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Morti in eccesso dopo i vaccini COVID, il Senato australiano avvia un’inchiesta

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Il Senato australiano ha avviato un’indagine sulle morti in eccesso dopo il programma di vaccinazione di massa del 2021, nel tentativo di isolare le cause di quello che viene descritto come il peggior livello di mortalità in eccesso dalla Seconda Guerra Mondiale.

 

Si tratta del primo caso al mondo in cui un Parlamento esamina formalmente la questione.

 

La mozione accolta, presentata dal senatore Ralph Babet dello United Australia Party (UAP), è stato il suo quinto tentativo di avviare un’inchiesta parlamentare in due anni. In precedenza il governo laburista di sinistra e i Verdi avevano bloccato la mozione, senza spiegarne il motivo.

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La Commissione di riferimento per gli affari comunitari del Senato è ora tenuta a indagare sui fattori che contribuiscono alla mortalità anormalmente elevata. Il rapporto è atteso entro la fine di agosto.

 

«Sarà un compito difficile e la probabilità che ci siano ammissioni di illeciti da parte di burocrati e politici governativi è incredibilmente piccola, anche se i risultati indicano in modo convincente il programma di vaccinazione come la ragione dietro le morti in eccesso» scrive LifeSite. «Verranno utilizzate una serie di scuse e indicazioni sbagliate per confondere il quadro. Il più ovvio è il punto che la correlazione non dimostra la causalità».

 

«Probabilmente si sosterrà che solo perché le morti in eccesso sono avvenute all’incirca nello stesso periodo delle vaccinazioni di massa, ciò non significa necessariamente che esista una connessione causale» continua il sito pro-life. «Questo è vero, ma significa solo che le prove sono circostanziali, valide e conclusive, soprattutto quando non esiste una spiegazione alternativa ovvia e simili aumenti di decessi sono stati osservati nella maggior parte dei paesi fortemente vaccinati».

 

L’Australian Actuaries Institute – un’associazione di matematici esperti di rischio – guardando numeri e statistiche aveva lanciato l’allarme all’inizio del 2023.

 

Secondo Babet, i dati provvisori sulla mortalità della Therapeutic Goods Administration (TGA) «confermano che fino a novembre 2023 ci sono stati 15.114, ovvero il 10%, in più di decessi rispetto alla media di base».

 

Le cifre di mortalità in eccesso erano inferiori al 4% nel 2021, poco meno del 14% nel 2022 e poco più del 7% nel 2023, scrive un articolo del sito canadese Globalresearch.

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L’Ufficio australiano di statistica (ABS) fornisce nuovamente cifre diverse: -3,1% nel 2020 (quando i politici dicevano che una pandemia mortale stava devastando il Paese), 1,4% nel 2021, 10,9% nel 2022 e 9,1% nel 2023.

 

Ed Dowd, ex banchiere per il colosso finanziario BlackRock, ora autore del libro Cause Unknown: The Epidemic of Sudden Deaths, osserva che i dati australiani presentano diversi limiti, uno dei quali è che «non ci consentono di osservare con sufficiente dettaglio l’eccesso di mortalità nelle fasce di età più giovani». I suoi dati, suddivisi per età, mostrano che le morti in eccesso sono state peggiori per la maggior parte delle età nel 2022 per poi diminuire nel 2023. L’eccezione è stata la fascia di età 75-84 anni, dove le morti in eccesso sono aumentate nel 2023.

 

Un’altra tattica probabile è quella di sostenere che il problema è «multifattoriale»: che le morti sono state causate da molte cose. Ciò avrà qualcosa di vero – i lockdown probabilmente hanno portato ad un aumento dei tassi di suicidio, per esempio – ed è probabile che venga utilizzato per confondere il quadro. Ma ciò non spiegherà l’entità dell’eccesso di mortalità, che è l’equivalente di ciò che accade in una guerra. Per spiegarlo è necessario un motivo nuovo e non cause di morte che esistono da molto tempo.

 

Le statistiche aggregate sulla mortalità non sono gli unici dati rilevanti; ci sono altri elementi di prova che possono aiutare a completare il quadro. Il primo è che le morti in eccesso, verificatesi in tutte le fasce d’età, non sembrano essere state il risultato del COVID stesso. Secondo l’ABS nel 2022, quando le morti in eccesso erano al loro picco, l’età mediana di morte per COVID-19 era di 86 anni, significativamente più alta dell’aspettativa di vita media in Australia. Ciò suggerisce che relativamente poche persone in età lavorativa e più giovani siano morte a causa della malattia.

