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Bavaglio e Agenda 2030: il segretario generale ONU propone il «Global Digital Compact» per leggi contro l’odio online
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha proposto un «Global Digital Compact» (GDC) per promuovere leggi internazionali radicali contro per limitare la presenza in rete di «odio e menzogne».
«La proliferazione di odio e menzogne nello spazio digitale sta causando gravi danni globali. Questa minaccia globale chiara e presente richiede un’azione globale chiara e coordinata. Non abbiamo un momento da perdere», ha scritto Guterres in un tweet che annunciava il lancio del patto.
Il documento delle Nazioni Unite, pubblicato il 12 giugno, chiede di affidare il controllo di Internet a organismi internazionali, come parte dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.
The proliferation of hate & lies in the digital space is causing grave global harm.
This clear & present global threat demands clear and coordinated global action.
We don’t have a moment to lose.
My proposals for a Code of Conduct: https://t.co/7R0Hujf3y5 pic.twitter.com/jnEozVr76K
— António Guterres (@antonioguterres) June 12, 2023
Guterres ha anche fatto riferimento a un altro documento delle Nazioni Unite, «Information and Integrity on Digital Platforms» (IIDP), che secondo lui sarà utilizzato come guida per coordinare gli sforzi globali contro «l’odio».
L’IIDP ha messo in guardia su ciò che chiama «il lato oscuro dell’ecosistema digitale», che potrebbe consentire «la rapida diffusione di bugie e odio, causando danni reali su scala globale».
Guterres ha affermato che Internet viene utilizzato in modo improprio per negare la scienza e diffondere disinformazione e odio a miliardi di persone, in un velato riferimento agli scettici sui vaccini e ai crescenti movimenti populisti.
«La proliferazione di odio e bugie nello spazio digitale sta causando gravi danni globali. Questa chiara e attuale minaccia globale richiede un’azione globale chiara e coordinata. Non abbiamo un momento da perdere», ha dichiarato nel suo appello per la censura globale.
Il GDC si concentra sull’eliminazione del «divario tra regioni, genere, reddito, lingua e gruppi di età» per quanto riguarda l’accesso a Internet e denuncia il fatto che «circa l’89% delle persone in Europa è online, ma solo il 21% delle donne a basso i Paesi a reddito usano Internet».
«La disuguaglianza è in aumento», ha affermato, aggiungendo che «gli enormi investimenti in tecnologia non sono stati accompagnati dalla spesa per l’istruzione pubblica e le infrastrutture».
«La tecnologia digitale ha portato a enormi guadagni di produttività e valore, ma questi vantaggi non si traducono in una prosperità condivisa», afferma il documento.
Il GDC ha incolpato l’«incitamento all’odio» e la «disinformazione» su hacker malintenzionati, attività criminali, controlli statali autoritari e «modelli di business predatori», definendoli «gravi rischi per i diritti umani».
Ritiene che l’unica soluzione sia sviluppare «solidi criteri e standard di responsabilità per le piattaforme digitali e gli utenti per affrontare la disinformazione, l’incitamento all’odio e altri contenuti online dannosi».
L’IIDP approfondisce questo punto affermando che «l’incitamento all’odio e la disinformazione abilitati dai social media possono portare alla violenza e alla morte. La capacità di diffondere disinformazione su larga scala per minare fatti scientificamente accertati rappresenta un rischio esistenziale per l’umanità».
Tuttavia, gli autori del rapporto delle Nazioni Unite hanno ammesso che «la distinzione tra cattiva informazione e disinformazione può essere sottile e difficile da determinare», senza fornire ulteriori dettagli.
Come riporta la testata statunitense Epoch Times, simili dichiarazioni sollevano allarme per coloro che sono interessati alla libertà di parola e in Paesi che hanno una lunga tradizione di libero dibattito ed espressione.
«Alcuni Paesi con media controllati dallo stato, come la Cina comunista, potrebbero utilizzare il panel dell’organismo internazionale sulla censura online per schiacciare l’opposizione estera alle sue opinioni e politiche in tutto il mondo» ipotizza Epoch Times.
Il documento politico delle Nazioni Unite condannerebbe qualsiasi critica alla politica internazionale sui cambiamenti climatici, che l’organismo internazionale considera una scienza consolidata.
Il rapporto chiede di vietare la «disinformazione» online durante le elezioni chiave, dove «la diffusione di informazioni errate e false può minare la fiducia del pubblico nelle istituzioni elettorali e nel processo elettorale stesso».
