Spirito
Mons. Viganò: Europa delirante e guerrafondaia verso il Nuovo Ordine Mondiale
Renovatio 21 pubblica l’intervento dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò al convegno «Eurasia e valori tradizionali: la sfida al globalismo» tenutosi a Verona il 5 Aprile 2025.
Cari Amici,
permettetemi anzitutto di porgere a tutti voi il mio saluto e un ringraziamento per l’opportunità offertami di partecipare a questo evento. Come sapete, ho avuto modo di intervenire al Convegno Internazionale dei Russofili il 14 Marzo 2023 e il 28 Febbraio 2024.
Anche in quelle circostanze ho ribadito il mio appoggio e la mia vicinanza spirituale al popolo Russo e al suo Presidente Vladimir Putin, evidenziando le pretestuose menzogne che la propaganda globalista diffonde impunemente per legittimare un conflitto che non avrebbe mai dovuto iniziare.
Non posso che rallegrarmi per il riavvicinamento tra l’America di Trump e la Russia di Putin, in un momento in cui gli eversori dell’Unione Europea cercano a tutti i costi di sabotare i colloqui di pace e aizzare contro entrambi Zelensky, il loro corrotto fantoccio.
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La situazione politica internazionale
Mentre siamo qui a confrontarci su temi che ci stanno particolarmente a cuore, i nostri governanti pianificano il riarmo dei Paesi europei, motivandolo con la presunta minaccia che la Federazione Russa rappresenterebbe per la pace e la sicurezza internazionale. Eppure sappiamo bene che è stata la NATO a non rispettare gli impegni assunti, relativi alla non espansione delle basi verso Est, con la complicità del deep state angloamericano nella destabilizzazione dell’Ucraina mediante regime change sponsorizzato da USAID.
La costituzione di un esercito comune serve in realtà a creare le premesse per la creazione di un soggetto europeo che assorba e annulli le sovranità nazionali, e che sia in grado di forzare gli Stati membri – in attesa di fagocitarli – mediante l’uso della forza militare. Se l’Ungheria o la Romania o qualsiasi altra Nazione non sottomessa ai diktat di Bruxelles dovesse creare problemi al perseguimento degli scopi dell’Unione Europea, potremmo infatti vedere l’esercito della von der Leyen muovere su Budapest o Bucarest, magari con militari islamici arruolati tra le orde di immigrati che ci invadono.
Ci pensi bene la Premier Meloni, e dia ascolto a chi nella coalizione di governo conserva maggior obbiettività di alcuni membri «europeisti» del suo partito e di Forza Italia. Non dimentichiamo che le forze armate sono istituzioni che devono godere di legittimazione democratica: poste sotto il controllo di una entità superiore, sono di fatto uno strumento di coercizione illegittima di una dittatura. Ma questo, in una prospettiva a lungo termine, è esattamente ciò che si prefigge concretamente la sinarchia globalista: creare una nazione europea che a sua volta confluisca nel governo unico del Nuovo Ordine Mondiale.
Sarà da vedere se gli Stati Uniti consentiranno la creazione di un esercito potenzialmente nemico, che paradossalmente opererebbe nel quadro della NATO di cui Washington ancora fa parte.
Le vere ragioni del riarmo
Come per le precedenti emergenze, pandemica e ambientale, la ragione ufficiale della paventata emergenza bellica serve a nascondere altri scopi: il vero obiettivo del piano Rearm Europe – ribattezzato Readiness 2030, con significativi richiami all’omonima Agenda – è consentire alla Germania e alla Francia, oltre che alla Gran Bretagna, di convertire il settore automobilistico distrutto dalle folli politiche del NetZero nella produzione di armi e carri armati. (…)
E mentre il contribuente paga i disastri dell’Agenda 2030, la von der Leyen si appresta a metter le mani sui conti correnti dei privati per finanziare con oltre 800 miliardi di euro i suoi deliri guerrafondai, con l’incoraggiamento dei leader nazionali, allettati dalla prospettiva di produrre armamenti a spese dei propri cittadini e in deroga ai parametri di Maastricht.
