Geopolitica
Aleppo torna alla vita. Gli Assad fra la folla
La seconda città siriana di Aleppo sta tornando alla vita, nonostante le sanzioni occidentali in corso ancora imposte alla Siria che stanno impedendo la ricostruzione del Paese.
Il presidente siriano Bashar al-Assad la settimana scorsa ha visitato Aleppo per la prima volta dalla sua liberazione dai terroristi jihadisti (sostenuti dagli Stati Uniti, dai Turchi e da altri Paesi) per vedere di persona come, nonostante gli ostacoli, la vita normale della città viene ripristinata nella città.
Nella sua prima tappa, il presidente Assad ha visitato la centrale termica di Aleppo, dove il primo di cinque generatori è stato rimesso in funzione fornendo 200 MW di elettricità alla città.
Assad ha dichiaratoche la devastazione e la distruzione di questa struttura durante la guerra sono state perpetrate da terroristi che ha descritto come «forze occidentali guidate dagli Stati Uniti», ha riferito l’agenzia di stampa ufficiale siriana SANA.
«Questi terroristi che si definivano rivoluzionari diffondono l’oscurità nel Paese, mentre voi, i lavoratori, state generando luce in tutta la Siria», ha detto il presidente.
Assad ha quindi visitato l’impianto di pompaggio dell’acqua di Tal Hasel, anch’esso recentemente ricostruito e che pomperà abbastanza acqua per irrigare 8.500 ettari di terreno agricolo nella campagna meridionale di Aleppo. Il presidente aveva inaugurato questo impianto nel 2008 nell’ambito di un grande progetto nazionale di irrigazione della pianura agricola di Aleppo, ma è andato fuori servizio nel 2012 dopo l’occupazione dell’area da parte di organizzazioni terroristiche, che ha completamente distrutto il grande impianto.
Il presidente siriano, insieme alla moglie Asma e ai loro due figli, ha poi girato i mercati di Aleppo, salutando negozianti e acquirenti per Eid al Adha, la festa che commemora la fedeltà a Dio del profeta Abramo.
Le immagini mostrano folle di persone che accolgono il presidente e la First Lady con calore ed entusiasmo, chiedendo perfino selfie con l’uomo che è riuscito a sopportare una spaventosa guerra civile per anni.
Syria: Assad on propaganda tour today in city of Aleppo. He didn’t dare to vistit the town (2nd largest of the country) past 10 years, very rarely leaving his secured residences. pic.twitter.com/VUrjUwSxU0
— QalaatM (@QalaatM) July 8, 2022
#SYRIA: President #Assad, the First Lady #Asma, and their two sons and daughter visit #Aleppo today. pic.twitter.com/sl19FuPJRz
— Ahmad Al-Issa (@ahmadalissa) July 8, 2022
#Syrian President Bashar al #Assad, paying a visit to the reconstruction of the old markets in #Aleppo , an area heavily damaged in fighting to expel the #NATO backed ‘moderate’ head choppers. pic.twitter.com/mM8KOnWU0D
— tim anderson (@timand2037) July 9, 2022
Immagine screenshot da Twitter
Geopolitica
Trump ha detto a Zelen’skyj di incontrare Putin a Mosca
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe esortato il leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj a recarsi a Mosca per colloqui di pace con il presidente Vladimir Putin. La Russia ha detto che Zelens’kyj può visitare Mosca in qualsiasi momento. Lo riporta Bloomberg, che cita fonti vicine a Zelens’kyj.
Secondo la testata, il presidente americano avrebbe avanzato la proposta durante un incontro con Zelens’kyj a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di questa settimana. Il leader ucraino avrebbe respinto l’idea, hanno riferito a Bloomberg persone a conoscenza della conversazione, aggiungendo che la proposta di Trump «lo ha turbato».
Mercoledì lo Zelens’kyj era visibilmente irritato con i giornalisti fuori dalla sede delle Nazioni Unite. Incalzato sulla possibilità di visitare Mosca, ha risposto: «Su un fottuto missile!»
😄 Zelensky answered persistent Russian propagandists asking when he plans to come to Moscow: “On a missile, b*itch!” https://t.co/GYd9zamCoF pic.twitter.com/dOy6Zz44vj
— NEXTA (@nexta_tv) September 24, 2026
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All’inizio di questa settimana l’Ucraina e 51 dei suoi sostenitori hanno rilasciato una dichiarazione in cui chiedevano alla Russia di accettare un «cessate il fuoco immediato e incondizionato» perché potessero iniziare i colloqui di pace. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha detto che Mosca non interromperà l’operazione militare, accusando i sostenitori europei dell’Ucraina di cercare una pausa solo «per rifornire di armi il regime di Kiev».
