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Quali sono le priorità di Bergoglio?

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Il 21 maggio 2024, sul canale televisivo americano CBS, Papa Francesco è stato intervistato da Norah O’Donnell. Le sue risposte non hanno mancato di suscitare la reazione di Giuseppe Nardi sul sito katholisches.info.

 

«Francesco, pare ovvio, non vuole scontrarsi con lo spirito dei tempi. Attacca ancora di più i “cattolici conservatori” [riguardo all’accoglienza degli omosessuali favorita dalla Fiducia supplicans, ndr] Il suo linguaggio, morbido come la seta, diventa improvvisamente durissimo», spiega il vaticanista.

 

Ecco alcune di quelle risposte molto «politicamente corrette». Sulla guerra in Ucraina, il Papa esclama: «per favore, paesi in guerra, tutti quanti, fermatevi. Fermate la guerra. Dovete trovare un modo per negoziare la pace. Impegnatevi per la pace».

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Sul conflitto in Medio Oriente, afferma: «ogni ideologia è cattiva, e l’antisemitismo è un’ideologia, ed è cattivo. Ogni anti è sempre cattivo. Puoi criticare un governo o un altro, il governo di Israele, il governo palestinese. Puoi criticare tutto quello che vuoi, ma non essere anti un popolo. Né anti-palestinese né antisemita. No».

 

Sui migranti: «la migrazione è qualcosa che fa crescere un paese. Dicono che voi irlandesi [Norah O’Donnell è di origine irlandese] siete emigrati e avete portato il whisky, e che gli italiani sono emigrati e hanno portato la mafia… (ride) È uno scherzo. Non prendetela male. Ma i migranti a volte soffrono molto. Soffrono molto. […] Il migrante deve essere accolto».

 

«Dopodiché vedi come lo tratterai. Forse dovrai rimandarlo indietro, non lo so, ma ogni caso dovrebbe essere considerato umanamente. […] La gente se ne lava le mani! Ci sono così tanti Ponzio Pilato in libertà là fuori… che vedono cosa sta succedendo, le guerre, l’ingiustizia, i crimini… “Va bene, va bene” e se ne lavano le mani».

 

«È indifferenza. Questo è ciò che accade quando il cuore si indurisce… e diventa indifferente. Per favore, dobbiamo far sì che i nostri cuori tornino a sentire. Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a tali drammi umani. La globalizzazione dell’indifferenza è una malattia molto brutta. Molto brutta».

 

Quanto all’accoglienza degli omosessuali, il papa torna alla Fiducia supplicans , che autorizza la benedizione delle coppie dello stesso sesso, e ci tiene a precisare: «mo, quello che ho permesso non è stato benedire l’unione. […] Non posso. Il Signore ha fatto così. Ma benedire ogni persona, sì. La benedizione è per tutti. Per tutti».

 

«Benedire un’unione di tipo omosessuale, tuttavia, va contro il diritto dato, contro la legge della Chiesa. Ma benedire ogni persona, perché no? La benedizione è per tutti. Qualcuno si è scandalizzato per questo. Ma perché? Tutti! Tutti!»

 

Norah O’Donnell gli ricorda: «Hai detto: “Chi sono io per giudicare?” “L’omosessualità non è un crimine”. Francesco risponde: “No. È un fatto umano». Giuseppe Nardi si indigna: «per Francesco, l’omosessualità è semplicemente “un fatto umano”. Punto».

 

«La risposta a una domanda morale che riguarda la legge naturale e la legge divina, ma soprattutto la salvezza dell’anima dei singoli, viene spazzata via da un luogo comune. Anche l’omicidio è “un fatto umano”. E allora? La domanda che sorge spontanea è la seguente: si può, come Capo della Chiesa, sbagliarsi su questo punto, prendere scorciatoie, eludendo così la sua missione magisteriale?»

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Sull’opposizione dei conservatori , il giornalista nota: «Ci sono vescovi conservatori negli Stati Uniti che si oppongono ai vostri nuovi sforzi di rivisitare insegnamenti e tradizioni. Come affrontate le loro critiche?»

