Armi biologiche
Le contraddizioni del Coronavirus. Intervista con il dottor Paolo Gulisano
Renovatio 21 intervista il dottor Paolo Gulisano, medico ed epidemiologo. Il dottor Gulisano è specializzato in Igiene e Medicina Preventiva. Cultore e docente di Storia della Medicina, all’attività di medico affianca da anni un impegno culturale di saggista e scrittore. Ha dedicato libri alla divulgazione della storia della medicina così come alla letteratura britannica e gaelica e alla religione. Renovatio 21 ha idee differenti sull’origine del virus e sul bioterrorismo, ma crediamo che la parola di un esperto vada sempre ascoltata.
Dott. Gulisano, sulla genesi del Coronavirus ci sono diverse ipotesi. Qualcuno, come ad esempio il noto giornalista Paolo Liguori, sostiene che il virus provenga da un laboratorio militare di Wuhan. Pensa che questa tesi possa esser veritiera? Potrebbe trattarsi di un esperimento legato a quelle che alcuni definiscono le nuove armi batteriologiche?
Quando si parla di nuovi virus, spesso nascono ipotesi di prodotti di laboratorio, magari militari – come in questo caso – e di conseguenza il pensiero va a scenari di guerra batteriologica. Se ne legge anche in questi giorni. Innanzitutto va detto che il cosiddetto «bioterrorismo» è una bufala che gira fin dal 2001, dall’attacco alle Torri Gemelle di New York. Da quel momento in poi i media cominciarono a parlare di minacce biologiche, e a diffondere paura. Ricordate l’antrace? Si parlava anche di vaiolo o altri virus. Naturalmente non si è avuto nessun episodio di attacco con mezzi biologici, ma in compenso il business dei mezzi di protezione ai tempi fiorì, così come proliferarono corsi di formazione per medici e infermieri e così via. Quindi comincerei ad escludere questa ipotesi, anche perché un coronavirus che ha una mortalità del 2% anche in una ipotesi fantascientifica non è certo una buona arma biologica. La presenza poi di laboratori militari non è poi così anomala in Cina, dove l’elite medica è proprio rappresentata dalla casta militare. Resta l’ipotesi più plausibile che in questi laboratori si stesse lavorando su materiale virale, magari per la realizzazione di vaccini o di farmaci. In tal caso ci potrebbe essere stata una contaminazione involontaria di un operatore, da cui si sarebbe sviluppato il focolaio epidemico, ma naturalmente non abbiamo che ipotesi in tal senso.
La presenza di laboratori militari non è poi così anomala in Cina, dove l’élite medica è proprio rappresentata dalla casta militare
Parliamo di numeri. La popolazione cinese è regolarmente censita secondo Lei?
Chi può dirlo? La Cina rimane una realtà abbastanza misteriosa. Con buona pace delle grandi imprese che vi fanno a fare lucrosi affari e delle autorità vaticane che hanno avuto l’ardire di definirla «un Paese in cui si realizza la Dottrina Sociale della Chiesa», la Cina è un regime totalitario dove l’informazione è strettamente controllata. Quello che noi sappiamo è quello che ci dicono. Anche i dati che ci trasmettono sono quelli che il Governo cinese autorizza.
E, allora, i numeri che ci arrivano qui riguardo a morti, contagiati e persone in quarantena, pensa siano reali oppure no?
Il regime cinese ha una lunga tradizione di reticenza sui dati sanitari: un significativo precedente è quello della SARS, dove i dati reali dell’epidemia furono a lungo tenuti nascosti e sottostimati. Anche in questo caso dunque potrebbe essere lecito avanzare dei dubbi. Non nella misura, tuttavia, ipotizzata da qualcuno, come il noto virologo Burioni, che ha parlato di diversi zeri da aggiungere alle cifre ufficiali cinesi. La realtà ci dice invece di una epidemia che è stata circoscritta al focolaio iniziale della Provincia di Hubei, un risultato ottenuto con mezzi coercitivi tipici di Stati di Polizia dispotici come il coprifuoco e altre limitazioni delle libertà personali. Misure abituali peraltro in una realtà come la Cina dove i diritti umani, come si può evincere dai rapporti annuali di una organizzazione come Amnesty International, sono ampiamente calpestati.
Il regime cinese ha una lunga tradizione di reticenza sui dati sanitari: un significativo precedente è quello della SARS, dove i dati reali dell’epidemia furono a lungo tenuti nascosti e sottostimati
Possiamo parlare di pandemia?
No. Quantomeno non ancora. Siamo di fronte ad una epidemia che ha colpito- come dicevamo- prevalentemente una Provincia (pur grande territorialmente e per numero di abitanti) di un enorme Stato. La pandemia è definita come un’epidemia generalizzata, che colpisce più Paesi, più continenti. Fuori dalla Cina abbiamo avuto solo casi sporadici, da persone provenienti dalla Cina stessa o da contatti con infetti. L’unica Pandemia circolante è quella da panico indotto dai Media.
