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Conflitti nell’Intelligence americana: la storia dell’OSS contro l’FBI e la creazione della CIA

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Con la fine della guerra e il profilarsi della futura suddivisione del pianeta in due mondi, la questione di chi avrebbe dovuto prendersi in carico la gestione dell’Intelligence nel dopoguerra prese il sopravvento negli alti piani dirigenziali americani. Nell’estate del 1947 la cosiddetta Red Scare, paura dei rossi comunisti, aveva preso piede negli States. 

 

Secondo Joseph J. Trento nel suo The Secret History of the CIA l’America si stava chiedendo quale fosse la direzione intrapresa dal governo a stelle e strisce. In Cina i Nazionalisti di Chiang Kai-shek, sostenuti dall’intelligence americana, stavano perdendo terreno a favore dei comunisti di Mao, i sovietici non dimostravano nessuna intenzione a lasciare la Germania ed era di pubblico dominio come Mosca fosse riuscita a sottrarre documenti segreti del Progetto Manhattan. Voci di corridoio dicevano che Hoover, direttore dell’FBI, non fosse contento.

 

J. Edgar Hoover fu uno degli uomini più potenti d’America per un lungo periodo di tempo. A ventiquattro anni nel 1919 gli venne assegnata la carica di capo della nuova General Intelligence Division del BOI (Bureau of Investigation), la cosiddetta Radical Division perché aveva come obiettivo principale quello di ricercare e distruggere le cellule di radicali presenti nell’intera repubblica federale nord-americana. Era entrato a far parte del BOI già nel 1921, nel 1924 ne era diventato il direttore.

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Nel 1935 il BOI divenne FBI e fino all’inizio della guerra rappresentò il più importante servizio di intelligence nel suolo americano. Famoso il suo lavoro sulla banca dati di impronte digitali e l’implementazione di laboratori per studiare le prove dei diversi casi. Notissimi anche i suoi rapporti con la malavita americana e i metodi affini alle sue frequentazioni sotterranee.

 

Con l’inizio della guerra, il capo della sezione dei servizi inglesi negli Stati Uniti, BSC (British Security Coordination), William Stephenson, aveva ricevuto l’ordine da Stewart Menzies, direttore del MI6, di connettersi al più alto livello possibile dei servizi americani, in quel momento rappresentati dall’FBI di Hoover.

 

La ricercatrice Whitney Webb raconta nel suo One Nation Under Blackmail come la BSC avesse consegnato a Hoover oltre centomila rapporti confidenziali in cambio di resoconti sui movimenti marittimi tedeschi. I rapporti tra i due però si ruppero definitivamente nel 1941 all’alba dell’entrata in guerra, da quel momento in avanti Stephenson cominciò a coltivare William «Wild Bill» Donovan.

 

Donovan era un famoso avvocato della grande mela, veterano della Grande guerra, il classico e consumato membro della «Eastern Establishment», la classe dirigenziale della costa levantina americana che comprendeva soggetti come Thomas E. Dewey o i fratelli Allen e John Foster Dulles. Venne nominato da Roosevelt a capo della COI (Office of the Coordinator of the Information) l’embrione da cui scaturì in seguito l’OSS, Office of Strategic Service, che Donovan diresse fino alla fine del conflitto. 

 

Sempre secondo varie fonti citate nel testo della Webb, quando «Wild Bill» venne nominato a capo della COI, nacque una forte tensione con l’altra faccia della medaglia del controllo americano, Hoover e i suoi alleati. Questa lotta intestina portò Donovan a utilizzare i suoi contatti con la malavita, come Meyer Lansky, per colpire Hoover. Donovan lo ricattò grazie a delle foto recuperate da Lansky mentre si trovava in atteggiamenti intimi con l’FBI deputy director Clyde Tolson. 

 

La Webb descrive l’OSS come un associazione vista spesso e volentieri come un club. Nonostante nelle sue fila operassero un elevato numero di ufficiali militari provenienti da varie agenzie governative, il comando era saldamente in mano ai figli delle più facoltose famiglie americane. I migliori ruoli degli uffici di Londra, Madrid, Parigi o Ginevra erano tenuti dai rampolli dei Mellon, dei Morgan, dei Du Pont o dei Vanderbilt. 

