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Immigrazione

Cosa contiene il rapporto sulle «Grooming gang» di pakistani pedofili che tormentano la Gran Bretagna?

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Il parlamentare britannico Rupert Lowe ha pubblicato un «Rapporto sulle grooming gang», ossia le bande di stupratori pedofili pakistani che imeprversavano nel Regno  per decenni senza nessuna reazione da parte delle autorità britanniche, che, anzi, hanno insabbiato l’enorme e terrificante caso con indicibili violenze su almeno un quarto di milione di ragazzine britanniche.

 

Lowe, già deputato del partito di Nigel Farage Reform UK che ha ora creato un nuovo partito politico chiamato Restore Britain,è apparso in settimana in uno dei podcast più seguito del pianeta, il Joe Rogan Show, spiegando il rapporto. Il podcaster Joe Rogan sta ora subendo critiche per aver ospitato il Lowe.

 

Durante la conversazione Lowe ha illustrato le dinamiche dell’immigrazione selvaggia subita dalla Gran Bretagna, indicandone specificatamente la composizione e il fenomeno delle società parallele islamiche. Il deputato ha parlato della natura two-tier (a due livelli) dello Stato britannico attuale, con meccaniche grottesche come la precedenza degli immigrati per le cure dentali mentre i cittadini britannici vengono messi in lista di attesa.

 

Nel podcast il Lowe sostiene che il numero di un quarto di milione di vittime è «il minimo», ma si può sospettare che esso sia «molto più alto».

 

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Secondo il rapporto di Lowe, almeno 250.000 ragazze britanniche hanno subito orribili abusi sessuali da parte delle ghenge pakistane, che, con la complicità della polizia, degli assistenti sociali e persino dell’ex primo ministro Keir Starmer (che ha ricoperto il ruolo di Director of Public Prosecutions, cioè il capo del Crown Prosecution Service dal novembre 2008 al 2013), hanno potuto commettere «stupri di minori su scala industriale».

 

Pubblicato lo scorso mese, il rapporto di 218 pagine offre una lettura sconvolgente che descrive in dettaglio gli abusi, protrattisi per decenni, subiti da centinaia di migliaia di ragazze britanniche bianche – e da un numero minore di ragazzi bianchi e ragazze sikh – per mano di bande organizzate di adescatori pakistani in 149 distretti del Regno.

 

Le testimonianze descrivono gli atti più depravati di violenza sessuale, tra cui stupri di bambine in età preadolescenziale centinaia di volte, minacce di morte e penetrazioni e  sodomizzazioni da parte di cani, avvenuti di fatto sotto gli occhi delle autorità incaricate di prevenirli.

 

Il rapporto, redatto in poco più di un anno e costato 600.000 sterline (704.000 euro), si è basato su interviste a centinaia di vittime e migliaia di richieste di accesso agli atti, eppure non ha ricevuto alcuna copertura mediatica da parte dei principali organi di informazione. Nel contesto dell’oscuramento mediatico nel Regno Unito, ecco cosa c’è da sapere:

 

Il governo britannico aveva già condotto diverse indagini sugli abusi sessuali su minori commessi dalle cosiddette grooming gang (letteralmente, «bande di adescatori») Nel nord dell’Inghilterra, in particolare l’inchiesta Jay e l’inchiesta Telford. Tuttavia, entrambe le indagini si sono concentrate su aree specifiche e non hanno concluso che le bande fossero un fenomeno diffuso a livello nazionale.

 

A differenza dei rapporti Telford e Jay, quello di Lowe non è stato finanziato con denaro pubblico e si è concentrato sull’intera Gran Bretagna, anziché solo sull’Inghilterra settentrionale. L’indagine è stata finanziata tramite crowdfunding e il rapporto si basa su studi precedenti, documenti giudiziari e interviste con le vittime per concludere che bande di stupratori prevalentemente pakistane operavano in 149 distretti amministrativi locali in Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord, quasi la metà dei 317 comuni del Regno Unito.

 

Il rapporto di Lowe inquadra esplicitamente gli abusi come motivati da ragioni razziali e religiose, descrivendoli come «un male che è stato, e continua ad essere, perpetrato principalmente da uomini musulmani pakistani contro giovani donne e ragazze bianche vulnerabili».

 

Precedenti studi avevano stimato che circa 250.000 donne e ragazze fossero state violentate da bande di adescatori a partire dal 2000, sulla base di dati estrapolati da città come Rotherham e Telford. Il rapporto di Lowe definisce questa cifra «un minimo indispensabile», sottolineando il problema della sottostima dei casi riscontrato in altri studi e il fatto che «gli abusi sessuali di ogni genere tendono a essere sottostimati».

 

Considerato che il primo caso di stupro di gruppo commesso da uomini pakistani in Gran Bretagna è stato segnalato nel 1955, «le vittime devono essere centinaia di migliaia», afferma il rapporto Lowe.

 

La maggior parte del rapporto è costituita dalle testimonianze dei testimoni. Con poche eccezioni, tra cui il caso di un ragazzo violentato da una banda di uomini bianchi britannici, i casi seguono uno schema simile: una ragazza bianca della classe operaia, vittima di traumi o abusi in famiglia, viene adescata da uomini musulmani più anziani che le forniscono alcol, droghe e regali. Una volta conquistata la sua fiducia, la ragazza viene ripetutamente violentata e abusata fisicamente, spesso da centinaia di uomini.

