Spirito
Gli scismatici buoni e quelli cattivi
Roma condanna la Fraternità Sacerdotale San Pio X in nome dello scisma, mentre allo stesso tempo alimenta scismi ben reali. Possiamo ancora parlare di coerenza?
Si può avere una mente logica eppure sbagliarsi. Ma il contrario non è possibile: affermazioni contraddittorie non possono essere entrambe vere allo stesso tempo. È così che alcuni cercano di ribaltare la situazione a danno della Fraternità Sacerdotale San Pio X, tentando di dimostrare l’incoerenza di una posizione che giura obbedienza al papa e al tempo stesso gli disobbedisce apertamente. Non si tratta qui di riesaminare la debolezza di tale obiezione, che trascura il fatto che l’autorità può essere fallace.
L’obiettivo qui non è quello di riesaminare la coerenza della posizione della Fraternità Sacerdotale San Pio X, ampiamente dimostrata altrove, ma di esaminare quella di Roma stessa. Senza per un istante ammettere che la Fraternità San Pio X sia scismatica, esaminiamo se Roma sia coerente nel trattarla come tale, dato il suo atteggiamento nei confronti di gruppi effettivamente scismatici.
1) Roma ha riconosciuto le consacrazioni episcopali con giurisdizione compiute in uno spirito chiaramente scismatico dal Partito Comunista Cinese e continua a riconoscere i vescovi nominati da un governo ufficialmente ateo e dottrinalmente materialista che cerca di controllare e sovvertire la dottrina cattolica per fini ideologici. Eppure, Roma si rifiuta di riconoscere le consacrazioni episcopali senza giurisdizione compiute senza intenti scismatici dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X per il bene delle anime. Lo scisma rivendicato è tollerato; lo scisma esplicitamente respinto è condannato.
2) Le scomuniche del 1054 contro i cosiddetti scismatici «ortodossi» – anch’essi eretici su diversi punti (1) – furono revocate e «condannati all’oblio» da Paolo VI nel 1965 (2). Da allora, gli ortodossi hanno consacrato centinaia di vescovi con giurisdizione, senza mandato papale, senza il minimo riguardo per Roma e contro la volontà del Papa (3), senza che il Vaticano imponesse loro alcuna condanna. Eppure la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) ha visto revocate le sue scomuniche nel 2009 (4), solo per vederle ripristinate pochi anni dopo per consacrazioni effettuate senza giurisdizione, in stato di necessità e con il sincero desiderio di ottenere la comprensione di Roma.
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3) Il nuovo Codice di Diritto Canonico del 1983, al canone 844 §2, consente ai cattolici – in contrasto con la disciplina tradizionale – di confessarsi a un sacerdote scismatico in determinate circostanze e, incidentalmente, riconosce la validità usuale del sacramento della penitenza per alcuni scismatici (5) . Eppure il decreto del 2 luglio nega questa validità ai sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Con quale logica peculiare la confessione sarebbe valida per gli scismatici orientali ma invalida in una Fraternità Sacerdotale San Pio X considerata scismatica?
4) Il canone 1117 dello stesso Codice esenta coloro che sono nati all’interno dello scisma dall’obbligo di osservare la «forma canonica» del matrimonio. In altre parole, i matrimoni tra scismatici sono considerati validi secondo il diritto canonico. Tuttavia, la nota del 2 luglio dichiara invalidi i matrimoni all’interno della FSSPX, ma allo stesso tempo considera la FSSPX scismatica dal 1988, a rischio di una completa contraddizione. (6)
5) Il cardinale Ratzinger disse degli scismatici orientali che «Roma non dovrebbe chiedere all’Oriente, riguardo alla dottrina del primato, più di quanto sia stato formulato e vissuto durante il primo millennio» (7). Al contrario, la nota del Dicastero per la Dottrina della Fede richiede ai membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X di riconoscere che il Concilio Vaticano II costituisce un autentico magistero al quale si deve aderire. I primi sono tenuti a riconoscere il primo millennio; la Fraternità Sacerdotale San Pio X, gli ultimi cinquanta.
