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Geopolitica

590° giorno di guerra

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– Lunedì la Duma discuterà la revoca della ratifica del Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari. Putin ha detto a Valdai che la Russia potrebbe revocare la ratifica per mettersi alla pari con gli USA che non hanno ancora ratificato il trattato del 1996.

 

–  L’incontro dei leader europei a Granada, in Spagna, è stato un fallimento, ritiene Politico. Il vertice è stato presentato come un’opportunità per discutere una soluzione nei Balcani, nonché tra Armenia e Azerbaigian. «La speranza tra i partecipanti di risolvere la crisi umanitaria nel Nagorno-Karabakh è stata infranta quando sia l’azero Ilham Aliyev che il turco Recep Tayyip Erdoğan hanno deciso di saltare l’incontro. I tentativi di disinnescare le tensioni tra Kosovo e Serbia sono stati ugualmente inutili. Il presidente del Kosovo Vjosa Osmani ha rifiutato i colloqui con il suo omologo serbo Aleksandar Vučić a meno che non fossero imposte sanzioni contro Belgrado».

 

– Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha firmato a margine del vertice della Comunità politica europea a Granada una dichiarazione che riconosce la superficie dell’Azerbaigian di 86,6mila km quadrati, che comprende il Nagorno-Karabakh: «Le parti restano impegnate in tutti gli sforzi volti a normalizzare le relazioni tra Armenia e Azerbaigian, basate sul reciproco riconoscimento della sovranità, inviolabilità dei confini e integrità territoriale dell’Armenia (29.800 kmq) e dell’Azerbaigian ( 86.600 kmq), di cui si è già parlato nelle dichiarazioni del presidente del Consiglio Europeo Michel del 14 e 15 maggio 2023».

 

– Il governo ad interim slovacco annuncia la sospensione degli aiuti militari all’Ucraina.

 

– La Svizzera pagherà ai rifugiati ucraini tra 1.000 e 4.000 franchi svizzeri a persona perché lascino il paese, riferisce SwissInfo.

 

– Putin ha annunciato che è stato effettuato con successo l’ultimo test del Burevestnik, un missile da crociera a propulsione nucleare. Burevestnik è uno dei sistemi d’arma più recenti. Secondo il Ministero della Difesa si tratta di un missile da crociera intercontinentale di portata praticamente illimitata a propulsione nucleare. È in grado di trasportare una testata nucleare. Il missile da crociera stealth a bassa quota è invulnerabile a tutti i sistemi esistenti sia di difesa missilistica che di difesa aerea.

 

– La flotta russa aprirà una base navale a Ochamkira in Abkkazia (regione sul mar Nero di fatto indipendente dalle Georgia).

 

– Putin: la popolazione dell’Ucraina si è ridotta a 19 milioni, ma va nutrita, e nutrire 19 milioni di persone è un compito non banale. Se i Paesi della UE se ne vogliono occupare, prego, non abbiamo nulla in contrario. Non l’abbiamo mai avuto.

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Financial Times: L’Ucraina, se aderirà all’Unione europea, potrà ricevere 186 miliardi di euro in sette anni. Questi fondi comprendono 96,5 miliardi di euro per sostenere l’agricoltura. Allo stesso tempo, ciò significa anche una riduzione del 20% dei sussidi in questo settore per gli attuali membri della UE. Se verranno ammessi nove nuovi stati membri, tra cui Ucraina, Moldavia, Georgia e sei paesi dei Balcani, il bilancio della UE aumenterebbe del 21% arrivando a 1,47 trilioni di euro, pari circa l’1,4% del PIL dei 36 Paesi. «Tutti gli stati membri dovranno pagare di più e ricevere meno dal bilancio della UE. Molti stati membri che sono beneficiari netti diventeranno donatori netti».

 

– Ignorando le proteste russe, il Parlamento armeno ha ratificato lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale. L’opposizione non ha votato e ha abbandonato l’aula in segno di protesta.

 

Damnatio memoriae di Putin su Prigozhin: i cadaveri nell’areo (dice il presidente) avevano frammenti di granata. Gli investigatori non hanno fatto esami tossicologici ma avrebbero dovuto, visto che a casa di Prigozhin hanno trovato cinque chili di cocaina.

