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Geopolitica

Cuba potrebbe attaccare Guantanamo Bay

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Cuba sarebbe in possesso di centinaia di droni militari e che potrebbe puntare gli Stati Uniti in un contesto di crescenti tensioni tra i due Paesi, ma il presidente cubano ha affermato che l’isola non rappresenta una minaccia e non ha «piani o intenzioni aggressive nei confronti» degli Stati Uniti.

 

Secondo quanto riportato dalla testata Axios, la nazione insulare avrebbe acquisito più di 300 droni militari e recentemente avrebbe iniziato a discutere piani per utilizzarli per attaccare la base statunitense di Guantánamo Bay, le navi militari statunitensi e forse anche Key West.

 

La notizia giunge dopo che il direttore della CIA, John Ratcliffe, si è recato giovedì all’Avana e ha messo in guardia i funzionari governativi locali contro l’instaurarsi di ostilità.

 

Secondo Axios, Cuba sta acquistando questi droni da Russia e Iran. Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez ha pubblicato una risposta sui social media, scrivendo che «senza una giustificazione legittima, il governo statunitense costruisce giorno dopo giorno un caso fraudolento per giustificare la guerra economica contro il popolo cubano e la successiva aggressione militare»

 

Tuttavia, lunedì mattina, il presidente cubano Miguel Diaz-Canel ha dichiarato in un lungo post su X che i piani riportati sono inesistenti, sottolineando che Cuba non rappresenta una minaccia per gli Stati Uniti, né per «nessun altro Paese».

 


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«Le minacce di aggressione militare contro Cuba da parte della più grande potenza del pianeta sono ben note. Tale minaccia costituisce già un crimine internazionale. Se si concretizzasse, provocherebbe un bagno di sangue dalle conseguenze incalcolabili, oltre a un impatto devastante sulla pace e la stabilità regionale. Cuba non rappresenta una minaccia, né nutre piani o intenzioni aggressive nei confronti di alcun Paese. Non li nutre nemmeno nei confronti degli Stati Uniti. Il governo statunitense ne è ben consapevole, in particolare le sue agenzie di difesa e sicurezza nazionale. Cuba, che sta già subendo un’aggressione multidimensionale da parte degli Stati Uniti, è un membro degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno il diritto assoluto e legittimo di difendersi da un attacco militare, che non può essere logicamente o onestamente utilizzato come pretesto per imporre una guerra al nobile popolo cubano».

 

Mentre i cittadini cubani affrontano condizioni sempre più disperate, una nave umanitaria con a bordo rifornimenti provenienti dai governi di Messico e Uruguay è arrivata lunedì all’Avana nel tentativo di alleviare la crescente crisi sull’isola.

 

Questi sviluppi si verificano mentre i cubani sull’isola protestano contro i blackout che colpiscono tutto il territorio. Dal blocco petrolifero imposto dagli Stati Uniti, la nazione insulare sta soffrendo: non è in grado di eseguire interventi chirurgici, tenere acceso il condizionatore o riscaldare il cibo.

 

La base di Guantánamo nasce nel 1898, quando gli USA intervengono nella guerra d’indipendenza di Cuba contro la Spagna. Con la vittoria, gli statunitensi occupano l’isola e nel 1901 impongono l’Emendamento Platt nella Costituzione cubana. Questa clausola concede agli USA il diritto di intervenire militarmente e di affittare terreni per basi navali.Nel 1903 viene firmato il trattato formale per la base di Guantánamo.

 

Nel 1934 un nuovo accordo stabilisce che il contratto d’affitto può essere revocato solo con il consenso di entrambi i Paesi o se gli USA abbandonano l’area. Dal 1959 il governo di Fidel Castro considera l’occupazione illegale e rifiuta di incassare gli assegni d’affitto annuali di circa 4.000 dollari, ma gli USA restano in virtù del principio di perpetuità di quel vecchio trattato.

 

Attualmente la base di Guantánamo (complessivamente estesa per circa 120 chilometri quadrati) rappresenta la più antica installazione militare d’oltremare degli Stati Uniti. Funge da centro logistico strategico per la Marina Militare nel Mar dei Caraibi, supportando le operazioni di contrasto al narcotraffico e le missioni di soccorso umanitario nella regione.