Il nostro governo – in particolare il nostro premier – inizialmente ha parlato di «situazione sotto controllo», poi ha dichiarato lo stato di emergenza per sei mesi: non le pare un contro senso?
L’impressione che ha dato Conte è di volere trarre il massimo profitto politico da una situazione allarmante (o meglio allarmata) che è difficilmente interpretabile nei suoi sviluppi. L’accorrere all’Ospedale Spallanzani dove era stato isolato il virus millantando l’eccellenza della Sanità Italiana, affermare che eravamo stati i primi ad ottenere questo isolamento – che non era assolutamente vero – è stata un’operazione di propaganda politica, per dire quanto è bravo questo governo. Poi si sono dovute mettere in atto le misure per impedire l’arrivo giornaliero di persone dalla Cina – che in un’ottica prudenziale devono essere considerate potenzialmente portatrici del virus – e allora sono risultate evidenti le contraddizioni, soprattutto di ordine ideologico rispetto al pensiero politico dei «porti aperti, accoglienza per tutti, inclusione» e così via. Ci si è resi conto che in un mondo globalizzato anche le malattie sono globali, e questo pone problemi e suscita riflessioni.
Ci si è resi conto che in un mondo globalizzato anche le malattie sono globali, e questo pone problemi e suscita riflessioni
È possibile arrestare rientri e partenze da parte della popolazione cinese secondo Lei? E, questa, può essere una soluzione in grado di incidere sulla sicurezza sanitaria?
Le misure atte a creare un cordone sanitario di protezione, come le quarantene, sono atti doverosi suggeriti dalla stessa Organizzazione Mondiale della Salute. È chiaro che se il virus viaggia attraverso i portatori, questi devono essere sottoposti a sorveglianza sanitaria. In assenza di farmaci efficaci, la prevenzione della diffusione dell’infezione resta il modo migliore per controllare l’epidemia. Il problema però è che non ci sono solo voli arerei diretti dalla Cina, e sembra che persone di origine cinese stiano comunque entrando ancora per altre vie o con altri mezzi nel nostro Paese .
Siamo di fronte a palesi contraddizioni: da una parte si agita il fantasma della pandemia, dall’altra si continua a enfatizzare la retorica dei “porti aperti” da una parte un Paese in piena emergenza, dall’altra si allontanano dalle scuole i bambini non vaccinati stigmatizzati come piccoli untori che devono restare in quarantena perenne a casa loro
Quali speranze ripone nel Ministro Speranza?
Che non sprechi risorse pubbliche in sedicenti campagne preventive. Nel 2009 il governo italiano del tempo, guidato da Berlusconi, abboccò come molti altri paesi alla bufala della pandemia da Influenza A/ H1N1, che non si verificò mai. Il governo di allora comprò 10 milioni di dosi di inutili vaccini, che poi vennero eliminati al 90% perché inutilizzati. Fu uno spreco colossale di denaro pubblico che avrebbe potuto essere utilizzato molto meglio.
La solidarietà alla popolazione cinese spazia dalla visita del sindaco di Milano Giuseppe Sala nel quartiere milanese di Chinatown alla garanzia che tutti i bambini cinesi saranno regolarmente fatti entrare negli asili. Tutto bello e giusto, ma come mai la stessa moneta non si usa con i bambini non vaccinati, ovvero soggetti certamente sani?
Anche in questo caso si è trattato di un gesto dimostrativo di propaganda politica, per non venir meno della Sinistra al proprio ruolo di partito dell’accoglienza, dell’inclusione, dell’antirazzismo. Ancora una volta siamo di fronte a palesi contraddizioni: da una parte si agita il fantasma della pandemia, dall’altra si continua a enfatizzare la retorica dei “porti aperti” e si demonizza chi richiede controlli sui flussi migratori; da una parte si cerca di trasmettere un messaggio tranquillizzante sui bambini cinesi appena rientrati da un Paese in piena emergenza, mentre dall’altra si allontanano dalle scuole dell’infanzia i bambini non vaccinati stigmatizzati come piccoli potenziali untori, e che quindi devono restare in quarantena perenne a casa loro.
Nel 2009 il governo italiano del tempo, guidato da Berlusconi, abboccò come molti altri paesi alla bufala della pandemia da Influenza A/ H1N1, che non si verificò mai. Il governo di allora comprò 10 milioni di dosi di inutili vaccini, che poi vennero eliminati al 90% perché inutilizzati.
A proposito di vaccini: possibile che le uniche aziende a volare in borsa siano quelle che hanno promesso di trovare un vaccino contro il Coronavirus in tempi brevi?
