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Ormoni

Bambini italiani: l’apocalisse ormonale è già qui

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La notizia – che abbiamo letta qua e là durante la settimana santa – è che l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha dato il via libera all’inserimento della triptorelina (principio attivo che inibisce lo sviluppo ormonale) nell’elenco dei medicinali erogabili ai bambini a carico del Servizio Sanitario Nazionale in presenza di una diagnosi di «disforia di genere» (che significa identificazione nel sesso opposto a quello biologico), allo scopo di bloccare la pubertà e preparare la strada alla cosiddetta «riassegnazione del sesso» in via chirurgica.

 

Il minore cosiddetto «gender variant» potrà dunque esercitare fino in fondo la propria autodeterminazione (ecco il vero volto dei «diritti dei bambini»!) e il contribuente pagherà per lui. Troverà tanti bravi «esperti» a sostenerlo e guidarlo lungo l’iter entusiasmante dell’alterazione irreversibile dei propri connotati corporei, e della propria psiche, in spregio al disegno indelebile tracciato per lui da madre natura.

 

La carriera faustiana del famigerato dottor Money prosegue implacabile post mortem la sua ascesa trionfale. I protocolli partoriti dalla mente perversa e criminale del medico di Baltimora diventano pratica seriale nell’intero orbe terracqueo per un fenomeno, immane e incredibile, di psicosi collettiva e contagiosa.

 

Il minore cosiddetto «gender variant» potrà dunque esercitare fino in fondo la propria autodeterminazione (ecco il vero volto dei «diritti dei bambini»!) e il contribuente pagherà per lui. Troverà tanti bravi «esperti» a sostenerlo e guidarlo lungo l’iter entusiasmante dell’alterazione irreversibile dei propri connotati corporei, e della propria psiche, in spregio al disegno indelebile tracciato per lui da madre natura.

 

E sarà un’altra strage di Stato, una modalità alternativa per massacrare gli indifesi. L’accanimento contro la vita innocente è dappertutto fuori controllo. Abbiamo appena inaugurato l’eutanasia nostrana, lugubre eredità di un governo necrofilo che assicurerà presto anche all’Italia i suoi Charlie, Isaiah, Alfie, piccole vite inidonee a superare il controllo di qualità della commissione tecnico-scientifica che stabilisce chi deve vivere e chi deve morire.

 

Ma non bastava. Il sacrificio umano legalizzato – e barbaramente perpetrato anche contro la pietas famigliare, violando il cordone protettivo dei legami di carne e di sangue, e di amore vero – va declinato anche nella chiave della intima manipolazione dei fanciulli, manipolazione fisica e mentale: e alla teoria del gender, programma obbligato di lavaggio del cervello nelle scuole, fa seguito la pratica del gender, sempre a spese del contribuente e, sempre, a prescindere dalla volontà dei genitori, se ci sono.

 

 

La filiera dell’ormone è già piazzata

 

Il placet dell’AIFA, tuttavia, non fa altro che vidimare usi e costumi già diffusi, e non solo in Olanda, nel Regno Unito, in Australia; anche in Italia.

Per dirla con il solito Overton, si tratta di pratiche già «popolari» pure dentro casa nostra. Non soltanto perché sgravate ormai del disagio dell’anomalia – compensata dal fascino invincibile della moda inoculata per via mediatica – ma anche perché bel che organizzate in un meccanismo poderoso, pronto per l’uso, programmato su vasta scala e realizzato con dovizia di uomini e di mezzi

 

La filiera è completa e senza nemmeno una smagliatura. È articolata in una serie di corpi intermedi al lavoro da tempo nei gangli vitali delle istituzioni, centrali e periferiche, e sincronizzati con corporazioni potentissime.

La filiera è completa e senza nemmeno una smagliatura. È articolata in una serie di corpi intermedi al lavoro da tempo nei gangli vitali delle istituzioni, centrali e periferiche, e sincronizzati con corporazioni potentissime.

