Cina
Cina, continua la repressione contro i cattolici sotterranei
Un articolo molto interessante tratto dal sito Bitter Winter, «Una rivista sulla libertà religiosa e i diritti umani», fa il punto sulla persecuzione e la repressione dei cattolici che rifiutano di cedere alle richieste del governo cinese riguardo all’adesione all’Associazione patriottica cattolica cinese (CPA). L’articolo è scritto da He Yuyan, ma è uno pseudonimo.
L’autore studia una diocesi rappresentativa di questa persecuzione religiosa dei cattolici cinesi: la diocesi di Baoding. È guidata da mons. Francis An Shuxin, che è stato prima Vescovo ausiliare nel 1993, poi Vescovo coadiutore nel 2007, e infine nominato Vescovo residenziale nel 2010.
Bitter Winter (BW) osserva che il vescovo «un tempo faceva parte della Chiesa cattolica sotterranea, ma in seguito si è unito all’Associazione patriottica» e la sua autorità «è contestata dagli obiettori di coscienza». Per «Chiesa cattolica sotterranea» si intende la Chiesa cattolica fedele al Vaticano e i cattolici che rifiutano di aderire alla CPA, che dipende dal governo.
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BW ricorda che «i suoi vescovi, sacerdoti e laici sono stati perseguitati per decenni». Secondo il sito, «l’accordo Vaticano-Cina del 2018 prevedeva la graduale fusione della Chiesa cattolica sotterranea nell’Associazione patriottica cattolica, creando un’unica Chiesa cinese i cui vescovi saranno selezionati congiuntamente dal PCC e dal Vaticano e nominati dal Papa».
«Dopo l’accordo, il Vaticano ha affermato che la Chiesa clandestina in quanto tale non esisteva più, sebbene le Linee Guida vaticane del 2019 consentano agli obiettori di coscienza cattolici di rimanere fuori dall’Associazione Patriottica per motivi di coscienza».
Gli «obiettori di coscienza»
BW spiega che si tratta di «cattolici, in particolare sacerdoti e vescovi, che rifiutano di aderire all’Associazione patriottica cattolica cinese». È importante ricordare che l’adesione al CPA è «consentita e regolata dalle Linee guida vaticane del 2019». La Santa Sede quindi «ha incoraggiato i cattolici ad unirsi alla Chiesa cattolica patriottica, un tempo scomunicata, controllata dal governo», riferisce BW.
Roma ha inoltre «chiarito che coloro che rifiutano di farlo per motivi di coscienza, sebbene non incoraggiati né approvati dal Vaticano, non sono scomunicati, fanno ancora parte della Chiesa cattolica e devono essere trattati con “rispetto”».
«La diocesi di Baoding, (…) nella provincia di Hebei, a circa 150 chilometri da Pechino, è emersa come centro dell’obiezione di coscienza cattolica». Ma il PCC «esprime il suo ‘rispetto’ agli obiettori di coscienza cattolici (…) arrestandoli», commenta He Yuyan.
«La comunità cattolica sotterranea di Baoding è una delle più colpite dalla repressione cinese della libertà religiosa», nota AsiaNews. E aggiunge: «diversi sacerdoti sono stati sottoposti al guanzhi, una restrizione di movimento e di attività che può durare fino a tre anni, durante i quali sono sottoposti a sessioni politiche [di rieducazione] e alla coercizione per aderire agli organismi ufficiali “cattolici” controllati dal Partito Comunista Cinese».
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Recentemente, riferisce BW, «organizzazioni per i diritti umani hanno appreso che due leader dell’obiezione di coscienza cattolica a Baoding, padre Chi Huitian e il professor Chen Hekun, «scomparsi» in aprile, non sono ancora riapparsi. Altri obiettori di coscienza cattolici incarcerati a Baoding sono stati sottoposti a pesante indottrinamento in carcere».
«Nonostante la dura persecuzione, il movimento degli obiettori di coscienza cattolici continua a prosperare». E, sottolinea BW, «non si tratta di un gruppo di vecchi preti e laici incapaci di comprendere i nuovi tempi», perché «l’obiezione di coscienza sembra essere popolare tra i giovani cattolici».