 

Al contempo, la base ora contiene il famigerato centro di detenzione militare, aperto nel 2002, è ancora attivo ma quasi vuoto. Attualmente ospita solo 15 detenuti ad alto rischio (tra cui presunti ideatori degli attentati dell’11 settembre), molti dei quali si trovano in un limbo legale da oltre vent’anni senza aver subito un regolare processo.

 

La base include il Migrant Operations Center (MOC). A partire dal 2025, sotto la seconda amministrazione Trump, l’area è stata significativamente ampliata e impiegata per detenere e processare temporaneamente centinaia di migranti irregolari (soprattutto individui intercettati in mare o trasferiti dal suolo statunitense dall’agenzia ICE) in attesa di espulsione.

 

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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Geopolitica

La Russia dice alle ambasciate straniere di lasciare Kiev

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Il 5 ottobre il portavoce presidenziale Dmitri Peskov ha ribadito un avvertimento già rivolto alle ambasciate straniere dal ministero degli Esteri e dal ministero della Difesa russi sui rischi che corrono mantenendo le proprie sedi a Kiev.   Peskov ha richiamato le dichiarazioni del presidente Putin, secondo cui ci saranno ulteriori attacchi contro le infrastrutture economiche ucraine, e ha sottolineato i possibili pericoli per le missioni diplomatiche straniere presenti in Ucraina.

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Tuttavia, pochi Paesi occidentali abbiano preso una decisione in merito. Interpellato sulla questione il 5 ottobre, il segretario di Stato Marco Rubio ha risposto: «Guardate, abbiamo una presenza diplomatica lì, e decideremo noi se è sicuro per loro rimanere o meno… Loro [i russi, ndr] avvertono i diplomatici di andarsene da mesi, e non credo che sia una sorpresa per nessuno che Kiev sia sotto attacco. Penso che sia una cosa risaputa».   Come riportato da Renovatio 21, nelle ultime ore il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha registrato un videomessaggio in cui avverte di un attacco massivo su Kiev che sarebbe in preparazione da parte di Mosca, domandando, al solito, aiuto a USA ed Europa.   In settimana era emerso che l’Estonia si preparava a schierare armi in grado di colpire la città russa di San Pietroburgo.   Come riportato da Renovatio 21, la Lituania ha segnalata la volontà legislativa di ospitare armi atomiche.

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)   
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Geopolitica

Merz promette maggiore sostegno militare all’Ucraina, mentre parte il countdown per la caduta del suo governo

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Friedrich Merz, cancelliere tedesco e figura molto impopolare, si trovava negli scorsi giorni a Kiev, dove ha annunciato un ulteriore stanziamento di 1 miliardo di euro in aiuti militari al regime del presidente ad interim ucraino Volodymyr Zelens’kyj.

 

Nel corso di una conferenza stampa accanto al presidente ucraino, Merz ha sostenuto che Mosca tenta di logorare il morale della popolazione ucraina e ha inoltre previsto 350 milioni di euro per il ripristino delle infrastrutture energetiche. Secondo l’agenzia Reuters, il cancelliere ha ribadito che la Germania resta il principale sostenitore dell’Ucraina.

 

«Lo facciamo non solo per proteggere l’integrità territoriale dell’Ucraina, ma anche nel nostro profondo interesse, poiché si tratta di una questione di sicurezza europea», ha dichiarato Merz, affermando che la Russia conduce attacchi informatici e campagne di disinformazione rivolti contro l’ordine democratico europeo.

 

«Questo dimostra che non ci lasceremo intimidire», ha aggiunto. Funzionari tedeschi hanno riferito che i dirigenti d’azienda al seguito di Merz hanno siglato 14 accordi con il governo e con imprese ucraine per un valore complessivo di circa 6,6 miliardi di euro. Tra questi figuravano una fornitura di missili di difesa aerea IRIS-T e una di droni intercettori.

 

«L’aspetto importante di questa visita è che non solo la Germania sta aiutando l’Ucraina, ma anche l’Ucraina sta condividendo le proprie conoscenze, la propria esperienza e i propri ordini», ha dichiarato Zelens’kyj. «Si tratta di posti di lavoro per la Germania».