 

L’UNAR, ente arcobaleno annidato presso la presidenza del Consiglio dei Ministri, sovrintende le operazioni e impartisce le linee di indirizzo. Tanto fondamentale il compito dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (dove «razziali» sta abusivamente per: «sessuali e di genere») che Gentiloni, con uno dei tanti colpi di coda del mostro esecutivo di cui era a capo, ha provveduto in articulo mortis a rinnovarne le cariche di vertice, dopo la figura non troppo lusinghiera di Spano, beccato in flagranza dalle Iene a foraggiare con soldi pubblici le orge gay.

 

Ma l’esercito addestrato alla realizzazione del piano eversivo a suon di corsi «di aggiornamento» è sparpagliato un po’ dappertutto, e in buona parte non sa neanche per cosa sta combattendo e al servizio di chi. Come i giornalisti vanno rieducati all’uso di un linguaggio inclusivo, gli insegnanti formati alla lotta continua contro gli stereotipi sessuali e sociali per formare a loro volta i discepoli alla fluidità permanente, così le forze di polizia devono anteporre l’allarme-discriminazione al meno impellente, quasi trascurabile, allarme-criminalità. Soprattutto, le truppe cammellate degli psicologi di regime devono infiltrare capillarmente ogni struttura pubblica e privata che si rispetti.

Le truppe cammellate degli psicologi di regime devono infiltrare capillarmente ogni struttura pubblica e privata che si rispetti

 

Il tutto compone una rete radicatissima che si autosostiene e si autoalimenta e il cui terminale è l’industria farmaceutica, dispensatrice provvidente di «cure» costosissime per gente sanissima: del resto, creare malattie per vendere medicine ai sani è un affarone senza pari.

 

Si sono inventati i bambini trans e la loro «disforia di genere», e ora puntano a monetizzare la scoperta, rovinando la vita a bambini che avrebbero tranquillamente superato una naturale fase di transizione identitaria proprio grazie a quella pubertà che si pretende di inibire chimicamente.

Il tutto compone una rete radicatissima che si autosostiene e si autoalimenta e il cui terminale è l’industria farmaceutica, dispensatrice provvidente di «cure» costosissime per gente sanissima: del resto, creare malattie per vendere medicine ai sani è un affarone senza pari

 

La rete stesa – dicevamo – non lascia scampo, ed esercita una forza adescatrice straordinaria su giovani corpi messi a fluttuare in mezzo alle correnti senza saper nuotare, figli persi di genitori più persi di loro.

 

Un caso visto con i miei occhi

 

Mi è capitato per caso, l’anno passato, a margine di una delle mie conferenze sul gender, di raccogliere lo sfogo di una nonna.

 

Il suo nipote maschio, adolescente, si era convinto di voler vivere da femmina. Lei se ne è accorta per i capelli sempre più lunghi (e passi..), poi per le unghie laccate di rosso, e da lì è partito un flash back di mesi e mesi trascorsi, durante i quali a sua insaputa la macchina sanitaria e socio-assistenziale aveva cucinato a fuoco lento il contorno, oltre alla vittima. Eppure non è effemminato – mi dice la nonna – si sta sviluppando in modo del tutto normale, è grande e grosso, gode di ottima salute, cresce bene, è bravo a scuola; solo, è un po’ chiuso e ha sempre privilegiato la compagnia delle coetanee femmine (circostanza che la nonna aveva interpretato in modo diametralmente opposto a quello rivelatosi corretto).

La mamma appoggia risolutamente il figlio in questa sua scelta, si fida ciecamente degli «esperti» che lo hanno preso in carico e che, soprattutto, lo fanno sentire bene. Hanno studiato per questo, e si vede, sanno di scienza.

 

La mamma – continua la signora – lo ha accompagnato subito in un centro specializzato da cui è uscito con la diagnosi di «disforia di genere» in mano; da qui è stato reindirizzato presso una équipe di psicologi, psicoterapeuti ed endocrinologi preposta a gestire il transito, tutto compreso. Gli hanno consigliato di frequentare regolarmente il circolo dell’Arcigay con tanti nuovi amici tutti molto arci, che lo hanno accolto benissimo, lo hanno messo a proprio agio, arciaccettato e arcisostenuto. È seguito in particolare da una psicologa, che lo riceve tassativamente da solo e nessun altro può essere presente alle sedute. Intanto, fa gli esami clinici propedeutici alla terapia ormonale, che – come ha spiegato il ragazzino alla nonna – gli procurerà alcuni effetti collaterali ma di lieve entità, tipo rossore al volto qualche sbalzo di umore o altri piccoli fastidi, tutti innocui.