Certo, vedere riunita a Roma in Piazza del Popolo, il 15 Marzo scorso, la Sinistra pacifista per sostenere il riarmo ha del surreale, reso grottesco dalla presenza di chi è pronto a rinnegare le proprie idee a comando, e a pagamento. Ma non possiamo dimenticare che la Sinistra di Elly Schlein si vuole erede di quell’eversivo Manifesto di Ventotene, nel quale il (…) «padre fondatore» dell’Unione Europea Altiero Spinelli teorizzava la dittatura del proletariato, l’inutilità del processo democratico e l’uso di un esercito europeo per costringere le masse all’obbedienza.
Vi è chi sostiene che nei negoziati di pace per l’Ucraina non si possa escludere Zelensky, nonostante sia palesemente perdente su tutti i fronti e non goda di alcuna legittimazione, avendo egli proibito le elezioni presidenziali e messo al bando i partiti di opposizione ucraini. Nel 2023 scrivevo:
«L’Ucraina agisce come testa di ariete nella proxy war della NATO contro la Federazione Russa, per cui dovremmo anzitutto smettere di considerare Zelensky come un interlocutore negli eventuali accordi di pace: se non ha contato nulla nella dichiarazione di guerra e nel proseguimento delle azioni militari sinora condotte, non vedo quale dovrebbe o potrebbe essere il suo ruolo a un tavolo di pace».
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È ciò che hanno dichiarato recentemente i Presidenti Putin e Trump, nell’apprestarsi a negoziare la fine di un conflitto disastroso, che si sarebbe potuto evitare se solo si fosse fatto rispettare l’accordo di Minsk. In quest’ottica, la tregua voluta da Macron e da Starmer, peraltro già violata, sembra finalizzata – come già avvenuto in precedenza – a prender tempo per riarmare l’Ucraina e proseguire la guerra, e non per porvi fine.
Il Generale Marco Bertolini ha recentemente dichiarato:
«Il Regno Unito […], dopo aver ripudiato l’Europa Unita fuoriuscendone con un referendum, vuole ora mettersi a capo dei restanti Paesi europei per portarci tutti in guerra per realizzare il suo obiettivo storico, quello di distruggere la Russia per smembrarla in tanti piccoli Stati vassalli e depredarne con il suo classico spirito colonialista le immense risorse. Le élites europee […] oggi vorrebbero di nuovo attaccare la Russia portando ancora una volta guerra e distruzione in Europa. Il paradosso è che questa guerra la vogliano tutti coloro che hanno sbandierato fino ad ora i colori della pace e ciarlato di Europa di Pace, di Libertà e di Democrazia proprio nel momento in cui USA e Federazione Russa stanno trovando un accordo di pace. Falsi, più falsi di una banconota da 1 euro. Per questo motivo spero vivamente che questa orribile Unione Europea, oligarchica, guerrafondaia, autoritaria e antipopolare, fallisca presto e che Stati veramente sovrani trovino forme di collaborazione e cooperazione diverse da quelle attuali tendenti alla Pace e al benessere sociale ed economico dei loro cittadini».
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Focolai di nuovi conflitti
Eppure, proprio mentre sembra scongiurata l’ipotesi di una Terza Guerra Mondiale nel cuore dell’Europa, ecco aprirsi un nuovo fronte in Medioriente, dove questa volta la proxy war è condotta dagli Stati Uniti contro lo Yemen, e di conseguenza l’Iran. Dobbiamo sperare e pregare che il Presidente Trump non si lasci coinvolgere in un nuovo conflitto, che fa il gioco di chi, in Israele, è delegittimato dai suoi stessi cittadini.
Un altro fronte è quello della Siria, dopo il colpo di stato che ha portato al governo il terrorista islamico Abu Mohammed al-Jolani, spodestando il legittimo Presidente Bashshār al-Assad. Il Vicepresidente americano JD Vance ha denunciato la persecuzione e il genocidio della minoranza cristiana e alawita, ma nel frattempo l’Unione Europea ha annunciato poche settimane fa l’invio di 5,8 miliardi di euro di aiuti per chi in Siria massacra i nostri fratelli Cristiani.
E a Gaza, per l’ennesima volta, il criminale di guerra Netanyahu infrange il cessate il fuoco e continua a sterminare i civili palestinesi, con l’alibi di voler eliminare i terroristi di Hamas.