Il nuovo Coronavirus era appena stato identificato che già venivano annunciati vaccini prossimi venturi. D’altra parte, pur essendo questi virus studiati da anni, e avendo avuto l’epidemia di SARS nel 2003, in tutti questi anni non si è arrivati a produrre alcun tipo di vaccino per alcun Coronavirus. Difficile quindi affermare che lo si possa fare oggi, magari nel giro di poche settimane. Perché diffondere l’illusione della immediata realizzazione di un vaccino per un virus individuato da un mese, quando sappiamo bene che per preparare un vaccino servono molti anni di studi e ricerche, occorrono test clinici in vitro o in vivo su animale e poi su uomo, e gli studi e i risultati poi vanno attentamente valutati? Eppure c’è chi lo fa, e queste intemerate di ricercatori possono portare su di loro l’attenzione dei media, o meglio ancora lucrosi finanziamenti e financo il rialzo dei titoli di borse di società quotate. Infine, non si comprende perché quella della vaccinazione dovrebbe essere l’unica obbligata soluzione alle malattie infettive. E i farmaci antivirali? E le misure igieniche di isolamento, profilassi, e soprattutto di stili di vita sani? Perché trascurarli?
Come si spiega la richiesta dei medici italiani che invitano a vaccinarsi contro l’influenza per non cadere nella psicosi del Coronavirus? Ha senso?
La ratio di questo suggerimento è di agevolare le diagnosi differenziali: se uno è vaccinato contro l’influenza, la si può escludere (teoricamente) da una ipotesi diagnostica in caso di sintomatologia febbrile e polmonare. Siamo peraltro negli ultimi giorni dell’epidemia influenzale annuale, e le indicazioni erano da parte ministeriale come sempre di vaccinare a novembre e a dicembre. Ci vogliono oltretutto diversi giorni prima che un vaccino faccia effetto, per cui sembra davvero ormai tardi e poco utile vaccinare.
Un’altra contraddizione palese: gli extracomunitari che sbarcano vengono vaccinati (almeno in alcune Regioni) contro Difterite Tetano e Poliomielite. Perchè, se sono tutti sani? Inoltre vengono anche testati per la Tubercolosi, e qui sarebbe interessante che le autorità sanitarie dessero qualche notizia sugli esiti di queste analisi
L’ex ministro Lorenzin, invece, ha affermato che «i virus “viaggiano”, specialmente in aereo, in prima classe, non sulle barche della speranza». Come commenta questa frase (indirizzata peraltro a Salvini), da medico infettivologo quale è Lei?
È una affermazione antiscientifica. I microrganismi veicolati dalle persone viaggiano con loro, qualunque sia il mezzo di trasporto e la condizione sociale. Anche qui una contraddizione palese: gli extracomunitari che sbarcano vengono vaccinati (almeno in alcune Regioni) contro Difterite Tetano e Poliomielite. Perchè, se sono tutti sani? Inoltre vengono anche testati per la Tubercolosi, e qui sarebbe interessante che le autorità sanitarie dessero qualche notizia sugli esiti di queste analisi, anche e soprattutto per essere pronti ad affrontare adeguatamente una malattia non virtuale, ma reale, e di ritorno nel nostro Paese, come la Tubercolosi.
Tornando, per concludere, al lato finanziario, pensa che questa pandemia possa in qualche modo distruggere i mercati cinesi e, quindi, incidere a livello globale in un sistema economico e sociale vittima della più agguerrita globalizzazione?
Sicuramente il Coronavirus ha messo in luce la fragilità del sistema sanitario del regime cinese. Ci sono problemi di affidabilità che potrebbero avere delle conseguenze sulle scelte di molte imprese che hanno investito nel Colosso d’Oriente. Un parametro molto importante. Peccato che non si siano avute – e non si hanno nemmeno ora- altrettante preoccupazioni rispetto alla tutela dei diritti umani sistematicamente calpestati in uno dei più terribili regimi al mondo, un mix micidiale di Comunismo e Turbocapitalismo. Un mix che piace alle aziende occidentali che si recano là in cerca di lucrosi profitti.
Cristiano Lugli
Armi biologiche
Gli attacchi all’antrace hanno spianato la strada ai «farmaci spazzatura e ai vaccini» dell’era COVID
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.
La dottoressa Meryl Nass ha affermato che gli attacchi all’antrace del 2001 hanno innescato cambiamenti legali e normativi che in seguito hanno permesso al governo di attuare la risposta al COVID-19. «Dopo le lettere all’antrace, il Congresso è impazzito legalizzando l’uso di farmaci non autorizzati ed estendendo le tutele legali per questi ultimi», ha dichiarato Nass durante il suo intervento alla conferenza Turning the Tide a Nuova York.
