Connettiti con Renovato 21

Nucleare

Gli scienziati scoprono i «super vermi» di Chernobyl

Pubblicato

il

Un team di ricercatori americani ha scoperto che il DNA di una specie di verme comune sembra essere immune ai danni causati dalle radiazioni croniche nella zona di esclusione di Chernobyl. L’area è interdetta agli esseri umani dal crollo della centrale nucleare del 1986.

 

Il professore di biologia della New York University (NYU) Matthew Rockman e la associata post-dottorato Sophia Tintori hanno visitato la zona di esclusione di Chernobyl (CEZ) nel 2019 e hanno raccolto campioni di una specie di verme nematode chiamata Oscheius tipulae.

 

«Questi vermi vivono ovunque e vivono velocemente, quindi attraversano decine di generazioni di evoluzione mentre un tipico vertebrato si sta ancora mettendo le scarpe», ha detto il professor Rockman nel comunicato stampa che annuncia i risultati dello studio questa settimana.

Sostieni Renovatio 21

Armati di contatori Geiger e vestiti con indumenti protettivi, hanno raccolto campioni di terreno, frutti in decomposizione e altro materiale organico che conteneva i vermi, scegliendo luoghi con diverse quantità di radiazioni. Rockman e Tintori hanno sequenziato i genomi di 15 vermi raccolti a Chernobyl e li hanno confrontati con cinque linee di nematodi raccolti altrove. Sebbene i lignaggi dei vermi differissero nel modo in cui tolleravano il danno al DNA, queste differenze non corrispondevano ai livelli di radiazioni nei siti di raccolta.

 

I ricercatori «non sono riusciti a rilevare tracce di danni da radiazioni» nei vermi di Chernobyl, hanno detto. Pur attenti a non trarre conclusioni affrettate, Tintori e Rockman hanno espresso la speranza che questa ricerca possa essere utile, ad esempio, nel trattamento del cancro. Il loro studio è stato pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).

 

Un recente studio di Princeton ha anche scoperto che i lupi che vivono nella CEZ hanno un’elevata resistenza al cancro. Altri studi sono stati fatti di recente invece sui cosiddetti «cinghiali radioattivi» di Fukushima, dove gli ungulati nuclearizzati scorrazzano per la zona che fu teatro del disastro atomico causato dallo Tsunami del 2011, facendo parlare le cronache anche di avvistamenti di oscuri ibridi «cinghiale-maiale».

 

Uno dei quattro reattori della centrale nucleare di Chernobyl esplose nell’aprile del 1986, rilasciando 400 volte più radiazioni della bomba atomica sganciata su Hiroshima, in Giappone, durante la seconda guerra mondiale. Oltre 100.000 persone sono state evacuate dalla vicina città di Pripyat. Da allora l’intera area, a circa 100 km a nord di Kiev, è stata considerata pericolosa per l’abitazione umana, ma vi erano organizzati, tuttavia, varie escursioni di quello che può considerarsi come uno dei caposaldi del Dark Tourism di matrice nucleare.

 

In natura esistono specie resistenti alle radiazioni, come il celeberrimo «Batterio Conan» (Deinoccoccus radiodurans). Il Conan è un microrganismo denominato estremofilo, ovvero capace di sopravvivere in ambienti estremi. È considerato uno dei batteri più resistenti alle radiazioni finora conosciuti, tanto da essere soprannominato Conan e aver ottenuto il riconoscimento nel Guinness dei primati come «la forma di vita più resistente alle radiazioni».

 

Scoperto nel 1956 durante esperimenti per la sterilizzazione del cibo in scatola mediante raggi gamma, il batterio, chiamato dagli specialisti con semplicità ed affetto «Dra», ha dimostrato la sua resistenza a dosi di radiazioni gamma fino a 15 mila volte superiori a quelle letali per un essere umano. Ulteriori studi hanno rivelato la sua capacità di sopravvivere al congelamento, all’essiccazione e alle variazioni di temperatura.

Aiuta Renovatio 21

Nel 2015, un esperimento condotto a bordo della stazione spaziale internazionale ha confermato che il Deinococcus radiodurans è in grado di sopravvivere per un anno anche al di fuori dell’orbita terrestre. La sua straordinaria capacità di autoprotezione e rapida riparazione del DNA ha portato alcuni scienziati russi e americani a ipotizzare che la sua evoluzione potrebbe essere avvenuta su Marte, diffondendosi successivamente sulla Terra attraverso un impatto meteorico. Tuttavia, non può essere escluso il contrario: un batterio terrestre potenzialmente capace di migrare nello spazio, portando la vita su altri pianeti.