 

Un altro indicatore è un rapporto secondo cui nel Victoria si sono verificati il ​​20% in più di arresti cardiaci improvvisi rispetto a cinque anni fa – e oltre il 95% dei pazienti sta morendo. «Delle 7.830 persone il cui cuore ha smesso di battere a causa di questa condizione nel 2022/23, solo 388 sono sopravvissute, rivelano gli ultimi dati di Ambulance Victoria», riferisce l’Herald Sun. L’ABC, l’emittente nazionale, ha riferito che molte delle vittime di infarto sono giovani, ma non ha indagato ulteriormente.

 

La risposta del governo statale è stata quella di acquistare più defibrillatori. Non è stata menzionata l’uso dei vaccini come possibile causa, nonostante le prove accumulate che le patologie cardiache, miocardite e pericardite, siano gli eventi avversi più comunemente riportati associati ai vaccini.

 

Particolarmente significativa è stata la risposta della TGA. Hanno semplicemente smesso di riferire su miocardite e pericardite. Tali tattiche sono tipiche degli sforzi dei burocrati australiani per proteggere se stessi.

 

La sfida più grande sarà analizzare la causa delle morti in un ambiente in cui la maggior parte delle persone che forniscono i dati hanno tutto l’interesse a non rendere pubbliche le proprie azioni, soprattutto quando le prove potrebbero dimostrare che hanno commesso un omicidio. Anche i medici e gli accademici australiani rischiano di perdere la carriera se esprimono i loro dubbi sui vaccini. Anche loro difficilmente saranno desiderosi di assumersi la responsabilità di errori mortali.

 

È più probabile che la scoperta della verità in Australia dovrà attendere l’intervento di esperti come il dottor Francis Boyle, responsabile della stesura della legge statunitense sulle armi biologiche e l’antiterrorismo del 1989.

 

Il professor Boyle ha recentemente testimoniato in un caso giudiziario della Florida che le «iniezioni di nanoparticelle di mRNA» sono «armi biologiche e armi di distruzione di massa».

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La TGA ha ammesso di aver semplicemente seguito le raccomandazioni della FDA durante tutta la crisi.

 

Come riportato da Renovatio 21, particolari ammissioni sono state fatte da dirigenti Pfizer durante un’udienza del Senato australiana. È stato per esempio ammesso che i dipendenti dell’azienda hanno ricevuto un lotto speciale dei sieri sperimentali mRNA COVID-19.

 


L’ammissione sul lotto separato aveva scatenato in rete le speculazioni, tra cui la teoria secondo cui che porzioni dei lotti di vaccini mRNA in Germania sarebbero state composte da placebo, un’idea portata avanti da due professori universitari di chimica tedeschi.

 

Come riportato da Renovatio 21, durante l’udienza è stato rivelato che anche contratti di fornitura di vaccini mRNA tra il colosso farmaceutico e il governo australiano rimangono secretati, come avviene in altri Paesi del mondo.

 

Durante la stessa inchiesta del Senato, è emerso che i dirigenti Pfizer non sanno perché il vaccino provochi la miocardite. Allo stesso tempo, interrogati sulla questione, hanno dichiarato di non credere che vi sia mai stato un obbligo vaccinale.

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Immagine di JJ Harrison via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

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Dirigente transessuale del New York Times accusata di maltrattamenti di minori prima di essere uccisa

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Un dirigente transgender del New York Times, ucciso secondo le accuse dai suoceri lo scorso fine settimana in California, risultava denunciato per maltrattamenti su minori nel quadro di una aspra lite familiare, come emerge da atti giudiziari resi noti di recente.   Jonathan McKinsey, 40 anni, responsabile dell’ingegneria per NYT Games, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco sabato in un complesso sportivo a Est di San Francisco. La polizia ha fermato i suoceri, Shouyong Zhang e Shili Chen, entrambi settantenni, nei pressi della scena con l’accusa di omicidio.   I due sono in carcere senza cauzione e compariranno in udienza mercoledì. Le forze dell’ordine hanno detto che McKinsey è stato scelto come obiettivo in modo deliberato, senza però collegare l’omicidio alla controversia familiare.   I fatti sono accaduti una settimana prima di un’udienza già fissata nel contenzioso di divorzio e affidamento tra McKinsey e la moglie Candice Jang, secondo gli atti del tribunale citati dall’agenzia Associated Press.