6) A seguito del Concilio di Giovanni Paolo II, Roma riconosce ora gli scismatici orientali come «Chiese sorelle», e documenti romani ufficialmente approvati hanno affermato – in aperta sfida al dogma proclamato da Bonifacio VIII – che il primato papale non è un elemento necessario per la salvezza (8) e che la conversione degli scismatici orientali non dovrebbe più essere ricercata (9). Eppure, il 2 luglio, la DDF ha dichiarato, in un registro di proclami che si credeva scomparso senza lasciare traccia dopo il Concilio Vaticano II, che «tutti i fedeli sono esortati a rimanere saldi nella comunione con il Romano Pontefice». Questa dichiarazione era indirizzata alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, che tuttavia riafferma il primato papale contro un collegialismo che mina l’autorità papale. Ciò che non è più rilevante per i veri scismatici che non riconoscono questo primato diventa un’affermazione teatrale di fronte a coloro che già lo riconoscono.
7) Il Papa ha steso il tappeto rosso per accogliere Sarah Mullaly, l’«Arcivescova» di Canterbury, con tutti gli onori dovuti a un arcivescovo, nonostante la dottrina cattolica non riconosca la validità delle consacrazioni anglicane né l’ordinazione delle donne e, inoltre, sostenga posizioni sull’omosessualità, sui diritti LGBT e sull’aborto che sono gravemente contrarie alla morale tradizionale. Eppure, Roma non si affretta a rispondere alle lettere del Superiore Generale di una congregazione interamente cattolica e si rifiuta ostinatamente di ascoltare le sue ripetute richieste di udienza con il Papa.
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8) Il 26 marzo, Roma ha promosso il vescovo Heiner Wilmer dalla sede di Hildesheim a quella di Münster, tre volte più grande. Eppure, questo vescovo appoggia apertamente il Cammino sinodale tedesco, le cui richieste conducono sempre più allo scisma, se non addirittura all’eresia: l’ordinazione delle donne, la messa in discussione della morale sessuale e la benedizione delle coppie omosessuali. Roma, quindi, premia un vescovo che appoggia questa deriva scismatica, mentre nega le sedi episcopali a coloro che si sforzano di preservare intatta la fede cattolica.
9) Il 5 marzo 2023, il cardinale Fernandez, allora arcivescovo di La Plata, pronunciò un’omelia in cui criticava la teologia tradizionale della Chiesa: «[La Chiesa] ha sviluppato un’intera filosofia e morale piena di classificazioni, per categorizzare le persone, per etichettarle. “Questo è così, quello è cosà. Questo può ricevere la comunione, quello no. Questo può essere perdonato, quello no…” È terribile che questo ci sia accaduto nella Chiesa. Grazie a Dio, papa Francesco ci sta aiutando a liberarci da questi schemi». Eppure, lo stesso uomo che un tempo rifiutava l’esclusione e le etichette ora pronuncia l’esclusione di tanti fedeli devoti alla fede cattolica, li raggruppa sotto la famigerata etichetta di «scismatici» e stabilisce precise condizioni per il «ritorno» dei membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX).
Dobbiamo dunque concludere che esistono due categorie di scismatici? La prima, i «buoni scismatici», è benvenuta quando rifiuta sinceramente i dogmi cattolici e l’autorità della Sede Apostolica. La seconda, i «cattivi scismatici», è trattata con inflessibile severità perché si rifiuta di vedere la dottrina cattolica modificata, sforzandosi al contempo di rimanere unita al Romano Pontefice. In altre parole, i cattivi scismatici… proprio perché non sono scismatici.
Tuttavia, questo atteggiamento possiede, nella sua essenza, una certa coerenza, come ha affermato lo stesso Nostro Signore: «Nessuno può servire due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro» (Mt 6,24). Non si può infatti cercare di avvicinarsi a coloro che sono ai margini della Chiesa senza, al contempo, allontanarsi dal suo centro. Non si può offrire amicizia a chi rifiuta la fede cattolica senza finire per guardare con sospetto a coloro che si sforzano di preservarla intatta e che, prima o poi, diventano un rimprovero vivente e un ostacolo.