 

Il papa risponde: «Lei ha usato un aggettivo, “conservatore”. Cioè, conservatore è colui che si aggrappa a qualcosa e non vuole vedere oltre. È un atteggiamento suicida. Perché una cosa è tener conto della tradizione, considerare situazioni del passato, un’altra cosa è chiudersi dentro una scatola dogmatica».

 

Anche Giuseppe Nardi reagisce a questo: «sulle scottanti questioni sociopolitiche e morali, importanti per la sinistra woke negli Stati Uniti, Francesco apparentemente dà risposte infantili per un mondo infantile. Sono ridotte e perdono il punto. Francesco vuole promuovere una visione infantilizzata? Un Papa non deve insegnare e anche istruire? Alcune risposte sono così insipide che sembrano essere state buttate lì frettolosamente per ottenere applausi e passare all’argomento successivo».

 

Alla fine, Norah O’Donnell lusinga il Papa: «tante persone – hanno trovato speranza con te, perché sei stato più aperto e accogliente forse di altri precedenti leader della chiesa». Francesco risponde con il suo eterno leitmotiv: «Devi essere aperto a tutto. La Chiesa è così: tutti, tutti, tutti».

 

«”Quel tale è un peccatore…?” Anch’io, sono un peccatore. Tutti! Il Vangelo è per tutti. Se la Chiesa mette un doganiere alla porta, quella non è più la chiesa di Cristo. Tutti». —Tranne i «conservatori», legati alla Tradizione di duemila anni…

 

E il Papa conclude con una breve professione di fede rousseauiana: «questo mi dà molta speranza. Le persone vogliono vivere. Le persone vanno avanti. E le persone sono fondamentalmente buone. Siamo tutti fondamentalmente buoni. Sì, ci sono alcuni furfanti e peccatori, ma il cuore stesso è buono». —La natura umana non è più ferita dal peccato originale? È il Vicario di Cristo che parla o il Vicario savoiardo di Jean-Jacques Rousseau?

 

È vero che in questa intervista Francesco ha fatto sapere che non ci saranno diaconesse nella Chiesa, chiarendo però: non «con l’Ordine sacro», aggiungendo che «le donne hanno sempre avuto funzioni di diaconesse senza essere diaconesse, no? Le donne offrono un grande servizio come donne, non come ministre […] all’interno dell’ordine sacro».

 

Come analizzato da FSSPX.Actualités il 23 maggio: «Le donne non riceveranno il sacramento dell’ordine, ma saranno “istituite” e “benedette”. Avranno un ufficio o ministero, come sono diventati oggi il lettorato e l’ufficio di accolito, o il più recente, il catechista».

 

«Allora basterà dare loro l’opportunità di tenere l’omelia durante la messa, di battezzare solennemente, persino di assistere il sacerdote all’altare come un diacono, e la diaconessa avrà tutti i poteri di un diacono… senza l’ordinazione. La confusione sarà allora al culmine. Per la maggior parte delle persone, e persino per i cattolici, apparterranno davvero al sacramento dell’ordine».

 

La settimana prima dell’intervista alla CBS, a un simposio sui cambiamenti climatici tenutosi il 16 maggio sul tema: «Dalla crisi climatica alla resilienza climatica», il Papa si è comportato come se fosse un esperto scientifico del clima. È un esperto molto discutibile, secondo Phil Lawler , che si lamenta sul sito catholicculture.org che Francesco sembra dimentico della sua missione, che è quella di evangelizzare le nazioni e non di predire il futuro climatico del pianeta.

 

Il giornalista americano ha scritto: «c’era un tempo […] in cui ci si aspettava che il Romano Pontefice si concentrasse su questioni spirituali piuttosto che climatologiche. Ma quel tempo è ormai passato da tempo, e nessuno si sorprende oggi quando papa Francesco parla a lungo senza toccare alcun tema distintamente cristiano, tranne forse quando dice che la distruzione dell’ambiente è “un’offesa a Dio”».

 

Ma ha subito chiarito: «nel suo discorso del 16 maggio il papa ha detto che la distruzione dell’ambiente è causata dall’attività umana, che a sua volta è motivata dall’avidità. […] Tuttavia, l’essenziale del suo discorso poggia su una serie di ipotesi, nessuna delle quali è tratta dal Vangelo».