 

Una volta terminata la guerra, negli Stati Uniti, una rete di spie comuniste sembrava operare indisturbata. Hoover, nel pieno di questa fobia rossa, cercava un colpo sensazionale per guadagnarsi il merito nei confronti del presidente Truman e depennare l’OSS dalla lista dei suoi nemici. L’agente William King Harvey, considerato il migliore da Hoover, aveva raccolto ventisette nomi dalle interrogazioni con Elizabeth Bentley, che aveva confessato di essere un corriere sovietico. Secondo la Bentley, tutti loro lavoravano per il governo e ben 5 facevano parte dell’OSS. 

 

Hoover, intravedendo il colpo gobbo contro Dulles e Donovan inviò un messaggio segreto e personale al presidente Truman. Nonostante appena un anno prima avesse assolutamente negato ogni possibilità che vi potesse essere una rete comunista nel suolo americano, non resistette e si giocò tutto sulla questione dei rossi.

 

Harvey lavorò incessantemente sul caso per i successivi due anni senza riuscire a cavarne fuori una singola prova che potesse convincere un giudice a formulare un arresto. 

 

La fiducia di Truman versò Hoover terminò in quel momento assieme a qualsiasi possibilità di diventare il nuovo gestore dei futuri servizi segreti americani. A quel punto Truman prese tempo e decise di lasciare la futura nascita dell’apparato nelle mani del dipartimento di stato e dei militari. Fu in questo momento che la figura di Allen Dulles fece capolino nella storia.

 

Come racconta Douglas Waller in Disciples, Allen Dulles coltivava il sogno di diventare segretario di Stato proprio come suo nonno e suo zio. Entrò a far parte del Council on Foreign Relations (CFR), scrivendo pezzi per il suo giornale Foreign Affairs. Frequentava il circolo chiamato amichevolmente dai suoi habitué «The Room», un appartamento dove si incontravano per una chiacchiera informale i finanzieri di New York di ritorno dai loro viaggi in giro per il mondo. Venne assunto dal Dipartimento di Stato nel 1927 come consulente legale, situazione che sarebbe impossibile oggi per via del palese conflitto di interessi con il suo lavoro. 

 

Dulles non voleva lasciare il futuro dei servizi in mano al Congresso o al presidente e decise di crearne uno privato. Voleva creare la struttura e al momento opportuno presentarla al presidente che a quel punto l’avrebbe riconosciuta come fatto compiuto e assorbita all’interno degli apparati statali. Utilizzando il CFR come sua base aveva organizzato un strategia in tre parti, formare un agenzia privata e nascosta, piazzare nel governo suoi uomini fedeli alla causa, plasmare l’opinione pubblica attraverso il potere che esercitava sui media. Non soddisfatto concorse a esasperare il terrore dell’avanzamento dei sovietici in Europa e in Cina. 

 

Truman soverchiato dalla situazione non vide altra soluzione che agire in fretta e furia e si adagiò comodamente nel solco creato da Dulles. Secondo Trento nel suo The Secret History of the CIA, la combinazione tra la spinta della propaganda organizzata da Dulles e la reale situazione mondiale accelerò l’approvazione della struttura da parte del presidente.

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Nel gennaio 1946 Truman creò temporaneamente la CIG Central Intelligence Group, che non avendo il permesso di portare avanti operazioni coperte però non aveva ancora ereditato il grosso dell’OSS. Fu Dulles che con la sua organizzazione ereditò il controllo del segmento nascosto. 

 

Nel 1947 Truman con il National Security Act diede vita alla CIA (Central Intelligence Agency) e al NSC (National Security Council). Micheal H. Hunt nella sua opera The American Ascendancy descrive l’obiettivo della nascita del NSC come corpo centrale di coordinamento sotto il controllo del presidente dedito alla formulazione della politica nazionale e al supporto delle decisioni presidenziali. 

 

Il presidente non volendo partecipare pubblicamente alle operazioni clandestine, adottò in toto lo schema proposto da Dulles, dando la possibilità di operare con istituzioni private di carità e fondazioni. Dulles divenne inizialmente l’uomo ombra dei servizi americani per poi assurgere a direttore della CIA nel 1953 sotto Eisenhower.

 

Di fatto fu l’uomo che gestì i servizi segreti americani dal dopoguerra in avanti fino all’arrivo di JFK e del disastro della Baia dei Porci nel 1961 dove venne costretto a rassegnare le dimissioni.

