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Spirito

Australia, entrata in vigore di una legge contro il segreto confessionale

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La legge si applica all’Australia occidentale, il più grande degli stati australiani. Entrata in vigore il 1° novembre 2022, obbliga i ministri del culto a denunciare tutti i casi di abusi sui minori, compresi quelli per i quali le informazioni sarebbero state ottenute nell’ambito del sacramento della penitenza.

 

Questi cambiamenti fanno parte delle nuove leggi introdotte dal governo di Mark McGowan, attualmente Premier dell’Australia occidentale. Tuttavia, questa legge era stata votata nel 2021.

 

La legge precisa che i sacerdoti saranno ritenuti colpevoli se non avranno segnalato il fatto che l’informazione è stata loro rivelata durante l’amministrazione del Sacramento della Penitenza.

 

L’omissione di tale segnalazione è un reato in questo Stato australiano – come in molti paesi del mondo – punibile con una pena massima di 6.000 dollari.

 

 

Una restrizione crescente

Mons. Timothy Costelloe, arcivescovo di Perth, ha difeso il segreto confessionale come essenziale per la fede cattolica prima di un’inchiesta parlamentare dell’Australia occidentale.

 

Riconoscendo la «storia spaventosa» degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica, l’arcivescovo ha affermato di comprendere perché le persone fossero sconvolte dalla sua insistenza nel mantenere il principio dell’assoluta riservatezza del sacramento come praticato nella Chiesa cattolica.

 

«Ma, ha spiegato, i peccati non si confessano al sacerdote, ma a Dio. (…) Il sacerdote quindi non ha né il diritto né l’autorità di rivelare nulla di ciò che accade in questo incontro intimo con Dio. (…) Rendere illegale il libero esercizio di un aspetto essenziale della fede cattolica mi sembra qualcosa che le moderne società laiche hanno sempre inteso essere al di là dei limiti della loro autorità».

 

Il ministro per la protezione dell’infanzia Simone McGurk ha affermato che il Governo è impegnato ad attuare le raccomandazioni della Royal Commission in Institutional Responses to Child Sexual Abuse, pubblicate nel 2017.

 

Ma i parlamentari hanno deliberatamente ignorato una raccomandazione della commissione legislativa permanente dello Stato, risalente a settembre 2020, che chiedeva di escludere la confessione sacramentale dall’ambito di applicazione della legge sulla denuncia degli abusi commessi sui minori.

 

 

Altri Stati interessati

L’Australia occidentale non è il primo stato australiano a emanare tale legislazione.

 

È il 5° Stato australiano – su sei nel Paese – ad aver lanciato l’offensiva contro il segreto della confessione sacramentale dopo Victoria, Tasmania, South Australia, Australian Capital Territory, e nel settembre 2020 infine lo Stato del Queensland.

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

 

 

Immagine di Emilio Labrador via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

 

 

 

 

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Spirito

Mons. Viganò: ecco la perversione della chiesa sinodale

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Renovatio 21 pubblica questo testo dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò scritto su X. Sua Eccellenza torna sulla questione della gerarchia corrotta e sul caso di Don Milani, che monsignore aveva già trattato in precedenza. Sulla figura di Don Milani, che scriveva di avere pulsioni indicibili, Renovatio 21 ha scritto molto in tutti questi anni in cui, invece che essere svelata ed accusata dalla chiesa e dalla società, è stata, forse neanche tanto misteriosamente, sempre più celebrata ed osannata. Le opinioni degli scritti pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

La chiesa sinodale si riconosce dai «santi» che si sceglie.

 

Nel fine settimana appena trascorso, tra Tonadico, Primiero, Rovereto e Trento, la gerarchia post-bergogliana ha celebrato con solennità il trentesimo anniversario della morte del cardinale Joseph Bernardin, esaltandolo – per voce del suo successore a Chicago, Blase Cupich, e attraverso gli organi ufficiali della Santa Sede – come «esempio attuale per la Chiesa e il mondo».

 

Non è un episodio isolato: è la prosecuzione, in mille maniere, dell’esaltazione sistematica di quei figuri del postconcilio i quali, pervertiti nell’intelletto e corrotti nella volontà e nei costumi, hanno contribuito a demolire la Fede e la morale cattolica. Bernardin fu l’architetto della cosiddetta «etica coerente della vita», quella tunica inconsutile che equipara l’aborto ad altre questioni sociali, fornendo per decenni copertura ai politici sedicenti cattolici che votavano la morte dei nascituri.

