Persecuzioni
Gaza, cristiani presi in trappola da Hamas
Nel 2004, a Gaza vivevano circa 3.500 cristiani, mentre erano poco più di un migliaio, prevalentemente di fede ortodossa, quelli presenti prima degli attentati perpetrati da Hamas il 7 ottobre 2023, che hanno gettato la regione nel caos. Poco più di un centinaio di cattolici resistono ancora sotto le bombe nella parrocchia della Sacra Famiglia.
Quanto tempo potranno ancora restare i cristiani? E come siamo arrivati a questo punto?
Nell’antichità la Striscia di Gaza si trovava al crocevia delle rotte commerciali tra Africa e Asia. Nei primissimi secoli della Chiesa, la regione, considerata luogo di passaggio della Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto, costituì un attivo centro religioso: al centro della striscia, l’eremita Sant’Ilarione fondò nel 329 un monastero, il primo e il più importante della Terra Santa.
Nel cuore della città vecchia di Gaza, sorge la Chiesa di San Porfirio: costruita nel V secolo d.C., la più antica chiesa attiva nell’enclave palestinese è diventata uno dei centri della comunità cristiana, in maggioranza di fede «ortodossa».
La morte di Yasser Arafat nel 2004 – leader carismatico del movimento indipendentista palestinese – cambiò la situazione. Due anni dopo, nel 2006, l’organizzazione islamista Hamas salì al potere con il sostegno di alcuni cristiani.
All’epoca, mons. Fouad Twal – ex patriarca latino-cattolico di Gerusalemme – riconobbe che molti elettori cristiani, esasperati dall’inerzia, dalla corruzione dei vecchi partiti politici palestinesi e dal mancato rispetto delle promesse relative alla creazione dello Stato di Palestina, avevano contribuito al trionfo politico di Hamas. Finché non se ne pentirono…
Perché nonostante la protezione di principio fornita dal movimento islamista al potere, che spesso usa un doppio linguaggio nei confronti della comunità cristiana – praticando la taqiya consentita dall’Islam, che permette l’uso dell’inganno nel presunto interesse della religione – i cristiani sono diventati un obiettivo primario per i gruppi salafiti.
Ed è dubbio che possano trovare rifugio in Israele, dove lo Stato Ebraico guarda con sospetto e disprezzo queste popolazioni arabe che cercano di stabilirsi qui.
Da dicembre 2020, Hamas non nasconde più il suo odio verso i cristiani: un provvedimento adottato dal ministero degli Affari religiosi nella Striscia di Gaza chiede a tutti i musulmani di limitare la loro «interazione», allora frequente, con le celebrazioni cristiane del periodo natalizio.
Da Gerusalemme, padre Ibrahim Faltas, frate egiziano della Custodia di Terra Santa, ha denunciato con parole severe la «pagina nera» della storia di Hamas.
Se i cristiani hanno resistito durante il regno di Hamas, è stato aggrappandosi a ciò che l’attuale parroco dell’unica parrocchia cattolica di Gaza dedicata alla Sacra Famiglia considera la cosa più importante: «mantenere la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia».
La domanda è: per quanto tempo sarà possibile?
Articolo previamente apparso su FSSPX.news.
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Immagine di rahimabaid via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Persecuzioni
Vescovo mette a tacere famoso esorcista
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Persecuzioni
Messa cattolica a Vienna interrotta da adolescenti arabi che gridavano «Allah Akbar»
Alcuni adolescenti hanno interrotto una messa cattolica a Vienna gridando «Allah Akbar», secondo quanto riportato dai media austriaci. Lo riporta LifeSite.
Il 6 ottobre, alcuni giovani hanno interrotto una messa cattolica in una chiesa parrocchiale nella zona ovest di Vienna, gridando a gran voce «Allahu Akbar» (Dio è grande), uno slogan arabo spesso usato dai musulmani.
Il parroco ha dichiarato al quotidiano austriaco Die Presse di essere preoccupato per l’accaduto e di non voler rivelare l’ubicazione esatta della chiesa per non attirare altri potenziali disturbatori, raccontando di aver sentito prima delle forti risate e del rumore provenire dal fondo della chiesa durante la messa, seguiti da diverse grida di «Allah Akbar» che si sono propagate in tutto l’edificio.
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Il sacerdote stimato che i responsabili avessero circa 14 o 15 anni e fossero di etnia araba. Il gruppo di adolescenti si è dileguato rapidamente dopo aver interrotto la funzione religiosa. «Non ho mai vissuto niente del genere prima d’ora. E sono qui da 20 anni», ha detto il religioso.
Nonostante il trambusto, il sacerdote ha sottolineato che in nessun momento c’è stata una vera minaccia. «Non c’era alcun pericolo; non si trattava di una situazione minacciosa, voglio che sia chiaro. Probabilmente si è trattato solo di esuberanza giovanile», ha affermato, aggiungendo che non avrebbe sporto denuncia alla polizia perché probabilmente non avrebbe portato ad alcun risultato.
Il sacerdote ha detto di aver parlato con un altro parroco di un altro quartiere di Vienna, il quale gli ha riferito che episodi simili si verificano regolarmente nella sua parrocchia.
Il parroco ha espresso sorpresa e perplessità riguardo all’accaduto, dato che la sua parrocchia sostiene gli immigrati musulmani dal 2015. La parrocchia li ha aiutati a trovare un alloggio, a interfacciarsi con gli enti governativi e a frequentare corsi di lingua tedesca. Ha affermato di mantenere un buon rapporto con le famiglie musulmane della zona.
Come molte altre città dell’Europa occidentale, Vienna ha assistito a un massiccio afflusso di immigrati musulmani, soprattutto a partire dalla crisi migratoria del 2015. Secondo gli ultimi dati, il 41,2% degli studenti delle scuole elementari e medie (dai 6 ai 14 anni) a Vienna è di fede musulmana, rappresentando la religione più diffusa in questa fascia d’età. I cristiani costituiscono il 34,5% (17,5% cattolici e 14,5% ortodossi), mentre il 23% non professa alcuna religione.
L’episodio mostra che potrebbe essere in corso, in tutta Europa, un processo di radicalizzazione degli adolescenti, come visto nei disordini di Parigi e di Milano, spacciate per rivolte studentesche quando invece sono germi di guerra etnica vera e propria, con devastazioni e razzie. È logico che le chiese, sparuto simbolo di quello che rimane della religione locale, siano ora prese di mira – così come le catene di messaggi riguardo ad un presunto programma di stupro massivo da parte dei branchi di giovani stranieri sono presi sul serio da tante famiglie.
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È molto probabile che cià accada perché viene discusso in chat dove il comando dell’attacco alla religione cattolica è lanciato, e dove magari gli esiti (gli immancabili video della teppa) vengono vantati.
In Italia, l’interruzione o il turbamento di una funzione religiosa è punito dall’articolo 405 del Codice Penale, che sanziona con la reclusione fino a 2 anni chiunque impedisca o turba cerimonie o pratiche di qualsiasi confessione religiosa. La pena aumenta da 1 a 3 anni di reclusione se il fatto avviene con violenza o minaccia alle persone.
Qualora capitasse al lettore, difenda il sacro con la legge, senza i dubbi dei sacerdoti austriaci: non c’è da essere perplessi, né da pensare alle ragazzate.
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Immagine: Lato nord e tetto della Cattedrale di Santo Stefano a Vienna, visti dalla terrazza panoramica dell’Hotel Lamée.
Persecuzioni
Vandalizzata statua della Madonna delle vette
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