L’azione eversiva delle lobby
Ci troviamo insomma dinanzi ad una situazione politica estremamente complessa, nella quale le decisioni sono assunte quasi sempre da persone che non hanno alcuna legittimazione democratica e che rispondono a potenti lobby sovranazionali.
Lo abbiamo visto, qui in Italia, con l’intervento di Mario Draghi dello scorso 18 Marzo, volto a perorare la necessità di «una catena di comando superiore che coordini eserciti eterogenei e si distacchi dalle priorità nazionali». Mi chiedo se all’epoca del Presidente Cossiga questa dichiarazione eversiva non avrebbe meritato (…) l’arresto per alto tradimento.
Nella mente degli eurocrati, il nostro ruolo deve limitarsi a pagare di tasca nostra – e forse anche con le nostre stesse vite – i deliri di potere dell’élite di Bruxelles. E se allo stanziamento di 800 miliardi di euro per il riarmo da parte dell’Unione Europea si affianca l’attivazione della valuta digitale da parte della BCE (prevista per il prossimo ottobre), comprendiamo bene che il controllo del Sistema sul denaro dei cittadini diventa totale e sarà per noi impossibile ribellarci alle scelte dei tiranni globalisti.
Credo non occorra essere degli esperti di strategia internazionale per comprendere che questo quadro sia tutt’altro che tranquillizzante, perché gli interessi economici di grandi fondi di investimento – cui fanno capo tanto le industrie farmaceutiche quanto le banche e l’industria bellica – sono i principali fautori dell’ideologia globalista, e allo stesso tempo ne sono i primi, se non gli unici beneficiari.
Pax christi in regno Christi
Ciò che è evidente è che la pace costituisce un’eventualità che molti, troppi interessi devono assolutamente scongiurare. D’altra parte – e qui vi parlo da Vescovo – la Pax Christiana non ha nulla a che vedere con la pace del mondo.
Ce lo ha ricordato Nostro Signore, nel Suo splendido discorso tenuto agli Apostoli durante l’Ultima Cena: Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore (Gv 14, 27).
Perché la pace di Cristo presuppone un ordine morale e sociale che questo mondo non comprende e non vuole, finché non si converte e non torna a Cristo.
Perché la pace di Cristo dipende dal riconoscerLo come Re e Signore di tutte le società terrene, dal comprendere che l’unico detentore dell’autorità in terra è Nostro Signore, e che il potere dei governanti è legittimo solo se esso è esercitato nei confini del bene che Dio ha stabilito.
Perché la pace di Cristo è esattamente l’opposto del pacifismo ipocrita di un mondo anticristiano asservito all’Avversario. Pax Christi in regno Christi, dice l’adagio: ma quale pace si può avere, dove diventa hate speech proclamare che Cristo è Re?
L’attacco alla società occidentale
E qui veniamo al punto focale del nostro incontro.
L’oggetto del vostro Convegno è Eurasia e valori tradizionali: la sfida al globalismo. Permettetemi di farvi notare che questa non è una sfida, ma una guerra non convenzionale, non dichiarata: una guerra senza quartiere, nella quale una minoranza eversiva di criminali che ha usurpato il potere a tutti i livelli intende soggiogare i popoli dell’Occidente un tempo cristiano, addirittura mettendoli in guerra contro l’Islam per assistere cinicamente alla reciproca distruzione.
Noi ci confrontiamo con una lobby di personaggi ampiamente compromessi, moralmente corrotti, intellettualmente traviati e tenuti sotto ricatto per crimini esecrandi. Questa lobby, infiltratasi fino ai vertici delle istituzioni civili e religiose, rappresenta una minaccia mortale – letteralmente – per l’umanità intera, che considera alla propria mercé e che intende decimare, per poi rendere schiavi i sopravvissuti.
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In questi ultimi anni abbiamo assistito alla definitiva demolizione dei principi che costituiscono i fondamenti della Civiltà cristiana, con la complicità della chiesa bergogliana non meno corrotta e ricattabile. E quell’atteggiamento rinunciatario che alcuni di voi credevano motivato da tolleranza o dal desiderio di concordia tra i popoli si è rivelato invece colpevole complicità con il nemico, cortigiano asservimento al piano globalista e vile tradimento dei popoli.