 

All’inizio di giugno, Lowe ha letto ad alta voce alcune delle testimonianze più strazianti durante una sessione parlamentare, e il rapporto entra ulteriormente nei dettagli, in modo esplicito. Ragazze anche di soli 11 anni sono state prese di mira da uomini di 40 e 50 anni, alcuni dei quali hanno invitato i propri parenti a partecipare allo stupro di gruppo.

 

«Michelle afferma di essere stata violentata da un numero di uomini compreso tra seicento e settecento diversi nell’arco di tre anni» dice una testimonianza scritta nel rapporto. «È stata… violentata da un cane mentre gli uomini scommettevano se l’animale le avrebbe penetrato la vagina o l’ano (…) È stata sottoposta a penetrazione con oggetti. Le hanno urinato addosso. Le hanno tenuto le gambe divaricate. È stata morsa sulla schiena, ferita a una gamba e strangolata».

 

«Sono stata intimidita con delle pistole e minacciato che mi avrebbero amputato parti del corpo con dei coltelli» continua il testimone nel rapporto. «Sono stata picchiata, piena di lividi, violentata. Non solo violentata sessualmente con le loro stesse parti del corpo, ma anche con oggetti. Sono stata portata al pronto soccorso perché la mia vagina era stata lacerata da una bottiglia di vetro».

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Diverse vittime hanno raccontato di essere state trasportate in tutto il Regno da un gruppo di aggressori all’altro, alcune trascorrendo mesi interi passate di mano in mano tra stupratori e violentatori. «In ogni casa in cui andavo c’erano solo ragazze bianche. E voglio dire, ho visto ragazze rinchiuse… Ricordo un uomo che apriva il retro di un furgone e ho visto forse 15 o 20 ragazze rinchiuse in gabbie per cani. Sembrava che fossero drogate».

 

Diverse vittime hanno affermato che quasi tutti i loro stupratori erano musulmani di origine pakistana, e una di loro ha dichiarato: «Il 98% di loro erano musulmani pakistani. Altrimenti, erano musulmani iracheni o curdi».

 

Nei casi che hanno portato a un procedimento penale, «circa l’87% dei condannati portava nomi tipicamente musulmani», afferma il rapporto, citando ricerche precedenti. Ulteriori ricerche condotte dal dottor Taj Hargey, imam della Congregazione Islamica di Oxford, hanno stimato che il 95% dei sospettati nei casi di sfruttamento sessuale di minori da parte di bande criminali «sono di fede musulmana».

 

Il Lowe collega esplicitamente lo stupro all’immigrazione, sottolineando che nel 2000 sono stati denunciati 8.593 casi di stupro, un numero che è salito a oltre 70.000 «quando è iniziata l’era dell’immigrazione di massa su larga scala nel paese sotto Blair».

 

Il Rapporto Jay del 2022 criticava la polizia e le autorità locali per non essere intervenute per «paura di essere considerate razziste». Alcune testimonianze contenute nel rapporto di Lowe si spingono oltre, accusando il personale sanitario delle case di cura di sfruttare sessualmente le ragazze, permettendo a uomini pakistani di prelevare le ragazze dalle strutture a loro piacimento, e gli assistenti sociali di rimandare i bambini a vivere con bande di stupratori in alloggi forniti dal governo.

 

Le ragazze che si presentavano in commissariato dopo essere state violentate venivano spesso trattate come prostitute minorenni che avevano acconsentito ad avere rapporti sessuali con i loro aggressori adulti. Una ragazza è stata violentata da un sergente di polizia, mentre a un’altra è stato ordinato di ritirare la denuncia da un agente musulmano che in seguito è stato condannato per abusi sessuali su minori.

 

I genitori che hanno tentato di intervenire sono stati ignorati. Una madre che ha denunciato alla polizia che sua figlia era stata abusata da «uomini asiatici» si sarebbe sentita dire: «Non può definirli uomini asiatici perché è razzista. Dovrebbe essere contenta che a sua figlia venga insegnata una cultura diversa» (in Gran Bretagna, il termine «asiatico» si riferisce in genere a persone di origine sud-asiatica, come quelle di origine indiana, pakistana, bengalese o cingalese).

 

Il rapporto Jay accusava le autorità locali di Rotherham di aver insabbiato i diffusi abusi sessuali su giovani ragazze, e i governi che si sono succeduti sono stati accusati di aver ignorato il problema e di aver rallentato le indagini ufficiali sulla portata degli abusi. Nel 2025, i parlamentari laburisti hanno votato in massa contro una mozione conservatrice che chiedeva un’inchiesta nazionale obbligatoria sulle bande criminali. Il partito di Starmer alla fine ha fatto marcia indietro e ha aperto un’indagine all’inizio di quest’anno.