AsiaNews sottolinea: «va notato che la diocesi di Baoding è anche il luogo dove, come riportato da AsiaNews, lo scorso Natale le autorità locali hanno adottato misure di sicurezza eccezionali, come barriere stradali e deviazioni sulle linee degli autobus per evitare la zona della cattedrale, oltre a impedire che i bambini dalla partecipazione alla Veglia di Natale e dal divieto di esposizione di oggetti a tema natalizio nei dormitori universitari».
Questi richiami spiegano la forte resistenza opposta dai veri cattolici in Cina e da coloro che hanno vissuto sotto questa persecuzione, che conoscono la realtà perversa del CPA e che, secondo le parole del cardinale Joseph Zen Ze-kiun, «hanno fede nella Gesù Cristo, mentre il cardinale Pietro Parolin – principale promotore dell’accordo – ha fiducia nella diplomazia».
Articolo previamente apparso su FSSPX.news.
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Immagine di Cangminzho via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Cina
I mercati esagerano la possibilità di conflitto per Taiwano
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Cina
La Cina ha commissionato ufficialmente il Tokamak BEST
Il Tokamak superconduttore sperimentale a plasma (BEST) di Hefei, in Cina, è stato ufficialmente inaugurato il 1° ottobre.
Contemporaneamente, la struttura principale è entrata nella fase cruciale di assemblaggio dei «quattro anelli concentrici». Questi quattro anelli sono costituiti dalla camera a vuoto, dallo schermo termico, dal magnete toroidale e dai componenti interni di precisione, che vengono assemblati sequenzialmente dall’interno verso l’esterno.
Il BEST dovrebbe essere completato entro la fine del 2027, con una dimostrazione di produzione di energia da fusione deuterio-trizio prevista intorno al 2030.
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L’obiettivo è raggiungere un guadagno di fusione Q maggiore o uguale a 1, criterio per il «punto di pareggio» (il momento in cui l’energia o la potenza prodotta dalle reazioni di fusione è pari a quella somministrata dall’esterno per riscaldare e confinare il plasma), e mantenerlo per oltre 1000 secondi. Il successo del BEST convaliderà tecnologie come il ciclo del combustibile al trizio, il riscaldamento del plasma ad alta potenza e la manutenzione a distanza, in preparazione per la futura centrale a fusione dimostrativa CFEDR (Fusion Engineering Demonstration Reactor).
Come riportato dfa Renovatio 21, a gennaio la Cina aveva annunciato un’altra svolta nello sviluppo dell’energia termonucleare con il successo di un esperimento pubblicato su Science Advance snel progetto per il «Sole Artificiale» (Experimental Advanced Superconducting Tokamak, EAST Tokamak).
Come riportato da Renovatio 21, nel 2025 è stata inaugurata nella megalopoli cinese di Chengdu, in Cina, la seconda riunione ministeriale del World Fusion Energy Group dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), con 1.000 partecipanti.
Come riportato da Renovatio 21, nell’estate 2025 fa scienziati cinesi avevano introdotto un nuovo dispositivo di prova per la produzione di fusione.
Nel marzo dello scorso anno la Cina aveva fatto sapere che costruirà un reattore ibrido a fusione-fissione entro il 2030, con l’obiettivo di generare 100 megawatt di elettricità continua e connettersi alla rete nazionale entro la fine di questo decennio.
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Come riportato da Renovatio 21, la Cina sta portando avanti le ricerche sulla fusione da anni. La Cina ha accelerato con i suoi studi per la fusione dopo che negli scorsi anni un team di scienziati cinesi aveva affermato di aver trovato un metodo nuovo e più conveniente per il processo.
Una volta scoperto un processo stabile per ottenere la fusione, potrebbe entrare in giuoco l’Elio-3, una sostanza contenuta in grande abbondanza sulla Luna, dove la Cina, come noto, sta operando diverse missioni spaziali di successo. Da qui potrebbe svilupparsi definitivamente il ramo cosmico dello scacchiere internazionale, la geopolitica spaziale che qualcuno già chiama «astropolitica», e già si prospetta come un possibile teatro di guerra.
Un esperto di fusione, direttore del Plasma Science and Fusion Center del politecnico bostoniano MIT è stato assassinato l’anno scorso in un’oscura vicenda che ha visto il presunto sicario, che avrebbe ucciso altri studenti in un’altra università, trovato morto suicida pochi giorni dopo.
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Immagine di Eye Steel Film via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Cina
Il Pentagono raddoppia gli sforzi per contenere la Cina
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