La sostituzione etnica e l’islamizzazione delle nostre città mediante l’invasione di immigrati clandestini; la propaganda woke in favore delle perversioni morali dell’ideologia LGBTQ e gender; la farsa pandemica e vaccinale con la complicità dei media mainstream e della classe medica; la frode climatica, basata su teorie palesemente infondate e su assurdi allarmismi; la guerra come mezzo per occultare la corruzione della classe dirigente occidentale; la distruzione della famiglia naturale; l’impoverimento sistematico delle classi più deboli e la continua riduzione delle tutele sindacali e previdenziali: tutti questi attacchi alla nostra società non sono frutto di mere contingenze, ma il risultato di un piano eversivo che parte dall’élite globalista e principalmente dal World Economic Forum, con il finanziamento da parte di USAID e di altre agenzie governative americane durante le Amministrazioni precedenti.
Il taglio dei fondi deciso negli Stati Uniti dal DOGE ha portato alla luce una macchina infernale pensata per interferire – a spese del contribuente e a suo danno – nel governo delle Nazioni e sovvertire l’ordine sociale: finora ne abbiamo visto solo la punta dell’iceberg. Siamo tutti persuasi che l’azione di Soros e delle sue fondazioni “filantropiche” vada fermata e punita, come già sta avvenendo in alcuni Stati.
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La minaccia del globalismo woke
Per queste ragioni, cari amici, non parlerei di «valori tradizionali», quasi si trattasse di qualcosa di antiquato che meriti di rimanere presente nella nostra memoria come in un museo. La Tradizione – nella sua accezione cattolica – consiste nel tenere accesa la fiamma sacra della Verità, e non nel conservarne le ceneri.
Se oggi voi siete qui, come eravate nelle piazze a protestare contro il green pass e più recentemente contro la propaganda guerrafondaia della Sinistra radicale, è perché avete capito che la minaccia non viene dall’esterno, né tantomeno è rappresentata dalla Federazione Russa; ma che essa è costituita da chi, senza alcuna legittimazione, ai vertici degli Stati e dell’Unione Europea sta perseguendo l’instaurazione di una dittatura globale.
Questa dittatura vuole distruggere ogni residuo di sovranità nazionale, di identità, di cultura, di religione, di civiltà. Deve uccidere ogni speranza, disarmare ogni protesta, silenziare ogni critica, criminalizzare ogni voce dissenziente, impedire ogni confronto: perché oltre alla violenza e alla censura, essa non ha alcun argomento per legittimare la propria azione tirannica.
Ecco perché non userei il termine «valori», ma «principi»: perché i valori sono soggetti a cambiamento, mentre i principi si fondano sulla verità e rimangono immutabili nel tempo.
Voglio essere ancora più chiaro, e spero che vorrete perdonarmi se potrò apparire un po’ tagliente nelle mie affermazioni. Se crediamo di poter combattere la minaccia epocale del globalismo massonico continuando a difendere «valori» come il Risorgimento, la democrazia o la Resistenza, siamo decisamente fuori strada.
Queste idee hanno in comune la matrice rivoluzionaria, che è intrinsecamente antiumana e anticristica. La società moderna ha dimenticato, anzi calpestato i diritti sovrani di Dio per sostituirli con i «diritti dell’uomo» che si fa dio; e molti continuano a non comprendere che se non riconosciamo all’autorità terrena un limite datole dalla sua necessaria conformità con l’autorità divina da cui essa promana, apriamo la via ad un regime totalitario in cui il potere è autoreferenziale e quindi assoluto.
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Instaurare omnia in Christo
Se la Federazione Russa e il suo Presidente Vladimir Putin sono oggi nemici del globalismo, è proprio in ragione della loro riappropriazione di un’eredità cristiana che il materialismo ateo aveva cercato di cancellare. Ed è a questa eredità – che noi Italiani abbiamo avuto la grazia di ricevere ben prima che i Santi Cirillo e Metodio convertissero a Cristo i popoli slavi – che dobbiamo tornare anche noi: non celebrandola come vestigio di un passato glorioso ma tramontato, bensì facendola rinascere, rendendola viva e palpitante nelle nostre vite, nei nostri focolari, nelle nostre Nazioni.