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Il giornale sanfranciscano Mercury News, sulla base di documenti giudiziari, riporta che McKinsey ha effettuato la transizione da donna a uomo nel 2010. Gli stessi atti indicano che McKinsey e Jang erano già in una relazione intima mentre lui seguiva le cure mediche per la transizione. In seguito si sono sposati e hanno avuto tre figli.   Non risultano informazioni pubbliche su come la coppia abbia avuto i figli né su chi abbia portato avanti la gravidanza. Una coppia formata da un uomo transgender e una donna biologica avrebbe bisogno di sperma di donatore per concepire. A seconda dei casi, uno dei due potrebbe fornire l’ovulo e sostenere la gravidanza.   Lo scontro legale è stato segnato da accuse reciproche di abusi. Jang ha attribuito a McKinsey anni di violenze verso di lei e verso i figli. McKinsey è stato accusato di due reati minori di maltrattamento di minori per aver presumibilmente colpito in faccia il figlio di sei anni e per aver lasciato un altro bambino, allora di due anni, solo in casa mentre faceva la spesa. Si è dichiarato non colpevole di entrambe le imputazioni e ha chiesto l’ammissione a un programma di riabilitazione per problemi di salute mentale.   McKinsey, dal canto suo, ha chiesto un’ordinanza restrittiva contro Jang. Ha sostenuto che lei aveva tentato di rimuovere i tubi medici dal suo corpo dopo un intervento di transizione e che in seguito l’aveva colpita con una padella. Ha anche dichiarato che il suocero l’aveva presa a pugni mentre si stava riprendendo da una doppia mastectomia e che la suocera aveva rivolto insulti omofobi a lui e a uno dei figli.   Il caso si colloca in un più ampio mutamento dell’opinione pubblica statunitense sulle questioni transgender. Dopo il ritorno alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump ha revocato le tutele sull’identità di genere introdotte sotto Biden, ha disposto che il governo federale riconosca solo due sessi biologici e ha avviato lo smantellamento dei programmi di diversità, equità e inclusione (DEI), anche se il New York Times ha mantenuto le proprie politiche in materia.   È cambiato anche il clima nell’opinione pubblica: un sondaggio Pew del 2025 ha registrato un crescente sostegno alle restrizioni per le persone transgender, pur restando maggioritario il favore per le tutele contro la discriminazione.

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 Immagine di Haxorjoe via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported   
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I tempi di consegna del petrolio saudita in Asia potrebbero raddoppiare

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Diversi media organi di stampa ripreso i dati più recenti dell’Associazione degli Armatori Giapponesi, secondo cui la chiusura dello Stretto di Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso, alle navi saudite potrebbe allungare di oltre 2,5 volte i tempi di consegna del petrolio saudita in Asia. Lo slittamento segue il controllo da parte degli Houthi dell’intera costa del Mar Rosso.

 

Yahya Saree, portavoce militare degli Houthi, ha dichiarato venerdì in un comunicato che «la navigazione marittima è sicura per tutte le compagnie, ad eccezione delle navi saudite», come riferito da NPR il 12 settembre.

 

Prima del blocco, la rotta tradizionale attraverso lo Stretto di Ormuzzo richiedeva circa 40 giorni andata e ritorno. L’alternativa del Mar Rosso — il greggio saudita viene portato via terra fino alla costa e poi imbarcato su petroliera attraverso Bab el-Mandeb — richiede circa 40-50 giorni andata e ritorno. L’unica via rimasta passa dal Canale di Suez e circumnaviga il Capo di Buona Speranza, all’estremità meridionale dell’Africa: il viaggio andata e ritorno richiederebbe almeno 100 giorni. Inoltre le petroliere più grandi sono troppo ingombranti per transitare dal Canale di Suez.

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Allungare un viaggio andata e ritorno da 40 a 100 giorni non solo ritarda le consegne, ma riduce drasticamente il numero di viaggi annuali di una petroliera da circa nove a meno di quattro, raddoppiando di fatto il numero di navi necessarie per spostare lo stesso volume di greggio. La deviazione di rotta si traduce così in uno shock sui prezzi: la capacità delle petroliere non può crescere in tempi brevi, quindi quando i giorni di navigazione salgono di colpo salgono anche le tariffe di trasporto, e quei costi finiscono nel prezzo finale del greggio anziché nel prezzo di riferimento. I margini di raffinazione assorbono il primo colpo e l’onere aggiuntivo si scarica poi sull’intero mercato.