 

La nonna invece, da quando è stata messa al corrente della faccenda, non si dà pace e si chiede cosa può fare, lei, prima che gli apprendisti stregoni alterino l’assetto ormonale del nipote e ne intacchino l’integrità fisica. A lui, sano come un pesce

La mamma appoggia risolutamente il figlio in questa sua scelta, si fida ciecamente degli «esperti» che lo hanno preso in carico e che, soprattutto, lo fanno sentire bene. Hanno studiato per questo, e si vede, sanno di scienza.

 

La nonna invece, da quando è stata messa al corrente della faccenda, non si dà pace e si chiede cosa può fare, lei, prima che gli apprendisti stregoni alterino l’assetto ormonale del nipote e ne intacchino l’integrità fisica. A lui, sano come un pesce. Non si può stare a guardare questo film surreale – mi dice, tra il titubante e l’arrabbiato – senza provare a suggerire al protagonista un altro finale. Ma la regia è troppo forte. Non sapendo dove sbattere la testa, è persino andata a sua volta a colloquio da una psicologa, per sentirsi dire, come da copione, che deve rispettare le scelte del ragazzo e deve volergli bene per quello che è (appunto).

 

Ma in tutto il racconto di questa povera nonna, un racconto lucido, accorato, sofferto, di una storia vera di straordinaria follia – probabilmente una delle tante storie che si stanno apparecchiando in giro per l’Italia, sicuramente una delle innumerevoli considerando anche il resto del mondo, dove l’esplosione delle disforie è dirompente e le vittime dell’epidemia non si contano più – in tutto questo, dicevamo, manca qualcuno.

 

«E il padre, signora?» – chiedo – «C’è un padre? Dov’è?».

 

Sì, mi risponde, certo. Ma mio nipote ha sempre avuto un rapporto privilegiato con la mamma, si confida solo con lei, tant’è che di tutta la prima parte del percorso nessun altro era stato messo a parte. E mio figlio – dice la signora, quasi a volerlo proteggere, o giustificare – sta volutamente ai margini, desidera evitare tensioni, accetta. Penso gli dispiaccia un po’ per il figlio, ma non lo dice, non vuole creare scompiglio in casa, se ne è fatto una ragione.

Viviamo ormai in una società svirilizzata che non sa più chi è il padre e che, infatti, ha perduto il senso di Dio. O viceversa. Con il padre – con il Padre – viene meno l’autorità che egli incarna, si cancella dall’orizzonte il lògos, la ragione, il Verbo, la verità; si cancella tutto ciò da cui discendono, devono discendere, l’azione, l’amore, la carità. Se l’azione, l’amore, la carità, si staccano dalla guida naturale e razionale su cui misurarsi, l’ordine delle cose è sovvertito ed è imboccata la via maestra verso la barbarie senza fine

Ecco, la soluzione del caso si scopre alla fine. L’abdicazione paterna.

 

Credo che la chiave di lettura non solo di questa vicenda – una tra le tante che fa irruzione sotto i nostri occhi e dentro le nostre vite – ma del delirio fattosi norma e della sua vittoria sulla realtà, stia proprio qui: nella assenza del padre. Da decenni, ma forse da secoli risalendo alle origini del processo rivoluzionario, si lavora giorno e notte per demolire la figura paterna e questo è il risultato: l’annientamento del maschio, per la precisione del pater familias.

 

La cancellazione del padre

 

Viviamo ormai in una società svirilizzata che non sa più chi è il padre e che, infatti, ha perduto il senso di Dio. O viceversa. Con il padre – con il Padre – viene meno l’autorità che egli incarna, si cancella dall’orizzonte il lògos, la ragione, il Verbo, la verità; si cancella tutto ciò da cui discendono, devono discendere, l’azione, l’amore, la carità. Se l’azione, l’amore, la carità, si staccano dalla guida naturale e razionale su cui misurarsi, l’ordine delle cose è sovvertito ed è imboccata la via maestra verso la barbarie senza fine.

