Terrorismo
Doppio attacco terroristico in Pakistan: più di 50 morti. È tornata l’ISIS?
Il bilancio delle vittime di un attentato nel Sud-Ovest del Pakistan mentre la gente festeggiava il compleanno del profeta Maometto è salito a 54 dopo che due pazienti gravemente feriti sono morti durante la notte negli ospedali, hanno detto sabato le autorità.
È accaduto nel distretto di Mastung, in un’area aperta vicino a una moschea dove circa 500 fedeli si erano radunati dopo la preghiera del venerdì per una processione per celebrare la nascita del profeta, una celebrazione nota come Milad-un-Nabi.
Uno o più attentatori suicidi si sono fatti esplodere venerdì in mezzo alla folla in uno degli attacchi più mortali contro i civili avvenuti in Pakistan negli ultimi mesi. Quasi 70 persone sono rimaste ferite, di cui cinque che rimangono in condizioni molto critiche, hanno detto le autorità.
Nessuno ha rivendicato l’attacco a Mastung, distretto della provincia del Belucistan, tuttavia i sospetti stanno ricadendo sull’organizzazione regionale affiliata dell’ISIS, lo Stato Islamico-Khorasan (ISIS-K) che ha rivendicato precedenti attentati mortali in tutto il Pakistan.
L’ISIS-K aveva effettuato un attacco giorni prima nella stessa zona dopo che uno dei suoi comandanti era stato ucciso sul luogo.
Sempre venerdì scorso, un’esplosione ha devastato una moschea situata nei locali di una stazione di polizia a Hangu, un distretto nella provincia nordoccidentale pakistano di Khyber Pakhtunkhwa, uccidendo almeno cinque persone e ferendone sette.
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I funzionari locali hanno dichiarato che due attentatori suicidi si sono avvicinati alla moschea della stazione di polizia. Le guardie hanno sparato e ucciso uno, ma l’altro è riuscito a raggiungere la moschea e a farsi esplodere. L’edificio in mattoni di fango è crollato con circa 40 persone all’interno.
Il presidente Arif Alvi, il primo ministro Anwar-ul-Haq Kakar, ministri, ex parlamentari, capi di partiti politici, gruppi sociali e religiosi e membri della società civile hanno ampiamente condannato i bombardamenti e la perdita di vite preziose.
I membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU hanno inoltre condannato “gli atroci e codardi attacchi terroristici suicidi in Pakistan” e “sottolineato la necessità di ritenere responsabili gli autori, gli organizzatori, i finanziatori e gli sponsor di questi riprovevoli atti di terrorismo e di consegnarli alla giustizia”, secondo una dichiarazione.
Il presidente iraniano Ebrahim Raisi ha affermato che tali attacchi «dimostrano che i terroristi non hanno altro obiettivo se non quello di creare divisione tra i musulmani», secondo una dichiarazione riportata dalla TV di stato.
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa l’ISIS-K aveva rivendicato la responsabilità dell’attentato suicida sempre nella provincia pachistana di Khyber Pakhtunkhwa, un attacco che aveva preso di mira una manifestazione elettorale del partito Jamiat Ulema-e-Islam (JUI).
All’epoca, le autorità pakistane avevano inizialmente sospettto un gruppo talebano scissionista noto come Tehrik-e Taliban Pakistan (TTP), che sarebbe responsabile di due attentati mortali nella capitale provinciale di Peshawar all’inizio di quest’anno. Un’esplosione a gennaio ha ucciso 74 persone all’interno di una moschea. Un altro attentato a febbraio ha preso di mira anche una moschea e ha provocato la morte di oltre 100 agenti di polizia.
Il TTP era anche dietro l’attentato del 2014 che ha ucciso 147 persone, per lo più scolari, in una scuola di Peshawar. Come riportato da Renovatio 21, nove mesi fa i talebani pakistani hanno attaccato le forze di sicurezza di Islamabad causando sei morti.
Un attacco terroristico si è registrato contro una base militare dell’esercito pakistano in una zona montuosa del Sud-Ovest del Paese lo scorso mese.
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Terrorismo
Nuova misteriosa esplosione ad Aleppo: l’ultima di una serie
A massive explosion at an ammo depot in Aleppo, Syria occurred earlier, with the Syrian government saying the explosion was due to an accident. At the time of writing, all reports that the Israelis conducted a strike on the depot are false. pic.twitter.com/QW7wIT61Zu
— OSINTdefender (@sentdefender) September 20, 2026
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Terrorismo
Alleanza di gruppi armati vuole rovesciare il premier dell’Etiopia
Sette gruppi armati etiopi, tra cui ex avversari sul campo, hanno dato vita a un’alleanza per rovesciare il governo del primo ministro Abiy Ahmed e insediare un’amministrazione di transizione.