 

Marco Dolcetta Capuzzo

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Immagine: Il capo dell’FBI Edgar J. Hoover consegna i diplomi ai diplomati della National Police Academy. Washington, 2 aprile 1938.

Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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Dalla CIA alla Disney: Paul Helliwell, il banchiere dell’ombra

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L’8 ottobre 1964, a Freeport, nelle Bahamas, veniva registrata una banca dal nome rassicurante, Castle Bank & Trust. Secondo lo studio di Alan Block e Sean Griffin sui crimini finanziari transnazionali, l’istituto nasceva per aiutare clienti americani a sottrarsi al fisco, e i suoi azionisti principali e direttori occulti erano due avvocati di grido, il fiscalista di Chicago Burton Kanter (1930-2006) e il legale di Miami Paul Lionel Edward Helliwell (1915-1976). Il secondo non era soltanto un avvocato. Era un ex colonnello dei servizi segreti di guerra, un uomo della CIA, e la sua banca sarebbe diventata uno dei canali con cui l’Agenzia finanziava le operazioni contro Cuba.   Peter Dale Scott (classe 1929), lo studioso che più di ogni altro ne ha seguito le tracce, lo considera una figura chiave e lamenta che gli storici della Guerra fredda lo ignorino. Nel suo Drugs, Oil, and War (2003) scrive che la carriera di Helliwell è il sintomo di una rete di rapporti extragovernativi costruita attorno agli affari e al riciclaggio della criminalità organizzata.   Durante la Seconda guerra mondiale entrò nell’Office of Strategic Services di William Donovan (1883-1959) e, dopo un periodo in Europa, fu messo a capo dell’intelligence segreta dell’OSS in Cina, come documenta lo storico Maochun Yu in OSS in China. Tra i suoi sottoposti c’era E. Howard Hunt (1918-2007), futuro organizzatore della Baia dei Porci e uomo del Watergate, che lo ricorda nelle sue memorie, Undercover.

