che esportano materie prime, dunque si verifica uno scambio ineguale tra centri e periferie.
Questa formula economica vedrà applicarsi negli interventi di aiuto finanziario dal centro verso tutti quei paesi in periferia produttori di materie prime e che si convertiranno in concessioni verso imprese straniere in cambio di prestiti che finiranno solitamente nei gorghi della corruzione locale. Seguite poi dalle tremende misure del Fondo Monetario Internazionale nel momento in cui dovranno affrontare le crisi del debito, tagli alla spesa pubblica, vastissimo programma di privatizzazioni, nuovi prestiti per pagare gli interessi di quelli già contratti e naturalmente apertura dei mercati.
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A pochi giorni dalla sottrazione di Maduro e sua moglie dalla loro dimora venezuelana, è bene ricordare da quale sostrato politico e culturale nasca un’operazione che sfida ogni legge fisica, morale e legale. Un tempo conosciuto come il Paese latinoamericano con la più alta qualità divita grazie alle, da sempre, ingenti risorse di petrolio oggi il Venezuela è la nazione più povera dell’America del Sud con un reddito pro capite di 3800 dollari.
Le radici superficiali di questo disastro si possono ritrovare inizialmente nelle cause che portarono al Viernes Negro del 18 febbraio 1983 quando il Bolivar sprofondò in seguito a diverse a cause tra cui il blocco degli scambi con il dollaro, l’uscita dal gold standard, il crollo del prezzo del petrolio, la nazionalizzazione del petrolio. L’esportazione di petrolio passò da 19 miliardi di dollari nel 1981 a 13 l’anno successivo, un crollo di un terzo del totale, in questa condizione si verificò una fuga di capitale per otto miliardi di dollari e l’inizio della crisi del debito latino americano.
L’enorme quantità di debito estero verso cui la maggioranza dei Paesi ispanofoni e lusofoni d’America si erano indirizzati non divenne più sostenibile. Gli anni Ottanta per l’America del sud rimarranno conosciuti come la decada perdida.
Per trovare un’uscita da questa situazione, il neo eletto presidente del Venzuela Carlo Andres Perez (1922-2010), lanciò una serie di riforme strutturali con l’aiuto dei tecnici del FMI, Fondo Monetario Internazionale. Queste operazioni macroeconomiche risultarono essere altamente impopolari, tanto che portarono a una enorme ondata di proteste durata più di un anno che passò alla storia con il nome di Caracazo.
Il pacchetto includeva decisioni sulla politica del tasso di cambio, sul debito estero, sul commercio estero, sul sistema finanziario, sulla politica fiscale, sui servizi pubblici e sulla politica sociale. In soli tre anni l’FMI aveva organizzato un programma di debito con entità americane private per arrivare alla cifra di 4500 milioni di dollari.
Con la guerra del Golfo e l’aumento del costo del petrolio si verificò un momentaneo sollievo per l’economia venezuelana ma la tendenza dei prezzi dell’oro nero durante gli anni ‘90 rimase comunque negativa portando l’economia Venezuelana a non riprendersi più. L’elezione di Hugo Chavez (1954-2013) portò la nazione, una volta nello scacchiere americano, a fare il passaggio dall’altro lato dello specchio polarizzandosi definitivamente con la sua politica anti-statunitense.
Marco Dolcetta Capuzzo
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Origini del codice del Bushido
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Occulto
Il vangelo di Sandino. La religione segreta del generale delle Segovias
Nel maggio del 1931, da un accampamento nelle foreste del Río Coco, Augusto César Sandino (1895-1934) scrisse a due luogotenenti una lettera con due istruzioni. La prima era l’ordine di estendere il terrore e continuare a tagliare teste. La seconda era un breve catechismo da leggere alle truppe, secondo il quale l’inferno è il rimorso per gli atti ingiusti e il purgatorio quello per il male commesso senza volerlo. L’esortazione finale invitava i soldati a cercare di essere angeli e non diavoli.
Le due istruzioni appartengono allo stesso sistema di pensiero. Dietro la silhouette con il cappello che oggi compare ovunque in Nicaragua c’era una dottrina religiosa articolata, con una cosmogonia, spiriti reincarnati, un’apocalisse datata e una giustificazione spirituale della violenza.
Sandino negava di avere una religione. Le religioni, sosteneva, appartengono al passato, mentre lui e i suoi uomini erano guidati dalla ragione. Si definiva un comunista razionalista. Distingueva però la religione dalla fede, che descriveva come eternamente infantile e creativa, capace di unire il mondo reale con quello del meraviglioso. Al giornalista basco Ramón de Belausteguigoitia confidò che, se avesse esposto apertamente le sue idee sugli spiriti, la gente lo avrebbe preso per un pazzo o per un ubriacone. Per questo le rivelava per gradi, come nelle società iniziatiche, solo a chi sentiva legato a sé da un’affinità magnetica.