 

E allora un bambino, privo per definizione della capacità di intendere e di volere, ma titolare di molti diritti, può ficcarsi in un infernale imbuto a senso unico, magari con la complicità unilaterale di una madre che ha perduto il lume della ragione identificando il bene del figlio con il benessere fallace e passeggero che discende dall’assecondare pulsioni e mode del momento.

 

Eppure l’alternativa ci sarebbe, e sarebbe pure tanto più semplice della strada tortuosa, cruenta, dolorosa, mutilante, irreversibile, che i soloni della scienza ci indicano come obbligata: basterebbe aiutare questo bambino ad affrontare le proprie paure e le proprie insicurezze, a vincere la propria supposta inadeguatezza; a crescere sviluppando l’uomo che è in lui, o che lui già è. Basterebbe fare quello che ogni vero padre dovrebbe fare.

 

Ma, prima di questo, bisognerebbe cominciare a ricostruire nelle menti e nei cuori il senso stesso della paternità demolita. Ed è lavoro immane, perché comporta risalire una corrente impetuosa da cui tutti, chi più chi meno, siamo trascinati perché ci siamo nati dentro.

bisognerebbe cominciare a ricostruire nelle menti e nei cuori il senso stesso della paternità demolita. Ed è lavoro immane, perché comporta risalire una corrente impetuosa da cui tutti, chi più chi meno, siamo trascinati perché ci siamo nati dentro

 

Intanto, non ci resta che guardare l’inferno trasferito sulla terra e riflesso nelle immagini dissonanti dei volti di questi bambini. Su di loro l’AIFA ha solo apposto l’ennesimo timbro dell’ennesima falsa Autorità venduta alla più orrenda delle ideologie.

 

La chiesa tace e acconsente. Il Padre Nostro ha fatto il suo tempo.

 

Elisabetta Frezza

 

Fonte: Riscossa Cristiana

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Ormoni

Il segretario della Guerra USA contro il basso livello di testosterone: nuovo capitolo nel rapporto tra Stato e ormoni

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Il Segretario alla Guerra Pete Hegseth ha annunciato che le forze armate statunitensi sottoporranno ogni anno a screening i militari di età pari o superiore a 30 anni per verificare l’eventuale presenza di bassi livelli di testosterone, offrendo la terapia ormonale sostitutiva a chi risulterà carente.

 

Il capo del Pentagono ha illustrato il piano in un video di quasi tre minuti diffuso su X, intitolato «Il dipartimento della Guerra ad Alto Livello di T». Ha precisato che l’iniziativa «non riguarda il potenziamento artificiale», bensì «il ripristino e l’ottimizzazione delle capacità naturali [dei militari], la protezione della loro longevità e la garanzia che abbiano le basi biologiche necessarie per sostenere il combattimento».

 

Lo Hegseth ha specificato che la terapia sarebbe facoltativa e basata sulle indicazioni dei professionisti sanitari. «La diversità è la nostra forza» è la «frase più stupida» della storia militare – capo del Pentagono

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Interpellato dai giornalisti sugli studi alla base della nuova politica, il Pentagono ha rinviato al video in cui Hegseth sostiene che il «campo di battaglia moderno» richiede «la massima prontezza psicologica e mentale». Non ha risposto alla domanda se anche le soldatesse sarebbero state sottoposte a screening per verificare un eventuale calo dei livelli di estrogeni.

 

La carenza di testosterone negli uomini aumenta di norma con l’età ed è spesso associata a disfunzione erettile, riduzione della libido, sbalzi d’umore e aumento di peso. L’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump, e in particolare il segretario alla Salute Robert F. Kennedy jr., ha promosso una maggiore diffusione della terapia sostitutiva con testosterone, tanto che la Food and Drug Administration ha recentemente proposto di allentare i limiti di prescrizione dei farmaci a base di testosterone.

 

Le dichiarazioni di Hegseth hanno comunque provocato ironia e critiche, con alcuni commentatori che hanno collegato la misura alla sua dura campagna contro il «wokeismo», la diversità, l’equità e l’inclusione (DEI) e alla decisione di vietare l’arruolamento ai militari transgender.

