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Von der Leyen: l’opzione di abbattere gli aerei russi è «sul tavolo»

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La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che non si può scartare l’ipotesi di abbattere aerei russi che violano lo spazio aereo della NATO, in seguito a una serie di presunte incursioni avvenute questo mese.

 

Martedì, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che i membri europei della NATO dovrebbero abbattere gli aerei russi che penetrano nei loro cieli. Polonia ed Estonia hanno entrambe accusato Mosca di violazioni nelle ultime settimane, accuse che il governo russo ha smentito.

 

«La mia opinione è che dobbiamo difendere ogni centimetro quadrato del territorio», ha dichiarato von der Leyen alla CNN mercoledì. «Ciò significa che, in caso di intrusione nello spazio aereo, dopo un preavviso e dopo essere stati molto chiari, l’opzione di abbattere un caccia che invade il nostro spazio aereo è sul tavolo».

 

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Martedì, il Segretario generale della NATO Mark Rutte ha descritto le procedure del blocco per affrontare tali incidenti, spiegando che le decisioni sull’intervento contro aerei intrusi vengono prese «in tempo reale e si basano sempre sulle informazioni disponibili riguardo alla minaccia rappresentata».

 

Il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski, durante una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite questa settimana, ha avvertito che eventuali future incursioni sarebbero state contrastate con la forza. «Se un altro missile o aereo entrasse nel nostro spazio aereo senza autorizzazione – deliberatamente o per errore – e venisse abbattuto con il relitto che cade sul territorio della NATO, per favore non venite qui a lamentarvi», ha detto.

 

Il ministro degli Esteri britannico Yvette Cooper ha espresso un messaggio simile, dichiarando che il Regno Unito è pronto «a prendere tutte le misure necessarie per difendere i cieli e il territorio della NATO… Se dovremo affrontare aerei che operano nello spazio aereo della NATO senza permesso, lo faremo».

 

La Russia ha respinto le accuse, mentre il vice ambasciatore all’ONU Dmitrij Polyansky le ha definite «isteria russofoba» volta a spingere Washington verso una politica più conflittuale.

 

Varsavia non ha ancora fornito prove che i droni fossero di origine russa e, secondo Polyansky, l’unico danno confermato nell’incidente polacco è stato causato da un missile lanciato da un F-16 della NATO, che ha colpito un edificio residenziale. Per quanto riguarda la presunta violazione dello spazio aereo sul Baltico, i funzionari russi sostengono che i jet abbiano effettuato un volo pianificato e «non si siano discostati dalla rotta concordata, né abbiano attraversato lo spazio aereo estone».

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Immagine di Anna Zvereva via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic

 

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L’Iran lancia un attacco di rappresaglia: colpite basi militari americane nel Golfo

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L’esercito iraniano ha lanciato un’ondata di attacchi di rappresaglia contro Israele dopo che lo Stato ebraico e gli Stati Uniti hanno attaccato la Repubblica islamica, sebbene l’entità dei danni rimanga poco chiara.   Sabato mattina, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha annunciato che il Paese ha effettuato un «attacco preventivo» contro l’Iran «per rimuovere le minacce contro lo Stato di Israele».   Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha poi confermato che le forze americane stanno partecipando, promettendo di smantellare il programma nucleare iraniano, di «radere al suolo l’industria missilistica [iraniana]» e di «annientare la loro marina».

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In seguito all’attacco israelo-statunitense, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno segnalato diverse ondate di missili «lanciate dall’Iran verso lo Stato di Israele». L’esercito ha affermato che le difese aeree stavano lavorando per intercettare i proiettili, ma ha avvertito che la protezione «non è ermetica», esortando la popolazione a cercare riparo quando suonano le sirene. L’IDF ha anche invitato i cittadini a non condividere filmati o rivelare i luoghi degli impatti.   Video non verificati circolanti in rete mostrano missili Tomahawk sorvolare i cieli persiani.  

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Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (I cosiddetti Padaran), un corpo d’élite dell’esercito di Teheran, ha confermato che gli attacchi sono in corso, affermando che «in risposta all’aggressione del nemico ostile e criminale… è iniziata la prima ondata di attacchi su vasta scala con missili e droni da parte della Repubblica Islamica dell’Iran verso i territori occupati».   Le autorità israeliane hanno dichiarato che non sono stati segnalati feriti; i media hanno riferito che un missile iraniano ha colpito un’area aperta nella parte settentrionale del Paese.   Oltre a Israele, esplosioni sono state udite negli Emirati Arabi Uniti, in Bahrein e in Kuwait, tutti territori che ospitano risorse militari statunitensi. Un funzionario iraniano rimasto anonimo ha dichiarato ad Al Jazeera che «tutte le risorse e gli interessi americani e israeliani in Medio Oriente sono diventati un obiettivo legittimo», aggiungendo che «non ci sono linee rosse dopo questa aggressione».   Video non verificati circolanti in rete mostrano l’attacco ad una base militare statunitense in Bahrein.       La recente escalation arriva dopo che i colloqui sul nucleare tra Stati Uniti e Iran non hanno portato a una svolta, con Trump che si è dichiarato «insoddisfatto» dei negoziati. L’Iran sostiene che il suo programma nucleare serve solo a scopi pacifici, pur avvertendo che un conflitto regionale di vasta portata avrà gravi ripercussioni.