 

Il rapporto di Lowe descrive questa indagine come «un’operazione di contenimento», concentrandosi solo su poche aree circoscritte e omettendo qualsiasi analisi dei fattori demografici e religiosi alla base degli abusi. Il Partito Laburista di Starmer, afferma il rapporto, è stato direttamente coinvolto nell’insabbiamento dello scandalo.

 

Almeno quattro consiglieri e parlamentari laburisti sono stati condannati per abusi su minori, mentre altri «o non sono riusciti a reprimere le bande di stupratori o hanno ostacolato gli sforzi in tal senso». Tra questi figurerebbero, secondo il rapporto, il consigliere laburista Shaun Wright, che è rimasto a capo dei servizi per l’infanzia a Rotherham nonostante fosse a conoscenza delle attività delle bande di stupratori in città;  il sindaco di Londra Sadiq Khan, di origini pakistane, ha negato l’esistenza di bande di sfruttatori sessuali nella capitale britannica, nonostante avesse prove del contrario l’ex premier Keir Starmer, che come direttore della pubblica accusa tra il 2008 e il 2013, ha lasciato andare 13.000 pedofili con delle lettere di avvertimento invece di perseguirli.

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Il rapporto di Lowe sostiene che gli abusi siano stati alimentati dalla cultura «clanica» dei pakistani britannici, che ha fatto sì che famiglie e parenti rimanessero in silenzio e proteggessero gli stupratori all’interno delle loro comunità. Questo aspetto della società pakistana era già emerso in precedenti indagini, con il Rapporto Telford che concludeva che la «mancanza di coinvolgimento da parte della comunità asiatica» rendeva impossibile stabilire la reale portata degli abusi.

 

Il documento attribuisce inoltre la colpa agli «atteggiamenti di supremazia razziale» e alla «mentalità del “noi contro loro” dei musulmani», affermando che il Corano istruisce i credenti a trattare «i non musulmani con disprezzo», permette la schiavitù sessuale dei non musulmani e scoraggia i musulmani dal parlare apertamente, per timore di «danneggiare l’immagine della comunità musulmana o di disonorare l’Islam».

 

Le testimonianze delle vittime suggeriscono che molti aggressori abbiano tentato di giustificare i loro crimini con riferimenti coranici. Alcune venivano chiamate «puttane bianche», «feccia bianca» o «cagne infedeli» che meritavano una punizione, e a una di loro è stato detto che «il suo Dio l’aveva abbandonata».

 

«Mi era stato detto che le ragazze musulmane sono buone e pure e rimangono vergini fino al matrimonio, mentre tutte le ragazze bianche sono delle poco di buono e vanno a letto con centinaia di persone», ha ricordato una vittima. «Sono peggio della merda sotto la scarpa. Non obbediscono ad Allah, quindi meritano di essere punite».

 

Il rapporto raccomanda una «formazione annuale obbligatoria sullo sfruttamento sessuale di gruppo dei minori» per tutti gli operatori dei servizi di emergenza e sociali, nonché il perseguimento penale di coloro che hanno reso possibile l’abuso. Ogni cittadino straniero condannato per abusi sessuali su minori dovrebbe «come minimo essere espulso», afferma il rapporto, sebbene Lowe abbia promesso che, qualora il suo partito Restore Britain dovesse mai salire al potere, «con l’approvazione del popolo britannico, li metterebbe a morte».

 

Tuttavia, Lowe è l’unico parlamentare di Restore Britain, e il partito rimane un movimento marginale. Reform UK di Nigel Farage domina l’elettorato di destra nel Regno Unito, con un consenso attuale del 26%, mentre Restore Britain è fermo al 3%.

 

Il rapporto di Lowe non è stato riconosciuto né dal Partito Laburista, né dai Conservatori, né da Reform, e la sua pubblicazione è stata accolta da un quasi totale silenzio mediatico. Tuttavia, la sua influenza sui social media – in particolare su X, dove viene regolarmente ritwittato da Elon Musk – sta crescendo rapidamente. Secondo il Financial Times, i post di Lowe sulla piattaforma generano regolarmente un coinvolgimento dieci volte superiore a quello di Farage, nonostante abbia la metà dei follower del leader di Reform UK.

 

Lowe ha promesso di trasformare questa attenzione in azioni concrete. Il mese scorso ha annunciato l’intenzione di «denunciare pubblicamente i colpevoli e i loro complici», con l’obiettivo di «mandare queste persone in prigione». Lowe ha inoltre affermato di star fornendo alle forze dell’ordine le prove necessarie per riaprire i vecchi casi e di incoraggiare le vittime a intentare cause civili contro i loro aggressori.

 

Il rapporto evidenzia una totale inadempienza da parte del governo britannico nel suo dovere di tutela dei minori, delegittimando completamente le istituzioni dello Stato britannico e i suoi leader.

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Le precedenti denunce sono state insabbiate sia dai governi laburisti che da quelli conservatori, e con i principali partiti del paese che hanno ignorato le audizioni di Lowe, ci sono pochi motivi per pensare che la reazione a questa denuncia sarà diversa. Tuttavia, mentre il governo e i media mainstream possono ignorare la denuncia o liquidare Lowe come un eccentrico razzista, lo scandalo delle bande di stupratori ha macchiato in modo permanente la fiducia del pubblico britannico nello Stato.

