Geopolitica
Fico: l’UE «si spara sulle ginocchia»
Il primo ministro slovacco Robert Fico ha dichiarato martedì, durante il Forum europeo sull’energia nucleare (ENEF) a Bratislava, che il tentativo dell’Unione Europea di eliminare le fonti energetiche russe dal suo mercato rappresenta una politica autodistruttiva e rischiosa.
Nel suo discorso di apertura, Fico ha duramente criticato il piano REPowerEU, volto a eliminare completamente le fonti energetiche russe, definendolo «una totale assurdità».
«Ci stiamo sparando in ginocchio», ha affermato. «E sono pronto a discutere con la Commissione Europea 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per convincerli che si tratta di un passo ideologico insensato».
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Fico ha evidenziato che la Slovacchia non può interrompere l’importazione di barre di combustibile nucleare dalla Russia per i suoi reattori di progettazione sovietica.
«Non metteresti mai un motore Mercedes in una Skoda. Non funziona così», ha commentato, sottolineando le preoccupazioni legate alla sicurezza.
La Slovacchia gestisce cinque reattori nucleari e sta costruendo un sesto presso la centrale di Mochovce. L’energia nucleare copre circa il 60% del fabbisogno elettrico del Paese ed è cruciale per i suoi obiettivi industriali, come lo sviluppo di grandi data center, ha osservato Fico.
Il primo ministro ha anche annunciato l’intenzione di costruire un ulteriore reattore presso la centrale nucleare di Bohunice, un progetto che coinvolgerà un appaltatore statunitense e potrebbe includere la partecipazione di altre nazioni attraverso un consorzio. Ha notato che gli Stati Uniti continuano a importare uranio russo.
Fico, spesso critico verso Bruxelles, ha sostenuto che i piani economici dell’UE, come la strategia di Lisbona del 2000, hanno ripetutamente fallito nel mantenere le promesse.
Il premier di Bratislava ha avvertito che, se l’UE non abbandonerà il suo approccio ideologico alla politica energetica ed economica, le nazioni europee perderanno competitività a livello globale.
Come riportato da Renovatio 21, Fico tre mesi fa aveva dichiarato che la Slovacchia è «pronta a combattere» per il diritto ad importare il gas russo.
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Negli ultimi mesi il primo ministro slovacco ha ribadito il suo sostegno ai valori della famiglia cristiana e ha esternato il suo pensiero riguardo la fine del veto dei singoli Stati nella UE, ventilata da Bruxelles per mettere a tacere Slovacchia e Ungheria e chiunque altro si metta di traverso alle politiche belliciste e antirusse della stanza degli eurobottoni: per Fico, qualora il veto sparisse, si tratterebbe della fine della UE.
Fico – unico europeo con il presidente serbo Aleksandr Vucic a partecipare alla parata del 9 maggio a Mosca – ha altresì detto apertis verbis che vari Stati occidentali desiderano la continuazione del conflitto ucraino.
Il primo ministro slovacco è inoltre, risaputamente, avversario della vaccinazione COVID, di cui ha denunciato i «gravi risultati».
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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Geopolitica
Coloni israeliani attaccano diplomatici europei in Cisgiordania
Vehicles carrying diplomats from France, Belgium, and Poland came under attack by Israeli terrorist settlers during an inspection tour of the Christian village of Al-Taybeh in the Ramallah district in the West Bank.
Europe still funds and arms Israel. https://t.co/8XS4sGZNUa — Abubaker Abed (@AbubakerAbedW) October 17, 2026
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Geopolitica
L’Iran offre agli Stati Uniti un accordo per riaprire Ormuzzo entro una settimana
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che l’Iran potrebbe ripristinare la normale navigazione attraverso lo Stretto di Ormuzzo entro una settimana qualora Washington accettasse il piano di pace proposto da Teheran il mese scorso. I termini di tale piano erano stati in precedenza respinti dal presidente statunitense Donaldo Trump.