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La stazione OSS di Kunming, ricorda Scott, lavorava con i signori dell’oppio e pagava regolarmente in oppio. Lì Helliwell trattò con Tai Li (1897-1946), capo della polizia segreta del Kuomintang, un apparato composto in larga parte da uomini della Banda Verde. Era la società segreta che dominava la malavita di Shanghai, padrona del traffico d’oppio, delle case da gioco e dei bordelli. Guidata da Du Yuesheng (1888-1951), nel 1927 aveva aiutato Chiang Kai-shek (1887-1975) a impadronirsi del Kuomintang e della Cina massacrando i comunisti della città, con reciproco profitto. Come Tai Li, scrive Scott, Helliwell sarebbe diventato l’architetto di una connessione tra intelligence governativa e droga.   Una parte della sua biografia resta nel campo delle ipotesi. In Gold Warriors Sterling Seagrave (1937-2017) e Peggy Seagrave (?-2016) sostengono che Helliwell e Robert B. Anderson (1910-1989), poi segretario al Tesoro di Eisenhower, avrebbero gestito decine di conti segreti alimentati dal cosiddetto oro di Yamashita, il bottino di guerra giapponese recuperato nelle Filippine.   Finita la guerra, Helliwell passò all’Office of Policy Coordination, il braccio delle operazioni coperte poi assorbito dalla CIA. Nel 1949 fu lui a organizzare l’incontro tra il generale Claire Chennault (1893-1958) e Frank Wisner (1909-1965), capo dell’OPC, e come funzionario dell’OPC curò la creazione di Civil Air Transport, la futura Air America.   Fondò poi Sea Supply, società di facciata che riforniva di armi Chiang nonostante la contrarietà del Dipartimento di Stato. Per quasi dieci anni, ricostruì il Wall Street Journal nel 1980, Sea Supply armò circa diecimila soldati nazionalisti cinesi rifugiati in Birmania e la polizia thailandese. Per Scott erano le truppe del Kuomintang e la polizia di frontiera di Phao Sriyanon (1910-1960) i due bracci principali della connessione della droga tra Birmania e Thailandia.   Gli aerei della CAT portavano l’oppio del Triangolo d’oro fino a Bangkok, dove gli uomini di Phao ne curavano la logistica. Già nel 1960, ricorda lo stesso Scott, il ricercatore Ross Koen aveva denunciato che alcuni americani di rilievo avevano partecipato e tratto profitto dal contrabbando di narcotici che i nazionalisti cinesi facevano arrivare negli Stati Uniti, accuse che Alfred McCoy (classe 1945) avrebbe poi documentato in The Politics of Heroin.   Nel 1960 si trasferì a Miami, dove la CIA preparava la guerra contro Fidel Castro. Secondo il Wall Street Journal fu profondamente coinvolto nel finanziamento delle incursioni contro Cuba condotte tra il 1964 e il 1975 da agenti basati sull’isola di Andros. Per anni, scrive Scott, fu anche consulente della banca di Meyer Lansky (1902-1983) a Miami e investì nel mattone mentre rappresentava la Thailandia, proprio quando il denaro del Kuomintang proveniente da Thailandia e Birmania passava da Hong Kong per essere ripulito in società immobiliari legate a Lansky.   Castle non serviva solo l’Agenzia. Secondo Peter Truell e Larry Gurwin, autori di False Profits, Helliwell la usò per l’elusione fiscale di mafiosi americani, politici asiatici e membri della famiglia Pritzker, proprietaria degli hotel Hyatt.   Negli stessi anni Bob Foster, avvocato della Disney, cercava in gran segreto un vasto terreno per un cliente senza nome e si rivolse allo studio di Helliwell, racconta il sito ufficiale D23. Tra il 1964 e il 1965, attraverso società fittizie, furono acquistati oltre dodicimila acri di Florida centrale, e l’unico nome visibile sul fronte degli acquirenti era quello di Helliwell. Lo storico Richard Foglesong, in Married to the Mouse, ha ricostruito il suo ruolo nella strategia che portò nel 1967 al Reedy Creek Improvement District, un governo locale di fatto controllato dall’azienda.   Il punto debole dell’edificio fu una valigetta. Dal 1965 l’IRS, l’Internal Revenue Service, l’agenzia federale che riscuote le imposte negli Stati Uniti, conduceva Operation Tradewinds, un’indagine sotto copertura sui paradisi fiscali delle Bahamas per scoprire chi nascondeva redditi nelle banche offshore. Nel gennaio 1973 l’investigatore privato Norman Casper, informatore del fisco, entrò con una chiave nell’appartamento in cui il vicepresidente di Castle Michael Wolstencroft si trovava con una donna ingaggiata come esca, ne portò via la borsa e la consegnò all’agente speciale Richard Jaffe. Furono microfilmati circa quattrocento documenti, come ricostruisce la sentenza federale sul caso. Tra quelle carte c’era la lista dei correntisti, con celebrità, grandi famiglie e noti esponenti della criminalità organizzata, titolari di circa un quarto di miliardo di dollari.   Non se ne fece nulla. Nel 1980 Jim Drinkhall del Wall Street Journal rivelò, in un articolo ripreso dal Washington Post, che la CIA aveva fatto pressione sul Dipartimento di Giustizia perché il caso cadesse, in nome della sicurezza nazionale. L’unico procedimento arrivato alla Corte Suprema, United States v. Payner, riguardava un singolo contribuente dell’Ohio, Jack Payner, con centomila dollari su un conto Castle. La Corte ammise le prove rubate, stabilendo che Payner non poteva invocare una violazione subita da un altro.   La vigilia di Natale del 1976 Helliwell morì nella sua casa di Coral Gables, minato dall’enfisema, riportò il Miami News. Nel 1977 Castle chiuse alle Bahamas e alle Cayman, trascinando con sé le due Mercantile Bank legate alla International Bank del generale George Olmsted (1901-1998), scrisse il Washington Star. I nomi dei correntisti non sono mai stati resi pubblici. Castle, osserva Scott, era solo una di una serie di banche con questo doppio ruolo, legata sia alla Nugan Hand Bank australiana sia alla Financial General Bankshares di Olmsted, che sarebbe finita nelle mani della BCCI.