 

Secondo un sondaggio YouGov del 2025, solo il 43% dell’opinione pubblica si fida dell’inchiesta ufficiale del governo laburista sullo scandalo, mentre il 42% si fida del sistema giudiziario, il 29% dei servizi sociali e il 22% di Starmer nella gestione della questione.

 

«Riguarda il potere, riguarda la servitù» ha spiegato Lowe durante il podcast di Rogan dopo aver elencato una serie di orrori, tra ragazzine filmate mentre venivano stuprate in ogni orifizio da cani e costrette a leccare i piedi dei pakistani stupratori. «Gli uomini musulmani sono istruiti a sentirsi superiori a quelli che considerano essere infedeli» ha teorizzato il deputato, «e il loro lavoro è effettivamente diffondere l’Islam e punire gli infedeli», ha continuato citando le Crociate e l’offerta fatta ai cavalieri cristiani sconfitti di convertirsi o venire uccisi.

 

«Molte di queste ragazze sono state ingravidate e hanno dovuto convertirsi all’Islam. Alcune sono state trafficate in Arabia Saudita, Pakistan e altre parti del mondo» ha raccontato il parlamentare.

 

La questione delle grooming gang, che è vecchia di quasi trenta anni, è tornata prepotentemente negli ultimi anni, soprattutto dopo interventi di Elon Musk e critiche da parte dei conservatori. Starmer ha difeso il suo record dicendo di aver «affrontato la questione di petto» e di aver aumentato le condanne per abusi sessuali su minori.

 

Nel frattempo, il Regno continua a ribollire. Poche ore fa la polizia britannica ha estratto i manganelli contro una folla inferocita per la liberazione per un presunto stupratore immigrato a Glasgow, in Iscozia.

 

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Immigrazione

La violenza studentesca contagia anche il Belgio

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Le proteste studentesche si sono estese dalla Francia al Belgio. Lunedì, nella regione di Liegi, le sedicenti manifestazioni sulle condizioni dell’istruzione sono state funestate da vandalismo, incendi e arresti.   È chiaro agli osservatori che si tratta in realtà di una rivolta creata da giovani immigrati di seconda generazione.   I disordini seguono settimane di violenze in Francia. Esattamente come accaduto con la rivolta delle banlieue tre anni fa, il contagio si estende ai Paesi francofoni limitrofi come il Belgio – a riprova che si tratta non di critica delle istituzioni, che sono diverse nei due Paesi, ma del medesimo sostrato sociale dei due Paesi invasi da decenni immigrazione.   Centinaia di persone si sono radunate davanti alle scuole di Liegi, bloccando gli ingressi e sfilando per la città. I negozi del centro sono stati chiusi per precauzione, mentre i manifestanti hanno tentato di danneggiare le serrande dell’Istituto Saint-Michel. I vigili del fuoco hanno segnalato anche incendi di scooter nelle vicine Herstal e Chenee.   Secondo i media locali, lunedì la polizia ha effettuato 16 arresti. Gli agenti hanno trovato bottiglie di vetro e pezzi di stoffa nelle borse di alcuni manifestanti, materiale che a loro avviso avrebbe potuto servire a fabbricare bombe molotov, anche se non sono state rinvenute sostanze infiammabili.    

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In Francia, giovedì scorso, sono state arrestate quasi 2.000 persone e oltre 300 agenti sono rimasti feriti. Anche personale scolastico e studenti hanno riportato ferite, e gli organi di controllo della polizia hanno avviato indagini. Le proteste sono proseguite lunedì: il Ministero dell’Istruzione ha segnalato manifestazioni in 413 scuole secondarie.   I disordini hanno aperto anche una polemica politica in Francia. Il governo accusa il partito di sinistra France Insoumise di aver orchestrato le proteste dopo che alcuni parlamentari hanno visitato i blocchi scolastici. Il partito respinge l’accusa e attribuisce la rabbia degli studenti alla negligenza del governo. Il leader Jean-Luc Mélenchon ha lanciato un appello alla nonviolenza.   Le violenze si sovrappongono a proteste più ampie nel settore pubblico contro i tagli alla spesa, che coinvolgono insegnanti, operatori sanitari, vigili del fuoco e personale dei trasporti. I movimenti hanno aumentato la pressione sul presidente Emmanuel Macron, il cui indice di gradimento è sceso al 16-18% negli ultimi sondaggi.   Come riportato da Renovatio 21, i giovani immigrati avevano dato vita ad una «jihad stradale» a Brusselle, città dove sono presenti quartieri definiti come no-go zone.   Non pare dissimile la situazione vista a Vicenza la scorsa settimana, invasa da vandali maranza per un raduno indetto da un TikToker maghrebino.

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Gender

Migranti LGBT deportati da Trump in Paesi «ostili»

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I migranti LGBT sono stati deportati dall’amministrazione Trump verso Paesi terzi «ostili». Lo riporta l’agenzia Reuters.

 

Almeno 40 migranti LGBT sono stati rimandati in Paesi africani che criminalizzano le relazioni omosessuali o che il Dipartimento di Stato americano ha definito «ostili» a tali relazioni.