L’Alleanza delle Forze Popolari Etiopi per la Sopravvivenza, presentata domenica, comprende il Fronte di Liberazione del Popolo del Tigrè (TPLF), il Movimento Nazionale Amhara Fano e l’Esercito di Liberazione Oromo, insieme a quattro formazioni minori.
In una dichiarazione congiunta i gruppi hanno accusato il Partito della Prosperità di Abiy di aver imposto un regime «dittatoriale» e di spingere il Paese dell’Africa orientale verso la disintegrazione. «Noi, le forze popolari che si preoccupano della sopravvivenza del popolo etiope, abbiamo la responsabilità storica di rovesciare questo regime», hanno dichiarato, promettendo un governo di transizione inclusivo incaricato di porre fine a «tutte le guerre» e di organizzare un dialogo nazionale e costituzionale.
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L’alleanza ha invitato le truppe governative e i loro comandanti «a unirsi e a diventare partner nella lotta per salvare il Paese». Ha inoltre chiesto il sostegno delle organizzazioni civiche e della comunità internazionale.
La portavoce di Abiy, Billene Seyoum, ha detto lunedì ll’agenziaa Reuters che i gruppi collaborano da tempo con il sostegno finanziario della vicina Eritrea. Asmara ha più volte smentito le accuse di aiuto a quelle formazioni.
Il governo etiope sostiene che il suo dialogo nazionale serve ad affrontare le divisioni politiche e i conflitti interni.
L’Etiopia ha faticato a trovare una stabilità duratura da quando l’accordo di pace del novembre 2022 ha chiuso la guerra del Tigrè, durata due anni e costata centinaia di migliaia di morti. Fano ha combattuto accanto alle truppe federali contro le forze del Tigrè prima di voltarsi contro il governo nel 2023. L’Esercito di Liberazione Oromo lotta contro le forze federali dal 2018. I nuovi scontri e i presunti attacchi con droni nel Tigrè hanno indebolito ulteriormente l’accordo di pace.
I membri dell’alleanza si sono impegnati a risolvere le loro divergenze «pacificamente». I gruppi Amhara e Tigrè rivendicano in modo opposto il Tigrè occidentale, passato al Tigrè dopo la ridefinizione dei confini regionali all’inizio degli anni Novanta. I nazionalisti Amhara contestano quella ripartizione e le loro forze hanno preso il controllo dell’area durante la guerra del Tigrè.
Lunedì le Nazioni Unite si sono dette «profondamente preoccupate» per il peggioramento della sicurezza in Etiopia, compresa la nascita della nuova coalizione armata e le notizie di insicurezza persistente e attacchi con droni. Il portavoce dell’ONU Stephane Dujarric ha invitato tutte le parti a evitare azioni o parole che possano inasprire ulteriormente le tensioni e a tornare al dialogo, affermando che «l’azione militare non risolverà le divergenze politiche né affronterà le rimostranze di fondo».
Come riportato da Renovatio 21, un anno fa un’operazione delle forze etiopi avevano arrestato diecine di presunti miliziani ISIS.
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Come riportato da Renovatio 21, il caos dilagato in Etiopia potrebbe aver avuto determinati padrini geopolitici stranieri e soggetti internazionali che vi hanno lucrato non poco: tutto va considerato nell’ottica dell’enantiodromia su suolo africano tra il vecchio potere USA e quello rampante della Repubblica Popolare Cinese, più interessata che mai a continuare il recente dominio stabilito sul Continente Nero.
Il contrasto tra il TPLF e lo Stato etiope aveva portato anche a speciose accuse contro l’attuale direttore dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, già ministro della Salute etiope ed ex dirigente del TPLF, che il capo di Stato maggiore generale Berhanu è arrivato ad accusare addirittura di traffico d’armi.
L’Etiopia è altresì interessata da un conflitto strisciante con il vicino Egitto a causa di una diga che Addis Abbeba vuole porre sul Nilo. Secondo alcuni analisti, tale frizione potrebbe sfociare in una vera e propria guerra, la prima che può chiamarsi apertamente come guerra per l’acqua.
Come riportato da Renovatio 21, la guerra civile ha avuto come effetto collaterale la quasi cancellazione del cristianesimo dal Tigrè.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Terrorismo
Israele cancella la fedina penale del soldato che sparò a un palestinese ferito
Israeli president wipes Elor Azaria’s criminal record, filmed executing wounded Palestinian Abdel Fattah al-Sharif as he lay on the ground pic.twitter.com/k7ojopaXde
— Sarah Wilkinson (@swilkinsonbc) September 20, 2026
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