Militaria
Zelen’skyj licenzierà altri alti vertici militari
l presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj starebbe valutando la possibilità di licenziare non solo il comandante in capo delle forze armate Valerij Zaluzhny, ma anche il capo di stato maggiore, secondo Ukrainskaya Pravda.
La notizia arriva dopo che Zelenskyj ha ammesso la scorsa settimana che intende licenziare il comandante in capo delle forze armate ucraine. I due avrebbero avuto un forte litigio in seguito alla fallita controffensiva estiva di Kiev. Zaluzhny aveva descritto la situazione del campo di battaglia come uno «stallo», mentre Zelenskyj ha respinto con veemenza questa valutazione, soprattutto alla luce del calo del sostegno da parte dei sostenitori occidentali di Kiev.
In un’intervista alla RAI di ieri, lo Zelens’kyj ha annunciato che sta pianificando una revisione «seria» della leadership del Paese, sottolineando che questi cambiamenti non riguarderanno «una sola persona». Non ha però elencato nomi specifici.
Citando fonti interne al governo ucraino, l’Ukrainskaya Pravda ha riferito lunedì che Zaluzhny potrebbe non essere l’unico a essere inscatolato durante l’epurazione di Zelens’kyj e ha suggerito che anche Sergey Shaptala, che attualmente ricopre il ruolo di capo di stato maggiore generale, lascerà la sua posizione di già questa settimana.
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Il destino «di tutti gli altri non è stato ancora deciso», avrebbe detto la fonte alla testata.
Le voci sulle dimissioni di Shapatala sembrano essere parzialmente confermate da un post di Zaluzhny, che lunedì ha pubblicato una foto con il collega, augurandogli buon compleanno e scrivendo: «per noi sarà ancora difficile, ma non ci vergogneremo mai».
Per quanto riguarda lo stesso Zaluzhny, al momento non è chiaro quando lascerà il suo incarico e quale posizione potrà assumere in futuro. Secondo diversi resoconti dei media, sarebbe stato licenziato la settimana scorsa. Tuttavia, dopo che la notizia del suo licenziamento è trapelata alla stampa, Zelens’kyj sembra aver rinviato la decisione.
Secondo il deputato del Parlamento ucraino Evgeny Shevchenko, Zaluzhny potrebbe comunque lasciare il suo incarico nei prossimi giorni. Questo dopo che, secondo quanto riferito, ha accettato di diventare ambasciatore del paese nel Regno Unito. Shevchenko ha osservato che tale posizione è essenzialmente una «pensione politica».
Non è chiaro chi potrebbe potenzialmente sostituire il massimo comandante militare ucraino, ma, secondo il Washington Post, Zaluzhny ritiene che nessun cambiamento nella leadership comporterebbe rapidi miglioramenti sul campo di battaglia.
Come riportato da Renovatio 21, i vertici di Kiev la settimana scorsa avevano smentito le voci di licenziamento del massimo generale militare, mentre era trapelata anche la notizia che due generali avevano declinato l’invito a sostituirlo.
La settimana scorsa il capo dell’Intelligence militare ucraina Kirylo Budanov aveva dichiarato che vi sarà una nuova controffensiva ucraina in primavera.
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Il Pentagono licenzia il capo della pianificazione militare
Il Pentagono ha licenziato il suo principale stratega militare mentre Washington elabora piani di emergenza per una possibile escalation delle ostilità con l’Iran.
Il tenente generale dell’esercito Brett Sylvia è stato rimosso dal suo incarico di direttore per la strategia, la pianificazione e la politica (J5) presso lo Stato Maggiore Congiunto, come confermato mercoledì sera da un portavoce, in seguito alle notizie diffuse dai media sul suo licenziamento.
Il suo predecessore, il tenente generale Joseph McGee, è stato costretto al pensionamento un anno fa a causa di presunti attriti con il segretario alla Guerra Pete Hegseth e il Capo di Stato Maggiore Congiunto, il generale Dan Caine. Sylvia aveva precedentemente ricoperto la carica di vicedirettore del J5.
Il Pentagono non ha fornito spiegazioni in merito all’allontanamento di Sylvia. Tra le sue responsabilità rientrava lo sviluppo di strategie e piani militari a cui fornire consulenza al presidente e al capo di stato maggiore. Si unisce così a quasi una ventina di alti funzionari militari e civili rimossi durante il mandato dello Hegseth.
Il segretario ha descritto i licenziamenti come parte di un’iniziativa volta a ridurre l’eccessivo numero di generali nelle fila dell’esercito e a rendere le forze armate più efficienti e letali. I critici, tuttavia, hanno definito il rimpasto una «epurazione» ideologica.
Il presidente Donald Trump ha ripetutamente paventato la possibilità di riprendere le ostilità su larga scala con l’Iran, compresa la ripresa dell’intensa campagna di bombardamenti condotta durante i primi 40 giorni del conflitto, lanciata da Stati Uniti e Israele alla fine di febbraio. Una potenziale escalation potrebbe coincidere con le elezioni di medio termine di novembre.
Gli esperti militari hanno espresso diffusamente la preoccupazione che un’ulteriore campagna di bombardamenti non riuscirebbe a «portare a termine il lavoro», come ha affermato Trump, aggravando ulteriormente il costo economico del conflitto a livello globale. Teheran ha ripetutamente avvertito di essere pronta a reagire contro gli alleati degli Stati Uniti nella regione del Golfo in caso di nuovi attacchi.
Al contrario, sono emerse indiscrezioni secondo cui Trump potrebbe licenziare Hegseth dopo le elezioni di metà mandato, quando si prevede che il Partito Democratico, all’opposizione, guadagnerà seggi in entrambe le camere del Congresso.
I critici della guerra all’Iran, tra cui il deputato repubblicano Thomas Massie, hanno sostenuto che il licenziamento del segretario potrebbe aiutare Trump a evitare una potenziale procedura di impeachment qualora i Democratici ottenessero il controllo della Camera.
Come riportato da Renovatio 21, Trump tre mesi fa aveva chiesto conto ad Hegseth in merito all’esauritmento degli armamenti USA.
A inizio anno misteriosi droni avevano sorvolato l’abitazione dello Hegseth, oltre che quella del segretario di Stato Marco Rubio.
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Immagine di pubblico dominioCC0 via Wikimedia
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