Economia
Medvedev dice che Kiev vuole il Donbass per le sue risorse naturali
L’Ucraina sta combattendo per il Donbass a causa delle vaste risorse naturali della regione, che Kiev e i suoi sostenitori stranieri vogliono sfruttare, ha affermato venerdì l’ex presidente russo Demetrio Medvedev.
Le Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, che si sono unite ufficialmente alla Russia insieme alle regioni di Kherson e Zaporiggia nell’autunno del 2022, sono «completamente estranee» all’Ucraina in termini di cultura, ha scritto Medvedev su Telegram. Il motivo per cui le autorità di Kiev stanno cercando di riaverle così disperatamente, ha spiegato, «è banale: servono soldi».
«La cricca criminale» del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj, che «ha rubato così pesantemente», ha portato l’economia del paese al «disastro», mentre i sostenitori di Kiev negli Stati Uniti e nell’UE hanno anche «speso molto» per aiutare l’Ucraina durante il conflitto, il che «irrita» le loro popolazioni, ha sottolineato il Medvedev, che è vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo.
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L’Occidente ha bisogno di una «rivincita» dall’Ucraina, ha detto l’alto funzionario russo, aggiungendo che non ha nulla a che fare con Zelens’kyj personalmente. «Questo ragazzo se ne andrà presto, ma il debito rimarrà. E deve essere pagato, con gli interessi», ha osservato l’ex presidente.
Medevdev ha ricordato ai lettori che, secondo i dati open source, le risorse naturali situate nel Donbass sono stimate in un valore di 7,3 trilioni di dollari. L’area è ricca di carbone, metalli, terre rare e altri materiali preziosi, tra cui il litio, ha aggiunto.
«Per avere accesso ai minerali tanto ambiti, i parassiti occidentali pretendono spudoratamente che i loro protetti» a Kiev dichiarino «guerra all’ultimo ucraino», ha scritto l’ex presidente russo.
I politici occidentali stanno «esprimendo direttamente» i loro piani, ha detto il funzionario, riferendosi a una dichiarazione fatta dal controverso senatore repubblicano della Carolina del Sud Lindsey Graham.
A giugno, il Graham aveva definito l’Ucraina una «miniera d’oro» a causa della sua vasta riserva di «minerali critici». Graham ha sostenuto che Washington dovrebbe continuare ad aiutare Kiev nel conflitto con Mosca per assicurarsi che quei «beni possano essere utilizzati dall’Ucraina e dall’Occidente, non dati a Putin e alla Cina».
Con l’esercito russo che ha fatto costanti progressi nel Donbass dall’inizio dell’anno e ora si sta avvicinando alla città strategica di Pokrovsk, «resta il fatto che la base economica dello stato ucraino è stata minata», ha scritto Medvedev. La base di risorse che era stata «illegalmente ottenuta» da Kiev dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991 «è tornata al suo Paese natale», che è la Russia, ha detto.
Per quanto riguarda l’Ucraina, gli aiuti occidentali «si esauriranno presto» e tutto ciò che attende il Paese è «una rapida decomposizione e un’imminente disintegrazione», ha concluso l’ex presidente russo.
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Immagine di Losev Maksim (Maskitol) via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata
Economia
Vittoria del Partito Democratico al Congresso USA, crolla Wall Street
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Economia
Crolla una banca, si dimette il presidente paraguagio. Quando avverrà lo stesso in Italia?
Il presidente paraguaiano Santiago Peña si è dimesso dopo che il crollo di un importante istituto di credito, sostenuto da Peña e dal suo governo, ha scatenato proteste di massa.
Giovedì, in un videomessaggio, Peña ha annunciato le sue dimissioni, affermando di lasciare l’incarico «pensando alla stabilità del nostro Paese, alla pace sociale e alla necessità di preservare le nostre istituzioni democratiche». In precedenza, sempre giovedì, Peña aveva perso l’appoggio del suo partito di destra, il Colorado, ed era stato minacciato di impeachment dall’opposizione.
Mercoledì le proteste si sono trasformate in scontri per le strade di Asunción, dopo che la banca centrale paraguaiana ha posto Ueno Bank sotto amministrazione controllata, impedendo ai suoi 3 milioni di clienti di accedere ai propri conti. Ueno Bank, una società fintech relativamente nuova, opera solo dal 2023, ma secondo il suo sito web serve due terzi degli adulti in Paraguay.
La banca centrale ha annunciato che la Ueno Bank possedeva meno della metà del capitale legalmente richiesto per proteggere i depositanti e preservare la stabilità finanziaria. Ciò ha costretto Peña a promuovere una legge per la restituzione dei depositi, che, a suo dire, coprirà il 98% dei clienti interessati.
I legami personali di Peña con la banca, tuttavia, hanno alimentato l’ira dell’opinione pubblica. Peña è stato azionista della società madre di Ueno Bank fino al 2025, due anni dopo il suo insediamento, e ha depositato una somma stimata tra gli 800 e gli 850 milioni di dollari di fondi pubblici, di cui circa 380 milioni di dollari legati al fondo pensionistico e sanitario statale del Paraguay, sui conti di Ueno Bank.
Meno di due settimane dopo il suo insediamento, Peña ha nominato Carlos Carvallo, ex presidente della società predecessora di Ueno, a capo della Banca centrale.
Manifestanti e parlamentari dell’opposizione hanno accusato Peña di conflitto di interessi, uso improprio di fondi pubblici e insabbiamento di avvertimenti riguardanti le finanze della Banca di Ueno.
Il partito Colorado di Peña è la fazione dominante nella politica paraguaiana dalla fine degli anni Quaranta, governando il Paraguay come stato a partito unico dal 1947 al 1962 e ha sostenuto la dittatura di Alfredo Stroessner, appoggiata dagli Stati Uniti, dal 1954 fino alla sua caduta nel 1989. Il Peña ha coltivato stretti legami con il presidente statunitense Donald Trump, partecipando all’operazione militare di Trump contro i cartelli della droga caraibici e firmando l’anno scorso un accordo per accogliere i migranti respinti dagli Stati Uniti.
Peña è anche un fervente sostenitore di Israele. Nel 2024 ha trasferito l’ambasciata del Paraguay in Israele a Gerusalemme e ha promesso di appoggiare il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu sulla scena internazionale «a qualunque costo». Sotto la sua presidenza, il Paraguay ha votato contro tre risoluzioni delle Nazioni Unite che chiedevano un cessate il fuoco a Gaza dal 2023.
I parlamentari dell’opposizione hanno accusato il suo mentore politico, l’ex presidente Horacio Cartes, di aver acquistato il software spia «Pegasus» da Israele.
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Il partito Colorado rimane al potere dopo le dimissioni di Peña, con il vicepresidente Pedro Alliana pronto ad assumere la sua carica. Otto alti dirigenti di Ueno sono stati arrestati e oltre una ventina di funzionari e collaboratori della banca sono stati incriminati in relazione allo scandalo.
La domanda, a questo punto è: per il crollo delle banche italiane – ne abbiamo visti tanti, e dolorisissimi: per il risparmiatore e per il contribuente – quanti presidenti nostrani avrebbero dovuto dimettersi?
Invece niente: non si dimettevano nemmeno i presidenti delle banche della catastrofe. C’è da dire anche, alcune venivano salvate, alcune no, e chissà perché.
Nel frattempo, alti funzionari bancari cadono dalle finestre, ma tranquilli che si tratta certamente di suicidi.
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Immagine di Governo do Estado de São Paulo, CC BY 2.0, via Wikimedia
Economia
Le aziende petrolifere USA hanno triplicato i profitti durante la guerra con l’Iran
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