 

«Reuters ha seguito il destino di tutte e 40 le persone, provenienti da tutta l’Africa, nonché da Iraq, Giamaica e Russia, intervistando una dozzina di deportati e avvocati specializzati in immigrazione e analizzando centinaia di pagine di documenti legali», riporta l’agenzia.

 

«Sedici di loro si trovano ancora nei paesi in cui sono stati deportati e alcuni sono tuttora detenuti. Altri sedici (…) sono stati rimpatriati nei loro Paesi d’origine contro la loro volontà. Nove si nascondono in Paesi terzi. Un uomo ghanese non è più in contatto con i suoi avvocati o parenti», hanno affermato.

 

I Paesi indicati come ostili sono la Sierra Leone, la Guinea Equatoriale, il Camerun, la Repubblica Centrafricana, la Repubblica Democratica del Congo e l’Eswatini, in precedenza Swaziland.

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Le espulsioni verso Paesi terzi, cioè i casi in cui una persona viene rimpatriata in un Paese diverso da quello di residenza, erano rare durante la prima amministrazione Trump, ma sono diventate una delle politiche migratorie centrali della seconda. La misura, adottata dal Dipartimento per la Sicurezza Interna nel marzo 2025, consente ai funzionari di espellere cittadini stranieri in sole sei ore.

 

L’amministrazione Trump ha accordi con diverse decine di Paesi per accogliere deportati che non sono loro cittadini. In Africa figurano Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Swaziland, Guinea Equatoriale, Ghana, Ruanda e Uganda. In America Latina hanno accettato di accogliere migranti di Paesi terzi anche Costa Rica, Guatemala, El Salvador e Honduras.

 

Reuters afferma che almeno 40.000 persone sono state deportate in Paesi terzi, di cui circa 900 in Africa.

 

A metà settembre una corte d’appello ha bloccato la politica, sostenendo che l’amministrazione non permetteva ai migranti di esprimere le proprie preoccupazioni sui maltrattamenti prima di essere deportati.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

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Immigrazione

Catastrofe immigrata a Vicenza. L’anarco-tirannia maranza espugna un’altra città

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L’anarco-tirannia immigrata ha dato una prova ulteriore di forza, conquistando di fatto un’altra città italiana. Il significato epocale dell’accaduto, tuttavia, sembra non essere chiaro a tutti i politici che, da destra o sinistra, ora lamentano l’accaduto. Né ai giornali dell’establishment, che non riescono nemmeno a parlare di quanto successo come di una questione legata all’immigrazione.   In verità siamo dinanzi ad un momento storico, il cui senso, per il destino delle nostre città e della società stesso, va compreso fino in fondo.   I fatti: sabato pomeriggio a Vicenza, Campo Marzo, l’area verde davanti alla stazione. Un migliaio di giovani immigrati hanno risposto all’appello social di Hamza Messaf, influencer noto come «Ilvucumprà», che, con barbetta che può ricordare altri tipi di predicatori, su Instagram e TikTok aveva convocato i suoi follower per il «battle aura tour»: nel gergo delle nuove generazioni, avere aura significa avere carisma. Si tratta di una disfida di pose, balletti a favore di smartphone la cui cifra narcisistica è autoevidente.   Secondo quanto riportato, l’«evento» vedeva in palio vestiti da distribuire gratis ai partecipanti. Si è presentata una marea di immigrati tra i 15 e i 18 anni, ma anche, dicono le cronache, di 10-11, alcuni con i genitori (che immaginiamo siano immigrati che approvano l’ambiente). In pratica, un’immane orda maranza radunatasi a viale Roma, il tratto di strada costeggiato dal verde di Campo Marzo che congiunge la stazione ferroviara al centro storico palladiano.