Questa proposta interferirebbe sicuramente con la politica interna degli Stati sovrani, in un momento in cui le controversie elettorali sono ancora oggetto di accesi dibattiti, come con le elezioni statunitensi del 2020 e del 2022, in quelle recenti del Brasile.
Le Nazioni Unite hanno inoltre proposto un codice di condotta digitale, che esponeva alcune delle regole proposte, ma forniva pochi dettagli su come sarebbero state applicate o su come sarebbero stati giudicati i trasgressori.
Il codice di condotta suggeriva solo che gli Stati membri «assicurassero che le risposte alla cattiva informazione e alla disinformazione e all’incitamento all’odio fossero coerenti con il diritto internazionale, compreso il diritto internazionale sui diritti umani, e non fossero utilizzate in modo improprio per bloccare qualsiasi legittima espressione di opinioni».
Il documento ha anche invitato le principali aziende tecnologiche a «investire in sistemi di moderazione dei contenuti di Intelligenza umana e artificiale», che potrebbero essere programmati per bloccare qualsiasi punto di vista in opposizione all’agenda globalista.
«Le piattaforme digitali dovrebbero allontanarsi dai modelli di business che danno priorità al coinvolgimento rispetto ai diritti umani, alla privacy e alla sicurezza”», aggiunge il documento.
«Dalla salute e l’uguaglianza di genere alla pace, alla giustizia, all’istruzione e all’azione per il clima, le misure che limitano l’impatto della cattiva informazione e della disinformazione e dell’incitamento all’odio aumenteranno gli sforzi per raggiungere un futuro sostenibile e non lasciare indietro nessuno», conclude il rapporto ONU.
Le Nazioni Unite sono uno dei tanti enti transnazionali e nazionali che si sta muovendo per limitare la rete. Bruxelles sta muovendo con la nuova gestione di Twitter da parte di Elon Musk, mentre Paesi come l’Irlanda stanno valutando leggi per comprimere la libertà di parola su Internet.
Come riportato da Renovatio 21, la proposta di legge americana che mette al bando TikTok potrebbe in realtà divenire uno strumento di sorveglianza e censura per l’intera rete.
Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres si è fatto notare in questi anni per i suoi inesausti appelli per la vaccinazione universale e per, testuali parole, il Grande Reset.
«Il 2020 è stato un annus horribilis globale – un anno di morte, disastro e disperazione», ha detto il Segretario generale in una sua tetra valutazione pronunciata nel 2021.
«I vaccini sono il primo grande test morale davanti di noi» aveva detto. Bisognava quindi «affrontare il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità facendo pace con la natura, superando la crescente disuguaglianza, invertendo gli attacchi ai diritti umani, combattendo la disuguaglianza di genere, sanando i rischi geopolitici, invertendo l’erosione del disarmo nucleare e la non proliferazione nucleare».
Come? Semplice: «cogliendo le opportunità delle tecnologie digitali proteggendole dai pericoli crescenti e, infine, un “Reset per il 21° secolo”».
La franchezza, va detto, l’uomo – che è ex premier portoghese, ex segretario generale del Partito Socialista, ex Alto Commissarrio delle Nazioni Unite per i rifugiati, ex presidente del Consiglio europeo, ex presidente dell’Internazionale socialista – ce la ha.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Internet
Trump diventa castano. Internet scatenata
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha mostrato una nuova acconciatura decisamente più scura, generando sconcerto tra gli utenti dei social e scatenando una valanga di battute e meme.
Le foto di Trump che scende dall’Air Force One a Morristown, nel New Jersey, venerdì, diretto al suo golf club nella vicina Bedminster, ritraggono la caratteristica chioma biondo dorato trasformata in una tonalità quasi castana.
Internet è ovviamente impazzita, realizzando che Donald Trump, il biondo per eccellenza (pure a ottanta anni!) ora era diventato «moro».
Sono seguiti commenti satirici e, ovviamente, meme – oggi più che mai arricchiti dall’uso dell’AI che genera filmati fotorealistici, come quello in cui l’assistente Natalie Harp, detta la «stampante umana», lo tinge nello studio ovale.
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La frenesia online è esplosa pochi giorni dopo che Trump aveva ribadito di non indossare una parrucca. Parlando mercoledì a una cena nel Giardino delle Rose della Casa Bianca, ha richiamato un comizio elettorale del 2024 in Ohio, particolarmente ventoso.
«Per anni ho dovuto sopportare la gente che diceva: “Indossa una parrucca”. Io non indosso una parrucca», ha detto Trump. «Quella sera hanno scoperto che non indossavo una parrucca, perché se l’avessi indossata, non sarebbe rimasta in testa a lungo».