 

La senatrice democratica Tammy Duckworth ha osservato che il piano le sembrava «un’assistenza sanitaria di affermazione di genere», mentre Chrissy Houlahan, democratica della Pennsylvania, ha suggerito che dimostrava come Hegseth «prende ordini dagli angoli più remoti della manosfera».

 

Qui in verità sta esattamente il punto: la sinistra mondiale, oramai occupata solo da questioni omotransessuali invece che dal benessere e il lavoro dei cittadini, ammette il testosterone sintetico solo per l’operazione, fallace e contronaturale, del cambio di sesso – ed è pure disposta a far pagare lo Stato.

 

Mentre la direzione naturale del testosterone – cioè per un maschio che voglia svolgere attività da maschio, e sembrare un maschio, etc. – la sostanza diviene proibita, al punto che i bodybuilder (la cui disciplina è intimamente, e sempre meno tacitamente, connessa all’uso di steroidi anabolizzanti) possono finire il galera per le stesse fialette che invece lo Stato passa gratuitamente a ragazzine che sono state convinte di essere dei maschi.

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Chi vuole un fisico massiccio, scolpito («definito», in gergo), come quello degli attori dei film ma anche della scultura classica (pensate al discobolo di Mirone), in genere vive a suo modo una «disforia», ma essa non è contemplata dalla biomedicina dello Stato moderno, per la quale l’unica disforia possibile, da trattare con ormoni sintetici e chirurgia amputante.

 

Chi dà la triptorelina a un bambino fermandogli la crescita (con praticamente nessuno studio sugli effetti a lungo termine!) viene rimborsato dallo Stato. Invece il palestrato vuole usare la triptorelina per tornare alla produzione naturale dell’ormone maschile, potrebbe finire al gabbio. Non solo: se sei una donna, e vuoi rinunciare alla capacità più femminile del tuo corpo – la riproduzione umana – la farmacia nazionale ti offre lo steroide giusto: la pillola, che è a sua volta un ormone steroideo sintetico.

 

Si tratta di quello che su Renovatio 21 abbiamo chiamato «lo Stato etico ormonale». Lo Stato moderno infatti, guidato dalla Necrocultura che è il suo sistema operativo, lavora per la distruzione della legge naturale, e con essa della natura umana.

 

Diventa chiaro che l’ormone steroideo per lo Stato moderno, è legale solo se distrugge il rapporto fra i sessi, o ancora meglio, se annienta la fertilità.

 

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Gender

Tutti pazzi per il vecchio spot dei rasoi: quando i maschi avevano un mento non rovinato dalla pillola

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La rete è travolta da un nuovo video virale. Si tratta, tuttavia, non un reperto storico: uno spot televisivo della Gillette, il produttore di rasoi, di decenni fa.   La pubblicità è recentemente riemersa sui social media, lasciando i commentatori sgomenti per quanto celebri, senza fronzolo alcuno, la mascolinità. Ciò in un netto, oramai quasi impensabile contrasto con i messaggi androfobi delle comunicazioni di massa moderna – e, osserva qualcuno, con quanto fatto dalla stessa azienda negli ultimi anni.   In meno di 48 ore, in tantissimi hanno postato lo spot pubblicitario del rasoio usa e getta totalizzando milionate di milioni di visualizzazioni, destinate giocoforza ad aumentare.   Lo spot utilizzava il celebre slogan dell’azienda «Gillette, il meglio di un uomo», che era il refrain della sua regionalizzazione italiana, che ancora in tanti ricordano con affetto, in ben due versioni che circolavano nelle TV italiane di fini anni Ottanta, una a tema familiare ed una a tema sportivo.  