 

Come riportato da Renovatio 21, la resistenza alle radiazioni dei microrganismi estremofili interessa assai agli scienziati militari della Repubblica Popolare Cinese, che un anno fa hanno affermato di aver inserito un gene di tardigrado a nelle cellule staminali embrionali umane e di aver aumentato significativamente la resistenza di queste cellule alle radiazioni.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Cina – hanno accusato apertamente i funzionari dell’Intelligence americana – sta lavorando alacremente da anni alla produzione di supersoldati geneticamente modificati.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

Continua a leggere

Nucleare

La Cina accusa gli USA: affermazioni «infondate» sui test nucleari di Pechino

Pubblicato

il

Da

La Cina ha respinto con fermezza le accuse formulate dagli Stati Uniti secondo cui avrebbe condotto un test nucleare segreto, definendo tali affermazioni «infondate» e sostenendo che servano da pretesto a Washington per rilanciare il proprio programma di sperimentazioni nucleari.   La controversia è emersa la scorsa settimana, quando il sottosegretario di Stato americano per il controllo degli armamenti, Thomas DiNanno, ha dichiarato che gli Stati Uniti dispongono di informazioni secondo cui Pechino avrebbe «effettuato test nucleari esplosivi, inclusa la preparazione di test con rese nell’ordine delle centinaia di tonnellate».   DiNanno ha precisato che uno di questi cosiddetti «test di produzione di rendimento» sarebbe avvenuto il 22 giugno 2020 e che la Cina avrebbe deliberatamente mascherato le esplosioni, violando così gli impegni nucleari assunti, attraverso la tecnica del «disaccoppiamento», un metodo progettato per ridurre l’efficacia del rilevamento sismico.

Sostieni Renovatio 21

Mercoledì, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, ha smentito categoricamente tali accuse, qualificandole come «manipolazioni essenzialmente politiche» finalizzate a consolidare l’egemonia nucleare statunitense e a eludere le responsabilità di Washington in materia di disarmo nucleare.   «Gli Stati Uniti hanno costantemente distorto e diffamato la politica nucleare della Cina», ha aggiunto il portavoce. A sostegno della posizione cinese, anche l’Organizzazione del Trattato per la messa al bando totale degli esperimenti nucleari (CTBTO) ha dichiarato di «non aver rilevato alcun evento compatibile con le caratteristiche di un’esplosione nucleare da test di armi» nel giugno 2020.   Il Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (CTBT) vieta qualsiasi esplosione nucleare in grado di generare una «resa», ossia una reazione a catena di fissione autosostenuta. Sono invece consentiti test subcritici con esplosivi convenzionali ad alto potenziale. Gli Stati Uniti hanno riconosciuto di aver condotto numerosi test di questo tipo, mentre la Cina non ha mai rilasciato dichiarazioni pubbliche in merito. Stati Uniti, Cina e Russia hanno firmato il CTBT, ma nessuno dei tre Paesi lo ha ratificato.   Lo scontro sulle presunte sperimentazioni nucleari si è verificato dopo che, a ottobre, il presidente statunitense Donald Trump aveva annunciato di aver ordinato al Pentagono di avviare «immediatamente» test di armi nucleari, su un piano di parità con Cina e Russia, senza specificare di quale tipologia di test si trattasse.   Trump ha da tempo auspicato un nuovo quadro per il controllo degli armamenti nucleari che coinvolga non solo la Russia, ma anche la Cina. Pechino ha tuttavia sempre respinto tale proposta, rimarcando che il proprio arsenale nucleare è nettamente inferiore a quelli di Mosca e Washington.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Chinese Army via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Continua a leggere

Nucleare

L’Iran sfida Trump sull’arricchimento dell’uranio

Pubblicato

il

Da

L’Iran non rinuncerà mai alla propria capacità di arricchimento dell’uranio, neppure sotto la minaccia di una guerra, ha dichiarato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto a Teheran di adottare una politica di «arricchimento zero».

 

Araghchi ha espresso questa posizione durante il Congresso nazionale sulla politica estera della Repubblica Islamica, svoltosi domenica a Teheran, sottolineando che l’arricchimento dell’uranio rappresenta un diritto legale inscindibile dalla sovranità e dalla dignità nazionale.

 

«Perché abbiamo difeso con tanta determinazione l’arricchimento e continuiamo a farlo, e perché non siamo disposti a rinunciarvi neppure di fronte alla guerra? Perché nessuno ha il diritto di dirci cosa possiamo avere e cosa no», ha affermato l’Araghchi.

 

Il ministro iraniano ha comunque precisato che l’Iran è pronto a confrontarsi sulle preoccupazioni legate al suo programma nucleare e a favorire un clima di fiducia. «Se esistono dubbi o incertezze sugli scopi pacifici del programma nucleare iraniano, siamo disponibili a rispondere e a chiarire ogni ambiguità: l’unico strumento efficace è la diplomazia».