 

– La crisi ucraina non è un conflitto territoriale, si tratta dei principi su cui si baserà il Nuovo Ordine Mondiale, ha affermato Putin nel suo discorso al Club di Valdai.
Il presidente ha sottolineato in particolare che la Russia è il Paese più grande del mondo, con il territorio più vasto. Pertanto, non ha alcun interesse a conquistare ulteriori territori. La guerra in Ucraina non è una guerra per il territorio e nemmeno per il raggiungimento di un equilibrio geopolitico. Qui si tratta di qualcos’altro: stiamo parlando dei principi su cui si baserà il Nuovo Ordine Mondiale. E un mondo duraturo si stabilirà solo quando tutti si sentiranno al sicuro.

 

– Gli Ucraini denunciano che in seguito ad un bombardamento russo sul villaggio di Groza (Kharkov) è stato colpito un bar in cui si svolgeva una commemorazione. 50 morti e 7 feriti il bilancio provvisorio. Nessun commento ufficiale per ora da parte Russa.

 

Wall Street Journal: «La fine dei finanziamenti statunitensi minaccia la stabilità economica dell’Ucraina». «Gli Stati Uniti pagano i conti del governo e gli stipendi del settore pubblico insieme alle forniture di armi». La mancanza di aiuti americani minaccia il collasso dell’economia ucraina e richiede maggiori finanziamenti per l’Ucraina da parte dei suoi alleati.

 

– Crosetto: le nostre risorse per gli invii a Kiev non sono illimitate. (Avvenire) L’Italia ha bisogno di 2 anni per ripristinare le scorte di armi fornite. (Messaggero)

 

– Secondo il premier ucraino Shmyhal nell’ultimo anno la produzione di droni nel paese è aumentata 100 volte. Le aziende impegnate sarebbero oltre 200.

 

– La Corte costituzionale moldava annulla il divieto per i membri del partito di opposizione Shor di candidarsi alle elezioni.

 

– L’Ucraina ha incluso le tre maggiori compagnie petrolifere e del gas cinesi nella cosiddetta lista degli «sponsor di guerra» a causa della collaborazione con la Russia
L’elenco comprende il gruppo CNOOC, il gruppo Sinopec e la China National Petroleum Corporation.

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– Dall’inizio della guerra in Ucraina il Montenegro ha distrutto il 20% del suo mercato turistico, ha dichiarato il primo ministro Dritan Abazovic. Podgorica sostiene pienamente le sanzioni contro Mosca ed «è d’accordo al 100% con la politica della UE». «Aderiamo a ogni pacchetto di sanzioni contro la Russia, abbiamo ridotto a zero le relazioni politiche con Mosca. Abbiamo distrutto il 20% del nostro mercato turistico e viviamo di turismo. Il 25% del nostro PIL è rappresentato dal turismo, così come il 75% degli investimenti diretti. Abbiamo distrutto il nostro mercato più grande perché non lo guardiamo attraverso il prisma del denaro. Siamo pronti a cercare altri mercati per sopravvivere, ma non vogliamo far parte di un gruppo di paesi che hanno deciso di fare il doppio gioco e mantenere buoni rapporti con la Russia», afferma Abazovic.

 

– Negli ultimi 2 mesi, gli aiuti militari statunitensi all’Ucraina sono diminuiti del 74% rispetto al primo semestre.

 

– Kaisi Ollongren, ministro della Difesa dei Paesi Bassi: «è nel nostro interesse sostenere l’Ucraina. Perché sono loro che combattono questa guerra, non noi… Penso che dobbiamo anche essere coinvolti nel dialogo con i nostri colleghi e amici americani. Perché hanno lo stesso interesse. Perché sostenere l’Ucraina è un modo molto economico per garantire che la Russia e questo regime cessino di rappresentare una minaccia per gli alleati della NATO. Pertanto è fondamentale continuare a sostenerla».

 

– Zelens’kyj in un’intervista a Sky TG24 ha ammesso la possibilità delle elezioni l’anno prossimo. Per questo è necessario cambiare la legislazione, garantire la sicurezza e l’accesso delle persone al processo elettorale

 

– Circa 500 militari russi sono prigionieri in Ucraina, mentre il numero di prigionieri ucraini in Russia è molte volte superiore, ha affermato Denis Pushilin, capo della DPR. Secondo lui, la parte ucraina non fornisce informazioni sui prigionieri di guerra ed è piuttosto difficile trovare i loro dati.

 

– Il ministro della Difesa svedese ha affermato che il trasferimento dei caccia dell’aeronautica nazionale a Kiev sarà possibile solo dopo l’adesione della stessa Svezia alla NATO.