Secondo la dottoressa Meryl Nass, gli attacchi all’antrace successivi all’11 settembre non si limitarono a spaventare gli americani, ma contribuirono a creare il quadro giuridico, normativo e di biosicurezza che in seguito permise al governo di rispondere al COVID-19.
Intervenendo alla conferenza «Turning the Tide: 9/11 25 Years Later» tenutasi la scorsa settimana a Nuova York, Nass ha tracciato un collegamento diretto tra le lettere contenenti antrace del 2001 e la pandemia di coronavirus.
«Vale la pena riflettere sulle somiglianze tra l’ esperienza del COVID e le lettere all’antrace, perché sembra che entrambe siano state azioni interne pianificate dalla stessa cricca per lo stesso scopo», ha affermato Nass.
Nass, medico internista che ha condotto ricerche approfondite sulla guerra biologica e sull’antrace, ha illustrato quelle che a suo avviso sono sorprendenti analogie tra i due eventi.
«Ognuna di queste esercitazioni è stata preceduta da una simulazione inquietante e predefinita», ha affermato, riferendosi all’esercitazione da tavolo Dark Winter del 2001 e all’Evento 201, una simulazione di pandemia, del 2019.
«In entrambi i casi, la colpa è stata attribuita a Paesi che il governo statunitense aveva già preso di mira», ha affermato Nass. Gli attacchi all’antrace sono stati inizialmente attribuiti all’Iraq, mentre la responsabilità del COVID-19 è stata attribuita alla Cina.
«Dopo ognuno di questi eventi, si è innescato un enorme e costoso giro d’affari legato alla biodifesa», ha affermato.
Entrambi gli eventi sono stati inoltre accompagnati da «un’enorme quantità di costruzione di narrazioni false e dal controllo dei media per diffondere tali narrazioni false». E, secondo Nass, nessuno dei due è stato oggetto di un’indagine seria per accertare chi avesse perpetrato l’evento.
Inoltre, entrambe le crisi «hanno portato a una proliferazione dello stato di sorveglianza», ha affermato Nass.
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«Siamo costantemente bombardati da propaganda che alimenta la paura»
Le lettere contenenti antrace iniziarono ad arrivare nelle settimane successive all’11 settembre, quando gli americani erano già in uno stato di tensione. Lettere contenenti spore di antrace furono spedite a organi di stampa e uffici governativi, uccidendo cinque persone e infettandone altre 17.
Nass ha affermato che gli attacchi hanno aperto una nuova strada in ambito di salute pubblica che ha condotto, in ultima analisi, verso «uno stato di sorveglianza, totalitario e tecnocratico».
«Mentre l’isteria successiva all’11 settembre si attenuava, sono comparse le lettere contenenti antrace e siamo stati investiti da una propaganda basata sulla paura 24 ore su 24, 7 giorni su 7», ha affermato Nass.
Ha evidenziato diverse conseguenze seguite alla crisi dell’antrace, tra cui la persistente paura del contagio, i ripetuti timori di pandemie, miliardi di dollari spesi per la biodifesa, una crescente enfasi sui vaccini e una regolamentazione meno rigida dei prodotti medicali.
Lo schema si ripete di continuo, ha affermato. «Quante pandemie create ad arte possono ancora orchestrare?»
Nass ha elencato 11 minacce sanitarie con cui, a suo dire, i principali media «hanno cercato di spaventarci» nei 25 anni successivi all’11 settembre: SARS-1, influenza aviaria H5N1, Zika, influenza suina, tre tipi di Ebola, Marburg, SARS-2, vaiolo delle scimmie e hantavirus.
Ha inoltre sottolineato la crescita vertiginosa della spesa pubblica per la biodifesa.
«Prima delle lettere all’antrace, spendevamo meno di un miliardo di dollari per la biodifesa», ha affermato. «Nel decennio successivo, siamo passati a 6-7 miliardi di dollari all’anno. E poi, nel decennio successivo ancora, siamo arrivati a 10-11 miliardi di dollari all’anno».
Durante l’amministrazione Biden, i funzionari chiedevano quasi 20 miliardi di dollari all’anno per la biodifesa, ha affermato.
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Il Congresso è impazzito… ampliando le tutele legali per le aziende farmaceutiche.
Nass ha affermato che uno dei cambiamenti più significativi è arrivato attraverso le leggi federali che hanno semplificato la distribuzione di prodotti medici durante le emergenze nazionali, proteggendo al contempo i produttori da eventuali responsabilità.
«Dopo le lettere all’antrace, il Congresso è impazzito legalizzando l’uso di farmaci non autorizzati ed estendendo le tutele legali a questi prodotti», ha affermato.
Il BioShield Act del 2004 ha creato il quadro normativo per le autorizzazioni all’uso di emergenza e ha stanziato miliardi di dollari per vaccini e farmaci destinati a pandemie e alla guerra biologica.