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«Il Papa ha assunto: che una recente tendenza verso temperature globali più elevate è destinata a continuare e anzi ad accelerare, con conseguenze disastrose, in assenza di nuove politiche pubbliche, perché… il riscaldamento della Terra è dovuto a un rapido accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera, e tale accumulo è causato dall’attività umana, in particolare dal consumo di combustibili fossili».

 

Ma Phil Lawler ricorda: «ognuno di questi presupposti è contestato da almeno alcuni scienziati di spicco. […] E Papa Francesco non ha autorità per dirimere i dibattiti scientifici. Allora perché il successore di San Pietro parla con tanta sicurezza di queste questioni?»

 

«Beh, per prima cosa, Papa Francesco non ha alcun interesse ad ascoltare opinioni contrarie. Ha liquidato lo scetticismo sull’ideologia del cambiamento climatico come “sciocco”. Per un altro motivo, si stava rivolgendo a un pubblico di leader politici e scienziati del clima, più politici che scienziati, che condividevano le sue ipotesi».

 

«Nessuno degli scienziati che hanno sollevato seri dubbi sui modelli di cambiamento climatico verrà ascoltato alla conferenza vaticana di questa settimana. In breve, il Papa e le agenzie vaticane sotto la sua direzione hanno preso posizione nel dibattito sul cambiamento climatico. Quell’approccio di parte, a una discussione che non coinvolge direttamente la dottrina cattolica, è imprudente di per sé».

 

E avverte: «ma il discorso del Papa del 16 maggio va oltre, nella misura in cui si è tuffato a capofitto nei dettagli della discussione scientifica. Papa Francesco non si è limitato a insistere affinché i leader politici invertissero il processo del cambiamento climatico, limitando l’uso di combustibili fossili. Ha suggerito metodi per rimuovere l’anidride carbonica dall’atmosfera».

 

«Il servizio di Vatican News ha riferito: “ha menzionato in particolare il bacino amazzonico e il Congo, le torbiere, le mangrovie, gli oceani, le barriere coralline, i terreni agricoli e le calotte glaciali”. Quindi ora il successore di San Pietro sta emanando direttive per i lavori sulle torbiere e sulle barriere coralline, nel bacino amazzonico e nel Congo».

 

«Non lavoro missionario, intendiamoci, ma politica pubblica. […] per conformarsi alle proposte tratte dai modelli degli ‘esperti’ del clima. […] Ha detto al suo pubblico di leader politici che la pensavano come lui che “stiamo lavorando per una cultura della vita o per una cultura della morte”».

«I termini “cultura della vita” e “cultura della morte” sono stati resi popolari da Papa Giovanni Paolo II. Ma quando quel santo Pontefice ha introdotto quei termini, non stava parlando del cambiamento climatico; stava denunciando un approccio alla politica pubblica che promuoveva l’aborto e l’eutanasia, l’omosessualità e la contraccezione e il divorzio. E il 16 maggio 2024, papa Francesco stava parlando a un pubblico dominato da politici che promuovono esattamente quelle politiche».

 

Phil Lawler si rammarica che, «data l’opportunità di parlare a politici che normalmente ignorano il messaggio del Vangelo, data la possibilità di sfidare gli oppositori della moralità cristiana, il Papa abbia scelto di presentarsi come un esperto di politiche pubbliche, un campione dei modelli degli scienziati».

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

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Miss California contro il vescovo

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Il vescovo Robert Barron ha respinto la richiesta dell’ex Miss California Carrie Prejean Boller di difendere la sua ferma posizione a sostegno della dottrina cattolica, posizione che ha portato alla recente estromissione della coraggiosa convertita al cattolicesimo dalla Commissione per la libertà religiosa di Trump.   La Prejean Boller, che giovedì ha ricevuto il Catholic Champion Award al gala «Catholic Prayer for America» di Catholics for Catholics a Washington, DC, si è rivolta a Barron su X: «Se la mia libertà religiosa non è protetta, allora non lo è quella di nessuno. Per favore, fate sentire la vostra voce. Per favore, difendete i cattolici».   «Sii coraggioso, vescovo Barron. Il mondo ha bisogno di uomini coraggiosi», ha esortato la bellissima.   «Vostra Eccellenza, mi ha comunicato tramite messaggio che la mia posizione rispecchia l’insegnamento cattolico, in particolare il fatto che lo Stato moderno di Israele non sia il compimento delle profezie bibliche. Questa è la posizione che ho espresso, eppure sono stata rimossa dalla Commissione per la Libertà Religiosa».