Augusto César Sandino. Immagine CC0 via Wikimedia
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La sua formazione cominciò nel porto petrolifero di Tampico, dove arrivò nel 1923, in un ambiente di anarchici seguaci di Ricardo Flores Magón (1873-1922), comunisti e sindacalisti. Lì frequentò le riunioni dei massoni. A Monterrey fu invitato nella Gran Loggia di Nuevo León, dove venne a conoscenza di una propaggine rivoluzionaria nota come Gran Loggia Bolscevica, composta da operai e ferrovieri, che esponeva uno striscione metà nero e metà rosso, destinato a diventare poi la bandiera di Sandino. Dalla massoneria apprese la fede in un Dio impersonale che sorveglia da lontano i destini umani e l’idea di una dottrina segreta da raggiungere per gradi di illuminazione.
Nello stesso periodo, raccontò, si circondò di un gruppo di amici spiritualisti. Lo spiritualismo messicano univa due correnti. La prima veniva dagli Stati Uniti, dal movimento nato nel 1848 attorno alle sorelle Fox e legato a comunità utopiche, abolizionismo e radicalismo sindacale. La seconda era la predicazione anticlericale e nazionalista di Roque Rojas, detto Padre Elías (1812-1879).
Il suo esponente più noto fu Francisco Madero (1873-1913), che rovesciò Porfirio Díaz credendo in una comunità mistica di vivi e morti capace di guidare l’umanità. Il potere del pensiero trasmesso a distanza si chiamava magnetismo, termine derivato da Franz Anton Mesmer (1734-1815). Da questo ambiente Sandino assorbì la comunicazione con i defunti, la reincarnazione, la profezia e la lotta tra spiriti della luce e delle tenebre. Secondo quanto riferito dal padre, a Tampico si avvicinò anche alla teosofia e agli insegnamenti di Zoroastro.
Il passaggio decisivo avvenne durante il secondo soggiorno in Messico, nel 1929-1930. Confinato dal governo di Emilio Portes Gil (1890-1978) nello Yucatán e privo dell’appoggio del Comintern, Sandino divenne Maestro Massone a Mérida e frequentò a Progreso la cattedra della Escuela Magnético-Espiritual de la Comuna Universal. Un giornalista americano riferì che viveva all’ultimo piano di un palazzo, con i suoi uomini di guardia all’ingresso, dedicandosi allo studio delle ottocento pagine della Filosofía austera racional del fondatore, Joaquín Trincado (1866-1935), che Sandino considerava il Grande Maestro della Cosmogonia.
Trincado era un elettricista basco emigrato a Buenos Aires nel 1906, tra i primi a introdurvi la lampadina. Da Allan Kardec (1804-1869) aveva ripreso l’idea che le manifestazioni degli spiriti fossero fenomeni elettromagnetici e che la Terra fosse un mondo di purificazione abitato da spiriti esiliati. Respingeva però religioni, massoneria e teosofia come residui di culto. Fondò la scuola il 20 settembre 1911, anniversario della presa di Roma, e da quella data fece iniziare il calendario della Nuova Era. Predicava una comune universale anarco-comunista e organizzava la scuola per gradi, con giuramento di fedeltà e fiduciari locali, i celadores, dipendenti dalla sede centrale di Buenos Aires.
I lavori di Donald Hodges, Sandino’s Communism, e di Alexander Navarro-Génie, Augusto César Sandino. Messiah of Light and Truth, ricostruiscono la cosmogonia che Sandino ne ricavò. All’origine c’era l’etere, preceduto dall’Amore eterno, cioè Dio, che aveva una figlia, la Giustizia Divina, fonte d’ispirazione del suo esercito. La Terra era una colonia penale cosmica in cui erano stati esiliati gli spiriti degli antichi abitanti di Nettuno. In seguito erano arrivati Adamo, Eva e altri ventisette spiriti missionari, che si reincarnavano per redimere l’umanità. Cristo era stato Giacobbe e Adamo, la Vergine Maria era stata Eva, San Paolo era stato Mosè. Gesù non era il figlio di Dio ma uno spirito missionario, un comunista e un rivoluzionario in lotta contro i banchieri di Gerusalemme. I banchieri di Wall Street, secondo Sandino, discendevano dal Vitello d’Oro e custodivano nei loro caveau i trenta denari di Giuda.
Sandino sosteneva che i ventinove spiriti militassero nel suo esercito e che sua moglie Blanca Arauz (1909-1933) fosse stata la Vergine Maria. Interpretò come un segno il suo ingresso a Jinotega nel maggio 1927 alla testa di ventinove cavalieri, di cui si considerava non uno dei membri ma il comandante. Secondo Navarro-Génie, ciò equivaleva a identificarsi con la Giustizia Divina. Al proprio nome aggiunse quello di César.
Era vegetariano, non beveva e non fumava, praticava lo yoga e lunghe meditazioni. Si diceva chiaroveggente, capace di comunicare con onde magnetiche. I sogni gli rivelavano i movimenti dei marines e il ricettacolo dei suoi poteri era la parte posteriore della testa. Considerava le Segovias un centro mondiale di attività spirituale, dove l’altitudine avvicinava a Dio. I suoi soldati, volontari senza paga, riferirono di aver visto un doppio arcobaleno sopra la sua testa e lo interpretarono come un’aureola, mentre le contadine raccoglievano oggetti da lui toccati come reliquie. Belausteguigoitia scrisse che Sandino aveva creato nel suo esercito una sorta di setta religiosa.