Questa eredità tornerà a risplendere non come semplice valore tradizionale, ma come ragione della nostra stessa esistenza, poiché fondata su Nostro Signore Gesù Cristo, Alfa e Omega, principio e fine di ogni cosa, Signore del tempo e della Storia.
Ha ragione il Primo Ministro Viktor Orbàn: occorre rifondare l’Europa – non l’Unione Europea, sia chiaro – sul Cristianesimo, e questa rinascita morale e sociale è possibile solo nella difesa delle sovranità nazionali, nella tutela della famiglia, con una riforma economica finalmente svincolata dal giogo della finanza usuraia, nella promozione di pacifici accordi di cooperazione tra gli Stati. E nella messa al bando degli eversori che cospirano per ucciderci nel corpo e nell’anima.
Per combattere il globalismo occorre essere immuni dai suoi errori e dai suoi inganni. Iniziamo a smantellare le falsità e le frodi che esso ha costruito, e torniamo a Cristo, proclamando la Sua universale Signoria e dando, noi per primi, testimonianza del Suo Vangelo.
Questo è il mio auspicio, in questi giorni della Quaresima che ci preparano alla Pasqua. Facciamo nostro il grido degli Apostoli, squassati dalla tempesta sul lago di Galilea: Signore salvaci: siamo perduti! (Mt 8, 25).
Il sonno nel quale il Salvatore sembra ignorare le nostre paure finirà nel momento in cui avremo finalmente il coraggio di rivolgerci all’Unico che può davvero salvarci, a Colui che comanda agli elementi, al Principe della Pace.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo, già Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America
5 Aprile 2025
Sabato della IV Settimana di Quaresima
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Spirito
Nuvola a forma di Croce sopra Lourdes
Nel frattempo, la persecuzione delle autorità di Lourdes verso la FSSPX continua.
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa il vescovo di Tarbes e Lourdes monsignor Jean-Marc Micas aveva ritirato alla Fraternità il permesso di celebrare la Santa Messa, i sacramenenti e di dire preghiere pubbliche. È lo stesso prelato che poche settimane fa aveva favorito un pellegrinaggio «islamico-cristiano» fin dentro i luoghi dell’apparizione mariana.
Come riportato da Renovatio 21, la FSSPX aveva mantenuto il progetto di pellegrinaggio, ed è proprio questo con la nuvoletta a vegliare sui fedeli.
Infovaticana ad inizio settimana aveva informato che le «autorità francesi hanno vietato le due processioni religiose che la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) aveva previsto per i giorni 24 e 25 ottobre a Lourdes, adducendo la minaccia terroristica e la mancanza di personale di polizia per garantire la sicurezza dei partecipanti».
Si tratta del combinato disposto della chiesa e dello Stato francesi, da decadi nemici acerrimi della FSSPX nel Paese un tempo cristianissimo. C’è da dire che – realtà in vera espansione – in Francia la Fraternità Sacerdotale San Pio X conta 46 priorati, 186 cappelle, 63 scuole di vario ordine e grado, 3 centri di ritiro spirituale. Tutti sempre pieni: a differenza delle chiese conciliari, che nel Paese vengono incendiate o abbattute.
Rimane, tuttavia, questo bel segno celeste del pellegrinaggio proibito dei FSSPX a Lourdes. Davvero incontrovertibile.
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Spirito
Mons. Viganò: «i regni degli uomini vivono del sangue dei loro sudditi; il Regno di Cristo vive del sangue del Suo Re»
Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò nella festa di Cristo Re.

QUOD SCRIPSI, SCRIPSI
Omelia nella Festa di Cristo Re
Dicit ei Pilatus: Ergo rex es tu?
Respondit Jesus: Tu dicis quia rex sum ego.
Jo 18, 37
Dilettissimi Fratelli e Sorelle,
Due sono gli uomini che, nel Vangelo di questa solennità, parlano di regalità: uno è il Re, incatenato e silenzioso; l’altro è il giudice, che siede in tribunale e ignora di essere giudicato. Pilato interroga, e crede di condurre l’interrogatorio; ma chi lo ascolti con orecchio attento si avvede che la domanda Ergo rex es tu? è posta dal Prigioniero al pretorio, e dal pretorio all’intero universo.