Nass ha affermato che un farmaco o un vaccino non autorizzato potrebbero essere utilizzati durante un’emergenza di sicurezza nazionale se i funzionari della sanità pubblica ritenessero «più probabile che non che sarebbero utili».
«Quindi, la soglia per iniziare a utilizzare farmaci e vaccini non autorizzati è davvero bassa», ha affermato.
Il Public Readiness and Emergency Preparedness Act del 2005, o PREP Act, ha previsto tutele legali per determinate contromisure mediche utilizzate durante le emergenze dichiarate.
Secondo Nass, questi cambiamenti sono stati cruciali durante la pandemia di COVID-19 perché hanno creato un sistema per la rapida distribuzione di prodotti medicali, eliminando al contempo i rischi legali per i produttori.
«Il PREP Act… ha legalizzato l’uso di vaccini e farmaci, autorizzati o meno, senza incorrere in responsabilità», ha affermato.
Ha inoltre criticato il 21st Century Cures Act del 2016, che proteggeva i produttori da azioni legali per i vaccini raccomandati alle donne in gravidanza.
«La cosa più orribile è stata eliminare la responsabilità per tutti i vaccini raccomandati durante la gravidanza», ha detto Nass. «Quindi, se succede qualcosa al feto o alla madre incinta, non c’è alcuna responsabilità».
«L’agenda della biosicurezza in realtà non riguarda la protezione del pubblico»
Nass ha affermato che l’espansione della biodifesa successiva all’epidemia di antrace si è infine evoluta in un’agenda globale più ampia per la biosicurezza.
Ha fatto riferimento alla Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI), istituita per accelerare lo sviluppo di vaccini e altre contromisure contro le minacce pandemiche.
L’obiettivo del CEPI di rendere disponibili i vaccini entro 100 giorni rappresentava una svolta radicale rispetto alle tempistiche di sviluppo tradizionali, ha affermato Nass.
«Normalmente ci volevano 10 anni o più prima che un vaccino potesse essere distribuito e reso disponibile all’uso”, ha affermato. “Ma tutto questo sarebbe stato buttato nella spazzatura».
Secondo Nass, per raggiungere tale velocità, i Paesi di tutto il mondo dovrebbero allentare i requisiti normativi e istituire tutele in materia di responsabilità.
«Il CEPI si stava occupando di tutto questo», ha detto. «Cercava di coinvolgere… l’OMS [ Organizzazione Mondiale della Sanità ], che avrebbe poi prodotto le proprie garanzie o licenze per farmaci e vaccini e avrebbe utilizzato standard normativi minimi… E poi avrebbe cercato di imporre questi standard dell’OMS a tutti gli altri Paesi».
Nass ha affermato che lo stesso approccio ha contribuito a creare le condizioni per la risposta al COVID-19, che ha incluso lo sviluppo, l’autorizzazione e la distribuzione di vaccini e altri prodotti medici a una velocità senza precedenti.
Nass ha inoltre contestato il presupposto alla base del sistema di preparazione alle pandemie, ovvero che i governi debbano sviluppare in anticipo prodotti per far fronte a minacce future sconosciute.
«Cosa ci aspetta? Non lo sappiamo», ha detto Nass. «Ma dobbiamo comunque iniziare a produrre, anche se non sappiamo di cosa avremo bisogno».
Sosteneva che i farmaci riproposti per nuove indicazioni avrebbero potuto essere impiegati più rapidamente durante una pandemia respiratoria, ma affermava che i governi e l’OMS li avevano ostacolati perché offrivano minori opportunità finanziarie.
«Non c’è niente da guadagnare da queste cose», ha detto Nass. «E questo mi fa pensare che l’agenda della biosicurezza non riguardi la protezione del pubblico, ma la tutela dell’industria e del governo».
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Il caso dell’antrace ha comportato la «creazione di una narrazione macabra e la sua ripetizione continua»
Nass ha inoltre contestato la versione ufficiale su chi abbia perpetrato gli attacchi all’antrace del 2001.
Nel 2008 l’FBI concluse che il responsabile era il dottor Bruce Ivins. Ivins si suicidò tre giorni prima dell’annuncio dell’FBI, dopo che l’agenzia aveva dichiarato di volerlo perseguire come colpevole e di voler chiedere la pena di morte, secondo quanto riportato da Nass.
Nass, che conosceva Ivins, ha affermato che le prove a suo carico non sono mai state adeguatamente dimostrate. «Il caso è irrisolto, anche se l’FBI vorrebbe farvi credere il contrario».
Nass ha affermato che l’FBI si è concentrata su Ivins nonostante quelle che lei ha definito prove sostanziali che indicavano altri sospetti.
«L’FBI aveva perseguitato pubblicamente [altri sette scienziati] alla ricerca di un capro espiatorio su cui incolpare il caso», ha affermato.