Un video di Trump che sale a bordo dell’Air Force One nel 2018 è tornato virale dopo che una folata di vento gli ha sollevato i capelli accuratamente acconciati, scoprendo una chiazza calva sulla nuca.
«Faccio di tutto per nascondere quella calvizie, gente. Ci lavoro sodo», ha scherzato Trump alla Conservative Political Action Conference più tardi quello stesso mese. «Resistiamo, gente, insieme resistiamo.»
Diverse testate statunitensi hanno chiesto un commento alla Casa Bianca. Sabato il presidente sembrava nascondere la nuova acconciatura sotto un berretto rosso mentre giocava a golf.
Varie volte in televisione Trump, già famosissimo come immobiliarista e poi come conduttore del programma The Apprentice, aveva dato prova della veracità della chioma bionda facendosela toccare dai presentatori.
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Immagine AI screenshot da YouTube
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La Sony dice che gli utenti PlayStation non hanno mai posseduto i giochi digitali che hanno acquistato
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I fratelli Tate incriminati in Romania per reati sessuali contro minori
Le autorità della Romania hanno formalizzato, in contumacia, l’incriminazione degli influencer Andrew e Tristan Tate, contestando loro reati che vanno dalla tratta di esseri umani ai crimini sessuali su minori, fino al riciclaggio di denaro e all’intralcio alla giustizia. Dalla metà di luglio i due fratelli si trovano detenuti in un istituto penitenziario statunitense, in attesa dell’esito della procedura di estradizione avviata dalla Gran Bretagna. Entrambi respingono con decisione ogni accusa mossa nei loro confronti.
Andrew Tate, ex campione mondiale di kickboxing con cittadinanza sia britannica sia statunitense, ha costruito nel tempo un ampio seguito internazionale facendo leva su temi come il successo economico e la mascolinità. I suoi contenuti pubblicati online gli hanno garantito milioni di follower, ma gli hanno anche attirato numerose critiche per le posizioni espresse nei confronti delle donne.
Venerdì la Direzione rumena per le indagini sulla criminalità organizzata e il terrorismo (DIICOT) ha reso noto che Andrew deve rispondere delle accuse di tratta di esseri umani, rapporti sessuali con una persona minorenne, riciclaggio di denaro e intimidazione di testimoni, mentre a Tristan viene contestato il concorso nei medesimi reati attraverso attività di favoreggiamento.
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Stando alla ricostruzione accusatoria, nel 2012 Andrew avrebbe adescato nel Regno Unito una ragazza quindicenne, illudendola circa l’avvio di una relazione sentimentale, per poi condurla in Romania. Qui la giovane sarebbe stata costretta a realizzare materiale pornografico destinato a un’attività di webcam, mentre i due fratelli ne avrebbero mantenuto il controllo ricorrendo a minacce, pressioni psicologiche e violenza fisica.
L’accusa sostiene inoltre che Tristan abbia amministrato proventi derivanti da questa attività per una cifra complessiva pari a circa 1,25 milioni di dollari. La DIICOT punta ora a ottenere la confisca di quattro veicoli di lusso, che sarebbero stati acquistati con tale denaro e intestati a persone vicine ai due fratelli.
In un procedimento distinto, i pubblici ministeri hanno inoltre accusato Andrew di aver intrattenuto rapporti sessuali con un’altra minorenne quindicenne.
Il fascicolo è ora nelle mani del Tribunale di Bucarest, dove la fase preliminare del procedimento dovrebbe protrarsi per un periodo di almeno due mesi.
Il legale rumeno dei due fratelli, Eugen Vidineac, ha reso noto che la difesa intende impugnare l’atto d’accusa. Andrew e Tristan, stabilitisi in Romania nel 2016, erano già stati arrestati nel Paese nel dicembre 2022 nell’ambito di un procedimento separato basato su accuse analoghe; in quell’occasione una corte d’appello aveva successivamente rinviato il caso alla procura dopo aver dichiarato inammissibili alcune prove. Sebbene le accuse non siano mai state formalmente ritirate, nel febbraio 2025 le restrizioni agli spostamenti dei due sono state revocate, permettendo loro di volare in Florida.
Nel mese di luglio, la Procura della Corona britannica ha reso pubbliche ulteriori accuse a carico dei Tate, portando a sette il numero complessivo delle presunte vittime individuate nell’ambito del procedimento britannico e a 59 quello dei capi d’imputazione, che comprendono stupro, violenza sessuale e reati connessi alla tratta di esseri umani.