È la domanda alla quale ogni uomo, ogni famiglia, ogni Stato dovrà rispondere, e dalla cui risposta dipende la sorte eterna delle anime e il destino temporale delle nazioni.
I. Un versetto mutilato
Si è soliti citare solo versetto di quel dialogo, e citarlo a metà: Regnum meum non est de hoc mundo. Il Regno di Cristo – si afferma – non è di questo mondo; dunque nulla ha da pretendere dalle leggi, dalle scuole, dai tribunali e dai parlamenti; dunque la Fede è affare di sacrestia, e il Re può ben restare nel tabernacolo, purché non osi uscirne.
Ma osserviamo bene come prosegue il testo, e con quale esattezza. Nostro Signore non dice: regnum meum non est in hoc mundo, bensì non est de hoc mundo; e subito aggiunge: nunc autem regnum meum non est hinc.
La preposizione de indica l’origine, non l’ambito. Il Regno di Nostro Signore non trae da questo mondo né il proprio titolo, né il proprio potere, né le proprie armi: si ex hoc mundo esset regnum meum, ministri mei utique decertarent. Ma da ciò non ne consegue affatto che il Suo Regno non debba stendersi su di questo mondo: ne consegue anzi il contrario, perché ciò che discende dal Cielo è sovrano su ciò che sta quaggiù.
Il Pater Noster, che il Re stesso ci ha insegnato, non dice forse: adveniat regnum tuum, fiat voluntas tua sicut in cælo et in terra? La terra, dunque, e non soltanto le coscienze. Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà in terra, come le schiere angeliche e le anime beate la fanno in cielo.
Sant’Agostino, commentando questo passo, osserva che il Signore non ha detto non est in hoc mundo, ma non est de hoc mundo, perché il Suo Regno è qui, nel mondo, fino alla fine dei secoli, sebbene non sia di qui. Il sofisma modernista vive di una frode, che fonda il proprio empio laicismo su una falsa traduzione.
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II. Il giudice che si lava le mani
Guardiamo ora Pilato, che è la figura emblematica dello Stato che vuole restare neutrale dinanzi a Dio. Egli riconosce l’innocenza dell’Accusato: ego nullam invenio in eo causam. Ne sa abbastanza per assolverLo; ma teme il tumulto, calcola il consenso, e dopo aver interrogato la Verità in persona con la celebre domanda: quid est veritas?, se ne va senza attendere la risposta. Non ha scelto di negare Cristo: ha scelto di non decidere. E poiché il non decidere è già decidere, egli consegna al supplizio il Re dei re, e si lava le mani dinanzi alla folla.
È il gesto che i secoli hanno visto ripetersi. Lo Stato che si proclama incompetente in materia di verità, che tratta il vero e il falso come opinioni egualmente degne di tutela, che dichiara di non conoscere né il Decalogo né il Vangelo, non è neutrale: è Pilato. E Pilato, notate bene, non fu assolto dalla Storia per la propria astensione, né dal Credo, che lo nomina quotidianamente: passus sub Pontio Pilato. Il suo nome è sopravvissuto a quello di tutti i procuratori di Giudea, perché la neutralità dinanzi a Cristo non è una posizione: è una sentenza.
Fu questo il male che Pio XI ravvisò nel 1925, quando istituì la festa che oggi celebriamo. Dopo la grande guerra, mentre le nazioni si credevano riconciliate dalla sola diplomazia, egli scrisse nella Quas Primas che la peste del suo tempo era il laicismo, e che non vi sarebbe stata pace durevole tra gli uomini finché individui e Stati avessero rifiutato di riconoscere la sovranità del Salvatore.
Non è un caso che egli abbia fissato la solennità all’ultima domenica di Ottobre, alla vigilia di Tutti i Santi: perché il Re è Sovrano dei Santi che regnano con Lui, e il Suo trionfo è il compimento della loro vittoria.