L’Accademia Nazionale delle Scienze concluse in seguito che le prove scientifiche disponibili non permettevano di stabilire l’origine delle spore di antrace contenute nelle lettere spedite. Nass affermò che tale constatazione minava la conclusione dell’FBI.
Nel 2010 Nass pubblicò un post sul suo blog con oltre 20 motivi per cui Ivins non poteva essere responsabile e in cui spiegava «come l’FBI avesse deliberatamente manipolato il caso».
«Creando una narrazione sensazionalistica su Ivins e ripetendola all’infinito, la maggior parte degli americani continua a credere erroneamente che il caso sia stato risolto e che Ivins ne sia il responsabile», ha affermato Nass.
Una strategia simile si è manifestata anche durante la pandemia di COVID-19, quando funzionari e media hanno ripetutamente promosso narrazioni sul virus, le sue origini e la risposta di sanità pubblica più appropriata, secondo Nass.
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L’iniziativa globale per la biosicurezza è «un settore molto, molto redditizio e particolare»
Nass ha affermato di considerare gli attacchi all’antrace come il punto di partenza di un sistema che, in definitiva, ha reso possibile la risposta al COVID-19.
Ha avvertito che l’espansione dei programmi internazionali di biosicurezza potrebbe comportare una maggiore sorveglianza, poteri di emergenza, obblighi vaccinali e un controllo centralizzato sulla salute pubblica.
La portata potenziale è enorme, ha affermato Nass. Ha citato stime secondo cui un’iniziativa di biosicurezza coordinata a livello globale, come il proposto sistema BioHub dell’OMS, potrebbe costare dai 30 ai 40 miliardi di dollari all’anno.
Secondo il sito web dell’OMS, il sistema proposto faciliterebbe la condivisione di materiali biologici con «potenziale epidemico o pandemico».
Ha inoltre descritto la biodifesa come un settore insolitamente redditizio perché i governi stabiliscono quali prodotti sono necessari e proteggono i produttori da eventuali responsabilità.
«Non ci sono standard o regole», ha detto Nass. «Nessuno sa di quali prodotti si ha bisogno, quali vaccini o farmaci, quali test… quante dosi… quanti camici, quante mascherine o guanti».
Nass ha affermato che i produttori si limitano a persuadere i funzionari governativi a finanziare i loro prodotti.
«Ottieni un contratto. Puoi chiedere praticamente quello che vuoi. È quasi certo che ti verrà concessa una protezione legale», ha affermato.
Quel sistema rende la biodifesa «un settore molto, molto redditizio e particolare».
Nass ha esortato il pubblico a resistere ai tentativi di conferire alle organizzazioni internazionali un maggiore controllo sulle emergenze sanitarie, a opporsi alla creazione di banche globali di agenti patogeni e a fare pressione sul Congresso affinché ponga fine alle tutele relative all’uso in situazioni di emergenza e alla responsabilità civile.
«Eliminare queste forme di protezione dalla responsabilità è la cosa più importante che possiamo fare», ha affermato.
I cambiamenti legislativi e normativi successivi agli attacchi all’antrace hanno creato strumenti che sono stati poi utilizzati durante la pandemia di COVID-19. Questi strumenti devono essere smantellati «affinché noi, il popolo, possiamo essere salvati da farmaci e vaccini spazzatura e forse anche da farmaci e vaccini deliberatamente pericolosi», ha affermato Nass.
«E non dobbiamo mai più permettere al governo o all’OMS di controllare le cure mediche che ricevete», ha affermato. «Ci siamo già passati una volta».
Jill Erzen
© 16 settembre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Gli scienziati creano virus con l’Intelligenza Artificiale
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Armi biologiche
Trump vieta la maggior parte, ma non tutte, le «ricerche pericolose di guadagno di funzione»
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.
Martedì l’amministrazione Trump ha varato una direttiva per porre fine alla ricerca ad alto rischio nel settore delle scienze biologiche, che include il divieto di finanziamenti federali per la «ricerca pericolosa di acquisizione di funzione». La ricerca di acquisizione di funzione «potenzialmente» pericolosa sarà consentita previa una revisione più rigorosa rispetto a quanto richiesto in precedenza.
L’amministrazione Trump ha reso pubblico martedì una direttiva che limita la ricerca ad alto rischio nel campo delle scienze biologiche, includendo il divieto di finanziamenti federali per la «ricerca pericolosa di acquisizione di funzione», come annunciato dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS) in un comunicato stampa.
Questa politica fa seguito all’ordine esecutivo del presidente Donald Trump del maggio 2025, che imponeva al governo statunitense di sospendere temporaneamente le ricerche pericolose che prevedono un aumento di funzione . All’epoca, i National Institutes of Health (NIH) e altre agenzie interruppero i progetti di ricerca che potevano rientrare in tale definizione.