Di conseguenza, diventa quasi inevitabile che coloro che rifiutano la fede vengano trattati come partner, mentrecoloro che si rifiutano di abbandonarla diventino i veri avversari. La severità di Roma testimonia quindi indirettamente l’integrità della Fraternità Sacerdotale San Pio X.
Don Frédéric Weil
NOTE
1) In particolare, il primato papale, l’infallibilità papale e l’Immacolata Concezione.
2) Dichiarazione congiunta di Papa Paolo VI e del Patriarca Atenagora del 7 dicembre 1965.
3) A meno che non si voglia presumere che i papi accettino tali consacrazioni, il che solleva molti altri seri problemi teologici e un’ulteriore incoerenza riguardo alla Fraternità Sacerdotale San Pio X.
4) Va notato che il decreto del 2009 ha revocato solo le presunte scomuniche dei quattro vescovi, senza mai menzionare i sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Si deve quindi concludere che Roma non considerava i sacerdoti della Fraternità San Pio X scomunicati, contrariamente alla sorprendente nota del 2 luglio.
5) Il canone 844 §2 afferma: «[…] è permesso ai fedeli che sono fisicamente o moralmente impossibilitati a ricorrere a un ministro cattolico di ricevere i sacramenti della Penitenza, dell’Eucaristia e dell’Unzione degli Infermi da ministri non cattolici nella cui Chiesa questi sacramenti sono validi». Questo canone presuppone logicamente che il sacramento della Penitenza sia già consuetudinariamente valido tra gli scismatici, anche prima dell’eccezione in esame. Il Direttorio per l’applicazione dei principi e delle norme sull’ecumenismo del 1993 ribadisce la stessa disposizione al paragrafo 123, specificando che si applica ai ministri delle Chiese scismatiche orientali. Ciò solleva una questione sussidiaria, poiché il canone 966 richiede che il sacerdote che ascolta le confessioni abbia ricevuto questa facoltà dall’autorità, così come il canone 722 §2 del Codice delle Chiese Orientali. Come possono gli scismatici essere considerati in possesso di questa facoltà di confessione da un’autorità papale che essi stessi rifiutano? Due ipotesi: – O Roma concede agli scismatici una giurisdizione generale supplementare, nel qual caso non è chiaro perché tale facoltà venga negata alla FSSPX. – Oppure Roma si basa sulla nuova idea del Concilio Vaticano II, secondo la quale la giurisdizione è conferita dalla consacrazione episcopale, per concludere che i vescovi scismatici possono concedere questa facoltà di confessione ai loro sacerdoti. Ma allora come potrebbe Roma giustificare il fatto che la FSSPX non abbia questo potere? Dovremmo forse concludere che la FSSPX in realtà non possiede alcuna giurisdizione, come afferma, il che implicherebbe che la giurisdizione non derivi dalla consacrazione, contrariamente al Concilio Vaticano II, e quindi che la FSSPX non sia scismatica? Chi può comprendere… Da parte nostra, continueremo ad ascoltare validamente le confessioni in virtù di una giurisdizione supplementare derivante dall’analogia giuridica (can. 20/CIC 1917; can. 19/CIC 1983).
