Pensiero
Storia di rune e cani che abbaiano
Ai cortesi e umani lettori agostani porgiamo un’amena storiella, o se si preferisce un apologo.
Un vecchio cane stava di guardia a un vecchio cascinale di campagna. La maggior parte del tempo stava a dormire nella polvere.
Spesso sognava di inseguire lepri e selvaggine di vario tipo, e allora si agitava tutto con piccoli scatti inutili, il muso diventava feroce e batteva i denti gialli per azzannare una preda inesistente.
Al risveglio, si grattava un po’ e gironzolava a coda bassa, slanciandosi in brevi corse, poiché aveva il fiato corto, contro qualche passero che subito volava via per posarsi più in là.
La sua vera e unica passione era abbaiare alla gente.
Nella parte davanti costeggiava l’edificio un sentiero sterrato, usato come scorciatoia. Al passaggio della gente il cane correva al cancello con grandi latrati, quasi fosse il doppio più grosso e animoso.
Sulle prime i passanti si spaventavano, poi ridevano e qualcuno gli tirava una sassata, facendolo scappare guaendo e ringhiando. Nessuno in verità si sognava di entrare nella proprietà, non per paura del cane, ma perché l’edificio era cadente e abbandonato, e dava un senso di tristezza.
Un giorni il proprietario mandò un muratore per aggiustare una parte del muro di cinta che stava per rovinare. Ogni volta che lo vedeva al cancello il cane faceva la scena di gettarglisi incontro veementemente, come volesse sbranarlo. Dopo qualche tempo il muratore, che amava gli animali e ne conosceva il linguaggio, si sedette sui talloni e lo interrogò attraverso le sbarre:
«Perché fai così? E’ una settimana che vengo qui ogni giorno, ormai mi conosci. Lo sai che mi ha mandato il tuo padrone per riparare quel muro. In più hai già visto che lavoro di fuori e che non mi interessa entrare nel cancello. Non ti tratto male e neppure ti lancio delle pietre. Non hai niente da temere da me. Eppure mi abbai contro oggi come il primo giorno».
«La proprietà privata non si tocca» rispose il cane. «Che ci sia chi voglia entrare è intollerabile. Il gesto poi è ancora più condannabile perché questo cascinale è un bene storico. È già accaduto in passato, e non deve accadere più. Se qualcuno anche solo accenna a passare la soglia bisogna levare alta la voce. Che tu sia un amico non è un buon motivo per far passare le provocazioni» aggiunse il cane.
«Mai cedere, mai credere di essere al sicuro. E in fondo, a dirtela chiara, più abbaio e più mi sento bene e importante, e più la scodella mi si riempie. Perciò, sappi che anche domani, quando mi passerai davanti con il tuo secchio e i tuoi arnesi, latrerò, ululerò e ringhierò furiosamente, come se non ti avessi mai visto prima.
«Come ti chiami, bel cagnone?»
«Pavlov».
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Piaciuta la favola? Sentite quest’altra.
A Pisa, il 17 agosto, sul muro di una scuola primaria, appaiono delle scritte inneggianti al fascio, e dei simboli chiaramente runici.
Un’ondata di sdegno pervade le istituzioni.
Il vicepresidente del Consiglio regionale toscano, PD, scatta: «Pisa è una città insignita della Medaglia di bronzo al valor militare per la Resistenza e non può esserci spazio per simboli e richiami a ideologie fasciste e naziste. Episodi come questo vanno condannati da tutti con fermezza e senza ambiguità».
Queste scritte sono, incalza, «un gesto gravissimo e intollerabile, ancora più odioso perché colpisce una scuola, luogo di educazione, libertà e democrazia».
Inoltre, «Fa impressione che siano apparse oggi, giorno in cui ricorre il ritrovamento del corpo di Giacomo Matteotti». Senza dimenticare la ricorrenza appena celebrata dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema.
Da palazzo Madama gli fa subito eco una senatrice, sempre progressista: «Dopo l’imbrattamento della lapide dedicata a Franco Serantini e altri luoghi continuano ad apparire scritte e riferimenti nostalgici».
Poi si scopre che la scuola primaria è in ristrutturazione e che le scritte le hanno lasciate gli operai come indicazioni. La scritta «Sì fascia» non auspicava il ritorno del Duce, ma il luogo dove applicare il cappotto termico. Le terribili celtiche non erano altro che frecce tracciate alla buona.
Ci si poteva arrivare, si dirà.
Già, forse. Ma intanto nel prendere atto del granchio il PD, se si può dire, si chiude a riccio.