 

– La turca Canik avrebbe fornito mitragliatrici pesanti all’Ucraina. Questo smentisce le voci recenti di una interruzione delle forniture turche a Kiev. Beninteso, non si tratta di beneficenza: la vendita è stata regolarmente pagata.

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– Il Canada ha segretamente permesso agli imprenditori di aggirare le proprie sanzioni contro la Russia, scrive Le Devoir con riferimento ai risultati dell’analisi dei dati federali sul commercio internazionale. Quindi le aziende russe continuano a fornire materiali per la costruzione, l’esplorazione geologica e i beni di lusso al Canada. A sua volta, il Canada ha esportato alla Russia parti in alluminio, convertitori statici elettrici, nonché «dispositivi a raggi X e apparecchi che utilizzano alfa, beta, gamma e altri tipi di radiazioni ionizzanti».

 

– Una nuova linea ferroviaria è in costruzione nelle regioni di Zaporiggia e Donetsk. Questo percorso diventerà un’alternativa al ponte di Crimea. Un altro motivo per cui viene costruita: senza la comunicazione ferroviaria, è impossibile avviare lo stabilimento metallurgico di Mariupol’. Per far funzionare anche solo una parte dello stabilimento, è necessario fornire enormi quantità di materie prime e una parte significativa delle materie prime deve essere fornita su rotaia.

 

– Al vertice di Granada i leader UE non sono riusciti a concordare la data per il nuovo allargamento dell’organizzazione. Von Der Leyen dice che l’accesso sarà «guadagnato per merito» e non ci saranno concessioni.

 

– A ottobre la Turchia ospiterà un vertice internazionale per promuovere la «pace duratura» in Ucraina. Al vertice parteciperà il consigliere alla sicurezza nazionale Sullivan. Non parteciperà alcun delegato russo.

 

– È arrivato a Kaliningrad il primo porta container cinese passato per la rotta marittima settentrionale.

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– Secondo il Wall Street Journal il Pentagono dispone di stanziamenti già destinati all’Ucraina per 5,2 miliardi di dollari. Al ritmo di sostegno sino ad ora tenuto sarebbero sufficienti per sei mesi.

 

– Reuters: esplosione su una nave mercantile turca per un urto con una mina al largo delle coste romene.

 

– Kadyrov ha decorato il figlio Adam, di 15 anni, con la stella di eroe della Cecenia. Recentemente Adam è salito alla ribalta per aver picchiato a favore di telecamere Nikita Zhuravel, detenuto per aver bruciato una copia del Corano.

 

– Le autorità azere diffondono il filmato dell’arresto di Arayik Harutyunyan, già Presidente della Repubblica del Nagorno Kharabak. Harutyunyan verrà verosimilmente processato per secessionismo.

 

– Il direttore dell’Agenzia spaziale israeliana Uri Oron e il presidente dell’Agenzia spaziale dell’Azerbaigian Samadin Asadov hanno firmato il primo accordo di cooperazione nel campo spaziale tra i Paesi.

 

– Il ministero degli esteri russo annuncia un rincaro del costo dei visti per i cittadini UE. Le pratiche più urgenti avranno un costo fino a 300 dollari. Resteranno a 50 dollari i visti elettronici brevi per i turisti.

 

Rassegna tratta dal canale Telegram La mia Russia.

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Geopolitica

La Turchia chiede all’Interpol di contribuire all’arresto di Netanyahu

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La Turchia ha comunicato di aver presentato all’Interpol una richiesta di mandato di cattura internazionale (Red Notice) nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, accusandolo di genocidio. La mossa avviene in un clima di tensioni crescenti tra i due alleati degli Stati Uniti, dopo che Ankara ha criticato i recenti raid aerei israeliani contro una base aerea in Siria.   Una notifica rossa dell’Interpol costituisce una richiesta alle forze di polizia di tutto il mondo di individuare e arrestare temporaneamente una persona ricercata in attesa di estradizione.   Il ministro della Giustizia turco Akin Gurlek ha dichiarato venerdì al programma X che Netanyahu figura tra i 35 imputati ricercati per «un attacco» alla Global Sumud Flotilla, una flotta di attivisti che ha cercato di forzare il blocco navale israeliano di Gaza. Le accuse comprendono genocidio, crimini contro l’umanità, tortura, privazione della libertà, dirottamento di un mezzo di trasporto e danneggiamento di proprietà.