6) Ammesso che la Fraternità Sacerdotale San Pio X sia scismatica (cosa che non ammettiamo), sarebbe comunque coerente, secondo il diritto canonico, considerare invalidi i matrimoni di cattolici che siano «entrati nello scisma» durante la loro vita, poiché in tal caso sarebbero considerati come se avessero abbandonato la Chiesa con un atto formale e sarebbero quindi soggetti al Motu proprio Omnium in mentem di Benedetto XVI, che li obbliga alla forma canonica e quindi invalida il loro matrimonio. Ma questo non potrebbe mai applicarsi a due persone nate dopo il 1988 nella Fraternità Sacerdotale San Pio X a causa del canone 1117. Dovremmo quindi interpretare la nota del 2 luglio come un velato riconoscimento del fatto che i fedeli della Fraternità Sacerdotale San Pio X siano in gran parte cattolici provenienti da strutture ufficiali? O dovremmo in definitiva considerarla come un’ammissione che la Fraternità Sacerdotale San Pio X non è scismatica e quindi soggetta alle leggi comuni della Chiesa sulla forma canonica del matrimonio? Lasciamo a Roma il compito di risolvere le proprie contraddizioni e noi, da parte nostra, continueremo a celebrare validamente i matrimoni dei fedeli in virtù del canone 1098/CIC 1917 (c. 1116/CIC 1983).
7) Joseph Ratzinger, Theologische Prinzipienlehre: Bausteine zur Fundamentaltheologie, Monaco, 1982, p. 209.
8) «Lo ius divinum non deve essere inteso nel senso che il primato universale, quale istituzione permanente, sia stato stabilito direttamente da Gesù durante la sua vita terrena. Né significa che il primato universale sia una “fonte della Chiesa”, come se la salvezza di Cristo dovesse necessariamente passare attraverso di esso». (Commissione Internazionale Anglicana-Cattolica Romana (ARCIC I), citato dal Dicastero per il Servizio dell’Unità dei Cristiani in Il Vescovo di Roma: Primato e Sinodalità nei Dialoghi Ecumenici e nelle Risposte all’Enciclica Ut unum sint, pubblicato con l’approvazione di Papa Francesco, n. 49).
9) «Questa forma di “apostolato missionario”, […] che è stata chiamata “uniatismo”, non può più essere accettata né come metodo da seguire né come modello dell’unità ricercata dalle nostre Chiese». Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa, Uniatismo, un metodo di unione del passato e l’attuale ricerca della piena comunione (Dichiarazione Balamand, 23 giugno 1993), n. 12, citato dal Dicastero per il Servizio dell’Unità dei Cristiani in Il Vescovo di Roma: Primato e sinodalità nei dialoghi ecumenici e nelle risposte all’enciclica Ut unum sint, pubblicato con l’approvazione di Papa Francesco, n. 131.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Spirito
Risposta del vescovo de Castro-Mayer all’inchiesta segreta della Santa Sede sulla Messa
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1) Riguardo alla prima domanda
In conformità con le costituzioni conciliari sulla liturgia, nn. 54 e 36, i sacerdoti della diocesi di Campos mantengono la consuetudine di celebrare il Santo Sacrificio della Messa in latino. Tuttavia, a causa della concessione indicata negli stessi numeri della costituzione, alcuni sacerdoti hanno introdotto il volgare nelle parti della Messa comunemente chiamate «Messa dei Catecumeni», che si estendono dall’inizio all’offertorio; recitano anche il Padre Nostro e le preghiere per la Comunione dei fedeli in volgare. Questo continuo utilizzo del latino nella Messa soddisfa pienamente i fedeli. Ad esempio, abbiamo recentemente constatato una partecipazione straordinaria alla Messa del Santo Salvatore, celebrata interamente in latino. Inoltre, la Messa in latino li protegge dagli abusi desacralizzanti (che arrivano persino alla profanazione) introdotti in alcune chiese contemporaneamente alla nuova Messa interamente in lingua volgare. Ad esempio, le donne che si avvicinano all’altare per recitare il Padre Nostro con le mani giunte a quelle del celebrante; i laici che ricevono la comunione dall’ostia che prendono loro stessi dal ciborio; insomma, tutto ciò che contribuisce a offuscare la distinzione tra il sacerdozio ministeriale del sacerdote e il sacerdozio comune dei fedeli. Nella stessa categoria va inserito il palese individualismo dei sacerdoti che adottano la lingua volgare e la nuova Messa: essi rifiutano tutte le direttive delle autorità