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III. Quod scripsi, scripsi
Ma il Vangelo ha riservato a Pilato una sorpresa, e a noi una lezione. Dopo la condanna, l’uomo che aveva rifiutato di decidere decide una cosa sola, e la decide con ostinazione: scrive il titolo della Croce. Scripsit autem et titulum Pilatus, et posuit super crucem: Jesus Nazarenus, Rex Judæorum. E lo scrive in tre lingue: hebraice, græce et latine; cioè nella lingua della Rivelazione, in quella della Sapienza e in quella del Diritto.
Tutto il mondo allora conosciuto, tutte le forme del sapere e del potere, ricevono la medesima notifica pubblica: Questi è il Re.
I sommi sacerdoti protestano: Noli scribere: Rex Judæorum, sed quia ipse dixit: Rex sum Judæorum. Chiedono, in sostanza, che la regalità sia ridotta ad un’opinione dell’Accusato, ad una pretesa personale che nulla impegni. E Pilato, che non aveva saputo difendere un innocente, trova di colpo la fermezza che gli era mancata: Quod scripsi, scripsi. Ciò che ho scritto, ho scritto.
Fratelli carissimi, non cerchiamo qui la conversione di Pilato, che il Vangelo non ci narra. Contempliamo piuttosto la Provvidenza, che si serve perfino di un’anima vile per fissare, in forma pubblica e irrevocabile, la sovranità del Crocifisso.
Come Caifa aveva profetizzato senza saperlo, così Pilato legifera senza volerlo: il titolo è affisso, e nessun tribunale, nessuna rivoluzione, nessun concilio e nessun sinodo, potrà più staccarlo dal legno. Gli uomini hanno potuto rimuovere il crocifisso dalle aule e dai cimiteri; non hanno potuto cancellare il decreto.
Quod scripsi, scripsi: il Re è proclamato, e la proclamazione è definitiva.
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IV. Regnavit a ligno Deus
Vi è tuttavia nel mistero della Croce una profondità che sorpassa la stessa ironia di Pilato. L’antico inno di Venanzio Fortunato canta: Regnavit a ligno Deus. Dio regna dalla Croce. Non dopo il legno, non malgrado il legno, ma dal legno: perché la Croce è il trono, e il Sangue è la porpora, e il Costato aperto è la corte da cui il Re distribuisce le Sue Grazie.
Su questo si fonda il duplice titolo con cui Pio XI ci insegna a confessare la regalità di Nostro Signore. Egli è Re jure naturæ, per l’unione ipostatica, poiché Colui che è uomo è anche Dio, e come tale gli appartengono tutte le creature. Ma è Re anche jure acquisito, per diritto di conquista: redempti estis pretio magno (1 Cor 6, 20), siete stati comprati a caro prezzo.
Non siamo Suoi soltanto perché ci ha creati, ma perché ci ha riscattati: non possiamo più disporre di noi stessi come di un bene nostro. Questo, e non altro, è il fondamento della Regalità sociale di Cristo: se lo Stato è composto di uomini riscattati, nessuno di loro può affermare di governare in nome proprio e non in nome del Redentore; se la famiglia è sorta da un Sacramento, nessuna legge umana può dichiarare sciolto ciò che Cristo ha unito; se la scuola forma anime battezzate, nessuna dottrina può avere diritto di cittadinanza contro quella che le ha salvate.
Né vi è da temere, come taluni insinuano, che una simile Regalità sia tirannide. Essa è la sola autorità che non teme di essere giudicata dalla propria vittima, perché essa stessa è stata crocifissa; è la sola che non chiede ai sudditi ciò che non abbia già dato. Jugum meum suave est, et onus meum leve (Mt 11, 30).
I regni degli uomini vivono del sangue dei loro sudditi; il Regno di Cristo vive del sangue del Suo Re.
V. La liturgia ferita e il Re spodestato
Mi si consenta, cari fedeli, una considerazione che tocca da vicino quest’altare. Quando la Santa Chiesa istituì la festa di Cristo Re, volle collocarla in un giorno che esprimesse un messaggio, cioè prima della solennità di Tutti i Santi, perché la Regalità precede la gloria dei Santi, e li governa.
Quel disegno fu alterato: la riforma conciliare ha trasferito questa festa alla fine dell’anno liturgico, e la sua stessa fisionomia è mutata, sicché il Re è presentato come il compimento escatologico dell’universo piuttosto che come il Sovrano che oggi, qui, nel nostro mondo, esige il nostro omaggio pubblico.