Sostieni Renovatio 21

Araghchi ha poi ricordato che gli attacchi condotti dagli Stati Uniti e da Israele contro gli impianti nucleari iraniani lo scorso anno non hanno raggiunto gli obiettivi prefissati.

 

«La conoscenza non si distrugge con le bombe. I bombardamenti possono radere al suolo edifici, ma la tecnologia non può essere eliminata», ha dichiarato, precisando di aver trasmesso lo stesso messaggio agli Stati Uniti nel corso dei recenti colloqui indiretti tenutisi in Oman.

 

In precedenza, Araghchi aveva definito quei negoziati un «buon inizio», specificando che erano limitati esclusivamente alla questione nucleare, mentre funzionari americani avevano indicato l’intenzione di affrontare anche il programma di missili balistici iraniani e il sostegno fornito da Teheran ai suoi alleati nella regione.

 

L’amministrazione Trump ha da tempo insistito affinché l’Iran accetti una politica di «arricchimento zero» e ha ripetutamente lasciato intendere che, in caso di fallimento della via diplomatica, Washington potrebbe valutare l’opzione militare.

 

Le parole di Araghchi arrivano in un contesto di crescenti tensioni tra Teheran e Washington: gli Stati Uniti hanno di recente rafforzato la propria presenza navale e aerea nella regione. Trump ha inoltre promesso appoggio alle proteste violente in corso in Iran, scatenate dalle difficoltà economiche; Teheran ha risposto che non si piegherà alle pressioni esterne.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di IAEA Imagebank via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0

Continua a leggere

Nucleare

Trump commenta l’estensione del nuovo trattato START

Pubblicato

il

Da

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha bocciato il Nuovo trattato START per la riduzione delle armi nucleari tra Mosca e Washington, definendolo un «accordo mal negoziato», e ha invitato gli esperti nucleari americani a iniziare a lavorare su un nuovo trattato completamente diverso.   Il trattato di controllo degli armamenti strategici è scaduto ufficialmente il 5 febbraio, suscitando preoccupazione sia a Mosca sia alle Nazioni Unite. Lo stesso giorno Axios ha riferito che funzionari statunitensi e russi hanno concordato, a margine dei colloqui di pace sull’Ucraina tenutisi ad Abu Dhabi, di avviare un lavoro per «aggiornare» l’intesa.   «Piuttosto che prorogare il “NUOVO START”… dovremmo far lavorare i nostri esperti nucleari su un nuovo trattato migliore e modernizzato, capace di durare a lungo nel futuro», ha scritto Trump giovedì su Truth Social, sostenendo che l’accordo è stato «gravemente violato».   Poco dopo il messaggio del presidente, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha dichiarato ai giornalisti che gli Stati Uniti intendono negoziare con la Russia un nuovo trattato. Ha inoltre smentito l’esistenza di qualsiasi intesa temporanea tra Mosca e Washington per il rispetto delle disposizioni del trattato ormai scaduto.   Siglato nel 2010, il trattato stabiliva limiti precisi al numero di testate nucleari strategiche e di vettori dispiegabili, prevedendo inoltre meccanismi di verifica e monitoraggio reciproco degli arsenali russo e statunitense. La sua scadenza originaria era fissata per il 2021, ma era stata prorogata di cinque anni in quell’occasione.   Nel 2023 Mosca ha sospeso i meccanismi di verifica del trattato, motivando la decisione con gli attacchi ucraini contro elementi della propria deterrenza nucleare e accusando l’Occidente di un coinvolgimento attivo. Non risultano, tuttavia, violazioni delle quote numeriche stabilite dall’accordo da parte di nessuna delle due potenze.   Giovedì mattina il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha dichiarato che la Russia aveva proposto di mantenere in vigore le disposizioni del trattato per un ulteriore anno, ma che tale proposta «non ha ricevuto risposta». Il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres ha esortato Russia e Stati Uniti a negoziare con urgenza un nuovo quadro di controllo degli armamenti, avvertendo che il rischio di impiego di un’arma nucleare è oggi «il più alto degli ultimi decenni».   In precedenza Trump aveva espresso la volontà di raggiungere un accordo «migliore» che includesse anche la Cina. Giovedì Peskov ha precisato che Pechino considera «inutile» partecipare ai negoziati su un nuovo trattato, dato che il proprio arsenale nucleare non è paragonabile per dimensioni e caratteristiche a quello di Russia e Stati Uniti. «Rispettiamo questa posizione», ha concluso il portavoce del Cremlino.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Continua a leggere

Più popolari