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  Lo spot, realizzato con l’abbondanza di mezzi e finanze di cui godeva all’epoca la pubblicità catodica, presenta un montaggio di immagini di un uomo che raggiunge un successo straordinario nella vita: nel lavoro, nello sport e conquistando la mano di una bellissima sposa.   Il film mostra anche padri che condividono momenti preziosi con i loro figli, sia giovani che anziani, e celebra l’importanza delle relazioni maschili e dei successi raggiunti dai maschi. Si tratta di immagini per le quali non è difficile, oggi, trovare qualcuno che parli di «mascolinità tossica» e «patriarcato».     Ecco l’uomo che lavora, l’uomo che corteggia, l’uomo che si sposa, l’uomo che vive con i suoi compagni, l’uomo che si sforza, l’uomo che figlia, l’uomo che insegna al bambino, cioè l’uomo che consegna alla generazione successiva qualcosa.   «Di padre in figlio / la nostra tradizione» sottolinea giustamente la canzone dell’edizione italiana.   Insomma: pochi anni fa, parlare di maschi e di tradizioni non era tabù: anzi, era la normalità, era ciò che serviva al marketing delle grandi aziende, che sembrava appellarsi alla legge naturale e non ai costrutti del politicamente corretto, della UE o del Forum di Davos.   Renovatio 21 nota anche un dettaglio più sottile, ma molto indicativo: il mento. Di fatto, tutti i personaggi che si vedono in questa gloriosa cavalcata hanno incontrovertibilmente la mascella squadrata, un tratto spesso associato a virilità, forza e simmetria nel volto maschile. Ciò è particolarmente evidente guardando i fumetti o i film nell’era pre-genderista.   Il mento definito è uno dei segni più evidenti del fatto che si è in presenza di una persona passata per una naturale impennata del testosterone, l’ormone maschio pax excellence, durante la crescita 0 tenendo a mente che ora si parla invece di «bloccanti della pubertà per bambini» che impediscano il fluire naturale della molecole nel giovane organismo.   Il testosterone stimola la crescita laterale e longitudinale dell’osso mandibolare, rendendolo più robusto, ampio e angolato rispetto a quello femminile. Promuove l’ipertrofia del muscolo massetere (il muscolo principale della masticazione), che aumenta il volume ai lati del viso, accentuando la forma squadrata.   La sparizione dai mass media di uomini con un mento maschile può quindi ascriversi ad un cambio culturale inflitto dai vertici politici, occulti o meno che siano, alla nostra società, che va de-maschilizzata e femminilizzata, così da essere resa sprotetta e più malleabile.

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Tuttavia, Renovatio 21 crede vi possa essere anche un motivo di carattere biochimico e farmaceutico, oltre che sessuale e culturale, per la fine delle mascelle squadrate: la pillola anticoncenzionale.   Esiste infatti un’ipotesi scientifica secondo cui la pillola anticoncezionale può orientare la preferenza delle donne verso uomini con tratti facciali meno mascolini, come un mento meno prominente e una mascella meno squadrata.   Di fatto i picchi ormonali stimolano un’attrazione inconscia verso indicatori di alto testosterone. Tratti come la mascella squadrata, il mento prominente e la voce profonda vengono percepiti come segnali di «buona qualità genetica» ed efficienza del sistema immunitario. La preferenza vira naturalmente verso tratti più morbidi e «femminei», associati a comportamenti di accudimento, fedeltà e supporto a lungo termine. Poiché la pillola anticoncezionale simula una costante fase non fertile (bloccando l’ovulazione), l’ipotesi evoluzionistica suggerisce che le donne che la assumono tendano a mantenere una preferenza costante per volti meno mascolini.   Non si tratta solo di voci. Uno studio dell’Università di Stirling del 2013 ha rilevato che le donne che hanno iniziato ad assumere la pillola hanno mostrato un calo nella preferenza per i volti marcatamente mascolini, scegliendo partner reali con tratti più dolci. I partner scelti da donne che assumevano la pillola sono stati valutati, in media, come esteticamente meno «maschili», ma associati a relazioni più stabili e durature.   Secondo alcuni, la pillola renderebbe le donne pure più attratte dai famigliari, portando alcuni a gridare ad una deviazione della sessualità femminile verso l’incesto.   Possiamo comprendere così l’ascesa di personaggi androgini – inediti in precedenza: anche i divi di Hollywood omosessuali (lo erano, segretamente, Montgomery Clift, Rock Hudson, Cary Grant) sullo schermo apparivano come maschi – nella cultura di massa, dall’introduzione della pillola in poi: ecco quindi, con l’arrivo della pillola sterilizzante Pincus, David Bowie, Leonardo Di Caprio, Timoteo Chalamet. Il successo di tali figure è correlato direttamente alla sterilizzazione chimica (offerta come una liberazione) di intere generazioni di donne.   Vi sono tanti altri effetti collaterali della pillola, come la depressione e l’ideazione di pensieri suicidiari – e non è che togliendo alla donna la sua funzione più sacra potrebbe essere diversamente. Vi è inoltre il tema dell’inquinamento, con i casi di pesci transessuali a causa dell’orina delle donne sotto pillola scaricata in mare.   Per questo, pare che le nuove generazioni stiano rifiutando la pillola.   La donna merita il meglio di una donna, così come l’uomo, dice giustamente lo storico spot, merita «il meglio di un ùomo».  