che contraddicono le loro preferenze. Lo si osserva nella diocesi nel loro rifiuto di dare la comunione ai fedeli sulla lingua, in ginocchio. Ciò dimostra che, nella diocesi, nonostante i buoni frutti della conservazione del latino liturgico, questa pratica non è stata generalizzata. Tutti gli ordini religiosi e parte del clero secolare introdussero la Messa celebrata interamente in portoghese, sulla base di concessioni fatte dalla conferenza episcopale. Fu solo dopo questa rottura consuetudinaria con la lingua ufficiale del rito latino (costituzione conciliare sulla liturgia, n. 36) che iniziarono a manifestarsi gli abusi di cui abbiamo appena parlato.Iscriviti al canale Telegram ![]()
2) Sul secondo punto, relativo alla Messa tradizionale («Messa tridentina»)
1) Viene celebrata in modo generale nelle parrocchie della diocesi (ma non in tutte), in virtù del n. 4 della costituzione sulla liturgia, dove il Concilio dichiara che la santa Chiesa desidera che tutti i riti legittimamente riconosciuti siano conservati e favoriti in ogni modo in futuro, e raccomanda che la revisione dei riti, quando necessaria, sia fatta con prudenza e in conformità alla tradizione. 2) Per quanto riguarda i fedeli, la maggioranza predilige la Messa tradizionale in latino. Si è inoltre osservato che nelle parrocchie in cui si mantiene la Messa tradizionale in latino, la devozione è maggiore. Questo fatto è confermato anche da persone provenienti da fuori della diocesi che visitano Campos. In queste parrocchie non si sono verificati gli abusi di desacralizzazione menzionati in precedenza. 3) Le ragioni di questa incrollabile adesione alla Messa tridentina sono di varia natura: a) gli scandali evidenti nelle nuove masse popolari; b) Per quanto riguarda il rito stesso della nuova messa, colpisce molto l’assenza di una chiara affermazione che la messa sia un vero sacrificio, nel senso stretto del termine, avente carattere propiziatorio; le affermazioni inequivocabili della messa tradizionale, come l’offertorio, sono state soppresse. Si tratta di una questione molto delicata per la nostra popolazione, dato che convivono numerose confessioni protestanti. Tra queste, i cambiamenti liturgici della Chiesa cattolica vengono presentati come prova del fatto che essa confessi il proprio errore e riconosca che, in effetti, la Messa non è un sacrificio nel senso stretto del termine, e ancor meno un sacrificio propiziatorio. Questa analoga argomentazione dei protestanti è, almeno in apparenza, confermata dalle molteplici modifiche introdotte nella nuova messa; modifiche che coincidono con quelle introdotte da Lutero e dagli altri leader protestanti, quando si proposero di trasformare la messa cattolica, un vero sacrificio, in una mera cena commemorativa di quella che Gesù celebrò con i suoi apostoli prima della sua Passione. Negli esempi che sto per presentare, vediamo talvolta una desacralizzazione, talvolta una confusione tra il sacerdozio ministeriale e il sacerdozio comune dei fedeli, e talvolta un allontanamento dalla chiara affermazione dei dogmi fondamentali relativi alla Santa Eucaristia:- Tra i luterani, la Santissima Trinità viene invocata solo sei volte. Nella nuova Messa, anche l’invocazione trinitaria è stata ridotta a sei. Un semplice parallelismo, ma che rafforza gli altri.
- Nel Confiteor, Lutero eliminò ogni riferimento alla Beata Vergine Maria, agli angeli e ai santi, così come all’assoluzione dei peccati. Inoltre, trasformò il Confiteor in una preghiera comune del sacerdote e dell’assemblea. Nella nuova Messa, il Confiteor subì analoghe soppressioni. Solo una debole traccia della Beata Vergine Maria, degli angeli e dei santi rimase nella sua seconda parte; l’assoluzione impartita dal sacerdote dopo la recita del Confiteor da parte del popolo fu eliminata, e il Confiteor divenne una preghiera comunitaria di tutto il popolo con il sacerdote. Citerò qui le parole di un pastore luterano, in un’opera relativamente recente, che indicano il significato dogmatico dei cambiamenti apportati da Lutero al Confiteor: «Riconoscendo il principio del sacerdozio universale dei fedeli, la Confessione (Confiteor) divenne un atto dell’assemblea e non solo del sacerdote». » Luther D. Reed: The Lutheran Liturgy, Fortress Press, Philadelphia. 1947 pag. 255/6.
