Economia
Trump grazia l’ex CEO del gigante delle cripto Binance
Il presidente statunitense Donald Trump ha concesso la grazia presidenziale a Changpeng Zhao, noto come «CZ», fondatore ed ex amministratore delegato di Binance, la principale piattaforma di scambio di criptovalute a livello globale. Lo riporta il Wall Street Journal.
L’annuncio, proveniente dalla Casa Bianca, giunge dopo mesi di vigorose attività di lobbying e rappresenta un cambiamento significativo nella politica americana verso il settore delle criptovalute, con chiare ripercussioni sugli interessi familiari di Trump.
La grazia corona una serie di iniziative prolungate da parte di Zhao e della sua azienda per ottenere indulgenza, tra cui il sostegno attivo a World Liberty Financial, la piattaforma crypto associata alla famiglia Trump. Questa iniziativa, promossa dai figli del presidente Eric e Donald Jr., ha registrato un’impennata di valore – valutata in oltre 5 miliardi di dollari di ricchezza teorica – grazie a collaborazioni con entità legate a Binance, come un’intesa da 2 miliardi di dollari con un fondo degli Emirati Arabi Uniti che ha impiegato lo stablecoin USD1 di World Liberty per investimenti azionari.
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Zhao, un tempo tra i leader più influenti nel panorama degli asset digitali, era stato condannato nell’aprile 2024 a quattro mesi di detenzione dopo un accordo con il Dipartimento di Giustizia statunitense nel 2023. L’intesa prevedeva un’ammissione di responsabilità per violazioni antiriciclaggio, una sanzione record di 4,3 miliardi di dollari per Binance e una multa personale di 50 milioni per CZ, che aveva lasciato la carica di CEO.
Gli inquirenti federali avevano imputato alla piattaforma di aver favorito operazioni illecite con soggetti sanzionati, inclusi gruppi terroristici, e di non aver adottato misure sufficienti contro il riciclaggio di denaro. Il procedimento contro Zhao è stato uno dei casi più rappresentativi della campagna dell’amministrazione Biden contro le grandi exchange crypto, vista da molti come un’eccessiva stretta repressiva.
Completata la pena in una prigione federale a bassa sicurezza in California e poi in un centro di reinserimento, Zhao era stato liberato nel settembre 2024. Ci sono voluti quasi dodici mesi di sforzi per ottenere la grazia: all’inizio del 2025, l’azienda ha assunto il lobbista Ches McDowell, legato a Donald Trump Jr., per influenzare i decisori a Washington.
Fonti informate indicano che il team di Trump ha colto nel caso di Zhao l’occasione per avviare una «nuova era» nelle normative sulle criptovalute, favorendo l’innovazione anziché la repressione. Numerosi collaboratori del presidente considerano le imputazioni come motivazioni politiche, tipiche della più ampia «guerra alle crypto» promossa da Biden.
La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha giustificato la scelta con toni decisi: «il presidente Trump ha esercitato il suo potere costituzionale concedendo la grazia al signor Zhao, perseguitato dall’amministrazione Biden nella sua guerra alle criptovalute». E ha proseguito: «la guerra dell’amministrazione Biden contro le criptovalute è terminata». Interrogato dalla stampa, Trump ha sminuito l’importanza: «Molte persone sostengono che non avesse commesso alcun illecito. L’ho graziato su indicazione di persone affidabili, pur non conoscendolo di persona».
La decisione non manca di polemiche. Critici come la senatrice democratica Elizabeth Warren l’hanno bollata come un «evidente conflitto di interessi»: «Prima CZ si dichiara colpevole di riciclaggio, poi sostiene un’impresa crypto di Trump e fa lobbying per la grazia. Oggi Trump ricambia il favore».
Binance, che aveva visto prelievi per un miliardo dopo che CZ si era dichiarato colpevole, ha accolto la notizia come «incredibile» e ha espresso gratitudine a Trump per il suo impegno a trasformare gli Stati Uniti nella «capitale mondiale delle crypto».
Zhao, azionista di maggioranza di Binance fondata nel 2017, ha scritto sui social: «Profondamente grato per la grazia di oggi e al presidente Trump per aver difeso equità, innovazione e giustizia. Ci impegneremo al massimo per fare dell’America la capitale delle crypto».
Questa grazia non è solo una rivalsa personale per CZ, che ora potrebbe riprendere il controllo attivo di Binance, ma un segnale politico netto: l’amministrazione Trump mira a favorire il settore del Bitcoin e delle criptovalute, dissipando le ombre del passato.
In un contesto in cui Trump ha già graziato figure come Ross Ulbricht (come aveva promesso in campagna elettorale), ideatore della piattaforma di scambio del dark web Silk Road, il messaggio è inequivocabile: Washington è disposta a puntare sulle criptovalutea anche a costo di controversie.
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Come riportato da Renovatio 21, tre mesi fa la società Trump Media aveva investito 2 miliardi in bitcoini. Il bitcoin in quelle settimane toccava il record di 120.000 dollari.
In primavera i figli di Trump con il vicepresidente USA JD Vance avevano presenziato alla conferenza Bitcoin di Las Vegas esaltano le criptovalute. Eric Trump, figlio di Donald, ha avuto a dichiarare che con cripto e blockchain in dieci anni potremmo assistere all’estinzione degli istituti bancari.