Trump ha recentemente rilanciato gli sforzi per risolvere il conflitto in Ucraina. Il suo inviato speciale, Steve Witkoff, e il genero Jared Kushner si sono recati a Mosca e Kiev all’inizio di questo mese. Witkoff ha dichiarato in seguito di essere soddisfatto dei colloqui e che l’amministrazione Trump spera che la diplomazia possa porre fine al conflitto.
Mosca ha detto di essere pronta a risolvere il conflitto in Ucraina a condizione che vengano affrontate le cause profonde e che si tenga conto della realtà sul campo.
Le richieste della Russia includono l’abbandono da parte dell’Ucraina dei piani di adesione alla NATO e l’adozione di uno status di neutralità, l’accettazione di restrizioni al suo esercito e il riconoscimento formale della Crimea e di altre quattro ex oblast’ ucraine come territorio russo. La Crimea ha votato per l’annessione alla Russia poco dopo il colpo di Stato del 2014 appoggiato dall’Occidente a Kiev. Le regioni di Donetsk, Lugansk, Zaporiggia e Kherson hanno tenuto referendum nel settembre 2022.
Kiev ha sempre respinto le condizioni di Mosca, insistendo sull’adesione alla NATO e sul ripristino del controllo su tutti i territori che rivendica. Lo Zelens’kyj ha tuttavia detto di voler incontrare Putin di persona per risolvere il conflitto, nonostante si sia legalmente precluso qualsiasi colloquio con il leader russo.
Mosca ha indicato l’atteggiamento aggressivo di Kiev e la posizione ostile dei suoi sostenitori europei come ostacoli principali a una soluzione di pace. Il Cremlino ha però ribadito di essere pronto ad accogliere lo Zelens’kyj a Mosca se questi desidera davvero raggiungere un accordo, nonostante la Russia lo consideri illegittimo, dato che il suo mandato presidenziale è scaduto più di due anni fa e non ha indetto nuove elezioni.
Mercoledì il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha dichiarato che la Russia è pronta a fornire garanzie di sicurezza a Zelens’kyj qualora si recasse a Mosca.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Putin: la Russia non si sta preparando alla guerra con l’Europa
Putin mocked Estonia’s defense minister over comments about a possible war with Russia, saying: “The circus has left, but the clowns remain.” Putin called the remarks “complete nonsense” and “absolute rubbish,” adding that Estonia’s entire population is smaller than the Russian… pic.twitter.com/ZW7T5xrlxn
— Clash Report (@clashreport) September 25, 2026
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Geopolitica
Il presidente palestinese Abbas: «si prepara un’altra Nakba»
Il presidente dello Stato di Palestina, Mahmoud Abbas, si è rivolto giovedì mattina all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite tramite un videomessaggio preregistrato, per il secondo anno consecutivo costretto a farlo a causa del rifiuto degli Stati Uniti di concedere visti a lui e ai membri del suo governo.
Nel suo videomessaggio Abbas ha dichiarato che orrori sono già stati inflitti ai palestinesi a Gaza e in Cisgiordania, tuttavia «oggi mettiamo in guardia da un pericolo ancora maggiore, che richiede un’azione internazionale per essere affrontato. Il pericolo non si limita più a minare la soluzione dei due Stati e a impedire la realizzazione dello Stato palestinese. Ora minaccia la vita e l’esistenza stessa del popolo palestinese nella sua patria».
«Ciò che sta accadendo a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est non sono episodi isolati, ma piuttosto un perfido piano coloniale volto a rendere più difficile la vita dei palestinesi nella loro patria e a costringerli ad abbandonarla», ha affermato il presidente palestinese.
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«Vi avvertiamo oggi: non permettete che si ripeta un’altra Nakba» ha detto il presidente OLP e ANP. La Nakba, parola araba che significa «catastrofe» in arabo, è l’esodo forzato e lo sradicamento di circa 700.000 palestinesi dalle loro terre avvenuto nel 1948, in concomitanza con la nascita dello Stato di Israele.
«Non permettiamo ulteriori massacri come quelli avvenuti nel 1948. Non permettiamo a bande terroristiche protette dalle forze di occupazione israeliane di incendiare le case palestinesi mentre i loro occupanti dormono al loro interno. Non permettiamo che i nostri figli vivano nella paura e nella minaccia».
«Ancora una volta, chiedo a questa assemblea: per quanto tempo ancora alcuni Stati continueranno a tacere su Israele, o a fornirgli le armi che usa contro il nostro popolo? (…) Cosa aspetta la comunità internazionale per proteggere il popolo palestinese, garantire la sua permanenza sulla propria terra, porre fine all’occupazione israeliana e attuare la soluzione dei due Stati sulla base della legittimità internazionale?» ha continuato il vertice palestinese
«Questa soluzione garantisce la pace per tutti, a differenza della minaccia proveniente dall’estremismo israeliano, che cerca di espandere il suo progetto coloniale verso la creazione della cosiddetta Grande Israele e la completa cancellazione della presenza palestinese».
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