- Lutero eliminò l’Offertorio perché esprimeva in modo inequivocabile il carattere sacrificale e propiziatorio della Santa Messa. Nella nuova Messa, l’Offertorio perde queste caratteristiche e diventa semplicemente una preparazione alle offerte.
- La nuova Messa ha reintrodotto la «Preghiera dei Fedeli», che fa parte della liturgia luterana. La Preghiera dei Fedeli, spiega Reed, «è uno degli elementi importanti della liturgia e probabilmente quello che meglio esprime la partecipazione attiva dell’assemblea alle sue funzioni come azione sacerdotale dei fedeli» (pagina 313).
- L’uso delle lingue vernacolari e l’ampliamento delle letture bibliche avvicinano ulteriormente la nuova messa alla liturgia protestante.
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Spirito
Leggere le Sacre Scritture
È un testo che rimane sempre presente; ci comunica i pensieri di Dio che ama le nostre anime come un Padre.
Le raccomandazioni dei papi
Per leggere la Sacra Scrittura, è necessario seguire le raccomandazioni dei Papi: trovare una versione riconosciuta dalla Santa Chiesa, corredata da commentari approvati anche dall’autorità diocesana. Poiché la Sacra Scrittura non è la fonte primaria della rivelazione, essendoci stata trasmessa dall’autorità della Chiesa come proveniente da Dio stesso, attraverso la Tradizione, fonte primaria della rivelazione, è la Chiesa che ci dona i testi della Sacra Scrittura, garantendo la versione e la traduzione nella nostra lingua contro ogni errore o inesattezza.
Per entrare in contatto con la mente di Dio
Per l’anima che anela a un incontro vivo con il Dio che si rivela, è del tutto sincero e comprensibile il desiderio di ricevere questa parola senza alcuna alterazione. Pertanto, si dovrebbero privilegiare le traduzioni letterali (quelle che seguono il testo «alla lettera») e, se possibile, quelle di autori con una profonda conoscenza dell’ebraico e del greco. È così che san Girolamo divenne un traduttore così ammirevole: realizzò la prima versione latina della Bibbia, chiamata «Vulgata» (da «vulgus», che significa comune, usuale).
In quest’opera della Vulgata, iniziata nel 386 su richiesta di papa san Damaso (366-384), egli mise a frutto «il suo immenso talento, costituito da genio letterario, profonda conoscenza delle lingue ebraica e greca, straordinaria capacità di lavoro e spirito di contemplazione che raggiungeva le vette della vita spirituale». (1)
Questa edizione della Vulgata fu canonizzata dal Concilio di Trento: «la vecchia edizione della Vulgata, approvata nella Chiesa dal lungo uso di tanti secoli, deve essere considerata ufficiale nelle lezioni pubbliche, nelle discussioni, nelle prediche e nelle spiegazioni, e nessuno dovrebbe avere l’audacia o la presunzione di rifiutarla con qualsiasi pretesto». (2)
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L’ammirevole semplicità delle Scritture
Per chi parla francese, le traduzioni più vicine e fedeli al testo della Vulgata sono quelle di padre J.B. Glaire o di padre L.C. Fillion. Ecco i vantaggi di queste traduzioni. In primo luogo, la Bibbia conserva meglio la sua ammirevole semplicità, la sua nobile concisione, la ricchezza delle sue immagini e la vividezza dei colori e dei sentimenti espressi.
In secondo luogo, è questo sistema di letteralità che la Chiesa ha seguito nella sua versione della Vulgata, preservando così alcune oscurità del testo originale per salvaguardare il mistero di Dio; infine, il rispetto dovuto alla parola di Dio stesso richiede che il traduttore non si esponga ad attribuire agli autori sacri idee che non sono loro.