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«Respingiamo categoricamente l’idea che il governo Netanyahu, che sta perseguendo una politica di genocidio a Gaza, sia intoccabile e non possa essere chiamato a risponderne», ha affermato Gurlek.   La Marina israeliana ha fermato diversi convogli in acque internazionali diretti a Gaza, l’ultimo dei quali a maggio, quando oltre 400 attivisti sono stati intercettati a bordo di circa 50 imbarcazioni. Gli attivisti sono stati poi deportati in Grecia e hanno riferito di aver subito maltrattamenti durante la detenzione in Israele.   Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar aveva dichiarato all’epoca che tutti i partecipanti alla «flottiglia provocatoria» erano rimasti illesi.   Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha più volte paragonato Netanyahu ad Adolf Hitler per la guerra a Gaza e lo ha accusato di aver perpetrato un genocidio contro i palestinesi. Netanyahu, da parte sua, ha definito Erdogan un «dittatore antisemita» e lo ha accusato di aver compiuto un genocidio contro i curdi.   Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha avvertito Erdogan di non coinvolgere il suo Paese in «pericolose avventure in Siria», dopo che Ankara ha condannato con fermezza gli attacchi alla base aerea di Abu al-Duhur del 18 agosto. L’attacco non ha provocato vittime, ma ha danneggiato le piste di atterraggio di recente costruzione.   Sia la Siria sia la Turchia hanno smentito l’affermazione israeliana secondo cui truppe turche si preparavano a essere dislocate nella zona. Anche l’inviato presidenziale statunitense per la Siria e l’Iraq, Tom Barrack, ha criticato gli attacchi israeliani definendoli un’inutile escalation.   La Corte Internazionale di Giustizia (CIG) sta attualmente valutando il caso di genocidio presentato dal Sudafrica contro Israele. Parallelamente, la Corte Penale Internazionale (CPI) ha emesso mandati di arresto per Netanyahu e l’ex ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant nel novembre 2024, accusandoli di crimini di guerra e crimini contro l’umanità a Gaza.   Israele, che aderisce allo Statuto della Corte Internazionale di Giustizia ma non è membro della Corte Penale Internazionale, ha respinto le accuse.   Come riportato da Renovatio 21, a maggio Erdogan ipotizzò una punizione per la distruzione di Gaza: «se Dio vuole, questo tiranno Netanyahu imparerà presto la lezione che si merita dai musulmani di tutto il mondo» disse il presidente turco nel corso delle celebrazioni dell’Eid al-Adha nella sua città natale di Rize.   All’inizio di quest’anno, l’ex premier israeliano Naftali Bennett ha dichiarato che la Turchia potrebbe trasformarsi nel principale avversario regionale di Israele, diventando il «prossimo Iran».

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Come riportato da Renovatio 21, nel settembre 2024 Erdogan aveva chiesto la creazione di un’alleanza più ampia di Paesi islamici per affrontare la percepita «minaccia di espansionismo» proveniente da Israele.   A luglio 2023 il presidente turco aveva addirittura minacciato di invadere Israele a causa del conflitto di Gaza, mentre Israele aveva avvertito che il leader turco potrebbe fare la fine di Saddam Hussein, se avesse continuato con tale retorica.   Come riportato da Renovatio 21 in questi anni di conflitto gazano si sono avuti più volte esempi «reductio ad Hitlerum» erdogana, con il turco a paragonare in svariate occasioni il primo ministro Beniamino Netanyahu ad Adolfo Hitler nella condanna dell’operazione militare giudaica a Gaza, arrivando a dichiarare che Israele è uno «Stato terrorista» che sta commettendo un «genocidio» a Gaza, e apostrofando il Netanyahu come «il macellaio di Gaza».   Lo Erdogan lo scorso novembre aveva accusato lo Stato Ebraico di «crimini di guerra» per poi attaccare l’intero mondo Occidentale (di cui Erdogan sarebbe di fatto parte, essendo la Turchia aderente alla NATO e aspirante alla UEa Gaza «ha fallito ancora una volta la prova dell’umanità».  

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 Immagine di Paul Kagame via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0  
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Geopolitica

Il Pakistan amplia i poteri del capo militare

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Il Pakistan ha esteso in modo significativo i poteri del Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) Asim Munir tramite due nuove leggi approvate lo scorso giovedì.

 

La legge sulle forze di difesa del 2026 e la legge sull’autorità di comando nazionale modificata del 2010 ampliano il ruolo statutario del Capo di Stato Maggiore della Difesa, una carica istituita solo lo scorso anno.