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«Con tutto il rispetto, è difficile non concludere che questa commissione non abbia veramente a cuore la libertà religiosa quando un cattolico può essere rimosso per aver espresso fedelmente l’insegnamento della Chiesa. Chiedermi di rinnegare l’insegnamento cattolico per assecondare un’ideologia politica costituisce di per sé una violazione della mia libertà religiosa».   «Come ammoniva Papa Leone XIII, “Indietreggiare di fronte al nemico, o tacere quando da ogni parte si leva un tale clamore contro la verità, è da codardi”. Che io faccia parte o meno di questa Commissione, la mia voce si farà sempre più forte a sostegno di coloro che vengono perseguitati per la loro fede», ha promesso. «Credo che questa nomina sia stata voluta da Dio e non rinuncerò alla mia fede cattolica per mantenere un incarico in una commissione che ha abbandonato la sua missione».   Il vescovo Barron ha poi replicato respingendo le sue affermazioni e insinuando che si stesse falsamente dipingendo come vittima di pregiudizi anticattolici, definendo la sua affermazione di vedersi negata la libertà religiosa «semplicemente assurda».   «Nelle scorse settimane, Carrie Prejean Boller si è lamentata di essere stata rimossa dalla Commissione presidenziale sulla libertà religiosa a causa delle sue convinzioni cattoliche, e ha criticato me e altri membri cattolici della commissione per non averla difesa», ha esordito Barron. «Questo è assurdo».   «La signora Prejean Boller non è stata licenziata per le sue convinzioni religiose, bensì per il suo comportamento durante una riunione della Commissione il mese scorso: ha intimidito i testimoni, ha imposto con aggressività il suo punto di vista e ha strumentalizzato la riunione per i propri fini politici», ha dichiarato Barron.   «La posizione cattolica in materia di “sionismo”, alla quale aderisco pienamente, è la seguente: tutte le forme di antisemitismo vanno condannate senza riserve; lo Stato di Israele ha il diritto di esistere; ma la moderna nazione di Israele non rappresenta il compimento delle profezie bibliche e quindi non è al di sopra di ogni critica», ha continuato.     «Se la signora Prejean Boller è stata licenziata per aver espresso queste convinzioni, è difficile capire perché io sia ancora membro della Commissione», ha affermato il vescovo. «Presentarsi come vittima di pregiudizi anticattolici o affermare che la sua libertà religiosa sia stata negata è semplicemente assurdo».   In risposta alla dichiarazione di Barron, Carrie ha affermato di essere stata inizialmente invitata a dimettersi dalla commissione lo scorso agosto, mettendo in dubbio l’idea di Barron secondo cui sarebbe stata costretta a lasciare l’incarico solo a causa del suo «comportamento» durante l’udienza di febbraio.   «Mi è stato chiesto di dimettermi ad agosto per le stesse ragioni per cui sono stata rimossa a febbraio. Lei lo sapeva perché mi ha chiamato subito dopo che le ho inviato questa email, ed era sotto shock. Vuole davvero insistere su questa storia, Eccellenza?» ha detto.