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Nel frattempo Merz continua a perdere consensi di giorno in giorno. Il sondaggio Infratest-Dimap del 2 ottobre attribuiva all’opposizione AfD il 27% e ai cristiano-democratici di Merz solo il 20%; quello dell’INFAS, pubblicato domenica, vedeva già l’AfD al 30% e la CDU-CSU al 18%. Il «miglior» risultato personale di Merz è un misero 10% di consensi, a fronte di un’opposizione dell’88% secondo Infratest. I socialdemocratici (SPD), partner di coalizione della CDU-CSU al governo, hanno ottenuto il 13% venerdì scorso e il 14% domenica. I due sondaggi assegnano all’esecutivo appena il 32-33% dei consensi.

 

Ciononostante Merz si dice determinato a restare cancelliere, sostenendo che non esiste alternativa né a lui né alla politica di governo che, a suo dire, garantirebbe la stabilità della Germania e dell’Europa, riporta EIRN. Una serie di proteste di massa e le crescenti tensioni interne all’esecutivo indicano però che quella stessa politica sta rendendo la Germania instabile e ingovernabile.

 

La coalizione è così fragile che la scorsa settimana il presidente federale Frank-Walter Steinmeier ha telefonato separatamente al ministro delle Finanze e vicecancelliere Lars Klingbeil (SPD) e al ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU) per esprimere la preoccupazione di un imminente crollo del governo.

 

Un necessario cambio di linea dovrebbe includere anche un cambio di cancelliere, ma finora nessun esponente dei cristiano-democratici di Merz si è fatto avanti. Un primo giro di sondaggi sui possibili sostituti, due settimane fa, ha mostrato che tutti e tre i potenziali candidati — Hendrik Wüst (presidente del land del Nord Reno-Westfalia), Daniel Günther (presidente dello Schleswig-Holstein) e Markus Söder (presidente della Baviera) — non sono disposti ad accettare l’incarico.

 

L’AfD ha offerto, dietro le quinte, tolleranza e sostegno caso per caso alla CDU-CSU per un governo di minoranza senza Merz. Da solo, però, questo non renderebbe la Germania più governabile e stabile, soprattutto se i cristiano-democratici intendessero proseguire con le stesse politiche che li hanno portati al declino nei sondaggi e nelle tre elezioni regionali in Sassonia-Anhalt (tenutesi lo scoso 6 settembre), Meclemburgo-Pomerania Anteriore e Berlino (entrambe avutesi  il 20 settembre).

 

La caduta di Merz dovrebbe avvenire in modo sinergico, insieme alla fine delle sue politiche contro la Russia e a favore dell’Ucraina, contro l’austerità di bilancio e il riarmo eccessivamente costoso, e contro le scelte che hanno portato alla crisi energetica, che, ha ammesso lo stesso cancelliere, è causata dalla mancanza di gas russo.

 

Come riportato da Renovatio 21, lo scorso mese AfD ha querelato Merz per sue dichiarazioni.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

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Geopolitica

Zelens’kyj avverte: imminente attacco russo massivo. Chiede aiuto a Stati Uniti ed Europa

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Ieri il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha pubblicato un video sui social network in cui afferma che la Russia potrebbe presto lanciare un attacco «massiccio» contro il suo Paese.   «Abbiamo ricevuto informazioni aggiornate sui preparativi della Russia per un attacco massiccio», ha scritto su 𝕏. «Vi chiedo, per favore, di prendervi cura di voi stessi e di rispondere agli allarmi di minaccia missilistica. Le forze armate ucraine e la nostra aeronautica sono pronte a rispondere, per quanto le nostre difese lo consentano. E molto dipende dai nostri partner: ogni Paese al mondo che possiede le capacità difensive di cui abbiamo bisogno e che può fornircele.   «È fondamentale che ci sia la volontà politica di farlo, in particolare negli Stati Uniti e in Europa».  

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L’avvertimento di un presunto attacco imminente arriva pochi giorni dopo l’avvertimento del presidente russo Vladimir Putin alla NATO: se necessario, Mosca ricorrerà alla guerra nucleare per difendere il territorio russo di Kaliningrad.   Nel frattempo, in Siberia, secondo una certa stampa, sarebbe in corso una presunta epidemia di peste polmonare: martedì una seconda persona sarebbe morta per la malattia nella regione di Irkutsk.

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