 

La legge sulle forze di difesa autorizza il Capo di Stato Maggiore della Difesa a esercitare i poteri e a svolgere le funzioni necessarie per «l’integrazione multidominio, la coesione operativa, il coordinamento e la supervisione di tutte le questioni che hanno implicazioni congiunte, interforze e strategiche per le forze armate e la sicurezza nazionale del Pakistan».

 

Tali poteri consentono inoltre a Munir di mandare in pensione, licenziare, accettare o rifiutare le dimissioni di chiunque, oppure di trattenerlo in servizio, fatta eccezione per le posizioni le cui nomine spettano al presidente su consiglio del primo ministro, come quelle di capo dell’esercito, della marina e dell’aeronautica.

 

Egli può inoltre attenuare i limiti di età o di servizio per il pensionamento di qualsiasi membro del personale militare.

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La costituzione pakistana stabilisce che il Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) sia anche il capo dell’esercito, carica considerata la più potente del Paese, attribuendo di fatto a Munir il controllo su esercito, marina e aeronautica. Il CDF è inoltre il principale consigliere militare del comando nucleare pakistano.

 

Le recenti modifiche assegnano a Munir un’ampia influenza sulla carriera degli ufficiali militari. Designando il Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) come consigliere militare senior del Primo Ministro, le leggi rafforzano anche il ruolo della leadership militare nel processo decisionale.

 

Il gabinetto federale guidato dal primo ministro Shehbaz Sharif ha approvato i disegni di legge giovedì, e questi sono stati presentati all’Assemblea Nazionale dal Ministro della Difesa Khawaja Asif, pur non figurando all’ordine del giorno.

 

I disegni di legge, elaborati come seguito al 27° emendamento costituzionale, sono stati poi approvati tra le proteste dell’opposizione, che ha abbandonato l’aula.

 

Lo scorso anno il 27° emendamento costituzionale ha riorganizzato il comando militare pakistano, istituendo le figure di Capo di Stato Maggiore della Difesa (CDF) e di Comandante del Comando Strategico Nazionale. L’emendamento ha assicurato a Munir l’immunità dall’arresto o da procedimenti giudiziari per azioni ufficiali o personali connesse al suo mandato e al suo grado.

 

Il Munir è stato promosso al grado di feldmaresciallo il 20 maggio 2025, diventando il secondo ufficiale nella storia militare del Pakistan, dopo Ayub Khan, a ricevere tale grado.

 

Diversi analisti e riviste accademiche descrivono l’attuale assetto sotto il comando del capo dell’esercito Asim Munir come una fase di forte consolidamento del potere militare, con l’esercito, tradizionale «kingmaker» della politica pakistana, che ha rafforzato il proprio predominio attraverso un governo civile debole e remissivo.

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Alcuni commentatori sono ancora più netti: un articolo recente della Columbia Political Review sostiene che, a quasi ottant’anni dall’indipendenza, il Paese abbia vissuto oltre tre decenni di vera e propria dittatura militare, che nessun primo ministro sia mai riuscito a completare un mandato di cinque anni, e che la contraddizione tra questa realtà e l’etichetta di «democrazia» non sia più sostenibile.

 

Altre analisi parlano di un’evoluzione verso una «governance ibrida», in cui il potere formale democratico convive con un’influenza sostanziale e non elettiva dei militari, un equilibrio precario piuttosto che una vera supremazia civile.

 

Alcuni studiosi usano per descrivere il Pakistan l’espressione Garrison State («stato di guarnigione») sottolineando che dietro le elezioni e le istituzioni formali resta un controllo militare pervasivo.

 

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 Immagine di Inter Services Public Relations Pakistan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

 

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Geopolitica

La Russia effettua testa missili vicino alle isole Curili fra le proteste giapponesi

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La Marina russa ha effettuato con successo un test missilistico nei pressi delle isole Curili, ha dichiarato la Flotta del Pacifico.   Il test arriva una settimana dopo che il Giappone ha protestato energicamente contro la prima visita in assoluto del presidente russo Vladimir Putin nell’arcipelago, parzialmente rivendicato da Tokyo.   Il test missilistico, avvenuto vicino alle isole Curili meridionali, ha coinvolto l’incrociatore lanciamissili Varyag, il sottomarino a propulsione nucleare Omsk e un sistema missilistico superficie-nave Bastion a base terrestre, ha dichiarato giovedì la Flotta russa del Pacifico in un comunicato.   Secondo quanto riferito dalla flotta, sono stati sparati diversi tipi di munizioni contro un bersaglio che simulava navi nemiche a una distanza di circa 300 km (186 miglia), utilizzando i dati di puntamento forniti dall’aviazione navale. I dati oggettivi di controllo hanno confermato la distruzione di tutti gli obiettivi, è stato sottolineato.