 

Bernardin fu intimo di Theodore McCarrick, che alla sua morte lo definì «sacerdote buono e santo» e «caro amico», fu tra i primi a essere avvertito delle lettere che preannunciavano lo scandalo di McCarrick e ne condivise l’ambiente. A queste amicizie si aggiungono le accuse di aggressione sessuale mosse da James Grein, vittima dello stesso McCarrick, relative a un episodio del 1977 sul lago di Ginevra, nonché le testimonianze e i documenti interni che lo indicano coinvolto in pratiche sataniste, con rito di profanazione dell’Eucarestia e abusi rituali.

 

Tutto questo viene omesso o taciuto mentre si propone Bernardin come modello.

 

La stessa logica presiede alla canonizzazione informale di altri personaggi non meno turpi. Si pensi a don Lorenzo Milani, elevato a icona della pedagogia progressista e della disobbedienza selettiva. Le sue lettere – quelle che un certo linguaggio «franco e crudo» non riesce a riscattare – contengono espressioni di una indecente volgarità e di una ambiguità che rivelano la corruzione della volontà e dei costumi: frasi in cui l’«amore» per i ragazzi viene declinato con riferimenti espliciti, mascherate da paradosso o da iperbole.

 

Questo è il sintomo di un intelletto pervertito che la chiesa conciliare e sinodale ha preferito elevare a maestro piuttosto che condannare.

 

La chiesa conciliare e sinodale si riconosce precisamente da questi «santi» che si sceglie: non i martiri e i confessori della Fede, ma i promotori dell’errore, i complici delle reti di abuso, i maestri di una pedagogia che dissolve l’autorità e la purezza. Invece di condannare l’iniquità, la celebra e la istituzionalizza.

 

Quando l’autorità visibile eleva a modello chi ha operato contro il Depositum fidei e contro la legge naturale, essa cessa di trattenere il mistero dell’iniquità e ne diventa il principale veicolo.

 

Non ratifichiamo questa operazione dell’errore. Rimaniamo saldi nella Tradizione che i veri Santi hanno custodito, e che i falsi santi hanno tradito.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

Renovatio 21 offre questa lettera di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

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Immagine: don Lorenzo Milani ritratto da Olivero Toscani, L’Espresso, 1963.

Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

 

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Spirito

La suora nominata da Leone XIV ribadisce che le donne «potrebbero sentire la chiamata al sacerdozio»

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Suor Mary Teresa Barron, NSA, che papa Leone XIV ha recentemente nominato segretaria aggiunta del Dicastero per l’Evangelizzazione, ha nuovamente suggerito che le donne potrebbero essere chiamate ad essere «ordinate» come sacerdoti, contraddicendo l’insegnamento cattolico. Lo riporta LifeSite.   La suora, attualmente superiora generale delle Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli, durante un’intervista rilasciata a EWTN News il 20 ottobre, ha ribadito le precedenti affermazioni errate fatte durante un’assemblea del Sinodo sulla Sinodalità del 2024, secondo cui le donne «possono sentire la chiamata al sacerdozio». Suor Barron ha anche falsamente affermato che alcune sante avrebbero sentito questa «chiamata» al sacerdozio.   «Chi sono io per dire se la porta è aperta o chiusa (alle “donne sacerdotesse”)?» ha detto la suora a EWTN News. «Oggi le donne possono sentire la chiamata al sacerdozio. Anche alcune delle grandi sante hanno sentito quella chiamata. Quindi, per me, la domanda è: come possiamo noi, all’interno della Chiesa, facilitare questo discernimento?»   «Cosa facciamo come Chiesa per accompagnare questo discernimento e capire se, sì, è questa la chiamata dello Spirito a tutta la Chiesa in questo momento?», ha aggiunto. Poi, «nel discernimento, alla fine c’è sempre una scelta. O sì o no». Nella sua lettera apostolica Ordinatio Sacerdotalis del 1994, papa Giovanni Paolo II ha ribadito il perenne insegnamento della Chiesa secondo cui è impossibile per le donne ricevere validamente il sacramento dell’Ordine sacro: «Pertanto, affinché ogni dubbio sia dissipato riguardo a una questione di grande importanza, che riguarda la costituzione divina stessa della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermazione dei fratelli (cfr. Lc 22,32) dichiaro che la Chiesa non ha alcuna autorità di conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne e che questo giudizio deve essere definitivamente accettato da tutti i fedeli della Chiesa».   Durante un’assemblea del Sinodo sulla Sinodalità del 2024 nella Città del Vaticano, suor Barron ha affermato che non dovremmo considerare la questione dell’ordinazione delle donne in termini di possibilità di ordinazione «da un punto di vista teologico o canonico».   «Credo che dobbiamo affrontare la questione soprattutto dal punto di vista dello Spirito. “Lo Spirito sta chiamando le donne?” Perché alcune donne sentono una chiamata al sacerdozio o al diaconato», ha affermato, secondo quanto riportato da EWTN News.   «Credo che uno degli appelli di questo sinodo sia quello di condividere le possibilità che si aprono alle donne per quanto riguarda la governance e i ruoli di leadership all’interno della Chiesa, e ci sono molte buone pratiche in tutto il mondo», ha dichiarato a un giornalista all’epoca. «Ma noi cattolici siamo molto ignari delle possibilità che esistono».   La suora assumerà il suo nuovo incarico di segretaria aggiunta del Dicastero per l’Evangelizzazione il 4 gennaio 2027. In questo ruolo, la Barron sarà presidente delle Pontificie Opere Missionarie.