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Contraccezione

Elon Musk: le pillole anticoncezionali stanno distorcendo le emozioni delle donne e cambiando il comportamento

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Elon Musk ha nuovamente messo in guardia contro i pericolosi effetti collaterali che le pillole anticoncezionali possono avere sulle emozioni e sul comportamento delle donne.

 

Il miliardario della tecnologia ha risposto a un post su un nuovo studio che mostra gravi effetti collaterali dei contraccettivi ormonali.

 

«L’uso di contraccettivi ormonali da parte di decine di milioni di donne potrebbe plausibilmente avere effetti sul comportamento a livello di popolazione, incluso quello politico», si legge nel post. «Un nuovo studio dimostra che le donne che usano contraccettivi ormonali mostrano risposte emotive significativamente più forti rispetto alle donne con ciclo mestruale naturale e, cosa interessante, ricordano anche meno dettagli di eventi negativi».

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Proseguendo, il post ha osservato che «uno studio condotto lo scorso anno ha dimostrato che i contraccettivi ormonali riducono la corteccia prefrontale ventromediale, una regione del cervello coinvolta nell’elaborazione della paura e nel controllo emotivo».

 

«Leggi le avvertenze sulla confezione di qualsiasi prodotto tu stia assumendo», ha risposto Musk.

 

L’eccentrico magnate della tecnologia ha già evidenziato in passato i gravi effetti collaterali dei contraccettivi ormonali. L’anno scorso ha affermato che «la contraccezione ormonale fa ingrassare, raddoppia il rischio di depressione e triplica il rischio di suicidio».

 

«Questo è il chiaro consenso scientifico, ma sembrano esserne a conoscenza solo pochissime persone», ha concluso.

 

La pillola anticoncezionale è stata collegata a mali sociali e a molti problemi medici, come il cancro al seno, la perdita dei capelli, un aumento del rischio di diabete gestazionale, glaucoma e coaguli di sangue mortali, ictus, indurimento delle arterie e cancro cervicale.

 

Nel 2005, una divisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva dichiarato che i contraccettivi chimici sono cancerogeni di gruppo 1, la classificazione più elevata di cancerogenicità, e vengono utilizzati solo quando vi sono prove sufficienti di effetti cancerogeni sugli esseri umani.

 

Ironicamente, questi agenti chimici sono stati anche associati a disfunzioni sessuali nelle donne che li assumono e nel 2015 si è scoperto che riducono o assottigliano due delle principali aree del cervello femminile che controllano rispettivamente le emozioni e il processo decisionale, aumentando le probabilità di sviluppare il morbo di Crohn.

 

Inoltre, se assunti durante la pubertà, questi agenti chimici sono associati anche a cambiamenti strutturali in queste aree del cervello.

 

È significativo che uno studio del 2014 abbia scoperto che la pillola influiva negativamente sull’attrazione delle donne verso gli uomini, mentre uno studio del 2011 ha collegato la pillola a una riduzione della memoria nelle donne.

 

Un tipo specifico di pillola ormonale, studiata per trattare l’acne e la crescita eccessiva di peli nelle donne, spesso utilizzata off-label come contraccettivo, è stata implicata nella morte di 27 donne nei Paesi Bassi nel 2013.

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E per quanto riguarda l’ambiente, i contraccettivi chimici che finiscono nei sistemi idrici hanno avuto effetti negativi anche sulla fauna selvatica, mutando il sesso di alcune specie di pesci e rischiando di causare l’estinzione di altre.

 

Nel 2005, i ricercatori dell’Università del Missouri hanno scoperto che i ragazzi esposti a determinati ormoni sintetici contenuti nella pillola presentavano un rischio maggiore di cancro alla prostata e di altri problemi alle vie urinarie in età adulta.