La Repubblica islamica «resta impegnata a garantire una navigazione sicura nello Stretto di Ormuzzo », ha dichiarato Araghchi sabato durante una riunione ministeriale dell’Organizzazione per la cooperazione islamica, attribuendo le interruzioni del traffico marittimo attraverso l’importante via navigabile alle «azioni aggressive» di Stati Uniti e Israele.
«Tramite il Qatar, abbiamo presentato un piano concreto di sette giorni: se le condizioni necessarie saranno soddisfatte, lo Stretto potrà essere riaperto e il normale passaggio marittimo ripristinato entro sette giorni», ha dichiarato il ministro. «La scelta ora spetta agli Stati Uniti».
«Questo problema non si risolverà sul campo di battaglia. La pace non si costruisce con minacce di annientamento», ha aggiunto Araghchi.
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Teheran ha offerto di ripristinare la navigazione attraverso la cruciale rotta petrolifera in cambio della revoca del blocco navale da parte di Washington, dell’allentamento delle restrizioni sulle esportazioni di petrolio della Repubblica islamica e dello sblocco di alcuni beni iraniani congelati. L’Iran chiede inoltre la fine delle ostilità «su tutti i fronti», comprese le operazioni militari israeliane a Gaza e in Libano.
Il mese scorso Trump ha respinto le condizioni poste dall’Iran definendole «inaccettabili». Ha sostenuto che gli Stati Uniti mantenevano il pieno controllo dello stretto e godevano di una posizione negoziale più forte, mentre l’Iran era disperato di raggiungere un accordo perché stava «perdendo malamente».
Il presidente degli Stati Uniti ha lasciato intendere che potrebbe riprendere gli attacchi, mentre i media americani hanno riportato che funzionari del Pentagono e consiglieri per la sicurezza nazionale lo avrebbero informato su possibili opzioni, tra cui l’utilizzo di un ordigno convenzionale di enorme potenza, soprannominato «la madre di tutte le bombe». Tuttavia Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu hanno escluso attacchi contro l’Iran prima delle elezioni di metà mandato statunitensi del 3 novembre e delle elezioni parlamentari israeliane del 27 ottobre, rispettivamente.
L’Iran ha chiuso la via navigabile, che gestisce circa un quarto del commercio globale di petrolio e GNL via mare, poco dopo l’inizio della campagna di bombardamenti da parte di Stati Uniti e Israele il 28 febbraio. Da allora le forze iraniane hanno aperto il fuoco contro le navi che percorrono le rotte designate dalla Marina statunitense, che Teheran considera illegali.
Sabato due petroliere hanno preso fuoco dopo aver urtato delle mine mentre attraversavano lo Stretto di Ormuzzo, secondo quanto riferito dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (i pasdarani) iraniane. Anche la nave portacontainer GFS Pride, battente bandiera di Singapore, è affondata dopo aver urtato una mina all’inizio di questa settimana, mentre un’altra nave mercantile ha colpito una mina ma è riuscita a raggiungere il porto sana e salva.
La prolungata interruzione dei collegamenti marittimi attraverso lo Stretto ormusino ha fatto impennare i prezzi globali dell’energia e alimentato i timori di inflazione. Il petrolio Brent ha raggiunto venerdì il massimo degli ultimi cinque mesi, chiudendo a 109,86 dollari al barile, in rialzo del 3,7%, mentre il benchmark statunitense West Texas Intermediate ha superato i 100 dollari. Gli analisti hanno avvertito che l’incertezza sulle forniture mediorientali mantiene un significativo premio di rischio sui prezzi del petrolio, che potrebbe attenuarsi se Washington e Teheran raggiungessero un accordo per ripristinare i normali collegamenti marittimi.
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Immagine di ESA via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY-SA IGO 3.0
Geopolitica
Gli Houthi attaccano il complesso presidenziale di Aden
The Houthis have reportedly launched multiple waves of ballistic missiles and drones targeting the Al-Maashiq Presidential Palace compound in Aden. The Prime Minister @Shaya_Zindani is safe and unharmed, but casualties have been reported. A second wave of attacks targeted the… pic.twitter.com/AGbw9rIuwP
— Basha باشا (@BashaReport) October 15, 2026
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