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Il dibattito pubblico e tuttora in corso, emerso dopo la ferma posizione assunta dalla Prejean Boller durante l’udienza di febbraio della Commissione per la Libertà Religiosa, ha rivelato un profondo divario ideologico all’interno del Partito Repubblicano, che contrappone i cattolici tradizionalisti non solo alla notevole influenza dei protestanti evangelici e dei conservatori laici, ma anche ad altri cattolici.   Nella polemica sulla codardia del vescovo Barron, molto noto mediaticamente grazie ai suoi podcast e ai suoi interventi, ora è entrata una nuova accusa, quella secondo cui la Prejean avrebbe «piattaformato», semplicemente retwittandolo, lo studioso cattolico E. Michael Jones, accusato di essere un «negazionista», cosa assolutamente falsa. Jones in questi giorni aveva elogiato la Prejean dicendo che aveva fatto scoppiare in faccia all’America la contraddizione su Israele, e che la sua espulsione rappresentava la nostra epoca dove, con l’evanescenza del protestantesimo americano, lo vero scontro in USA è tra cattolici ed ebrei.   La Prejean è nota perché, arrivata in finale a Miss America, perse lo scettro rispondendo alla domanda di un giurato omosessuale che le chiedeva se condivideva la legalizzazione matrimonio gay. Alla risposta negativa di Miss California (che di fatto rappresentava la maggioranza che votò nel suo Stato sulla questione, ma il risultato fu disatteso) si aprì non solo la sconfitta al concorso di bellezza ma un’intera stagione di persecuzioni contro la ragazza.   La Prejean si è battezzata da pochi mesi, ma il suo percorso di conversione al cattolicesimo è partito da anni in cui si è vista mettere in discussioni le tesi dei protestanti statunitensi, come il dispensionalismo con la sua adorazione degli ebrei e dello Stato di Israene. Il marito della Kyle Prejean, il campione del footballo americano Boller, sarà battezzato questa Pasqua, ha annunziato la moglie al convegno Catholics for Catholics.   La Prejean, madre di due figli, è altresì nota per le battaglie con i trans nelle scuole americane, le mascherine anti-COVID e il brand di alta moda Balenciaga, che finì l’anno passato in uno scandalo per riferimenti a pedofilia e satanerie varie.   Come riportato da Renovatio 21, le paure di monsignor Barron, creatura mediatica celeberrima nel cattolicesimo mainstream americano, si erano viste anche in un documentario di William Friedkin, Il diavolo e padre Amorth (2017). Nel documentario regista de L’esorcista (1973) cercava di indagare sulla verità dietro il fenomeno della possessione diabolica, che tanto gli aveva dato successo nel capolavoro horror di quarant’anni prima, finendo per intervistare, negli ultimi tempi della sua vita, il leggendario padre Gabriele Amorth, decano degli esorcisti internazionali.

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Oltre che ad incontrare l’esorcista emiliano, il Friedkin aveva intervistato l’allore vescovo ausiliare di Los Angeles Robert Barron, il quale, con l’espressione ragazzotta sopra un clergyman e i pantaloni da pretino moderno, mostrava tutto il suo terrore perl’argomento. «Parlare con il diavolo… hey… persone come padre Amorth possono farlo, io non potrei mai osare di farlo, non sono a quel livello spirituale… io penso che sia davvero una cosa pericolosa».   Lo stesso Friedkin che a quel punto della conversazione lo interrompe, pure puntandogli il dito: «che cosa hai detto? (…) È nelle scritture!» esclama Friedkin. «Gesù esorcizzava i demoni!». Il regist americano si chiede come un vescovo, discendente degli Apostoli, possa dire una cosa del genere.   Nella Commissione per la libertà religiosa che ha cacciato Carrie siede anche l’arcivescovo emerito di Nuova York, il potente cardinale Timothy Dolan.  

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Germania, declino vertiginoso del numero delle suore

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La vita religiosa è sull’orlo della scomparsa in Germania. Negli ultimi ventitré anni, il numero di persone consacrate si è gradualmente ridotto quasi a zero, senza contare che metà dei monaci e l’80% delle suore hanno più di 65 anni.

 

Il declino della vita religiosa sembra irreversibile in Germania. Alla fine del 2025, in un paese di 85 milioni di abitanti, si contavano poco più di diecimila membri di ordini e congregazioni religiose.

 

Il numero di membri di ordini e congregazioni religiose in Germania continua a diminuire di anno in anno. Al 31 dicembre 2025, in Germania risiedevano 11.797 religiosi e religiose, 831 in meno (6,6%) rispetto all’anno precedente (12.628), secondo i dati recentemente pubblicati dalla Conferenza dei Superiori Maggiori tedeschi.