L’eccesso di zelo è stato causato dalla proliferazione dei rigurgiti fascisti. «Possiamo anche sorridere dell’equivoco, ma non liquidare con battute il clima nel quale è maturato. Riconoscere un errore non significa abbassare la guardia: Pisa ha bisogno di attenzione e di una condanna netta di ogni intimidazione fascista».
La storiella finisce qui. De te fabula narratur, dice Orazio, e sinceramente non sapremmo che altro aggiungere.
Massimo Zanetti
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Immigrazione
Catastrofe immigrata a Vicenza. L’anarco-tirannia maranza espugna un’altra città
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🚨 Vicenza, circa mille giovanissimi, quasi tutti di origine straniera, richiamati su TikTok dall’influencer “Ilvucumpra” per una “Aura Battle”. Il raduno finisce nel caos, con danni a Campo Marzo.
Chi sbaglia deve rispondere. Anche le famiglie vanno responsabilizzate. pic.twitter.com/0d8UwRpqpV — Lara Magoni (@LaraMagoni) October 4, 2026
Balordi, sono solo dei balordi! A Vicenza caos, danneggiamenti, violenze e molestie.
Oltre alle leggi anti-maranza già in funzione, che hanno già portato ad arresti ed espulsioni, farò personalmente tutte le denunce necessarie perché i responsabili dei disordini di ieri vengano… pic.twitter.com/wKwOTdDtmB — Matteo Salvini (@matteosalvinimi) October 4, 2026
Balordi, sono solo dei balordi! A Vicenza caos, danneggiamenti, violenze e molestie.
Oltre alle leggi anti-maranza già in funzione, che hanno già portato ad arresti ed espulsioni, farò personalmente tutte le denunce necessarie perché i responsabili dei disordini di ieri vengano… pic.twitter.com/wKwOTdDtmB — Matteo Salvini (@matteosalvinimi) October 4, 2026
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Peschiera del Garda de los pueblos más bonitos del Lago de Garda, uno de los más fáciles de visitar porque está muy bien comunicado con Milán y Verona. #italia #inseguridadciudadana Igual se han dado cuenta que no todas las culturas son respetables?. Y que pasan de integrarse ? pic.twitter.com/MqEwiHlMQe
— Politeia (@Politeia_ESP) June 9, 2022
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Nel 2005, nell’articolo Synthesizing Tyranny, Francis ribadiva: «Ciò che abbiamo oggi in questo paese, dunque, è sia anarchia (l’incapacità dello Stato di far rispettare le leggi) sia, allo stesso tempo, tirannia: l’applicazione delle leggi da parte dello Stato a fini oppressivi; la criminalizzazione dei cittadini onesti e innocenti attraverso una tassazione esorbitante, una regolamentazione burocratica, l’invasione della privacy e la manipolazione delle istituzioni sociali, come la famiglia e le scuole locali; l’imposizione del controllo del pensiero attraverso “corsi di sensibilizzazione” e programmi di studio multiculturali, leggi sui “crimini d’odio”, leggi sul controllo delle armi che puniscono o disarmano cittadini altrimenti rispettosi della legge, ma non hanno alcun impatto sui criminali violenti che si procurano armi illegalmente, e un vasto labirinto di altre misure. In una parola, anarchia-tirannia».
La questione è, come sempre, che se il sistema produce l’anarco-tirannia, allora significa che quello è lo scopo: secondo la celebre definizione, il punto di ogni sistema è ciò che fa. Secondo Francis, «lo Stato non “omette” di far rispettare le altre leggi; non ha alcuna intenzione di farle rispettare né alcun desiderio di farlo. L’anarchia-tirannia è del tutto deliberata, una trasformazione calcolata della funzione dello Stato, da uno Stato impegnato a proteggere i cittadini rispettosi della legge a uno Stato che tratta il cittadino rispettoso della legge come, nella migliore delle ipotesi, una patologia sociale e, nella peggiore, un nemico».Sostieni Renovatio 21
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Pensiero
I punti chiave del discorso di Putin a Valdai
Giovedì, al forum internazionale del Valdai Discussion Club alle porte di Mosca, il presidente russo Vladimir Putin ha tenuto il discorso annuale e ha risposto alle domande del pubblico. Nella sessione, durata oltre tre ore, ha toccato le tensioni con l’Occidente, il conflitto in Ucraina e l’Intelligenza Artificiale.
Renovatio 21 ha pubblicato ieri il discorso integrale. Qui riporteremo la sintesi che ne ha dato la stampa russa.