I due fratelli sono stati in seguito arrestati a Miami a seguito della richiesta di estradizione presentata da Londra. Il loro avvocato, Joseph McBride, ha dichiarato che Andrew e Tristan opporranno una resistenza decisa alla procedura di estradizione, sostenendo che il procedimento avviato nel Regno Unito abbia una matrice politica, dal momento che i suoi assistiti si sono più volte espressi in modo critico nei confronti delle autorità britanniche e dell’establishment politico del Paese.
Nel caso della persecuzione dei Tate era stato persino ipotizzato che fondi dell’ente di aiuto internazionale USAID, chiuso da Trump in un blitz appena reinsediatosi alla Casa Bianca, fossero stati utilizzati per spingere la persecuzione giudiziaria romena dei due fratelli.
I Tate si erano mossi spesso negli ultimi mesi, andando a soggiornare a Dubai nel momento in cui la città veniva bombardate dall’Iran e facendo una capatina in Russia solo poche settimane fa. Quando i fratelli l’anno scorso arrivarono in Florida, il governatore Ron DeSantis prese subito le distanze, dichiarando pubblicamente che non erano i benvenuti nello Stato.
Andrew Tate, chiamato dai fan «Top G», è stato quattro volte campione mondiale di kickboxing, arte marziale competitiva molto impegnativa e non troppo retribuita, dove era conosciuto con il nome di «King Cobra». È figlio di Emory Tate, il primo grande campione di scacchi di origini afroamericane; Andrew, che era divenuto un fenomeno della scacchiera già da bambino, sostiene oggi che il padre avesse lavorato anche per la CIA.
Inseparabile dal fratello Tristan, Andrew ha raccontato la sua versione dei fatti in una lunga intervista con Tucker Carlson, che ha poi sentito anche Tristan Tate. Andrew, dopo anni di ateismo manifesto, si è convertito all’islam a Dubai lo scorso anno, mentre Tristan avrebbe riscoperto la religione cristiana grazie al padre della madre di sua figlia, un religioso ortodosso romeno.
Andrew Tate è divenuto una figura di spicco sui social media dopo essere apparso nella versione britannica del reality «Grande Fratello» nel 2016, mantenendo nei suoi post un atteggiamento sfacciato per molti irritante, vantandosi della sua grande ricchezza e incoraggiando i suoi giovani seguaci maschi a frequentare e pagare corsi in cui promette di aiutarli a superare il loro insuccesso con il denaro e le donne.
I critici hanno accusato Tate di diffondere misoginia e di avere una cattiva influenza sui giovani. Lui ha sempre negato con forza tali accuse.
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I suoi discorsi, che spesso colpiscono per profondità ed articolazione, hanno molti estimatori ben al di fuori della cosiddetta «manosphere», ossia la sottocultura che rivendica il ruolo dei maschi nella società.
Tate fu uno delle prime figure pubbliche a rifiutare la narrazione pandemica, trasferendosi, allo scoppio del COVID, in Svezia, Paese che definiva «noioso» ma dove non c’era restrizioni, come mostravano i suoi tanti video con ragazze nei locali, pubblicati mentre il resto del mondo era chiuso in casa dai lockdown.
Poco dopo, d’improvviso, i suoi canali social furono chiusi, mentre partirono quantità di articoli e servizi che contenevano contro di lui e il fratello accuse sessuali e criminali.
Alcuni ritengono che l’origine dei problemi di Tate potrebbero essere proprio in meccaniche profonde del Dipartimento di Stato USA, o forse ancora più in alto, dove l’ideologia gender de-mascolinizzante è penetrata al punto da divenire una policy precisa, come peraltro dimostrerebbe l’avversione materiale per i Paesi africani che hanno istituito leggi anti-sodomia – lo stesso portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale (NSC) di Biden, l’ammiraglio John Kirby, ha di fatto definito pubblicamente i diritti LGBT come «il fondamento della politica estera americana».
Andrew ha più volte preconizzato pubblicamente il ritorno di una persecuzione giudiziaria da parte della Gran Bretagna, che considera il suo vero Paese.
Le istituzioni britanniche sembrano infatti davvero preoccupate di come il messaggio di Tate si stia diffondendo tra i giovani maschi delle scuole britanniche. Ciò è provato dall’interesse che lo stesso governo britannico ha dimostrato per la serie Netflix Adolescence, dove ad usare violenza non sono i maranza d’Albione ma i seguaci della «manosfera» di Tate.
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