Politica
Muore a 82 anni il primo presidente bianco dello Zambia
Guy Scott, ex presidente ad interim dello Zambia e primo capo di Stato bianco nell’Africa subsahariana dalla fine dell’apartheid, è scomparso all’età di 82 anni, secondo quanto reso noto dal governo.
Scott è deceduto mercoledì a causa di una malattia nella sua fattoria a Lusaka, capitale del Paese africano, secondo una dichiarazione firmata dal Segretario di Gabinetto Patrick Kangwa.
Il presidente zambiano Hakainde Hichilema ha concesso a Scott i funerali di stato «in riconoscimento del suo illustre contributo professionale e politico alla nazione», ha riferito Kangwa, precisando che i dettagli relativi alla sepoltura saranno comunicati in seguito.
In una dichiarazione separata, Hichilema ha descritto Scott come un «vero patriota zambiano» che ha dedicato molti anni al servizio pubblico, sottolineando che l’ex leader ha guidato lo Zambia attraverso una difficile transizione «con mano ferma e impegno per l’ordine costituzionale» dopo la morte del presidente Michael Sata.
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Scott aveva ricoperto la carica di vicepresidente sotto Sata dal 2011 fino alla scomparsa del leader, avvenuta nell’ottobre del 2014. Aveva assunto la presidenza in base alle norme di successione costituzionale dello Zambia e aveva ricoperto la carica di capo di Stato ad interim per circa tre mesi, fino all’insediamento di Edgar Lungu in seguito a elezioni speciali nel gennaio 2015. Lungu è morto in Sudafrica nel giugno 2025, ma non ha ancora ricevuto sepoltura a causa di una disputa tra la sua famiglia e il governo zambiano riguardo alle disposizioni per il suo funerale.
La nomina di Scott lo aveva reso il primo capo di Stato bianco in Africa dai tempi di Frederik de Klerk, l’ultimo leader sudafricano sotto l’apartheid, che aveva lasciato l’incarico dopo le prime elezioni multirazziali del Paese, le quali avevano portato Nelson Mandela al potere nel 1994.
Nato in quella che si chiamava Rhodesia settentrionale da genitori scozzesi e inglesi, era stato anche il primo leader bianco del paese dall’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1964. Non aveva potuto candidarsi alle elezioni del 2015 perché la costituzione zambiana dell’epoca impediva ai candidati i cui genitori non fossero zambiani per nascita o discendenza di concorrere alla presidenza.
La sua breve presidenza era stata caratterizzata da una lotta di potere all’interno del Fronte Patriottico al governo. Scott aveva destituito Lungu dalla carica di segretario generale del partito nel novembre 2014, ma aveva revocato la decisione il giorno successivo, dopo che la mossa aveva provocato proteste e scontri a Lusaka.
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Economista laureato a Cambridge, Scott era entrato in parlamento nel 1991 e in seguito aveva ricoperto la carica di ministro dell’agricoltura, ottenendo riconoscimenti per aver contribuito a gestire una grave siccità regionale e la conseguente carenza di cibo. Successivamente aveva rotto con il Fronte Patriottico e aveva sostenuto il Partito Unito per lo Sviluppo Nazionale, guidato dall’attuale presidente Hakainde Hichilema.
Lo Zambia passa per essere uno dei più tranquilli Paesi post-coloniali del Continente negro.
Il Paese una volta decolonizzato adottò immediatamente una politica di pacificazione sociale interrazziale e il presidente Kenneth Kaunda ((1924-2021, detto KK, riverito dalla popolazione di tutte le etnie) proclamò il rifiuto di qualsiasi governo di stampo razzista, bianco o nero che fosse. Le varie comunità di «neri» e «bianchi» furono così coinvolte in modo costruttivo nell’organizzazione del nuovo Stato.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Politica
L’Islanda vota contro la ripresa dei negoziati di adesione all’UE
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Politica
Re Aroldo di Norvegia muore a 89 anni
Il palazzo reale ha comunicato venerdì la scomparsa di Aroldo V, re di Norvegia, all’età di 89 anni. Il sovrano, sul trono dal 1991, si è spento serenamente in un ospedale di Oslo, secondo quanto reso noto dalla corte.
Al suo posto salirà l’unico figlio, Acone VIII, 53 anni; la moglie Mette-Marit diventerà la nuova regina di Norvegia.