Il mondo, ha detto Putin, è a un passaggio decisivo, segnato da trasformazioni profonde nella politica globale, nell’economia e nella demografia, e dallo sviluppo rapido della tecnologia, compresa l’intelligenza artificiale. «Siamo fiduciosi che, a lungo termine, allontanandoci dall’egemonia occidentale, la situazione globale cambierà gradualmente in meglio, orientandosi verso un ordine internazionale multipolare più stabile, democratico e libero», ha affermato.
Secondo Putin, i cambiamenti tecnologici e sociali alimentano incertezza e tensioni internazionali crescenti. I governi potrebbero cercare di tenere ferma la stabilità interna «esportando l’instabilità» all’estero, mentre le nuove opportunità «alimentano le ambizioni» e spingono i Paesi a correre rischi maggiori. Di conseguenza, «la continuazione dei conflitti internazionali è, purtroppo, altamente probabile», ha detto.
La diffusione dell’Intelligenza Artificiale potrebbe portare a un «totalitarismo digitale», modellando gli individui e privandoli della propria individualità tramite algoritmi configurati da altri, ha avvertito. «Un simile totalitarismo digitale sarebbe un vicolo cieco altrettanto desolante e disumano quanto le società totalitarie del passato che conosciamo così bene», ha affermato.
Paesi e comunità, a suo dire, devono unire le forze per trovare soluzioni ampiamente accettabili alle sfide dell’Intelligenza Artificiale e di altre tecnologie capaci di influire su comportamento, identità e pensiero. Pur riconoscendone l’utilità come strumento, ha sottolineato che ogni decisione politica definitiva deve restare nelle mani dell’uomo.
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Le tensioni attuali tra Russia e Occidente risalgono, secondo Putin, alla caduta dell’Unione Sovietica, quando alcuni leader occidentali cercarono di indebolire ulteriormente la Russia anziché accoglierla nel sistema di sicurezza europeo. «Nonostante i molti anni – e voglio sottolinearlo, molti anni – di tentativi da parte della nuova Russia di entrare a far parte della cosiddetta civiltà occidentale, in pratica hanno fatto tutto il possibile per isolare e disgregare ulteriormente la Federazione Russa stessa», ha detto. «Ancora oggi, in vari eventi e incontri, ripetono: “Dobbiamo finire di smantellare l’impero'”», ha aggiunto.
Il presidente russo ha richiamato l’espansione a est della NATO, che a suo avviso violava le garanzie date a Mosca, e ha sostenuto che i politici europei usano una retorica di escalation verso Mosca per distogliere l’attenzione dai problemi politici ed economici interni.
Il presidente ha ribadito che la Russia risponderebbe a qualsiasi attacco potenziale alla regione di Kaliningrad, exclave sul Baltico tra Polonia e Lituania, membri della NATO. Ogni assalto al territorio russo verrebbe «inevitabilmente» considerato un motivo valido per usare tutto l’arsenale a disposizione di Mosca. Si riferiva a dichiarazioni recenti di funzionari occidentali, tra cui il ministro degli Esteri lituano Kestutis Budrys e quello polacco Radoslaw Sikorski, secondo cui la NATO dovrebbe prepararsi a un possibile conflitto che coinvolga Kaliningrad.
Putin ha avvertito che una guerra convenzionale potrebbe degenerare in un conflitto nucleare. «Oggi, quando le principali potenze mondiali possiedono armi capaci di distruggere ogni forma di vita o, quantomeno, di portare la Terra a uno stato catastrofico, possiamo essere certi che queste armi non verranno mai utilizzate? Certamente no», ha affermato.
Ha paragonato il rischio della persistenza delle armi nucleari alla «pistola di Čechov», il principio drammatico attribuito ad Anton Čechov secondo cui una pistola introdotta all’inizio di una storia deve prima o poi sparare. «Tutti conosciamo il famoso detto: se all’inizio di una commedia c’è una pistola appesa al muro, prima o poi prima o poi sparerà», ha detto. «Dobbiamo tenerlo a mente e impedire che accada». «Se vogliamo vivere – e tutti vogliono vivere – allora, come ho detto una volta in un discorso pubblico, viviamo in pace. Lavoriamo insieme per trovare il modo di far sì che ciò accada», ha affermato.
Sul conflitto in Ucraina, che a febbraio entrerà nel quinto anno, Putin ha detto che riguarda la sicurezza della Russia e non ambizioni territoriali, ribadendo la richiesta di Mosca che Kiev abbandoni i piani di adesione alla NATO in favore di una neutralità permanente. La Russia è pronta a chiudere il conflitto, ha aggiunto, ma solo a condizioni accettabili per Mosca.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Pensiero
Guerra, Eurasia, fine dell’egemonia occidentale e totalitarismo dell’AI: il discorso di Putin a Valdai 2026
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