 

Vi è inoltre il fenomeno chiamato «microabortività»: le sostanze chimiche della pillola non hanno solo la funzione di impedire la fecondazione dell’ovulo da parte degli spermatozoi, ma possono anche causare l’aborto di questi piccoli esseri umani dopo il concepimento e sono quindi considerate anche farmaci abortivi.

 

Come è stato dimostrato in molti luoghi, l’uso di contraccettivi nella cultura incoraggia la richiesta di aborto quando queste pratiche non riescono a impedire il naturale sviluppo di un bambino appena concepito, scrive LifeSite.

 

Come riportato da Renovatio 21, le generazioni più recenti paiono aver capito il problema medico indotto dalla pillola e se ne tengono alla larga. Lo stesso, purtroppo, non crediamo possa dirsi per l’aborto.

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Come riportato da Renovatio 21, il Musk aveva avanzato accuse contro la pillola in un’intervista a Tucker Carlson circa un anno fa.

 

«Terrorizziamo le ragazze (…) dicendo che se rimani incinta la tua vita è finita, questo è ciò che insegnano le scuole», si è lamentato l’ultra miliardario padre di 12 figli, aggiungendo che, sebbene concordi sul fatto che le gravidanze adolescenziali non siano l’ideale, «avere un figlio è una delle cose più deliziose e felici che tu possa fare».

 

«Alle donne occidentali è stato insegnato che una gravidanza accidentale è la cosa peggiore che possa capitare loro», ha risposto Musk. «Pertanto, si oppongono fermamente al divieto di aborto, in quanto minaccia esistenziale (…) Molte donne potrebbero non sapere che la contraccezione ormonale può causare un rischio significativo di depressione, un rischio aumentato di suicidio e può farti cambiare le preferenze riguardo a chi vuoi sposare o con chi vuoi avere figli. Cambia la personalità» aveva detto Elon.

 

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«In realtà è scritto sul bugiardino» aveva continuato. «Il mio messaggio alle donne là fuori è di leggere le etichette sulla scatola».

 

Sulle confezioni di pillola anticoncezionale, continua Musk, c’è scritto che il farmaco può provocare «un significativo rischio di depressione, un incremento significativo di suicidio e che ti può far uscire con persone che in realtà non ti piacciono».

 

«Leggete il bugiardino. E considerate altre opzioni per gli anticoncezionali. E tutto quello che sto dicendo» ripete ancora una volta il magnate spaziale. «Gli anticoncezionali ormonali stanno cambiando sta fondamentalmente cambiando gli ormoni nel tuo corpo in modi che probabilmente non sono buoni per te».

 

«Conosco donne che hanno smesso di prendere la pillola e la loro depressione è subito scomparsa. Quindi forse vale la pena di provare».

 

Musk si era scagliato altre volte contro la pillola.

 

Nel febbraio 2024 aveva scritto su X che «la contraccezione ormonale fa ingrassare, raddoppia il rischio di depressione e triplica il rischio di suicidio. Questo è un chiaro consenso scientifico, ma pochissime persone sembrano saperlo».

 


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Nel marzo dello stesso anno aveva scritto che «è importante che le donne conoscano gli effetti della contraccezione ormonale, poiché è una causa significativa di depressione e aumenta il rischio di suicidio. Questa non è una dichiarazione di valore, ma solo un messaggio di pubblica utilità. Altre forme di contraccezione non hanno questi effetti».

 

Il post era in risposta ad una confessione riguardo ai problemi della pillola scritta sul social da Ashley St.Clair, che più tardi ha dichiarato di aver avuto un figlio da Musk.

 

 

«Il controllo delle nascite ormonale e la mancanza di figli di cui prendersi cura renderebbero triste qualsiasi mammifero» aveva ulteriormente chiosato il magnate di origine sudafricana, spiegando ancora che «usare la contraccezione ormonale, che amplifica notevolmente la depressione, e non avere figli renderebbe triste qualsiasi mammifero, e noi siamo mammiferi. In mancanza di figli, si cerca un altro sfogo per la loro compassione, ma purtroppo a volte questo è una causa distruttiva per la civiltà».

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

 

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