 

Il numero di religiose è in forte calo: 7,4% in un solo anno, tra il 2024 e il 2025, passando da 9.467 a 8.770, mentre il numero di religiosi è diminuito del 4,2%, raggiungendo quota 3.027 (rispetto ai 3.161 del 2024).

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Di conseguenza, il numero di religiose è diminuito del 70% dal 2002: 20.203 unità, rispetto alle 28.973 di fine 2002. Questa tendenza è proseguita negli ultimi anni e non sembra destinata a rallentare.

 

Inoltre, se confrontiamo i dati attuali con quelli della metà del XX secolo, il declino è ancora più significativo. Nel 1965, in Germania c’erano circa 100.000 suore di vari ordini e congregazioni. Negli ultimi sessant’anni, il numero di suore tedesche è diminuito di oltre il 90%.

 

A questo crollo numerico si aggiunge il notevole invecchiamento di coloro che rimangono. Tra i religiosi maschi, circa la metà ha più di 65 anni (48,6%). Alla fine del 2025, in Germania c’erano 3.027 religiosi maschi, di cui 2.313 sacerdoti, 21 diaconi e 54 studenti di teologia.

 

I benedettini contavano il maggior numero di religiosi maschi in Germania (467), seguiti dai francescani (416) e dai gesuiti (183).

 

È sorprendente constatare che l’81% delle suore tedesche ha più di 65 anni. Alla fine del 2025, erano distribuite in 795 comunità monastiche (rispetto alle 883 del 2024). I gruppi più numerosi erano gli ordini religiosi benedettini, francescani e vincenziani.

 

In poco più di un decennio, la vita religiosa sarà praticamente scomparsa in Germania. Ma questi dati non sembrano impressionare i vescovi tedeschi, determinati a proseguire sulla via sinodale, che non farà altro che accelerare e completare la totale scomparsa della vita religiosa in Germania.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Immagine di Br. Christian Seno, OFM via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

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Mons. Viganò, cronologia del silenzio vaticano

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Renovatio 21 pubblica questo testo dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò. Le opinioni degli scritti pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.    

Aures habent et non audiunt

«Io ascolto tutti!»: cronologia di un silenzio

  Mi sarei aspettato che Leone, sull’esempio del Buon Pastore, venisse a cercare la pecorella smarrita per ricondurla all’ovile dal quale il suo predecessore l’aveva cacciata. Ciò non è avvenuto.   Pur essendo convinto che la mia «scomunica» sia una misura iniqua ed ingiusta e per questo priva di effetti, non posso non rilevare che essa costituisce, per chi me l’ha inflitta, una sorta di aquæ et ignis interdictio, la pena del Diritto Romano antico equivalente a una forma di esilio perpetuo e che implicava l’obbligo per il condannato di abbandonare il territorio romano, con la proibizione per chiunque di fornirgli acqua, fuoco o qualsiasi forma di assistenza, inclusa l’ospitalità o il riparo, sotto pena di sanzioni severe.   In pratica, ciò rendeva il condannato un fuorilegge, privandolo dei beni essenziali per la sopravvivenza e isolandolo dalla società. E così, in spregio alle belle parole sull’accoglienza e l’inclusività, mi vedo condannato ad una «pena di morte spirituale», privato dei Sacramenti e destinato alla dannazione eterna. Per Bergoglio e Prevost sarebbe dunque inammissibile la pena capitale che uccide solo il corpo ma ammissibile la scomunica che uccide l’anima condannandola alla morte eterna.

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Per questo motivo, non volendo lasciare nulla di intentato, ho ritenuto doveroso scrivere a Leone e chiederGli un’udienza. Ecco la cronologia dell’intera vicenda:  
  • il 4 Giugno 2025 inviavo a Leone tramite le Poste Vaticane una lettera personale dal contenuto estremamente sensibile chiedendo anche di poter essere ricevuto in udienza; 
 
  • il 28 Agosto 2025, non avendo ricevuto alcun riscontro alla mia precedente lettera, ripresentavo la richiesta di essere ricevuto in udienza privata da Leone, tramite la Prefettura della Casa Pontificia, inviando una e-mail al Reggente, Mons. Leonardo Sapienza;
 
  • il 20 Settembre 2025 ricevevo risposta da mons. Sapienza, il quale mi confermava la concessione dell’udienza, che mi veniva fissata per l’11 Dicembre 2025 alle ore 10 presso la Biblioteca del Palazzo Apostolico;
 
  • il 9 Dicembre 2025 alle ore 8:08, a due giorni dall’incontro, Mons. Sapienza mi informava in via telematica che l’udienza era stata cancellata.
 