Trump – che ha nominato le criptovalute come riserva strategica nazionale – aveva ospitato, sotto gli auspici del suo zar per l’AI e le crypto Davis Sacks, un grande evento per le monete elettroniche alla Casa Bianca praticamente appena insediatosi. Tra i primi decreti esecutivi firmati da Trump vi è quello che vieta le CBDC, cioè le valute digitali delle Banche centrali.
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Immagine di Web Summit via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Economia
Trump ha revocato il divieto sui carburanti russi dopo che Zelens’kyj ha respinto le sue richieste
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Economia
Washington sospende le sanzioni sul commercio di carburante russo
Il dipartimento del Tesoro statunitense ha annunciato una deroga temporanea alle sanzioni sul commercio di carburante russo, di fronte all’impennata dei prezzi globali. La misura consente la vendita, la consegna, lo scarico e l’importazione di gasolio russo, anche negli Stati Uniti, almeno fino al 7 aprile 2027.
L’annuncio è arrivato dopo che il presidente Donald Trump ha reso noto un importante accordo con Mosca, a seguito di una telefonata di venerdì con il presidente russo Vladimir Putin.
«La Russia fornirà immediatamente oltre 300.000 tonnellate di gasolio al mercato americano e globale, altre 500.000 tonnellate durante il mese di novembre e 1.000.000 di tonnellate subito dopo», ha dichiarato Trump in un post su Truth Social, aggiungendo che Mosca potrebbe fornire fino a 3.000.000 di tonnellate di gasolio aggiuntivo «in breve tempo» a seconda dello stato delle sue raffinerie, di recente ripetutamente minacciate da attacchi a lungo raggio ucraini.
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La Russia è pronta a fornire petrolio e prodotti petroliferi agli Stati Uniti e ai mercati globali, ha dichiarato il Cremlino in un comunicato diffuso dopo le telefonate tra i due presidenti. Mosca è «certa che ciò avrà un effetto positivo sull’intera economia globale», aggiunge il testo.
Il vice primo ministro Aleksandr Novak ha inoltre confermato che Mosca revocherà anticipatamente le restrizioni all’esportazione di diesel. Il processo inizierà «immediatamente», ha dichiarato il funzionario all’agenzia di stampa governativa russaTASS.
«La Russia accoglie con favore le misure adottate dagli Stati Uniti volte a stabilizzare il mercato energetico globale e a ripristinare gradualmente la normalità degli scambi energetici, ed è pronta a coordinare le azioni future per creare un mercato più prevedibile e sano», ha dichiarato il vice primo ministro.
Il governo russo aveva in precedenza esteso fino al 31 ottobre il divieto di esportazione di gasolio, carburante per navi e oli combustibili per stabilizzare il mercato interno, sotto pressione per l’aumento della domanda stagionale legata al raccolto.
In base alle restrizioni vigenti, ai produttori di carburante è vietato esportare fino alla fine di ottobre, mentre ai non produttori è vietato farlo fino al 31 gennaio 2027. Un divieto totale di esportazione di benzina resta in vigore fino alla fine di gennaio.
Come riportato da Renovatio 21, anchela Casa Bianca sta considerando «molto seriamente» un blocco all’esportazione del diesel.
Lo sviluppo arriva mentre i mercati globali sono ancora sotto shock per le interruzioni delle forniture legate alla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Russell Hardy, amministratore delegato di Vitol, una delle maggiori società di trading petrolifero al mondo, ha avvertito all’inizio di questa settimana che il mercato ha esaurito gran parte delle scorte che prima contribuivano ad assorbire le interruzioni. «Non ci sono più scorte da smaltire in Occidente», ha dichiarato mercoledì.
La scorsa settimana i Paesi del G7 hanno concordato di rilasciare 100 milioni di barili di petrolio greggio e prodotti raffinati dalle scorte di emergenza, a cominciare dal gasolio, per frenare l’impennata dei prezzi, mentre l’amministrazione Trump chiedeva all’Europa di fare di più per affrontare il problema.
Come riportato da Renovatio 21, in settimana Trump aveva accusato l’Ucraina dell’impennata dei prezzi del diesel.
Un diesel costoso funziona come una tassa invisibile sull’intera economia, che alimenta l’inflazione e frena la crescita, con costi che ricadono in modo sproporzionato sui settori e sui paesi meno attrezzati per assorbirli.
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Un diesel caro è uno dei modi più rapidi in cui uno shock energetico si trasmette all’intera economia, perché quasi tutto ciò che viene prodotto, coltivato o venduto passa attraverso un motore diesel in qualche fase.
Il carburante è un costo di base del trasporto merci: quando sale, aumentano i prezzi di alimentari, materiali da costruzione, beni di consumo e prodotti online, creando un diffuso fenomeno inflattivo. L’effetto arriva con qualche settimana o mese di ritardo e colpisce di più i beni voluminosi e a basso margine.
Come riportato da Renovatio 21, Trump ha attaccato Kiev diverse volte per questi raid. Durante una visita in Irlanda il mese scorso ha puntato il dito contro Volodymyr Zelens’kyj: «Zelens’kyj deve fare una cosa. Deve smettere di colpire i depositi di gasolio in Russia… Non colpite i depositi di gasolio, perché questo sta danneggiando il mondo».
Due settimane fa vi fu il caso dell’attacco alla raffineria russa poco dopo che Trump aveva chiesto pubblicamente di non farlo.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Economia
Trump accusa l’Ucraina dell’impennata dei prezzi del carburante
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