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La Bank of Credit and Commerce International, fondata nel 1972 dal banchiere pachistano Agha Hasan Abedi (1922-1995) con capitali di Abu Dhabi, divenne negli anni Ottanta la più grande lavanderia finanziaria del pianeta. Presente in 73 Paesi, riciclava il denaro dei narcotrafficanti, finanziava traffici d’armi e gruppi terroristici, corrompeva funzionari e, attraverso prestanome, si era impadronita in segreto della Financial General Bankshares, ribattezzata First American, con l’aiuto dell’ex segretario alla Difesa Clark Clifford (1906-1998).   Il rapporto del Senato americano del 1992 accertò che la CIA conosceva la natura criminale della banca e continuò a servirsene per le proprie operazioni, fino alla chiusura imposta dalle autorità di mezzo mondo il 5 luglio 1991. La giornalista Whitney Webb ne ha ricostruito la rete di protezioni politiche e d’intelligence in One Nation Under Blackmail, mostrando come la BCCI fosse il punto d’incontro tra servizi segreti, criminalità organizzata e grande finanza.   Helliwell non inventò il riciclaggio né i paradisi fiscali. Dimostrò però che servizi segreti e finanza offshore potevano condividere banche e clienti, e che la sicurezza nazionale poteva diventare uno scudo capace di fermare il fisco davanti ai patrimoni più ricchi d’America. A mezzo secolo dalla morte, il banchiere dell’ombra resta dove ha sempre voluto stare, fuori dall’inquadratura.   Marco Dolcetta Capuzzo  

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Immagine: il generale Chiang Kai-shek e signora con il tenente generale Joseph W. Stilwell («Vinegar Joe»), comandante generale delle forze di spedizione in Cina, il giorno successivo al bombardamento giapponese (raid di Doolittle). Maymyo, Birmania, 19/04/1942. Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
 
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Ingegnere saudita accusato di avere messo microspie in OpenAI

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Un dipendente di OpenAI è stato arrestato con l’accusa di aver installato un dispositivo di registrazione in una sala conferenze della sede californiana dell’azienda, dove i dirigenti discutevano informazioni altamente riservate, ha dichiarato martedì il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.

 

Il direttore dell’FBI Kash Patel ha identificato il sospettato come Abdulrahman Alfozan, un cittadino saudita che lavorava come ingegnere presso OpenAI, la società che ha sviluppato ChatGPT, dal luglio 2025. In caso di condanna, rischia fino a cinque anni di carcere e una multa di 250.000 dollari.

 

Secondo una denuncia penale resa pubblica, il personale di OpenAI ha scoperto un dispositivo di registrazione audio collegato a una porta USB sul retro di un televisore in una sala conferenze per dirigenti presso la sede di San Francisco dell’azienda, intorno al 30 settembre. Il dispositivo «era nascosto nella carta igienica» e il suo contenuto era crittografato.

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Le immagini delle telecamere di sicurezza mostrerebbero l’Alfozan entrare nella sala conferenze e guardare dietro il televisore, dove era stato piazzato il dispositivo. Il personale di sicurezza di OpenAI ha poi scoperto che il sospettato aveva lasciato una borsa contenente un secondo dispositivo di registrazione in un’altra stanza.

 

Secondo la denuncia, l’Alfozan avrebbe utilizzato uno strumento di produttività per effettuare numerose richieste di informazioni sui luoghi in cui si tenevano le riunioni dei dirigenti, pur non avendo l’autorizzazione a parteciparvi. Il documento afferma inoltre che un account chatbot associato alla moglie di Alfozan conteneva messaggi relativi a dispositivi di registrazione nascosti.

 

«Questa grave situazione sottolinea perché vincere la corsa globale all’Intelligence sia una prerogativa della sicurezza nazionale», ha affermato il direttore dell’Intelligence nazionale Jay Clayton.

 

L’incidente si verifica in un contesto di crescente competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina, nonché di preoccupazioni sollevate da OpenAI e altre aziende tecnologiche riguardo alla possibilità che modelli di IA sempre più sofisticati possano accedere a reti esterne o agire senza autorizzazione.

 

Jacob Coxon, ex ricercatore di Anthropic e OpenAI, ha affermato all’inizio di questo mese che la Cina «ha già spie» in entrambe le aziende. Pechino ha negato le accuse di furto di segreti commerciali.

 

Trump ha appoggiato le richieste di maggiori garanzie per le aziende che si occupano di AI, ma ha respinto le proposte di rallentare lo sviluppo dei modelli di IA. All’inizio di questo mese, ha nominato il Clayton a capo di una task force della Casa Bianca sull’IA.