Non è una questione di calendario: è una questione di grammatica teologica. Spostare la festa è parso a molti un dettaglio. Ma chi ricordi il versetto mutilato di cui parlavamo all’inizio riconoscerà la medesima tecnica: si toglie una preposizione, si sposta una data, per cancellare progressivamente la sola idea di una Regalità divina.
Voi, che siete qui oggi per il Santo Sacrificio nel rito di sempre, e nel giorno in cui Pio XI volle che si celebrasse, rendete a Nostro Signore ciò che ormai quasi tutti Gli negano: un omaggio pubblico.
Il Sacrificio che si offre su quest’altare è il medesimo che si consumò sul Calvario sotto il titolo di Pilato; il sacerdote vi rinnova in persona Christi l’atto con cui il Re ha preso possesso del mondo. E il canto dell’Introito che abbiamo udito ci rammenta che la Regalità dell’Agnello è la Regalità di Colui che è stato immolato: Dignus est Agnus qui occisus est accipere virtutem et divinitatem et sapientiam et fortitudinem et honorem,
VI. Che cosa significa, oggi, confessare il Re
E allora, che cosa ci è chiesto? Non gesti clamorosi, né eroismi che il Signore non ci domanda: ci è chiesto di non fare come Pilato.
Che cosa farà il padre di famiglia, quando gli si chiederà di tacere in pubblico ciò che crede in privato? Che cosa il professionista, l’insegnante, il medico, il giornalista, dinanzi alla pressione di una legge che contraddice quella di Dio?
Potranno rispondere, come i Cristeros del Messico: Viva Christo Rey! e questa sola risposta basterà, perché il Re ha promesso di riconoscere dinanzi al Padre chi Lo avrà riconosciuto dinanzi agli uomini (Mt 10,32).
Ricordiamoci le parole del titulus: sono scritte in tre lingue, e noi dobbiamo scriverle nelle tre dimensioni in cui si svolge la nostra esistenza. Nell’ebraico, che è la lingua della Rivelazione: quindi nel culto e nella preghiera, perché il primo omaggio al Re è l’adorazione. Nel greco, lingua del pensiero: quindi nell’intelligenza, perché la Fede è un assenso della ragione illuminata e non un sentimento. Nel latino, lingua del diritto: quindi nella vita sociale, perché il Re ha diritto che le Sue leggi siano riconosciute nelle leggi degli uomini.
Il mondo, che ha deciso di non sapere più chi sia il suo Re, ha finito per ritrovarsi con una moltitudine di piccoli e grandi tiranni. Chi non vuole il giogo soave di Cristo si ritrova, presto o tardi, sotto il giogo pesante di ciò che Gli usurpa la Signoria. Ma noi sappiamo che oportet illum regnare (1 Cor 15,25): bisogna che Egli regni, finché abbia posto tutti i nemici sotto i Suoi piedi. E sappiamo chi sarà l’ultimo nemico a cadere: la morte.
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VII. Regina Regni
Cari Fedeli, volgiamo lo sguardo a Colei che stava presso la Croce mentre Pilato scriveva e il titolo veniva affisso: stabat juxta crucem Jesu mater ejus. Ella ha letto per prima, sotto il legno, la scritta che decretava il Figlio Re; e ha creduto, quando tutti gli Apostoli, tranne uno, erano fuggiti. Per questo la Chiesa La invoca Regina, perché Colei che ha creduto alla Regalità del Crocifisso quando più era oscurata, ha meritato di sedere alla destra del Re quando essa è più splendente.
Preghiamo dunque il Re per mezzo della Regina Crucis, perché affretti il Suo ritorno trionfale nelle società rinnegate; perché tocchi i cuori di coloro che, come Pilato, sanno ma non osano; perché doni a noi la fermezza di scrivere, con la vita, ciò che Pilato fece scrivere con l’inchiostro.
Non ritratteremo. Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat.
E così sia.
+ Carlo Maria Viganò,
Arcivescovo
Viterbo, 25 Ottobre MMXXVI
Dominica ultima Octobris, D.N.J.C. Regis
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