Il passaggio di corona arriva dopo anni in cui la famiglia reale è stata segnata da diversi scandali. Mette-Marit è finita al centro delle polemiche per i suoi contatti passati con il criminale sessuale Jeffrey Epstein dopo che documenti pubblicati negli Stati Uniti a gennaio 2026 hanno rivelato una corrispondenza con il misterioso pedomiliardario tra il 2011 e il 2014, ben dopo la sua condanna per reati sessuali, con quasi mille menzioni della principessa nei documenti, inclusi scambi definiti «intimi».
La vicenda ha suscitato aspre critiche, al punto che il primo ministro norvegese Jonas Gahr Store ha accusato pubblicamente la principessa di scarso giudizio. Mette-Marit si è scusata parlando di «profondo rammarico». Come riportato da Renovatio 21, negli Epstein files è emerso anche il nome dell’ex premier di Oslo Thorbjørn Jagland, il cui rammarico lo avrebbe portato a tentare il suicidio. L’ex ministro degli esteri norvegese Borge Brende pure è stato trovato nei documenti epsteinici, ed ha dovuto dimettersi dal ruolo di CEO del World Economic Forum di Davos.
Ancora più problematica è la vicenda il figlio avuto da una precedente relazione con un uomo condannato per reati di droga e abusi, Marius Borg Hoiby, è stato condannato per violenza sessuale, violenza domestica e altri reati minori, dopo una condanna in primo grado a giugno per due casi di stupro.
Anche la figlia maggiore di Aroldo, la principessa Martha Louise, è stata oggetto di critiche dopo aver lasciato gli incarichi ufficiali per occuparsi di medicine alternative e aver sposato Durek Verrett, un americano negro che si è autodefinito «sciamano delle celebrità».
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Aroldo (ma si può tradurre anche «Araldo»), era stato ricoverato il 17 agosto per una malattia del sangue. Durante le cure le condizioni sono peggiorate e giovedì il palazzo le ha definite «estremamente gravi».
Secondo la stampa locale, i membri della famiglia reale hanno cancellato gli impegni pubblici e si sono raccolti al capezzale del re nei suoi ultimi giorni, mentre i cittadini deponevano fiori davanti al palazzo.
Nonostante le polemiche che hanno riguardato i suoi familiari, Aroldo è rimasto una figura amata in Norvegia e gli è stato riconosciuto il ruolo avuto nella modernizzazione della monarchia, anche grazie al matrimonio con una donna di origini non nobili e a una maggiore trasparenza sulle spese della casa reale.
La monarchia norvegese affonda le radici nell’epoca vichinga, quando Aroldo I Bellachioma unificò il paese nell’872, dando avvio alla prima dinastia. Per secoli i re norvegesi governarono un regno indipendente, ma nel 1380 la Norvegia entrò in unione con la Danimarca, perdendo di fatto la propria corona autonoma per oltre quattro secoli.
Nel 1814, dopo le guerre napoleoniche, la Norvegia passò sotto la Svezia, pur ottenendo una propria Costituzione (17 maggio 1814, ancora oggi festa nazionale). L’unione con la Svezia durò fino al 1905, quando un referendum sancì la piena indipendenza norvegese. Il Paese scelse allora la forma monarchica invece che repubblicana, chiamando sul trono il principe danese Carlo, che prese il nome di Acone VII.
Da allora si sono succeduti Olavo V (1957-1991) e Aroldo V (1991-2026), appena scomparso. La monarchia norvegese è oggi costituzionale e parlamentare: il sovrano ha funzioni prevalentemente rappresentative e simboliche, mentre il potere esecutivo spetta al governo.
Va notato che nel 2012 una modifica costituzionale ha posto fine al ruolo del re come capo della Chiesa di Norvegia.
Ora ascende al trono di Norvegia il principe Acone, con la moglie problematica, già al centro di un incidente diplomatico quando tentò di esfiltrare dall’India una bambina prodotta da una surrogata locale per dei suoi amici collaboratori omosessuali.
Il matrimonio di Haakon con Mette-Marit nel 2001 fu contestato soprattutto negli ambienti della Chiesa luterana norvegese, poiché lei non era nobile, era separata e aveva già un figlio piccolo.
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Immagine di Sámediggi Sametinget via Wikimedia pubblicata su licenza; immagine tagliata
Politica
Parlamentare israeliano distrugge un monumento palestinese sotto scorta delle Forze di Difesa Israeliane
🔴 ‘MK Zvi Sukkot is not the sovereign in the territories,’ FM Sa’ar tacitly condemns far-right MK over Palestinian memorial demolition https://t.co/S6ne6FYq7Z pic.twitter.com/DWvaNeSXb0
— i24NEWS English (@i24NEWS_EN) August 25, 2026
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