Ad esempio, riguardo alla traduzione di Sacy, che era di impeccabile purezza classica ma sacrificava il pensiero di Dio all’eloquenza umana, Bossuet scrisse: «la traduzione di Sacy avrebbe avuto qualcosa di più venerabile e più in linea con la gravità dell’originale, se fosse stata resa un po’ più semplice e se i traduttori avessero meno mescolato la loro operosità e la naturale eleganza della loro mente con la parola di Dio». (3)
Frutti per le nostre anime
Che cosa ricaveremo dalla lettura delle Sacre Scritture? È un testo sempre vivo; ci comunica i pensieri di Dio che ama le nostre anime come un Padre; in esso scopriamo anche i modi divini in cui il Dio buono giudica le azioni degli uomini e agisce nei loro confronti.
Iniziamo la nostra lettura con il Vangelo: «Filippo, chi ha visto me ha visto anche il Padre!». Poi ci rivolgeremo agli Atti degli Apostoli per scoprire l’azione di Dio nella Chiesa e attraverso la predicazione degli apostoli; infine, le Epistole di San Giovanni ci condurranno nell’intimità del Cuore di Gesù.
Potremo quindi studiare alcuni libri dell’Antico Testamento; Genesi, Esodo e Deuteronomio ci introdurranno alle prove del Popolo Eletto; il libro di Tobia ci insegnerà mirabilmente le virtù familiari così vicine al Vangelo, già praticate all’epoca dell’esilio babilonese (750 a.C.).
Infine, trarremo fruttuosamente lo spirito di preghiera dai Salmi, la conoscenza del fedele amore di Dio per l’anima giusta dalle profezie di Isaia («il quinto evangelista«) e la saggezza eterna dal Libro della Sapienza.
Possa questa assidua e fedele lettura delle Sacre Scritture durante l’estate farci crescere nella conoscenza e nell’amore di Nostro Signore Gesù Cristo, Verbo Eterno e Redentore delle nostre anime.
Abate Louis-Edouard Meugniot, FSSPX
NOTE
1) Laurent Morlier, prefazione all’edizione francese della Vulgata, DFT, 2002.
2) Concilio di Trento, Decreto sull’edizione della Vulgata, IV sessione, 8 aprile 1546.
3) Bossuet, Lettera al maresciallo di Bellefonds , vol. XXVI, pag. 76, edizione di Versailles, 1818.
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Immagine: Bibbia di Borso d’Este, vol. 1 foglio 5, dettaglio, Biblioteca Estense di Modena.
Immagine di Cesar Ojeda via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0
Spirito
L’uomo non può salvare se stesso
IV. Il peccato originale e la condizione umana
29. Credo che i nostri progenitori siano stati creati da Dio in uno stato di giustizia e santità originarie, e dotati dei doni di integrità, impassibilità e immortalità. Per una grazia speciale di Dio, possedevano non solo l’integrità della propria natura, ma anche i doni soprannaturali che li ordinavano alla vita stessa di Dio. Adamo, capostipite e principio dell’umanità, ricevette anche il dono della conoscenza. 30.Io affermo che, con la sua disobbedienza, Adamo commise veramente il peccato originale, che si trasmette a tutta l’umanità di generazione in generazione. Questo peccato è un peccato di natura per tutti, che li condanna alla morte, alla sofferenza, all’ignoranza e alla lussuria. Essendo stati privati della grazia santificante e dei doni soprannaturali, che non possono più trasmettere ai loro discendenti, Adamo ed Eva furono cacciati dal paradiso terrestre. 31. In Adamo, tuttavia, la natura umana non fu distrutta, ma solo ferita: il suo intelletto, sebbene offuscato, rimase capace di conoscere la verità; il suo libero arbitrio, sebbene indebolito, rimase capace di volere e amare il bene naturale. Per questo motivo respingo tutte le dottrine che, in un pessimismo disperato, giudicano l’umanità irrimediabilmente corrotta e incapace di qualsiasi bene.Sostieni Renovatio 21
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