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Il ministro degli Esteri giapponese Toshimitsu Motegi ha reagito alle esercitazioni dichiarando ai giornalisti che Tokyo «non può tollerare mosse [della Russia] volte a rafforzare la potenza militare sulle quattro isole settentrionali, perché contrastano con la posizione del nostro Paese» sui territori contesi.   In precedenza, l’agenzia di stampa Kyodo aveva riferito che il Giappone aveva presentato una protesta alla Russia dopo che Mosca lo aveva informato del prossimo test missilistico la scorsa settimana.   Martedì, il ministero degli Esteri russo ha convocato l’ambasciatore di Tokyo a Mosca per esprimere una ferma protesta contro le «dichiarazioni anti-russe» della leadership giapponese.   Dopo la visita di Putin a Iturup, la più grande delle isole Curili, il 13 agosto, il primo ministro giapponese Sanae Takaichi ha definito il viaggio «assolutamente inaccettabile» e ha affermato che «ferisce i sentimenti del popolo giapponese». Anche Motegi ha rilasciato una dichiarazione, sostenendo che le quattro isole più meridionali dell’arcipelago «sono parte integrante del territorio giapponese sia storicamente che secondo il diritto internazionale».   Il ministero degli Esteri russo ha dichiarato di aver informato l’inviato giapponese che «la sovranità e la giurisdizione della Russia sulle isole Curili meridionali sono inviolabili. Questi territori sono stati trasferiti al nostro Paese dopo la Seconda Guerra Mondiale, come sancito dai relativi accordi delle Potenze Alleate e dalla Carta delle Nazioni Unite».   «Qualsiasi tentativo da parte giapponese di mettere in discussione, direttamente o indirettamente, questa ovvia realtà è categoricamente inaccettabile e illegittimo», ha aggiunto.   Il ministero ha avvertito che Mosca «si riserva il diritto di adottare contromisure appropriate» in risposta all’adesione del Giappone alle sanzioni occidentali contro la Russia e al suo sostegno all’Ucraina.   Le isole Curili, che si estendono dalla Kamchatka all’Hokkaido in Giappone, passarono sotto il controllo sovietico dopo la sconfitta di Tokyo nella seconda guerra mondiale e furono successivamente incorporate nell’URSS. Le autorità giapponesi, tuttavia, continuano a rivendicare le isole di Iturup, Kunashir, Shikotan e Habomai, che chiamano «Territori del Nord».   Questa disputa è stata il principale ostacolo alla firma di un trattato di pace formale tra Mosca e Tokyo negli ottant’anni trascorsi dal conflitto.

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Le Isole Curili formano un arcipelago vulcanico di oltre 50 isole tra Hokkaido (Giappone) e la penisola della Kamchatka (Russia), separando il mare di Ochotsk dal Pacifico. Originariamente abitate dall’antica popolazione degli Ainu, furono oggetto di contesa tra Russia e Giappone già nel XIX secolo.   Nel 1855 il Trattato di Shimoda assegnò al Giappone le quattro isole meridionali (Iturup/Etorofu, Kunashir/Kunashiri, Shikotan e Habomai), mentre le settentrionali andarono alla Russia. Nel 1875, con il Trattato di San Pietroburgo, il Giappone ottenne l’intero arcipelago in cambio di Sachalin. Dopo la guerra russo-giapponese (1905) le Curili rimasero giapponesi.   Nel 1945, in base agli accordi di Yalta, l’URSS entrò in guerra contro il Giappone e occupò tutte le isole, deportando circa 17.000 abitanti nipponici. Il Trattato di San Francisco (1951) vide il Giappone rinunciare alle Curili, ma senza specificare i confini e senza la firma sovietica. Da allora Mosca controlla l’arcipelago (parte dell’oblast’ di Sachalin), mentre Tokyo rivendica le quattro isole meridionali come «Territori del Nord», impedendo la firma di un trattato di pace formale.  

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 Immagine di pubblico domio CCo via Wikimedia; immagine tagliata  
   
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