  • Tuttavia, meno di due ore dopo, alle 9:53, la Segreteria della Prefettura della Casa Pontificia mi inoltrava il Biglietto per l’udienza.
 
  • Poco dopo, alle 10:14, la medesima Segreteria mi comunicava che l’udienza era stata cancellata.
 
  • A seguito di queste comunicazioni contraddittorie telefonavo a Mons. Sapienza per capire il motivo della cancellazione. Visibilmente imbarazzato, egli adduceva scuse poco credibili ma assicurava che mi avrebbe comunicato quanto prima una nuova data, riportandomi le parole di Leone: «L’udienza, la dobbiamo riprogrammare: io ascolto tutti!»
 
  • Non avendo ricevuto alcuna comunicazione dalla Prefettura, il 12 Gennaio 2026 scrivevo nuovamente a Mons. Sapienza, senza ottenere alcun riscontro alla mia e-mail.
 

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  • Essendomi ormai preclusa la via della Prefettura, il 21 Gennaio seguente decidevo di telefonare al Decano del Collegio Cardinalizio, il Card. Giovanni Battista Re con il quale ho collaborato per decenni – in Segreteria di Stato e nelle mie successive funzioni – chiedendogli di adoperarsi per ottenere un’udienza con Leone. Ricevevo dal Cardinale una risposta immediata dai toni entusiastici, di cui riporto la trascrizione: «Sono tanto lieto, ma tanto… tenevo tanto a sentire la tua voce e sarei anche lieto di incontrarti dove tu vuoi… Sarei contentissimo di incontrarti…» Poi il Cardinale aggiungeva: «Il problema sostanziale è che sia proprio il papa a riceverti con tutto quello che c’è stato. Secondo me il papa ha difficoltà a riceverti: non è un problema di orari o di appuntamenti. Il papa ha qualche perplessità ad essere lui a riceverti… senza che non ci sia nessun segno di cambiamento da parte tua. Comunque io mi interesso e ti faccio sapere con gioia… Perché noi dobbiamo essere figli della Chiesa e come figli della Chiesa dobbiamo essere uniti al papa e seguire le direttive del papa. La cosa che ci deve stare a cuore è la salvezza dell’anima, ma per salvare l’anima dobbiamo restare dentro la Chiesa. Dentro la Chiesa, quindi stare in unione con il papa. Comunque sappi che dal punto di vista personale io ti sto vicino, disponibile sempre ad aiutarti, se posso aiutare in qualche cosa, in modo da servire insieme la Chiesa… Dobbiamo anche saper dimenticare il passato e saper anche perdonare…»
 
  • Il 27 Gennaio 2026 incontravo il Cardinal Decano presso la Nunziatura in Italia. Il colloquio durava più di un’ora. Nonostante il suo fare bonario e le manifestazioni di affetto, il Cardinale si dimostrava incapace di ascoltare le mie ragioni, tanto da rifiutare persino di ricevere una mia lettera da consegnare a Leone e altri documenti sensibili di cui volevo informare il Cardinale stesso. Nel congedarmi, mi ripeteva: « Dobbiamo obbedire al papa anche se il papa non obbedisce al Signore».
 
  • Il 28 Gennaio 2026 inviavo tramite le Poste Vaticane detta mia lettera a Leone indirizzandola al suo segretario personale. Anche questa lettera – di cui prossimamente renderò noto il contenuto – rimaneva senza risposta. 
  + Carlo Maria Viganò Arcivescovo   Viterbo, 19 Marzo MMXXVI S.cti Joseph Sponsi B.M.V. Confessoris   Renovatio 21 offre questo testo di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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