La direttiva è stata resa pubblica mentre la Commissione per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi del Senato degli Stati Uniti si preparava a interrogare oggi il dottor Anthony Fauci, ex direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), sul suo possibile ruolo nelle origini del COVID-19.
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La ricerca di tipo «gain-of-function», che aumenta la trasmissibilità o la virulenza dei virus, è spesso utilizzata nello sviluppo dei vaccini. È proprio questo tipo di ricerca, condotta presso l’Istituto di Virologia di Wuhan, in Cina, che ha portato alla teoria secondo cui il virus responsabile del COVID-19 sarebbe stato sviluppato in laboratorio e successivamente fuoriuscito.
La ricerca condotta presso il laboratorio di Wuhan, che ha coinvolto scienziati sia statunitensi che cinesi, è stata parzialmente finanziata dal NIAID sotto la direzione di Fauci.
La nuova politica dell’amministrazione vieta il finanziamento federale di tali ricerche sia a livello nazionale che internazionale e istituisce una revisione indipendente per alcune tipologie di ricerca ad alto rischio nel campo delle scienze biologiche.
Secondo il comunicato stampa, il provvedimento limita anche i finanziamenti federali per la ricerca condotta in paesi e istituzioni che non dispongono di standard adeguati di biosicurezza e biocontenimento.
Secondo il comunicato stampa, la politica consente comunque la «ricerca biomedica critica», compreso lo sviluppo di contromisure mediche, come vaccini, terapie e diagnostica, «nel rispetto di rigorose garanzie di sicurezza».
«Il governo federale ha il dovere di proteggere il popolo americano, non di finanziare ricerche che potrebbero metterlo a rischio», ha dichiarato il Segretario alla Salute degli Stati Uniti Robert F. Kennedy Jr., il cui libro, The Wuhan Cover-up («l’insabbiamento di Wuhan»), includeva prove del fatto che Fauci avesse condotto e finanziato pericolose ricerche di tipo gain-of-function, che hanno portato alla fuga di materiale biologico dal laboratorio contenente il COVID-19.
«Oggi poniamo fine al sostegno federale alla pericolosa ricerca sul guadagno di funzione e sostituiamo la debole supervisione con garanzie chiare e applicabili», ha affermato Kennedy.
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Il nuovo quadro di supervisione si concentra su due tipologie di ricerca.
In un articolo pubblicato sul Wall Street Journal, il direttore del NIH, Jay Bhattacharya, ha affermato che la nuova politica promuove la ricerca nel campo delle scienze biologiche, riducendo al minimo il rischio di un’altra pandemia.
«La nuova politica preserva i benefici della ricerca nel campo delle scienze biologiche, definendo al contempo le aree a maggior rischio, tra cui la prevenzione di perdite accidentali o intenzionali nei laboratori e le sanzioni per le pratiche irresponsabili», ha scritto.
La politica non vieta del tutto la ricerca sul guadagno di funzione e non pone fine alla ricerca sulla salute biologica finanziata a livello federale in altri paesi. Piuttosto, definisce due categorie di ricerca «che presentano il rischio più elevato».
Tra queste rientrano la «ricerca pericolosa con acquisizione di funzione (DGOF)» e la «ricerca internazionale di interesse (IROC)».
DGOF si riferisce alla ricerca che potenzia gli agenti biologici «in modi che li rendono più pericolosi». IROC si riferisce alla ricerca nel campo delle scienze biologiche finanziata a livello federale e condotta in altri Paesi, che, secondo la nuova normativa, deve essere svolta da enti affidabili sotto la supervisione degli Stati Uniti.
La DGOF è vietata, ma la ricerca che potenzialmente potrebbe essere DGOF è consentita previa valutazione da parte di un ente terzo indipendente.
Le attività IROC sono vietate, ma sono consentite le attività IROC che potrebbero ragionevolmente rappresentare una minaccia per la salute e la sicurezza pubblica o per la sicurezza nazionale, previa valutazione della capacità dell’istituto di ricerca di garantire la supervisione.
La normativa prevede che i ricercatori principali debbano valutare se la loro ricerca soddisfa tali definizioni e, in caso affermativo, debbano completare una valutazione del rischio e creare un piano di mitigazione del rischio.
Gli enti di ricerca che propongono o finanziano tali ricerche devono anche valutarne i rischi e garantire un’adeguata supervisione. Saranno tenuti a disporre di una specifica infrastruttura per la valutazione dei rischi e dei benefici. In caso di mancata segnalazione dei rischi, saranno soggetti a sanzioni.
Anche gli enti federali di finanziamento saranno tenuti a esaminare le proposte di ricerca potenzialmente rischiose. Tale ricerca dovrà essere valutata da un comitato di revisione indipendente che condurrà delle analisi, formulerà raccomandazioni di finanziamento e elaborerà un piano di mitigazione dei rischi.