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Gli Stati Uniti inviano caccia F-22 in Israele

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Gli Stati Uniti hanno dispiegato uno squadrone di caccia stealth F-22 Raptor avanzati in una base dell’aeronautica militare israeliana situata nel sud del Paese, secondo quanto riferito martedì da diversi organi di stampa, che citano fonti ufficiali statunitensi e dati di tracciamento dei voli. La mossa, secondo le ricostruzioni, rientra in un significativo rafforzamento militare americano in Medio Oriente, in risposta alle crescenti tensioni con l’Iran.

 

Secondo video e fotografie pubblicati da osservatori di aerei e verificati dal New York Times, martedì dodici F-22 sono stati avvistati decollare dalla base aerea della Royal Air Force di Lakenheath, in Inghilterra.

 

Un funzionario statunitense ha confermato al Times of Israel e al NYT che i caccia sarebbero stati inviati in Israele e che alcuni erano già arrivati. Il dispiegamento rappresenta il primo movimento operativo noto di F-22 nella regione, nel contesto dell’attuale stallo con Teheran.

 

Il Tenente Generale in pensione dell’Aeronautica Militare statunitense David Deptula ha definito la mossa significativa, dichiarando al quotidiano neoeboraceno che «indica la preparazione per una posizione più aggressiva nei confronti dell’Iran e una potenziale cooperazione con Israele in un attacco. Segnala che gli Stati Uniti sono seriamente intenzionati ad attaccare se l’Iran non accetta le condizioni statunitensi».

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La scorsa settimana, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rivolto all’Iran un ultimatum di 10-15 giorni per raggiungere un accordo sullo smantellamento dei suoi programmi nucleari e missilistici balistici, avvertendo che in caso contrario «accadranno cose davvero brutte».

 

Washington ha già schierato due gruppi d’attacco di portaerei in Medio Oriente. Diversi organi di stampa riferiscono che i piani statunitensi per possibili attacchi sono in fase avanzata, con opzioni che comprendono l’attacco a singoli leader e il perseguimento di un cambio di regime.

 

Secondo il ministro degli Esteri dell’Irano Abbas Araghchi, Teheran ha fatto sapere di preferire la via diplomatica e sta preparando una bozza di proposta per nuovi negoziati.

 

Tuttavia, una fonte della difesa iraniana ha avvertito in una dichiarazione alla stampa russa che qualsiasi attacco sarebbe considerato una «guerra su vasta scala» e incontrerebbe una «risposta ampia e illimitata». La Russia ha sollecitato una soluzione pacifica e il ministro degli Esteri SergeyjLavrov ha avvertito che gli attacchi ai siti nucleari iraniani potrebbero provocare un disastro nucleare.

 

Gli Stati Uniti avevano già colpito gli impianti nucleari iraniani nel giugno 2025 durante la campagna aerea israeliana di 12 giorni contro il Paese.

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La Guinea arresta i soldati della Sierra Leone

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L’esercito della Guinea ha confermato la detenzione di 16 soldati provenienti dalla vicina Sierra Leone, ha riferito mercoledì il Ministero della Difesa nazionale della Guinea, sostenendo che erano entrati nel Paese senza autorizzazione.   Il Ministero ha dichiarato che le truppe «hanno montato una tenda e issato la bandiera nazionale» nella zona di Koudaya, nella regione di confine di Faranah. L’equipaggiamento e i rifornimenti dei soldati sono stati sequestrati e il Ministero della Difesa Nazionale della Guinea ha aperto un’indagine, si legge nel comunicato.   Il governo della Sierra Leone ha fornito la propria versione dei fatti, affermando che lunedì la sua squadra di sicurezza era impegnata in lavori di costruzione su un territorio che considera sovrano della Sierra Leone, quando le forze guineane hanno arrestato il personale e sequestrato le loro armi e munizioni.

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«Al momento dell’incidente, il personale di sicurezza della Sierra Leone era impegnato nella produzione di mattoni per la costruzione di un posto di frontiera e di una struttura ricettiva destinata a supportare le operazioni di sicurezza nella zona. La bandiera nazionale della Sierra Leone era stata issata all’interno del territorio riconosciuto come appartenente alla Sierra Leone», ha dichiarato martedì il Ministero dell’Informazione della Sierra Leone.   La controversia sui confini tra Guinea e Sierra Leone ha origini profonde nella guerra civile sierraleonese, durata dal 1991 al 2002. Durante il conflitto, la Guinea dispiegò truppe in supporto alla Sierra Leone, ma non si ritirò completamente al termine dei combattimenti. Ciò diede origine a continue dispute territoriali, tra cui quella sulla regione di Yenga, ricca di diamanti.   La tensione è esplosa ripetutamente negli ultimi anni, con entrambi i Paesi che avanzano rivendicazioni lungo il confine. In passato, gli scontri hanno comportato accuse reciproche di attraversamenti illegali da parte di personale militare e disaccordi sulla posizione esatta del confine.   I rapporti tra i due vicini sono stati a tratti tesi. All’inizio del 2025, la Sierra Leone ha richiamato il suo ambasciatore in Guinea dopo che un veicolo dell’ambasciata della Sierra Leone è stato trovato con sette valigie contenenti sostanze sospettate di essere cocaina. Le autorità guineane hanno sequestrato il veicolo e arrestato i suoi occupanti con l’accusa di traffico di droga, costringendo Freetown a richiamare il suo ambasciatore in patria per consultazioni. I due governi hanno successivamente firmato un accordo per condurre un’indagine congiunta sull’incidente.

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