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Il Messaf vucumprà (nome che ascoltiamo perfino con una certa nostalgia) aveva avvisato le forze dell’ordine, e il viale era presidiato da questura, carabinieri e polizia locale. Alla notizia del suo arrivo la folla si è spostata in viale Roma, all’ex Caffè Moresco (un locale bello e antico, costruito nel 1838 in stile neomoresco, ma che non trova pace: continua a cambiare gestione senza trovare stabilità a causa della percezione del degrado circostante) e infine al Park Verdi, inseguendo l’influencer assediato dai fan.   I giornali scrivono che quindi la situazione sarebbe «degenerata». Si parla di un’aggressione all’influencer, non confermata dalla questura. Nel parcheggio sono state divelte una sbarra e la porta dell’ascensore per l’interrato, mentre il furgone di Messaf ha perso un finestrino nell’allontanarsi. Qualcuno è rimasto ferito, con sangue sul marciapiede.   Attenzione: il Park Verdi, cosa che non sembra interessare le testate che ne parlano, è un parcheggio sotterraneo. Non è chiaro se l’intenzione sia stata quella di spostare il tutto sottoterra, ma vi sono immagini circolanti della massa che sale dall’uscita (dove sono state distrutte le sbarre), più ci sono le voci dell’ascensore danneggiato. Il Park Verdi è il luogo dove, avendoci i soldi – perché è ovviamente caro – uno mette la macchina per averla comoda e custodita in sicurezza. Anche questa piccola certezza svanisce grazie all’invasione maranza: in un’ulteriore infrazione della logica pubblica e civile, chi ha sborsato di più si è ritrovato con il bene dell’auto esposto alla barbarie.   I disordini anche in piazzale Giusti (che, con una genialata dell’assessorato, è stato reso a senso unico, intasando il traffico dell’area), corso San Felice (dove è stato messo il traffico a due sensi, contestatissimo dai locali), via Napoli (sede di call-center e delle attività delo sottobosco immigrato) e viale Milano, vera casbah cittadina dove in molti hanno paura a camminare anche di giorno, di notte nemmeno a parlarne.   Secondo quanto riportato, alcune ragazze avrebbero riferito di molestie: immancabili in queste occasioni, dove certamente non si può fare a meno della grande tradizione della taharrush gamea, la molestia di massa araba.   La zona è da anni al centro delle polemiche cittadine. Il Campo Marzo è luogo non solo di bivacco di balordi immigrati, ma anche di spaccio all’aperto (fenomeno impensabile in città solo pochi decenni fa) e pure di accoltellamenti. Chi scrive può testimoniare che, provando ad attraversarlo di sera per puro esperimento, il luogo si è trasformato chiaramente in una no-go zone.   Una cancellata eretta per escludere una parte del parco ha avuto esiti tristi e grotteschi, come l’imprigionamento della statua di Antonio Pigafetta, il letterato vicentino diarista di Magellano. Ne avevamo scritto in un articolo su Renovatio 21: nel tratto di strada dove vi era un grande cinema, un eccezionale negozio di musica, una banca, un rinomato commercio di giocattoli, una libreria tramite la quale lo scrivente da giovanissimo aveva potuto leggersi Shakespeare, Nietzsche, Proust, Schopenhauer a 1000 lire al colpo, tutto è stato sostituito da molteplici kebab e, novità che fa comprendere la portata dell’immigrazione dell’Africa nera, rivendite di pollo fritto, tutte l’una accanto all’altra.   Lo avevamo definito come il fenomeno delle nostre città ridisegnate dagli immigrati. I sonori schiamazzi maranza udibili in piazza De Gasperi, l’esedra con cui termina viale Roma, dimostrano che il dominio immigrato del territorio è incontrastato. Tali osservazioni, tuttavia, paiono sfuggire del tutto al potere costituito.   In un’ulteriore mossa urbanistica che ha dell’incredibile, il comune ha di fatto ristretto enormemente le carreggiate in viale Roma per ampliare parossisticamente il marciapiede – cioè dove stanno gli immigrati – disassando al contempo la prospettiva di chi arriva verso la città, che si trova ridicolmente fuori asse rispetto alla porta del Giardino Salvi che si scorge alla fine del viale.