Il direttore dell’Intelligence nazionale e i segretari dell’Agricoltura, degli Affari Esteri e della Sanità supervisioneranno il processo di attuazione. Gli istituti che ricevono finanziamenti federali per le scienze biologiche istituiranno enti di revisione istituzionale per svolgere il lavoro.
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Un decennio di polemiche sulla ricerca rischiosa
La ricerca sul guadagno di funzione è da tempo oggetto di controversie. I sostenitori affermano che tale ricerca permette agli scienziati di ridurre i rischi di pandemie causate da nuovi agenti patogeni, manipolando i virus per comprenderli meglio, valutarne i potenziali pericoli e la trasmissibilità e sviluppare vaccini per proteggersi da essi.
I critici sostengono che i nuovi agenti patogeni possono fuoriuscire dai laboratori e causare emergenze sanitarie pubbliche o pandemie, come la pandemia di COVID-19, e che nessuna misura di controllo o mitigazione può scongiurare tale rischio.
Avvertono inoltre che la ricerca sul guadagno di funzione ha un potenziale di «dual use» («duplice uso»): gli agenti patogeni possono essere utilizzati per la ricerca e lo sviluppo di armi biologiche.
Nel 2011 scoppiò una controversia quando il National Science Advisory Board for Biosecurity bloccò due studi riguardanti virus H5N1 modificati per renderli più trasmissibili, temendo che malintenzionati potessero replicare il lavoro per causare un’epidemia tra gli esseri umani, secondo uno studio pubblicato su The Lancet Infectious Diseases.
Nel 2014, diverse violazioni nei laboratori del governo statunitense, tra cui possibili esposizioni all’antrace per i dipendenti dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), negligenza nella gestione di fiale di vaiolo presso il NIH e la distribuzione accidentale da parte del CDC di virus influenzali manipolati, hanno scatenato proteste tra gli scienziati e portato a cambiamenti nelle politiche.
L’amministrazione Obama ha sospeso gli esperimenti di potenziamento funzionale fino a quando i potenziali benefici e rischi non fossero stati valutati meglio.
La sospensione è stata revocata nel 2017, quando il NIH ha annunciato la ripresa dei finanziamenti per alcune ricerche di tipo «gain-of-function». L’HHS ha pubblicato il «Framework for Guiding Funding Decisions about Proposed Research Involving Enhanced Potential Pandemic Pathogens» (Quadro di riferimento per le decisioni di finanziamento relative a proposte di ricerca che coinvolgono agenti patogeni con potenziale pandemico potenziato ), che ha fornito gli standard per la supervisione di tali ricerche.
La preoccupazione pubblica per la ricerca sul guadagno di funzione è esplosa con l’inizio della pandemia di COVID-19, che molti scienziati e investigatori del governo statunitense ritengono sia iniziata con una fuga di un virus utilizzato per il guadagno di funzione presso l’Istituto di Virologia di Wuhan, finanziato dagli Stati Uniti.
Tuttavia, Fauci e il dottor Francis Collins, allora a capo del NIH, sostenevano che il virus avesse «origini naturali», ovvero che si fosse trasmesso dagli animali all’uomo.
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Documenti ottenuti tramite richieste ai sensi del Freedom of Information Act, insieme ai risultati di un’indagine del Congresso, hanno rivelato che Fauci e altri hanno cospirato per promuovere la teoria delle «origini naturali» e per insabbiare i finanziamenti del governo statunitense a rischiose ricerche sul guadagno di funzione.
La notevole quantità di prove rese pubbliche in seguito, che indicano un’origine in laboratorio, ha portato la commissione del Congresso, insieme all’FBI, al Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, alla Defense Intelligence Agency e alla CIA, a concludere che il virus molto probabilmente è sfuggito da un laboratorio.
Le prove sempre più numerose hanno infine spinto testate giornalistiche di rilievo, tra cui il New York Times, Vanity Fair e ProPublica, a pubblicare inchieste a sostegno di questa teoria.
Nell’udienza odierna con Fauci, il senatore Rand Paul ha dichiarato: «la decisione di finanziare pericolose ricerche sul potenziamento funzionale a Wuhan, in Cina, passerà probabilmente alla storia come una delle peggiori decisioni in materia di salute pubblica». «Francamente, il popolo americano merita delle scuse», ha affermato.
L’amministrazione Trump ha sospeso la ricerca sul guadagno di funzione con il suo ordine esecutivo del maggio 2025 e ha effettuato tagli ai finanziamenti per la ricerca sul guadagno di funzione.
Tuttavia, un’indagine di Paul Thacker ha dimostrato che il Congresso ha continuato a finanziare un programma federale istituito da Fauci per sostenere la ricerca sulle malattie infettive emergenti, nonostante i tagli al programma stesso.
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