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Spirito

Hong Kong, confermata in appello la condanna del cardinale Zen

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Il 3 settembre 2026, la Corte d’appello di Hong Kong ha respinto il ricorso presentato dal cardinale Joseph Zen, 94 anni, dall’avvocato ed ex deputata Margaret Ng, dall’ex parlamentare Cyd Ho, dal professor Hui Po-keung e dalla cantante e attivista Denise Ho, in qualità di amministratori del Fondo 612 per il soccorso umanitario. Margaret Ng ha annunciato l’intenzione di ricorrere alla Corte suprema di Hong Kong.

 

Creato nel giugno 2019, il Fondo di soccorso umanitario 612 offriva un sostegno finanziario ai manifestanti arrestati o feriti durante un movimento di protesta contro il progetto di legge sulla possibilità di estradare detenuti da Hong Kong verso la Cina. Iniziate nel giugno 2019, le manifestazioni si sono trasformate in un più ampio movimento pro-democrazia.

 

Nel maggio 2022, il cardinale Zen e gli altri quattro imputati erano stati arrestati per alcune ore per «collusione con forze straniere», reato previsto dalla Legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino a Hong Kong nel 2020. L’eco immediata e internazionale della notizia aveva spinto le autorità di Hong Kong a rilasciarli rapidamente e ad abbandonare questa accusa. Ma i cinque imputati erano stati processati nel novembre 2022 davanti al tribunale di West Kowloon per non aver registrato il fondo come associazione ai sensi dell’Ordinanza sulle società, la legge che disciplina le organizzazioni e le associazioni della città. Ciascuno era stato condannato a una multa di circa 4.000 dollari di Hong Kong (meno di 500 euro).

L’Ordinanza sulle società stabilisce che una società deve essere registrata, o deve chiedere un’esenzione, entro un mese dalla sua creazione. Il procedimento contro i fiduciari del Fondo 612 rappresenta la prima incriminazione per questo tipo di infrazione a Hong Kong. Dopo la condanna in primo grado, il cardinale Zen e gli altri quattro imputati avevano presentato appello, contestando l’errata connotazione della natura giuridica del Fondo.

 

In virtù della stessa Legge sulla sicurezza nazionale, anche il magnate dei media Jimmy Lai, tra le voci più critiche nei confronti della Cina a Hong Kong, è stato condannato il 9 febbraio 2026 a 20 anni di carcere. L’attivista cattolico di cittadinanza britannica, di 78 anni, si trova in prigione dal 18 dicembre 2020, tenuto in isolamento. Entrando nell’aula per la lettura della sentenza, ha rivolto un sorriso e un saluto alla moglie Teresa e, accanto a lei, al vescovo emerito di Hong Kong, il cardinale Joseph Zen.

 

Interrogato da AsiaNews, padre Franco Mella, delle Missioni estere italiane, ha sottolineato lo scarso sostegno pubblico offerto da Roma a Jimmy Lai e non ha nascosto la propria perplessità.

 

In effetti, il Vaticano non si è espresso su questo verdetto quanto mai ingiusto e severo, ma «la gente di Hong Kong è con lui», ha sottolineato padre Mella. – Oltre al magnate cattolico e cittadino britannico, altri otto imputati sono stati condannati, tra cui sei ex dirigenti di Apple Daily.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Immagine di Jindřich Nosek (NoJin) via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine modificata

 

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