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Giusto Takayama Ukon, il samurai di Cristo
L’interesse nei confronti della figura del samurai pare essere tornato a fiorire ultimamente, senza dubbio anche grazie alla serie televisiva Shogun. È quindi una buona occasione per portare l’attenzione su un guerriero giapponese che ha scelto di giurare fedeltà a Dio invece che a un uomo, e che ha saputo affrontare virilmente fino alla fine le sofferenze che la sua scelta gli ha causato.
Chi combatte la buona battaglia infatti accetta il martirio, non fugge nel suicidio ritualizzato del seppuku.
L’uomo che ora è conosciuto come Giusto Takayama Ukon nasce nel 1552 come Takayama Shigetomo, viene battezzato nel 1664 assieme al padre, daimyo (signore feudale) del castello di Sawa, nei pressi di Nara – quel posto dove i turisti vanno per i cervi e il grande buddha: forse lo avete visto su Instagram.

Takayama Ukon in armatura da samurai e lancia naginata in un’illustrazione del 1897, Biblioteca Metropolitana di Tokyo; immagine di pubblico dominio CC0
Il padre, Takayama Tomoteru, era un fervente buddista ma l’incontro il cantastorie (biwa-hoshi) semicieco Lorenzo Ryosai, convertito da San Francesco Saverio in persona ed entusiasta evangelizzatore, lo porterà alla conversione: diverrà un kirishitan, ossia un cristiano giapponese.
L’appartenenza per nascita all’aristocrazia militare del Giappone feudale lo porterà a esercitare la professione del samurai, in cui eccellerà al punto che Oda Nobunaga, il primo dei tre unificatori del Giappone, lo vorrà tra i suoi alleati
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Sarà in occasione del funerale di Nobunaga che la fede di Giusto Takayama lo farà cadere in disgrazia agli occhi del secondo degli unificatori del Giappone, Toyotomi Hideyoshi. Arrivato il suo turno durante la cerimonia, Takayama si rifiuterà di offrire l’incenso al defunto alla maniera buddista, guadagnandosi sospetti di scarsa fedeltà.
Tanto negli anni precedenti la fede di Giusto si era rafforzata, tanto con l’arrivo di Hideyoshi in una posizione di potere il clima di ostilità verso il cattolicesimo andava crescendo.
Il timore che con l’evangelizzazione si sviluppasse una crescente influenza straniera, che porterà alla chiusura delle frontiere per 250 anni, fece optare Hideyoshi per l’espulsione di tutti i missionari e la messa fuorilegge del proselitismo cattolico nel 1584. Giusto Takayama rifiutò di rinnegare la propria fede e preferì rinunciare al proprio titolo e ai propri possedimenti: era nel frattempo diventato signore del feudo di Akashi, nella prefettura di Hyogo.

Monumento a Giusto Takayama Ukon in piazza Dilao a Manila; immagine di Noel Gonong via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY-SA 3.0
Ridotto a ronin (samurai senza padrone), troverà rifugio presso il clan Maeda, che regnava sul feudo di Kaga, l’attuale Kanazawa. Qui avrà modo di raffinare la sua conoscenza della cerimonia del tè, della quale era riconosciuto come una autorità (sotto l’influenza del maestro Sen No Rikyu, aveva sviluppato una serie di movimenti rituali che rendevano la sua cerimonia «simile a una Messa»), oltre che a mettere a frutto le sue conoscenze di architettura nei lavori di restauro del castello di Kanazawa.
Parallelamente a queste attività, la sua opera di evangelizzazione continuerà incessante, nonostante il crescente pericolo che essa comportava.

Statua di Giusto Takayama Ukon eretta in onore della sua beatificazione, immagine screenshot da YouTube
Sarà il terzo degli unificatori del Giappone, lo shogun Tokugawa Ieyasu, a vietare definitivamente il Cristianesimo nel 1614 e scatenare letteralmente la caccia al Cristiano nel paese del sol levante.
Nella chiesa di Tsukiji a Tokyo, è riprodotto un cartello con le taglie che venivano pagate per chi denunciasse alle autorità cristiani o, ancora peggio, prelati nascosti.
Giusto Takayama non sfuggirà alla repressione: verrà arrestato e tenuto prigioniero a Tokyo per sette mesi, prima di venire esiliato nelle Filippine assieme alla sua famiglia e a 350 altri cristiani.
La prigionia aveva però minato la sua salute, al punto che morirà a Manila dopo soli 44 giorni.
È stato riconosciuto Beato nel 2017.
Taro Negishi
Corrispondente di Renovatio 21 da Tokyo
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Immagine screenshot da YouTube
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Arcivescovo brasiliano dichiara la scomunica per partecipazione non autorizzata alla Messa in latino
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Scomunica e consacrazioni FSSPX, un video per capire
Un video pubblicato su YouTube dalla Fraternità San Pio X spiega dettagliosamente ed in grande semplicità la questione delle scomuniche alla FSSPX, partendo dalle ordinazioni del 1988 per arrivare alle minacce vaticane contro le prossime consacrazioni episcopali previste per il 1° luglio.
Don Marco Laghi, che l’infografica dimentica di indicare, racconta le basi giuridiche, storiche e religiose del concetto di scisma, e come esso non possa essere in nessun caso applicato a monsignor Lefebvre e alla sua opera.
L’intervento è ricchissimo di riferimenti, con le fonti annotate in chiarezza e pure tante immagini dell’epoca, come quelle, storiche e giojose, delle ordinazioni ad Econe 38 anni fa.
Nella descrizione del video su YouTube sono presenti anche numerosi linki a libri acquistabili riguardanti il tema della crisi nella Chiesa, contro la quale la Fraternità, con monsignor Lefebvre ed oltre, invoca lo stato di necessità al fine di lottare per la sopravvivenza della vera fede cattolica.
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Mons. Schneider rivela che i vescovi segretamente non si sottomettono agli insegnamenti di Bergoglio
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