Economia
Siria e Arabia Saudita firmeranno accordi per un valore di 6 miliardi di dollari
Damasco e Riad hanno concordato di firmare più di 40 accordi per un valore di 6 miliardi di dollari che interesseranno tutti i settori, ha affermato il ministro dell’Informazione siriano Hamza al-Mustafa.
«Saranno firmati quarantaquattro accordi per un valore di 6 miliardi di dollari con il Regno dell’Arabia Saudita», ha dichiarato mercoledì al-Mustafa durante una conferenza stampa dedicata al forum sugli investimenti siro-sauditi a Damasco.
Il ministro ha aggiunto che i nuovi accordi contribuiranno alla creazione di oltre 50.000 nuovi posti di lavoro in tutta la Siria.
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«Stiamo lavorando per attrarre investimenti privati nel settore energetico e abbiamo discusso con un gruppo di investitori sauditi questioni relative alla sicurezza informatica, all’Intelligenza Artificiale e alle aree di intersezione tra i settori dei media e delle comunicazioni», ha osservato al-Mustafa.
L’opposizione armata siriana ha conquistato Damasco l’8 dicembre 2024. Bashar Assad si è dimesso dalla carica di presidente siriano e ha lasciato il Paese riparando a Mosca. Ahmed Al-Sharaa, meglio conosciuto come al-Jolani, il leader dell’opposizione armata e terrorista ricercato dagli USA con una taglia da 10 milioni di dollari, è stato dichiarato presidente di transizione a gennaio. Un nuovo governo siriano è stato formato a marzo.
Il presidente USA Donaldo Trump ha incontrato Jolani proprio a Ryadh alla presenza dell’uomo forte saudita Mohammed bin Salman. Il presidente statunitense ha elogiato Jolani, che proviene dalle fila di ISIS e al-Qaeda.
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Immagine di yeowatzup via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Economia
La carenza globale di petrolio si farà sentire entro poche settimane
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Economia
Il Kuwait non esporta petrolio per la prima volta in 35 anni
Secondo i dati di un ente di monitoraggio delle spedizioni, il Kuwait non ha esportato alcun barile di petrolio greggio il mese scorso, segnando la prima interruzione di questo tipo dalla Guerra del Golfo del 1991.
Il Kuwait, importante alleato degli Stati Uniti che ospita circa 13.500 soldati americani e funge da snodo logistico regionale chiave, in passato produceva circa 2,7 milioni di barili al giorno (bpd) ed esportava circa 1,85 milioni di bpd, la maggior parte dei quali destinati ai mercati asiatici, tra cui Cina, India e Corea del Sud.
Il 17 aprile, la Kuwait Petroleum Corporation ha dichiarato lo stato di forza maggiore, sospendendo le esportazioni dopo che il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz era stato di fatto bloccato a causa della guerra in corso tra Stati Uniti e Israele con l’Iran. Il petrolio rappresenta circa il 50% del PIL totale del Kuwait e le esportazioni di petrolio generano circa il 90% del bilancio statale.
Secondo quanto riportato da CNBC, all’inizio di maggio 2026 la produzione petrolifera del Kuwait era scesa a circa 1,2 milioni di barili al giorno.
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I dati di Tanker Trackers hanno mostrato che, sebbene il Kuwait abbia continuato a produrre petrolio greggio, non ne ha esportato ad aprile, la prima interruzione di questo tipo dalla Guerra del Golfo del 1990-1991. Durante quel conflitto, le forze irachene guidate da Saddam Hussein invasero il Kuwait, spingendo una coalizione a guida statunitense a lanciare una campagna militare che ne impose il ritiro all’inizio del 1991.
I prezzi del petrolio sono schizzati alle stelle da quando Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran alla fine di febbraio, provocando la chiusura dello Stretto di Ormuzzo, un punto strategico cruciale che gestisce circa un quinto dei flussi globali di petrolio e GNL. Mentre l’Iran ha mantenuto chiusa la vitale via navigabile alle «navi ostili», la Marina statunitense ha mantenuto il blocco dei porti iraniani nel Golfo Persico.
Con le trattative ancora in corso e senza una soluzione chiara, il prezzo del petrolio greggio ha superato i 120 dollari al barile negli ultimi giorni, raggiungendo i livelli più alti dal 2022.
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Immagine di Lana71 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Economia
I prezzi dei fertilizzanti sono raddoppiati dalla chiusura di Ormuzzo: carestia di massa in arrivo?
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