Geopolitica
Atrocità contro gli armeni in Nagorno-Karabakh: le testimonianze dei profughi
Patrick Lancaster, giornalista americano indipendente noto per i suoi reportage sul Donbass dove si è trasferito a vivere, ha recentemente intervistato i cittadini dell’Artsakh, tra cui alcuni bambini, riguardo all’operazione militare dell’Azerbaigian. I testimoni affermano che soldati azeri avrebbero brutalmente ucciso uomini, donne e bambini innocenti.
Nel video postato tra i profughi in Armenia dal Lancaster, che pare provato dai racconti, un ragazzino racconta la storia della sua fuga assieme alla famiglia nell’esodo generale degli armeni dell’Artsakh, tra la minaccia dei soldati di Baku, gli ingorghi per strada e la mancanza di cibo. Dice che i russi li hanno protetti, e che gli azeri temono l’accusa di genocidio, ciononostante hanno sparato sulle case del suo villaggio, poi alle persone. Il giovane dice che quando la sua comunità è tornata a raccogliere i corpi, hanno scoperto che ai morti erano state tagliate le braccia, le orecchie e le gambe.
Lancaster ha quindi parlato con una madre che stava fuggendo dalla sua terra natale con i suoi quattro figli. «Stiamo salvando le nostre vite e i nostri bambini dagli azeri», dice. «Abbiamo perso tutto. Abbiamo perso la nostra patria, le nostre case, la nostra storia». È la seconda volta che accade, dichiara, perché avevano già perso il loro villaggio nella guerra precedente.
Il marito è ancora a Stepankert e sta cercando di uscirne. Dice che ha un figlio con meno di due anni, e lo allattato al seno per tutto il tempo, perché durante il blocco non c’era niente da mangiare.
«Questa è storicamente la nostra terra! Avremmo dovuto vivere e morire lì! E questo è quello che ci hanno fatto! Non siamo pronti a vivere con loro. Non ci fidiamo di loro. Non sono persone pacifiche».
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Alla domanda se sia vero che gli azeri stanno tagliando gole e braccia risponde che «sì, ed è la stessa cosa nella guerra precedente. È così. Non lo so. È il loro modo di fare le cose».
Una signora anziana racconta che l’artiglieria è iniziata di prima mattina il 19 settembre. «Siamo corsi al rifugio. Poi i russi sono arrivati e ci hanno resi un po’ più sicuri». Poi sono stati portati all’aeroporto. «Sulla strada gli azeri sono stati gentili, ci hanno dato pane e acqua». Tuttavia, non si fida a tornare perché «tieni a mente che possono farlo ancora», riferendosi alla pulizia etnica azera.
«Un ragazzo di 19 anni, gli hanno impiantato un chiodo in testa! E poi lo hanno ucciso! È stato crudele. È stato negli anni Cinquanta e Sessanta. E poi, nel 1988, è stato fatto lo stesso a Baku Sumgait! Noi abbiamo vissuto pacificamente, ma loro non ci hanno lasciato vivere! Capite?»
La signora quindi dichiara al reporter americano che gli azeri «hanno ucciso dei bambini! Hanno tagliato loro la testa! Hanno ucciso anche i bambini piccoli!».
Un’altra donna interrompe: «è vero! al 100! Il bambino era mio parente!
L’anziana continua «hanno distrutto i bambini negli asili. Hanno tagliato loro braccia e gambe». Perché lo fanno? «Ci mostrano che è una guerra, fanno le cose in modo diverso».
«Sono terroristi, non sono esseri umani. Non c’è nulla di umano in loro. Questo è» continua la donna che dice di aver perso un bambino della sua famiglia. Lancaster dice che la donna sostiene che i suoi parenti sono stati decapitati dagli azeri.
Oltre 100.000 persone, ovvero oltre l’80% della popolazione dell’Artsakh nella regione del Nagorno-Karabakh, si sono trasferite la scorsa settimana a seguito dell’improvvisa azione militare dell’Azerbaigian.
Al momento non vi è condanna dell’ONU per l’accaduto. Nessuna vera condanna nemmeno da parte di USA, Federazione Russa, Unione Europea.
Immagine screenshot da Rumble
Geopolitica
«Ya viene Giacarta»: la CIA in Indonesia
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Copertina di TIME, voll. 88, 15 luglio 1955. Diritti di TIME magazine
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Geopolitica
Il Cremlino: Kiev nelle «ultime manifestazioni di agonia»
Gli attacchi a lungo raggio dell’Ucraina contro le infrastrutture civili ed energetiche russe, incluso il raid su San Pietroburgo, non sono altro che disperati tentativi di Kiev di cambiare il corso del conflitto e non avranno successo, ha affermato il portavoce del Cremlino Demetrio Peskov.
Una persona è rimasta uccisa e altre cinque ferite a San Pietroburgo durante un raid aereo notturno condotto dall’esercito ucraino, secondo quanto dichiarato dal governatore locale Aleksandr Beglov. L’attacco ha inoltre danneggiato oltre una dozzina di palazzi residenziali e provocato un incendio in un terminal petrolifero locale.
Peskov ha descritto l’attacco come «un’ultima manifestazione dell’agonia» dell’Ucraina, aggiungendo che, sebbene «il regime di Kiev stia reagendo, non può cambiare il corso della storia».
Secondo il portavoce del Cremlino, la Russia ha costantemente risposto agli attacchi ucraini con importanti raid sistematici, che «producono risultati».
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Mosca ha accusato Kiev di aver deliberatamente preso di mira infrastrutture civili e zone residenziali con droni a lungo raggio, nel tentativo di compensare le battute d’arresto sul campo di battaglia, dove le forze russe hanno continuato ad avanzare.
Kiev continua inoltre a prendere di mira le infrastrutture petrolifere russe, nonostante le richieste del presidente statunitense Donald Trump di porre fine agli attacchi, che a suo dire sono la causa dell’impennata dei prezzi globali dell’energia. Trump aveva precedentemente accusato Volodymyr Zelens’kyj di «creare problemi» agli Stati Uniti e al mondo intero, suggerendo che l’Ucraina avesse bisogno di un «nuovo presidente».
All’inizio di questo mese, Washington ha anche raggiunto un accordo con Mosca per alleviare la crisi dei carburanti in vista delle elezioni di medio termine statunitensi del 3 novembre. L’accordo prevedeva che gli Stati Uniti allentassero le restrizioni sulle esportazioni di gasolio da Mosca e rinunciassero alle sanzioni «devastanti», tra cui dazi del 500% sulle importazioni dalla Russia e del 100% sui principali acquirenti di petrolio e gas russi, in cambio della fornitura di gasolio da parte di Mosca al mercato globale e potenzialmente anche agli Stati Uniti.
La Russia ha risposto agli attacchi terroristici di Kiev intensificando la sua campagna di missili a lungo raggio e droni contro le infrastrutture militari, industriali e logistiche dell’Ucraina. Il ministero della Difesa russo sostiene che le forze armate non prendono di mira i civili e che gli attacchi sono diretti esclusivamente contro obiettivi militari e infrastrutture a supporto delle forze ucraine.
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Geopolitica
L’Egitto promette supporto militare all’Arabia Saudita contro gli Houthi
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