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Qui è sensibile tutta l’insipienza dello Stato moderno: i grandi viali non solo danno il giusto respiro di bellezza e di potenza di una città, ma consentono alle autorità di portare rapidamente truppe per sedare disordini. È la lezione del barone Georges-Eugène Barone Haussmann, che abbattendo edifizi a favore di grandi boulevard trasformò radicalmente il volto di Parigi tra il 1852 e il 1870, su incarico di Napoleone III. Poco dopo anche la Roma post-papalina decide di hausmanizzare l’urbe creando via Nazionale, Corso Vittorio Emanuele II, via Cavour.   Ora, nel momento del caos maranza, si può capire quanto tale semplice principio urbanistico sia attuale – oltre che esteticamente giusto.   Parliamo proprio di Hausmann perché la realtà della situazione, a quanto pare ancora non compresa dal potere cittadino né da quello romano, è quella di un problema militare. Non si tratta di una questione sociale, o addirittura educativa, come ha pazzescamente dichiarato il sindaco di sinistra.   E non si tratta nemmeno di ordine pubblico: no, quello che stiamo vedendo è, a tutti gli effetti, un’invasione del territorio nazionale. Non stiamo parlando in linguaggio figurato. La volontà stessa della massa immigrata è annunciata da essa apertis verbis. Non solo nei video circolanti sui social giovanili, ma pure in slogan scanditi al momento della conquista: i giornali, per pudore da Carta di Roma immaginiamo, non riportano alcun virgolettato di quanto cantato dagli stranieri a Vicenza sabato scorso. Arriva solo una parafrasi: dicono che inneggiavano al cambiamento del Paese.   Sui social invece qualcuno insinua che sarebbe stato detto «Avete visto cosa è successo in Francia? Questi vogliono cambiare questo fottuto Paese» oppure «bruciamo l’Italia come la Francia», con riferimento ai belluini fatti d’Oltralpe di questi giorni.   In pratica, non solo un chiaro intento eversivo (per il quale vi è nel Codice Penale l’intera categoria dei delitti contro la personalità dello Stato, oltre ai più generici delitti contro l’ordine pubblico), ma il tentativo riuscito di espugnare una parte del territorio italiano per farne qualcos’altro – forse quella cosa che nei centri sociali degli anni Novanta si chiamava T.A.Z., zona temporaneamente autonoma, come nell’idea del teorico anarco-pedofilo Hakim Bey.   Erano T.A.Z. la Genova devastata durante il G8 del 2001, dove i manifestanti «aprivano» negozi e pompe di benzina abolendo le leggi sociali. Sono T.A.Z. i rave illegali dove, con l’occupazione non autorizzata di suolo pubblico o privato, i raver possono riempirsi di droghe sintetiche e fare qualsiasi cosa vogliano. Sono T.A.Z., ma questo è più difficile ammetterlo, anche perché il carattere di temporaneità si perde, le no-go zone islamiche di Finsbury Park a Londra, Saint–Denis a Parigi, Molenbeek a Bruxelles, Malmö in Svezia e in Italia, con episodi di disordine assicurato a capodanno, San Siro a Milano. È solo una manciatina di esempi eclatanti: un report recente stima che esistano tra le 900 e le 1.000 aree urbane con caratteristiche riconducibili a no-go zone.   Per il lettore di Renovatio 21 si tratta di un déjà vu. Questo fenomeno lo avevamo visto, e analizzato in tutta la sua portata epocale, ancora quattro anni fa, quando un’intera cittadina fu di fatto sottratta al controllo dello Stato italiano: Peschiera del Garda, quando una torma di ragazzini africani – forse duemila elementi – si impossessò degli spazi urbani, urlando e vandalizzando con il fine, esplicitato in vari messaggi sui social, di rendere il paese lacustre non più Italia, ma Africa.   In pratica, non si trattava di una festa – o di un rave, come aveva scritto qualche giornalista eunuco – ma di una vera, enorme manifestazione identitaria: individui nati e cresciuti in Italia ma che si sentono parte di una supposta identità pan-africana (dove i maghrebini possono convivere con i subsahariani: nell’Africa vera non è così facile….). Tale sentimento rappresenta una lieve foglia di fico per l’odio che essi nutrono verso il Paese dove stanno. Un disprezzo che è slatentizzato, disinibito, tracotante – e impunito.   Il lettore di Renovatio 21 può vedere la continuità totale fra i due eventi: come a Peschiera, anche a Vicenza il raduno è lanciato sui social, i ragazzini immigrati si riprendono con il telefonino in danze ebeti e pose di narcisismo imbecille, gli slogan si basano sull’antinazionalismo sfrontato, i danni alle proprietà vengono inflitti automaticamente.   In ambo le situazioni il cittadino assiste all’impotenza delle forze dell’ordine. Erano semplicemente allucinanti le scene di Peschiera dove la carica dei celerini veniva derisa dagli astanti, perché colpiva, se riusciva ad acchiapparli, solo pochi ragazzini immigrati, con gli altri che sghizzavano e riprendevano tutt’intorno, magari saliti sopra il tetto di un’automobile. È la rappresentazione plastica dell’impotenza dello Stato, della vittoria del programma di conquista immigrato, che i giovani hanno l’impudenza di dichiararci in faccia, e per questo bisogna esser loro grati.

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Infine osserviamo come in questi accadimenti arrivano sempre le storie di molestie alle donne, rammentando che per le ragazzine italiane aggredite sul treno che da Peschiera andava a Milano (erano state a Gardaland, sul vagone prima degli abusi è stato detto loro che quel vagone non era per le italiane) l’inchiesta è stata archiviata, perché le telecamere dei treni non erano in funzione. Del significato sociopolitico e strategico dello stupro sistemico, nel contesto di invasione in corso, abbiamo parlato in un altro articolo. Dobbiamo comprendere che queste scene, questi delitti diffusi, sono solo l’anteprima di ciò che ci aspetta – e non solo nelle banlieues alla parigina, ma, come visibile, nel cuore storico stesso delle nostre città. Una società riformulata secondo la barbarie continua, un mondo dove ogni logica umana di sicurezza, e di giustizia, viene cancellato.   Abbiamo usato per questa situazione il termine coniato negli anni Novanta dallo scrittore «paleoconservatore» Samuel T. Francis (1947-2005), «anarco-tirannia». L’anarco-tirannia descrive uno Stato che resta potente e funzionante in molti ambiti, come tasse, burocrazia e regolamentazione, ma che non svolge o rifiuta di svolgere le sue funzioni protettive fondamentali. Il risultato è una combinazione di due cose: L’anarchia, perché i criminali veri non vengono perseguiti o vengono tollerati; la tirannia, perché il potere dello Stato si abbatte invece sui cittadini onesti e rispettosi della legge.   Chi ricorda l’epoca COVID ha potuto testimoniare con quale pugno di ferro lo Stato moderno distruggeva i diritti fondamentali, persino i suoi stessi principi costituzionali, per reprimere il cittadino: al contempo, in lockdown era possibile vedere sgherri immigrati continuare nel loro bivacco pubblico, che proseguiva beato in assenza di green pass. Scendendo più nel quotidiano, lo stesso può dirsi delle multe, del bollo alto, e via dicendo: ambiti dove lo Stato moderno mostra, solo col cittadino autoctono contribuente, un’inflessibilità assoluta.   «Questa condizione, che in alcuni dei miei articoli ho definito “anarco-tirannia”, è essenzialmente una sorta di sintesi hegeliana di quelli che sembrano essere opposti dialettici: la combinazione di un potere governativo oppressivo contro gli innocenti e i cittadini rispettosi della legge e, simultaneamente, una grottesca paralisi della capacità o della volontà di usare tale potere per svolgere doveri pubblici fondamentali come la protezione o la sicurezza pubblica» scriveva Francis nel saggio Anarcho-Tyranny, U.S.A. (una conferenza del 1993, il cui testo è stato pubblicato su Chronicles nel luglio 1994). «Ed è caratteristico dell’anarco-tirannia non solo non punire i criminali e non far rispettare l’ordine legittimo, ma anche criminalizzare gli innocenti».  