Fotografia del rivoluzionario nicaraguense Augusto César Sandino anteriore al 1934, ritoccata digitalmente. Immagine CC0 via Wikimedia
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Il 15 febbraio 1931 la dottrina divenne pubblica con il Manifiesto Luz y Verdad. Vi si annunciava che la Terra aveva completato la sua rigenerazione, che gli spiriti refrattari alla legge divina sarebbero stati trasferiti su pianeti meno evoluti e che il regno della perfezione sarebbe arrivato nel 2000. Le trombe dell’Apocalisse sarebbero state quelle di guerra dei popoli oppressi, e l’unica cosa destinata ad affondare era l’ingiustizia. Il giudizio sarebbe cominciato in Nicaragua, scelto dalla Giustizia Divina.
Navarro-Génie individua due fasi nella violenza dell’esercito sandinista. Prima del 1930 i guerriglieri combattevano in nome della patria, della razza e della classe, dopo in nome di una trasformazione del cosmo. Prima si consideravano dalla parte degli angeli, poi si consideravano essi stessi angeli. Il sigillo di Sandino raffigurava un machete, e i ragazzi incaricati di finire i feriti sui campi di battaglia erano chiamati el coro de ángeles.
La Giustizia Divina, scriveva Sandino, quando è trattenuta dal male si trasforma in energia elettrica che lo dissolve. Ripeteva spesso che gli spiriti combattono incarnati o non incarnati. Le tattiche dei due eserciti erano simili, ma i suoi uomini erano protetti dagli spiriti della luce e la Casa Bianca da quelli delle tenebre. Poiché lo spirito sopravvive sempre, l’esecuzione di un uomo malvagio poteva essere intesa come una sua liberazione. Sandino scrisse che rivoluzione è sinonimo di purificazione.
Secondo Navarro-Génie, la svolta millenarista coincise con il mancato successo militare contro i marines dopo il ritorno dal Messico. Anche la separazione dal comunista Farabundo Martí (1893-1932) passò per la scuola. Nell’aprile 1930 Sandino scrisse alla cattedra di Progreso che tutto si era svolto come gli era stato spiegato in anticipo.
Nel 1932 Trincado lo nominò fiduciario per il Nicaragua, il quarantanovesimo celador. Dopo la pace del 1933 con il presidente Juan Bautista Sacasa (1874-1946), Sandino chiese un dipartimento autonomo da chiamare Luz y Verdad e fondò a Wiwilí una cooperativa agricola che adottò il motto della scuola, Siempre más allá, al posto di Patria libre o morir. Vi sventolava la bandiera dell’Internazionale di Trincado accanto a quella rossonera, ma non quella del Nicaragua.
Seguendo Los cinco amores di Trincado, la cooperativa doveva essere il primo di cinque cerchi concentrici, cioè famiglia, amici, regione, nazione e universo, destinati ad allargarsi fino a una confederazione mondiale. Poco dopo gli accordi Sandino confidò al biografo José Román di aspettarsi di essere ucciso per quelle idee, e non dai marines.
Il 21 febbraio 1934 la Guardia Nacional di Anastasio Somoza García (1896-1956) lo fucilò a tradimento a Managua, e poco dopo distrusse la comune di Wiwilí.
Marco Dolcetta Capuzzo
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Immagine: Marine americani con la bandiera di Sandino, Nicaragua, 1932.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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I grandi maestri spadaccini del Giappone medievale dell’era samuraia

Illustrazione della lotta Tsukahara Bokuden sul lago Biwa. Periodo Edo o Meiji. Immagine CCo via Wikimedia

Statua che celebra il duello tra Musashi e Kojiro a Ganryujima. immafi Roninjapanwiki via Wikimedia CC BY-SA 4.0

Stampa xilografica, oban tate-e (1845-1846). Araki Mataemon, il fondatore della linea Edo dell’arte marziale Yagyu Shingan-ryu, è ritratto mentre esamina la sua spada. British Museum, Londra. Immagine CC0 via Wikimedia

Torneo di Iaido, 2012. Immagine Mr.Takahashi via Wikimedia CC BY-SA 4.0

Toshiro Mifune nel 1961. Immagine CC0 via Wikimedia
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