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Cina

L’FBI arresta una presunta spia cinese all’aeroporto di Los Angeles

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Domenica scorsa, le forze dell’ordine federali hanno arrestato una sospetta agente cinese all’aeroporto internazionale di Los Angeles, mentre si preparava a imbarcarsi su un volo per Shanghai.   La sospettata, Wanying «Heather» Zhang, un’agente immobiliare di Irvine, in California, è accusata di aver agito come agente straniero non registrato, in seguito alle accuse di spionaggio ai danni del figlio del presidente di Taiwan, residente negli Stati Uniti. Secondo una denuncia penale presentata al tribunale federale da un agente del controspionaggio dell’FBI di Los Angeles, la Zhang e un complice si sarebbero recati a Seattle, nello Stato di Washington, nel settembre 2025 per fotografare la residenza suburbana della famiglia di un alto funzionario taiwanese. L’individuo preso di mira sarebbe stato Ting-Yu Lai, figlio del presidente taiwanese Ching-Te Lai.   Il Ting-Yu, ingegnere sulla trentina che attualmente lavora per l’azienda tecnologica olandese Philips, ha studiato in un’università statunitense e vive con la moglie, Hsiao Chen, e il loro figlio nato in America.

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Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno intensificato la lotta allo spionaggio cinese, che le autorità considerano una delle principali minacce alla sicurezza nazionale. Il caso più discusso sui media è quello di Christine Fang, detta Fang Fang.   Secondo un’inchiesta di Axios del 2020, tra il 2011 e il 2015 la donna, arrivata dalla Cina come studentessa, si sarebbe infiltrata negli ambienti politici della California, finanziando campagne elettorali, organizzando raccolte fondi e coltivando rapporti con amministratori locali giovani e in ascesa. Tra questi c’era Eric Swalwell, democratico, che la conobbe quando era consigliere comunale e poi deputato al Congresso. Fang avrebbe contribuito alla sua campagna e fatto collocare una stagista nel suo ufficio.   Secondo la testata americana, la Fang avrebbe avuto relazioni intime o sessuali con almeno due sindaci del Midwest.   Le accuse e le battute da parte degli avversari conservatori sulla relazione sessuale tra lo Swalwell e la spia cinese si sono sprecate. L’uomo si è ora dimesso e ritirato dalla politica dopo un compromettente video sessuale divenuto pubblico. Swalwell non è mai stato accusato di alcun illecito, mentre Fang lasciò gli Stati Uniti nel 2015 e non è mai stata processata. Il caso ha alimentato il dibattito sulle strategie di influenza di Pechino, fondate su relazioni personali di lungo periodo più che sul furto di documenti.   Altri casi sono più classici. Jerry Chun Shing Lee, ex agente della CIA, è stato condannato a 19 anni nel 2019 per aver passato informazioni a Pechino, mentre l’ex funzionario CIA Kevin Mallory ha avuto 20 anni. Xu Yanjun, ufficiale dei servizi cinesi arrestato in Belgio ed estradato negli USA, è stato condannato a 20 anni per il tentato furto di segreti industriali aeronautici. Nel 2023 l’attenzione è salita con il pallone spia abbattuto al largo della Carolina del Sud e con l’arresto di due uomini per una presunta stazione di polizia cinese clandestina a Nuova York. Il fenomeno della stazioni di polizia clandestine cinesi sarebbe presente anche in Europa e pure in Italia.

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Nel 2025 il marinaio Jinchao Wei è stato condannato per aver venduto informazioni militari a un agente cinese. Pechino respinge sistematicamente tutte le accuse.   Il caso forse più memorabile è tuttavia quello di Katrina Leung, nome in codice «Parlor Maid». Nata in Cina e trasferita a Los Angeles, Leung era un’imprenditrice che dal 1982 lavorava come informatrice dell’FBI nell’ambiente cinese-americano, con compensi di circa 1,7 milioni di dollari. Per quasi vent’anni ebbe una relazione con il suo referente, l’agente James J. Smith. Secondo l’accusa avrebbe copiato documenti riservati dalla sua valigetta per passarli al ministero della Sicurezza di Stato cinese. Avrebbe avuto una relazione anche con William Cleveland, altro agente di rilievo del controspionaggio, impegnato proprio nelle indagini sulle fughe di segreti nucleari da Los Alamos.   Lo Smith e la Leung furono arrestati nel 2003. Il caso crollò per errori e abusi dell’accusa: Leung patteggiò per reati fiscali e Smith per un reato minore, entrambi con pene lievi. Leung ha sempre negato di aver spiato per Pechino.  

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