Nel 2005, nell’articolo Synthesizing Tyranny, Francis ribadiva: «Ciò che abbiamo oggi in questo paese, dunque, è sia anarchia (l’incapacità dello Stato di far rispettare le leggi) sia, allo stesso tempo, tirannia: l’applicazione delle leggi da parte dello Stato a fini oppressivi; la criminalizzazione dei cittadini onesti e innocenti attraverso una tassazione esorbitante, una regolamentazione burocratica, l’invasione della privacy e la manipolazione delle istituzioni sociali, come la famiglia e le scuole locali; l’imposizione del controllo del pensiero attraverso “corsi di sensibilizzazione” e programmi di studio multiculturali, leggi sui “crimini d’odio”, leggi sul controllo delle armi che puniscono o disarmano cittadini altrimenti rispettosi della legge, ma non hanno alcun impatto sui criminali violenti che si procurano armi illegalmente, e un vasto labirinto di altre misure. In una parola, anarchia-tirannia».

  La questione è, come sempre, che se il sistema produce l’anarco-tirannia, allora significa che quello è lo scopo: secondo la celebre definizione, il punto di ogni sistema è ciò che fa. Secondo Francis, «lo Stato non “omette” di far rispettare le altre leggi; non ha alcuna intenzione di farle rispettare né alcun desiderio di farlo. L’anarchia-tirannia è del tutto deliberata, una trasformazione calcolata della funzione dello Stato, da uno Stato impegnato a proteggere i cittadini rispettosi della legge a uno Stato che tratta il cittadino rispettoso della legge come, nella migliore delle ipotesi, una patologia sociale e, nella peggiore, un nemico».

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Francis considerava il concetto di anarco-tirannia come un addendo alla critica dello «Stato manageriale» del filosofo e politologo conservatore James Burnham (1905-1987), che aveva previsto che l’oligarcato avrebbe sostituito i grandi capitalisti con una classe di tecnocrati. Secondo Francis il fenomeno del disordine è incorporato nel sistema stesso e non si risolve combattendo la corruzione o cambiando i governanti. Citava l’esempio dei commercianti coreani arrestati o ostacolati durante i disordini di Los Angeles del 1992, dove avevano costituito un formidabile servizio d’ordine armato per difendere le loro proprietà ed attività dalle razzie della comunità nera in rivolta per l’assoluzione dei poliziotti che avevano pestato il tale Rodney King.   «In un regime anarchico, il crimine è permesso e i criminali non vengono arrestati né puniti. Sotto una tirannia, i cittadini innocenti vengono puniti. La maggior parte delle società del passato ha ceduto all’una o all’altra, ma per quanto ne so mai a entrambe contemporaneamente» scriveva Francis. «Il risultato dell’anarchia-tirannia è che il governo accresce il proprio potere, i criminali non vengono controllati e i cittadini rispettosi della legge finiscono per essere repressi dallo stato e attaccati da teppisti».   Se vi chiedete perché il potere stia attivando un tale programma, rispondetevi guardando le vostre vite: una volta impauriti, spinti alla base della piramide di Maslow (in cerca di sicurezza, e forse più avanti, di cibo) dai branchi barbari, avrete ancora voglia di chiedere che i vostri diritti, le vostre esistenza, siano rispettate?   Una volta schiacciati dalla paura della jungla urbana, avrete ancora l’energia per chiedere dignità per il lavoro, un futuro per i figli, il rispetto della vostra vita biologica?   La risposta è, chiaramente, sempre no. Traiamo, quindi, le vere conseguenze. Quello che abbiamo visto a Vicenza (e Peschiera, e in Francia, e ovunque) non è un incidente. È un atto deliberato di ingegneria sociale.   Le nostre città, le nostre società, stanno venendo trasformate sotto i nostri occhi – ci stanno venendo sottratte, assieme ai nostri diritti fondamentali, perfino il diritto di esistere.   Quello che succederà non lo sappiamo: crediamo però che se prima del collasso un reazione vi sarà, essa si manifesterà in una terrificante, infausta «purga» che assumere tutti i crismi di una guerra civile, o meglio, di una guerra internazionale però combattuta dentro il cuore stesso dei Paesi europei.   Quale di questi Paesi europei partirà per primo a reagire non sappiamo dirlo. Tanto è insostenibile la situazione quanto è imprevedibile l’esito – che sarà, giocoforza, una riprogettazione sistemica, con la defenestrazione dell’élite al potere.   L’alternativa, e le immagini sono sempre più chiare, sarà l’inferno sulla nostra terra.   Roberto Dal Bosco  

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