 

Viaggi più lunghi costringono inoltre gli acquirenti a tenere scorte più consistenti: una raffineria che lavora su un ciclo di 100 giorni deve impegnarsi ad acquistare con oltre tre mesi di anticipo, invece di poter aggiustare gli ordini in poche settimane, come riporta Business Upturn.

 

Prima dell’attuale conflitto tra Stati Uniti e Iran, il Giappone dipendeva per il 95% del proprio fabbisogno di greggio da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, secondo Reuters del 4 marzo 2026; ora quella dipendenza si è spostata in larga misura verso Stati Uniti e Messico.

 

Prima del conflitto, circa il 25% del commercio mondiale di petrolio via mare, il 19% del GNL e fino al 30% dei fertilizzanti azotati scambiati a livello internazionale passavano dallo Stretto ormusino. Un aumento di 2,5 volte dei tempi di transito per queste risorse essenziali avrebbe evidentemente effetti gravi e dirompenti sulle catene di approvvigionamento globali.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Corea del Sud, un altro Paese estrmo-orientale gravemente danneggiato nelle forniture di idrocarburi dalla chiusura dello Stretto ermesino, sta pensando di partecipare all’azione militare statunitense, ricevendo in risposta un duro ammonimento dalla Repubblica Islamica dell’Iran, che come noto è in grandi rapporti con la Corea del Nord.

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Profanazione in una cappella di Bari

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La settimana scorsa è stata profanata la cappella del cimitero di rione Santo Spirito di Bari. La scoperta è avvenuta quando i parroci del quartiere si sono recati nella necropoli per la messa in suffragio dei defunti.   I delinquenti si sono introdotti all’interno del luogo sacro distruggendo l’altare e danneggiando la statua della Madonna presente in cappella. Pare che i ladri non abbiano risparmiato nemmeno i paramenti sacri che sono stati trafugati.   Fortunatamente questo «atto vandalico ha riguardato esclusivamente il furto del tabernacolo che in quel momento era assolutamente vuoto: non vi è stata pertanto alcuna sottrazione di ostie consacrate», come precisato dai presbiteri baresi tramite i loro canali social.   I parroci don Fabio Campione, don Tommaso Genghi e don Gianni De Robertis hanno commentato così tale sfregio: «Un gesto ignobile, che ha profondamente turbato l’intera comunità in un momento di preghiera e di festa», riporta La Gazzetta del Mezzogiorno. 

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La profanazione è avvenuta a ridosso della festa patronale in onore di Maria Immacolata. Nonostante il sopruso, i prelati annunciano che le celebrazioni proseguiranno.   «Nonostante questo, la nostra Comunità non si lascia intimidire: celebreremo la Festa Patronale con ancora più fede e partecipazione, come segno di speranza che nessun atto di violenza potrà mai spegnere», si legge nella pagina Facebook della parrocchia. I fedeli sono invitati a stringersi in preghiera dopo l’accaduto, mentre resta da chiarire la dinamica dell’irruzione e individuare i responsabili di tale oltraggio.   Questi macabri rituali sembrano quasi diventare una nefasta routine. Come scritto poche settimane fa su Renovatio21, un altro luogo sacro è stato profanato: la chiesa di San Giorgio in Conca, a Cattolica, provincia di Rimini, appartenente alla parrocchia di Santa Maria di Nazareth di Montalbano dove il tabernacolo è stato divelto e portato via dalla chiesa mentre le ostie consacrate sono state ritrovate sparse all’esterno.   Sono episodi che colpiscono al cuore noi cristiani e questo fenomeno dilaga un po’ in tutto il mondo, non solo in Italia. In Francia due uomini omosessuali hanno compiuto una serie di furti introducendosi in 29 chiese cattoliche nell’arco di tre mesi, rubando ostie consacrate e utilizzando i vasi sacri come decorazioni domestiche. La Francia – che oramai possiamo considerare un’ex Nazione cattolica – subisce il vandalismo religioso sempre più marcatamente con la profanazione di chiese sparse un po’ in tutto il territorio transalpino.   Anche oltreoceano si hanno episodi simili: nella parrocchia di San Michele Arcangelo a Portland, nell’Oregon, è stato rubato il tabernacolo.   Come riportato da Renovatio 21, due anni fa a Perugia sono state trafugate ostie consacrate, tanto che in Umbria è altissima l’attenzione per evitare che le Ostie finiscano in mani sbagliate.   Sono crimini che feriscono e offendono nel profondo la fede di noi cattolici. Preghiamo e celebriamo messe di riparazione a tali sfregi, sperando che episodi del genere non accadano più.   Francesco Rondolini

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